Se dovessi trovare un aggettivo per definire il libro Autostima. Come ritrovare la propria forza interiore di Gloria Steinem sarebbe di sicuro “illuminante”. Perché, per quanto abbia sempre riconosciuto un certo legame tra autostima e cultura, mai mi sarei aspettata di scoprire quanta responsabilità abbia il sistema in cui viviamo nella scarsa fiducia di sé.

Chi sia Gloria Steinem è noto ai più: giornalista e attivista politica, nel 1972 ha fondato la rivista femminista Ms. Magazine e da sempre lotta per la parità, in particolar modo di genere e di razza. Nel libro Autostima, il cui titolo originale è Revolution from Within. A book of Self-esteem, le sue ricerche, i suoi studi e i suoi interessi in realtà vanno ancora più in profondità, arrivando a teorizzare il superamento del sistema attuale che si nutre e causa l’erosione della stima di sé.

Scritto per tutti e nonostante tutto (come la critica di certi giornali di aver abbandonato le serie battaglie politiche per temi leggeri ma più remunerativi), il libro Autostima attraversa le varie fasi della vita dell’essere umano e i suoi legami arrivando a ribaltare il motto femminista per cui “il personale è politico”.

Dai modelli educativi alle materie scolastiche, dalla libertà di movimento alla percezione del corpo, dalla spiritualità alla concezione della natura, fino alle relazioni e all’idealizzazione dell’amore romantico: tutto ciò che ci rende gli esseri umani che siamo è analizzato, smontato e sviscerato dalla scrittrice in modo puntuale grazie a ricerche, studi scentifici e letture di settore. Ma a coinvolgere maggiormente sono senza dubbio le famose “parabole moderne”. Con questa definizione, Gloria Steinem introduce storie di vita vissuta, stralci di biografie note, racconti di amici e conoscenti in cui l’autostima nelle sue mille forme ed espressioni è la protagonista. Così l’identificazione o anche solo uno spunto di riflessione diventano immediati per chi legge.

Criticare il sistema ovviamente non basta e lo sa bene la Steinem, che non solo riconosce le gravi conseguenze che la cultura occidentale riversa sulle nostre vite senza che noi ce ne accorgiamo, ma propone alternative sane, valide e concrete a partire dalla presa di coscienza del sé. La rivoluzione esterna infatti è strettamente connessa a quella interna, sostiene la scrittrice, e ritrovare o acquisire la propria forza interiore è la strada giusta. L’unica, direbbe lei.

«Autostima ha due difetti, entrambi fatali per la riuscita del libro. In primo luogo, dipinge l’individuo come un essere perennemente suscettibile di miglioramento, grazie a una concezione romantica che è stata puntualmente contraddetta dalla storia. In secondo luogo tratta l’autostima come un diritto naturale, che può essere garantito solo a patto di trasformare il modo di allevare e di educare i bambini, superando allo stesso tempo il patriarcato, il sistema castale delle razze, il monoteismo e la gerarchia in quanto principali forme di organizzazione della società umana; in altri termini, trasformando radicalmente tutta la civilità occidentale.», scrive la Steinem nella postfazione.

È un’impresa che richiede coraggio, è vero, e tantissimo ne ha avuto l’autrice che ha messo sul banco storie personali e argomenti fuori dagli schemi per rivoluzionare un sistema di pensiero. Ci vuole coraggio per perdere delle abitudini e per non lasciarsi andare alla solita diffidenza e a certi cliché, ma anche per ritornare in quei luoghi in cui la Steinem, attraverso il suo libro, aiuta a riconoscere i traumi peggiori. Ci vuole tanta forza per prendere coscienza di sé, del proprio corpo, della propria individualità e quindi del proprio valore così come è necessario un duro lavoro per disimparare e reimparare, per lasciare andare e accogliere, per rispettare ogni essere vivente e l’ambiente di cui facciamo parte, per dare fiducia e per riconoscere nell’altro un compagno e non più un nemico, per comprendere che la donna non nasce come supporto dell’uomo e l’obiettivo di ciascuno è la compiutezza di sé e non la sconfitta dell’altro. Uno sforzo enorme insomma è richiesto per ribellarsi a questo sistema che ci chiede di essere competitivi per nascondere le debolezze e di imporci su chi non può difendersi per millantare forza di carattere. Ma se alla fine di questo lungo viaggio c’è la libertà, non può che valerne la pena. Un libro illuminante, appunto, che dà tanto a tutti.

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