10 documentari su Netflix che ogni femminista dovrebbe guardare

Nell’ultimo anno ho sviluppato una grave dipendenza da Netflix, lo dico con un misto di orgoglio e rassegnazione: se qualcosa esiste su Netflix, è probabile che io l’abbia già visto o che sia nella lista dei titoli da guardare.
Durante una delle mie intense sessioni di binge watching ho realizzato che il mio “problema” potesse essere utile agli altri. Ho pensato: Perché non guardare TUTTI i documentari in linea con le tematiche di Bossy e sceglierne 10 ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE? e così ho fatto; l’oculista e l’ottico ringraziano, il mio portafogli un po’ meno.
«Eh ma io non ho Netflix, come li guardo?»
Ti fai un regalo! Da solo, con gli amici o con la famiglia… Ti fai Netflix, che costa poco, è legale e non devi vedere o ascoltare titoli in qualità pessima o coi sottotitoli fatti con Google Translate. E ci tengo a sottolineare che Netflix non mi paga un centesimo per questa pubblicità spassionata, anche perché Netflix non sa nemmeno che esisto.
Dunque, ecco la mia lista – con voti assolutamente personali – spero possa esservi utile!
E voi avete già visto questi documentari? Cosa ne pensate? Ne consigliereste altri?

N.B. Trovate tutti questi documentari in lingua originale con sottotitoli in italiano. Vi ricordo inoltre che su Netflix alcuni titoli sono temporanei, cioè vengono tolti dopo un certo lasso di tempo; ad oggi quelli segnalati sono tutti presenti in catalogo. Buona visione!

1. MISS REPRESENTATION (2011)
Ho pensato di iniziare dall’unico titolo di cui avevo sentito parlare e di cui avevo letto molti pareri online dopo la sua uscita. Come primo impatto è stato tosto perché certe cose fanno abbastanza incazzare, ma in realtà non racconta niente di nuovo; in breve è un’interessante connessione fra tre tematiche molto in voga negli Stati Uniti: il ruolo che i media hanno nell’offrire modelli femminili stereotipati a cui le giovani (e meno giovani) americane tendono a ispirarsi, i problemi delle adolescenti che si sentono in dovere di seguire certi modelli e dei loro coetanei maschi che imparano che le donne devono essere così e vanno trattate in un certo modo e infine la mancanza di donne leader ai vertici dei media, delle grandi aziende e della politica. Interessante, personalmente lo mostrerei a scuola ad un pubblico tra i 12 e 18 anni; voto 7/10.

2. THE MASK YOU LIVE IN (2015)
Mi son detta che vista una faccia della medaglia, cioè gli stereotipi sulle donne, valeva la pena vedere anche l’altra, ovvero gli stereotipi sugli uomini… vi consiglio di guardarlo quando siete molto sereni e tranquilli perché io ero paralizzata dalla rabbia. Questo documentario parla di come la cultura maschilista e machista vengano inculcate nei ragazzi sin dalla più tenera età. I maschi vengono educati – sabotati, direi io – a mostrare la loro virilità, a non esternare le proprie emozioni, a tenersi tutto dentro, a considerare le donne inferiori… letteralmente sono costretti a indossare una maschera per soddisfare la società in cui vivono. Il risultato, come è prevedibile, è che da adulti diventano uomini frustrati, che aspirano a soverchiare i più deboli, che maltrattano le donne e che sono totalmente incapaci di relazionarsi col prossimo. Anche questo lo consiglio vivamente a tutti gli insegnanti e gli studenti che stanno leggendo; voto 8/10.

3. PARIS IS BURNING (1990)
Dopo tutta questa rabbia negativa avevo bisogno di qualcosa di più leggero (in realtà fino a un certo punto, ma non vi spoilero nulla); se come me siete fan di Rupaul’s Drag Race – che per inciso sta sempre su Netflix – e siete tutto un “YAAASSS MAMA!” forse vi interesserà scoprire a cosa si ispira il 99% di tutto quello che vedete in quel programma. Paris is Burning è un documentario con diverse sfaccettature per i temi che tratta e per le emozioni che suscita. Si parla della comunità LGBT di New York negli anni ‘80, si parla di moda, di danza, ma soprattutto si parla di ball-culture, un fenomeno che prevede competizioni a premi divise in categorie legate al mondo delle drag queen. Io personalmente l’ho adorato, mi si è aperto un mondo che credevo di conoscere e di cui invece avevo solo nozioni superficiali; voto 9/10.

4. BRIDEGROOM (2013)
Shane è un timido ragazzo del Montana che, pieno di speranze e aspirazioni, si trasferisce a Los Angeles, dove incontra il suo opposto, il carismatico e socievole Tom, dall’Indiana. I due iniziano a frequentarsi e in breve tempo vanno a convivere; tutto sembra perfetto, con tanto di proposta di matrimonio, fino ad una terribile sera del 2011 in cui Tom perde la vita per un tragico incidente. In ospedale, a Shane viene negata la possibilità di dare a Tom l’ultimo saluto, non avendo alcun legame di sangue con lui e non avendo diritti civili come coppia (ndr il matrimonio tra persone omosessuali è legale in California dal 2013). Al dolore per la perdita del suo amato, si aggiunge la rabbia per la reazione omofoba della famiglia di Tom che tiene Shane all’oscuro dei dettagli del funerale.
Forse sono io che divento emotiva più gli anni passano, ma vi posso assicurare che ho pianto ininterrottamente per 80 minuti; voto 8/10.

5. GROWING UP COY (2016)
Vi avviso, durante la visione di questo documentario i vostri sentimenti saranno un po’ sulle montagne russe, sarete scioccati, battaglieri, delusi e felici. Nel 2013, a soli sei anni, Coy Mathis è diventata famosa in tutti gli Stati Uniti come l’emblema della lotta per i diritti delle persone transgender. Sì perché Coy è nata maschio ma si identifica come femmina e come tale la sua famiglia l’ha accettata e cresciuta; ma nella scuola elementare che frequenta in Colorado, a quanto pare, questa cosa non va bene. A Coy è stato negato l’accesso ai bagni delle femmine perché ancora in possesso di un completo apparato genitale maschile. Il documentario ruota intorno alla battaglia legale che Coy e i suoi genitori hanno intrapreso contro la scuola e a tutte le conseguenze private e pubbliche che ne sono derivate. È un bel documentario, anche se forse a tratti un po’ morboso, ma penso sia una caratteristica tutta americana; voto 6,5/10.

6. SHE’S BEAUTIFUL WHEN SHE’S ANGRY (2014)
FAN-TA-STI-CO! Potrei chiudere qua la recensione, ma meritate qualche informazione in più. Questo documentario (del quale vi abbiamo parlato in maniera ancora più approfondita QUI) raccoglie le testimonianze di alcune tra le più note femministe americane coinvolte nei movimenti sviluppatisi tra gli anni ‘60 e ‘70. Parliamo quindi di seconda ondata del femminismo anche se, quando sentirete le attiviste parlare dei motivi per cui decidevano di riunirsi, vi verrà da pensare che sembra di stare ai giorni nostri: molestie sessuali, pari opportunità, aborto… Tutte cose per cui ci battiamo ancora oggi. Ho trovato anche molto buona l’idea di distinguere i diversi movimenti, perché non molti sanno che il femminismo è come un prisma e ha diverse sfumature: c’erano movimenti di stampo pacifista e movimenti “anarchici”, movimenti composti solo da lesbiche, movimenti composti solo da donne nere, movimenti che facevano attivismo in strada e movimenti che pubblicavano libri. Di nuovo mi trovo a consigliarne la visione nelle scuole (superiori in questo caso); voto 10/10.

7. GOD LOVES UGANDA (2013)
Questo documentario segue un gruppo di giovani missionari della International House of Prayer – un’organizzazione cristiana evangelica pentecostale – incaricati di portare la parola di Gesù in Uganda. Quella che emerge dalle numerose testimonianze è una storia di religione malata: i giovani missionari sono davvero convinti di fare del bene al paese, quando in realtà, con la loro opera umanitaria, stanno portando un paese così giovane sulla via dell’esaltazione religiosa che giustifica qualsiasi azione. Grazie a campagne molto ben finanziate, i pastori inculcano nella popolazione idee retrograde sull’aborto, sul sesso e sull’omosessualità. In particolare i diritti delle persone LGBT in Uganda sono completamente inesistenti; in base al codice penale i rapporti omosessuali sono al momento punibili con sanzioni che vanno dalla multa all’ergastolo. Nel 2012 è stato proposto un inasprimento della legge, con l’introduzione della pena di morte per gli individui considerati recidivi. Atei, agnostici o credenti che siate, rimarrete sconvolti dalla violenza con cui si giustificano certe azioni nel nome di Dio; voto 8/10.

8. FINDING HOME (2014)
Se il documentario precedente mostra il lato negativo delle organizzazioni umanitarie di carattere religioso, questo racconta quanto di buono possano fare nonostante la distanza geografica e culturale. Rapha House è un ente no profit che si occupa di minori nei paesi in cui la tratta di schiavi, la prostituzione e la pedofilia sono all’ordine del giorno. I bambini vengono salvati dalle loro situazioni di disagio, accolti in case comunità, scolarizzati e infine avviati ad una professione. In particolare vengono seguite le storie di tre ragazze cambogiane vittime dei mercanti del sesso; l’iter è sempre lo stesso, il paese è molto povero, le ragazze sentono il dovere di lavorare fin da piccole per aiutare la famiglia, qualcuno si avvicina loro con una proposta di lavoro allettante e tramite alcuni stratagemmi vengono rapite e vendute al miglior offerente. Sophorn, Sophany e Noch raccontano le loro storie, di come sono finite a lavorare nei bordelli e di come siano state salvate; il resto è una storia di coraggio, impegno, sacrificio e sopravvivenza. Voto 7/10.

9. THE HUNTING GROUND (2015)
Per la grande maggioranza dei giovani americani, entrare al college è uno dei sogni intorno a cui ruotano infanzia e adolescenza; tuttavia la vita nel campus riserva brutte sorprese di cui per molto tempo nessuno ha parlato. Nessuno riferisce le statistiche sul numero di molestie o violenze sessuali subite da ragazze e ragazzi nei campus universitari perché sono un argomento scomodo, fanno pessima pubblicità a chi potenzialmente potrebbe pagare per iscriversi o a chi potrebbe fare donazioni. Vengono intervistate diverse vittime e tutte sono sconvolte dalla violenza subita ma soprattutto dall’omertà con cui le direzioni dei loro college hanno insabbiato gli abusi. Tra queste vittime, Andrea Pino e Annie Clark hanno deciso di fare di più: dopo aver letto tutti i casi di abusi nei campus disponibili hanno disegnato una mappa delle violenze nei campus americani e si sono recate personalmente in ogni singolo college per istituire dei gruppi attivisti a cui altre vittime possano chiedere aiuto per difendersi anche quando le istituzioni si girano dall’altra parte. Voto 9/10.

10. CHELSEA DOES… MARRIAGE (2016)
Chiudiamo la lista con un sorriso, giusto per risollevare lo spirito dopo le montagne russe emotive causate dai titoli precedenti. Per chi non lo sapesse, la protagonista Chelsea Handler è una conduttrice e comica americana, famosa per i suoi toni sarcastici e narcisisti. La serie di quattro puntate Chelsea does… la vede alle prese con quattro delle tematiche attorno alle quali ruotano più stereotipi: il matrimonio, la tecnologia, il razzismo e le droghe. L’episodio sul matrimonio esplora diversi tipi di relazione con l’aiuto di familiari e amici di Chelsea; è ben bilanciato tra momenti sconcertanti – quelli che io chiamo WTF? (What the Fuck?) – e momenti esilaranti in cui la conduttrice si fa beffe dei suoi interlocutori. Il risultato finale sono 90 minuti di riflessione sul perché il matrimonio sia ancora oggi considerato da molti il traguardo ultimo a cui una donna dovrebbe aspirare. Da far vedere ai parenti quando a tavola vi dicono “Io alla tua età ero già sposat*”; voto 7/10.

Barbara Gargaglione
Barbara Gargaglione

Vicepresidente

Classe 1990, B nasce e vive a Milano; ha un diploma di Maturità Classica con cui si soffia il naso e studia Comunicazione nella speranza di vedere un bel giorno il suo nome pubblicato su carta stampata. Nel tempo libero la trovate in fumetteria a contare i centesimi per comprarsi nerdate; ha dei gravi problemi di addiction (che non vuole risolvere) con Star Wars, la birra, il caffè e i gattini.

3 Commenti
  1. Grazie!Dopo aver letto questo articolo ho visto THE MASK YOU LIVE IN insieme a mio marito e anche lui è rimasto colpito, lui non è mai stato il”macho tipico” ma è sempre stato un nerd preso in giro dai suoi compagni e vedere come le situazioni qui siano uguali nonostante il documentario tratti di un contesto americano ha consolato e spaventato nello stesso momento. Ho un fratello adolescente e la parte dedicata a quella fascia mi ha piuttosto dato da pensare.

  2. Miss Representation e She’s beautiful when she’s angry li avevo già visti, questo week end ho recuperato The mask you live in e Paris is burning. Mi sembra, purtroppo, che alcuni documentari li abbiano tolti, ma devo verificare meglio.

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