Domenica 4 marzo si vota in tutta Italia e per moltissimi sarà la prima volta. Siamo chiamati a votare per le cosiddette Elezioni Politiche, quelle più importanti perché sceglieremo chi andrà a formare i due rami del Parlamento, Camera e Senato, ovvero dove si formulano e deliberano le leggi che regolano la nostra società. In Lombardia e nel Lazio, poi, si vota anche per le Elezioni Regionali, per scegliere i Consiglieri Regionali e i Presidenti delle due Regioni più popolose d’Italia. Per queste ragioni, il 4 marzo vi consegneranno una, due o tre schede, in base alla vostra età e dove voterete: una rosa per votare alla Camera, una gialla per il Senato (se avete compiuto 25 anni), una verde per le regionali.

Vista l’importanza di questo voto, abbiamo pensato di analizzare le tante liste che si presentano al voto e sfogliare i loro programmi, cercando assieme di capire quali siano le loro intenzioni rispetto alle politiche sociali, ai diritti delle minoranze e alle libertà degli individui.
Si vota con una legge soprannominata Rosatellum bis, approvata agli sgoccioli e dopo le tante polemiche e peripezie che hanno animato la scorsa legislatura. Per votare utilizzeremo un sistema elettorale misto (un po’ complicato da spiegare) che ha spinto i partiti a presentarsi in coalizione o sotto forma di liste unitarie.

Vediamo le formazioni più quotate, quelle che porteranno sicuramente molti loro candidati in Parlamento e che, visto il nostro ordinamento e un elettorato molto diviso, dovranno trovare un difficile accordo per formare una maggioranza e sostenere un Governo.

Il centrodestra ha presentato un programma unitario al momento della firma di accordo tra i 4 partiti che compongono la coalizione: Forza Italia di Berlusconi, la Lega di Salvini (che ha tolto la parola Nord dal simbolo), Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni e Noi per l’Italia, la cosiddetta “quarta gamba”, una lista capeggiata da Raffale Fitto che raccoglie l’UDC e altri piccoli partiti conservatori, tra cui Nuovo Centro Destra, la rediviva “metà destra” di Alleanza Popolare, il partito che fu di Alfano durante i tre precedenti governi.
In questo documento condiviso, abbondante nei contenuti ma striminzito nella forma, i vari punti più che riassunti di una discussione sono redatti come spot elettorali. Si parla chiaramente della tutela dei cittadini di fronte alla giustizia e al fisco, mentre non si fa riferimento ai diritti civili. Al capitolo “Più sostegno alla famiglia” si legge per prima cosa la frase “la famiglia come primo e fondamentale nucleo della società”. Un’affermazione che, nel giusto contesto, ci vedrebbe d’accordo, se non sapessimo quale concetto reazionario di famiglia adottano i partiti che firmano questo programma. Non a caso, tutti gli altri punti del capitolo promettono, cambiando più volte la forma dello stesso slogan, assegni, detrazioni fiscali, tutele sindacali e persino una pensione alle “giovani madri”.
Una serie di promesse di stampo securista completano un programma che non ha nulla di liberale: si invoca una “chiusura dei confini” e alle forze dell’ordine vengono garantite tutele speciali, inclusa la revisione della legge sulla tortura, introdotta in Italia vergognosamente solo l’anno scorso. L’anima riformista e liberale da cui nacque Forza Italia è scomparsa.

Per quanto riguarda il Movimento 5 Stelle, che si presenta ovviamente in solitaria, il programma non contiene alcun riferimento ai diritti individuali o a proposte di riforme di chiara valenza sociale. Sembrerà impossibile, ma da quello che si legge sul sito ufficiale del Movimento, dove si può reperire e approfondire ogni punto del programma elettorale votato da migliaia di militanti (con .pdf dettagliati), non si è discusso di famiglie o di genitorialità o di diritti civili. Non sarebbe così sorprendente che la direzione del partito abbia semplicemente evitato il discorso, considerando l’anima estremamente bipolare del suo elettorato sulle tematiche sensibili: sullo stesso Movimento, infatti, sono confluiti sia liberali radicali che conservatori reazionari.

La coalizione di centrosinistra più quotata nei sondaggi è formata da quattro liste, le quali rispecchiano abbastanza fedelmente le anime che sostengono l’uscente governo Gentiloni: il Partito Democratico guidato da Renzi si presenta con tre liste alleate: +Europa, formatasi dalla strana convergenza tra i Radicali di Emma Bonino e Centro Democratico di Bruno Tabacci; la lista Insieme, formata dai candidati del Partito Socialista, dei Verdi e di Area Civica, gruppo politico fedele a Romano Prodi; infine Civica Popolare, vera e propria micro-coalizione capeggiata dalla ministra Lorenzin di Alternativa Popolare (ma senza lo stesso Alfano) e che include i Centristi per l’Europa (Casini), Unione per il Trentino, L’Italia è Popolare e l’Italia dei Valori.
Stante l’attuale sproporzione di preferenze tra il PD e gli alleati, è il programma dei Dem a fare da riferimento per la coalizione.
Nella macrocategoria sulla cultura troviamo cinque punti sui diritti civili e sulle pari opportunità: l’introduzione dello ius soli temperato (rimasta in sospeso nella scorsa legislatura), il controllo periodico delle retribuzioni per cancellare il divario salariale di genere, la creazione di fattispecie giuridiche di violenza di genere e di violenza omotransfobica, la riforma delle adozioni (“a prescindere dalle famiglie nelle quali sono nati”) e il rifinanziamento dei centri antiviolenza. Si conferma poi la scelta della politica dell’accoglienza e della collaborazione internazionale.
Le contraddizioni insite a un simile caos di alleanze ci sono: Civica Popolare propone un programma molto moderato e propone politiche per favorire la natalità, mentre Insieme punta alla parità di genere e propone moltissimi spunti sulle libertà individuali. I Radicali come sempre mettono i diritti al primo posto del programma (consultabile al sito della lista +Europa, davvero ben fatto): invocano l’abolizione della Legge 40, lo ius culturae e una discussione sul fine vita. Anche se i sondaggi per ora li vedono sotto al 2%, potrebbero essere questi ultimi, come già nella Prima Repubblica, a influenzare più di tutti il dibattito sulle libertà individuali nella prossima legislatura.

Qualcuno ha storto il naso riguardo all’assenza del matrimonio egualitario dai programmi del centrosinistra, cosa che invece troviamo esplicitata nel programma di Liberi e Uguali. “LeU” è una lista unitaria che include esponenti di Sinistra Italiana (Fratoianni), Possibile (Civati) e Articolo 1 – Movimento Democratico e Progressista (detto MDP) partito nato dalla ben nota “scissione” di alcune anime del Partito Democratico in contrasto con la leadership renziana; la lista è capeggiata da Pietro Grasso e Laura Boldrini, garanti e moderatori di un progetto nel quale si incontrano personalità tanto vicine quanto in contrasto. L’aspra dialettica che li ha caratterizzati nel passato recente ha ceduto il passo a un programma condiviso (purtroppo non scaricabile) molto attento all’estensione dei diritti civili, al riconoscimento delle istanze della comunità LGBT e più in generale fondato sul principio di autodeterminazione dell’individuo, sia per i cittadini italiani che per i migranti. Viene anche affrontato il tema della neutralità della rete e del disarmo.

Esistono in tutto 84 liste, settanta delle quali vengono sostanzialmente ignorate da qualsiasi sondaggio a causa delle possibilità pressoché nulla di superare lo sbarramento del 3%.
Qualche vaghissima chance di farsi notare in tempo per il 4 marzo l’avrebbe Potere al Popolo, lista nata dall’azione condivisa tra alcuni centri sociali e Rifondazione Comunista, sostenuta anche dal Sindaco di Napoli De Magistris (…e da Ken Loach). Sfogliando il sito si trovano riferimenti ai molti moti di piazza degli ultimi anni e forse il più libertario programma di questa campagna.
In una simile condizione di bassa visibilità si trovano per esempio il Popolo della Famiglia di Adinolfi; la Confederazione Grande Nord di Reguzzoni (i “nordisti” della Lega, avversi al nazionalismo salviniano); il Partito Comunista di Rizzo; oppure ALA, il rinato Partito Repubblicano Italiano capeggiato da Denis Verdini, che fu ago della bilancia al Senato nella passata legislatura. C’è davvero l’imbarazzo della scelta…

Non ci rimane che augurarvi un buon voto, soprattutto a coloro che faranno quest’esperienza per la prima volta! Controllate sul sito del Ministero degli Interni il vostro seggio e i candidati.

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