Call the Midwife – L’amore e la vita: la serie TV femminista che merita di essere guardata

Dal debutto su HBO de I Soprano – o forse già da prima – la reputazione della cosiddetta televisione importante viene portata avanti da storie dark e poliziesche i cui protagonisti sono antieroi, tutti rigorosamente maschili. Anche solo ipotizzare che una serie TV incentrata sulle vicende di un gruppo di levatrici nell’umile East End londinese a cavallo tra gli anni ‘50 e ‘60 possa essere premiata come migliore serie TV del XXI secolo sarebbe un paradosso. Eppure è quello che è appena successo: secondo l’Independent, il popolo britannico ha votato proprio Call the Midwife come miglior serie TV del nostro secolo. Del resto, come dargli torto?

Nonostante la serie TV femminista sia arrivata alla sesta stagione sul canale inglese PBS, non gode ancora di tutto l’apprezzamento che invece merita. Potrebbe essere a causa della pacata narrazione di Vanessa Redgrave che apre e chiude ogni puntata, o il fatto che le protagoniste siano suore, levatrici e infermiere; ad ogni modo, parlando di televisione “seria” Call the Midwife viene ingiustamente sottovalutata.

Dame Pippa Harris, produttrice del programma, in risposta alla notizia del riconoscimento ricevuto si è detta «entusiasta del fatto che una serie TV che scava senza esitazioni nella vita delle donne, che è creata dalle donne e che vede recitare così tante attrici di talento, abbia toccato nel profondo un pubblico tanto vasto».

Harris ha tutti i motivi per essere entusiasta: è notevole come un programma orgogliosamente incentrato sulle donne sia stato apprezzato da così tanti spettatori.

Chi non ha ancora mai visto la serie TV deve sapere che il cast è composto quasi interamente da attrici che hanno tra i 20 e gli 80 anni. Ogni personaggio ha un suo carattere ben definito e, a prescindere dall’età, nessuno di questi viene mai emarginato. Oltre a vantare un cast prevalentemente femminile, Call the Midwife affronta problematiche che riguardano da vicino il mondo delle donne dal punto di vista fisico, politico e mentale. Sebbene sarebbe stata auspicabile una maggior rappresentanza di persone di colore, come in altri programmi resta comunque una varietà culturale ed etnica di fondo. Call the Midwife racconta senza timore le storie di donne vere, profonde e spesso afflitte.

Tornare ogni settimana nel convento di Nonnatus House è confortante, proprio come andare a trovare una vecchia amica. Il calore del programma non compromette però in alcun modo la rilevanza degli argomenti trattati nella serie TV: durante le sei stagioni si spazia dal pericolo del mancato accesso all’aborto legale al morbo di Alzheimer, malattia di cui soffre dal principio uno dei personaggi. Non solo: si parla di violenza domestica, fede religiosa, omofobia, alcolismo e razzismo, il tutto prestando la massima attenzione ai dettagli. Nell’ambito della promozione della consapevolezza all’interno della società, Call the Midwife ha sicuramente una marcia in più.

Il fatto che il programma abbia ricevuto un simile riconoscimento mostra peraltro come il pubblico sia interessato alle questioni, principalmente femminili, toccate nella serie TV. Non sono di certo molti i programmi televisivi che possono vantarsi di aver illustrato le diverse reazioni di più famiglie alla nascita dei loro figli affetti da anomalie congenite, o di essersi concentrati sul percorso spirituale di una suora che cerca aiuto in seguito all’indebolirsi della sua fede. Sarebbe riduttivo liquidare Call the Midwife come una “serie femminile”; anzi, è proprio in quanto tale che dovrebbe essere apprezzata.

Heidi Thomas, ideatrice del programma, mostra ogni settimana un gruppo di donne variegato in tutto e per tutto, implicando che le loro storie meritano di essere ascoltate. Queste donne sono parte integrante del programma televisivo a prescindere dall’età, dalla fede (o la carenza di fede), dalla loro sessualità, astrazione sociale o etnia. Le suore e le levatrici del convento di Nonnatus House creano tra loro dei legami inscindibili e si sostengono l’un l’altra nella gioia e nelle difficoltà. Il loro sostegno, inoltre, si estende alle donne della comunità locale che, mentre danno alla luce nuove vite, ne hanno indubbiamente un gran bisogno.

Call the Midwife è in controtendenza perché non è affatto una serie dalle sfumature dark. Dopo ogni puntata le donne dell’East End ritrovano la speranza e, in un’epoca come la nostra, in cui le donne sono ancora costrette a lottare per i propri diritti in materia di sessualità e per un sistema sanitario che le protegga adeguatamente, il barlume di speranza che rimane è forse il contributo più importante di tutti. Ѐ bene che spettatori e spettatrici si ricordino che le donne portano avanti la lotta per la parità dei sessi già da molto tempo e che, nonostante ogni sconfitta, non si arrenderanno mai.

Ogni singolo programma televisivo che può vantare un cast femminile svolge un ruolo fondamentale, ma nessuno di questi racconta una storia tanto trasversale e atemporale come Call the Midwife. Rispecchiando il messaggio del XXI secolo, ovvero quello di una nuova ondata di femminismo che vuole essere il più inclusiva possibile, Call the Midwife è una delle poche serie TV che riesce a comunicare l’importanza e il valore delle donne, insieme alla loro salute, alle amicizie e, più in generale, alle loro vite.

Fonte: “Call the Midwife” is the feminist TV show you should be watching & this news confirms it
Jasmine Mazzarello
Jasmine Mazzarello

Traduttrice

Classe 1994, un po’ genovese e un po’ triestina. L’inglese, il francese e il tedesco sono i suoi tre bambini dai tempi del liceo e all’università ha fuso la sua passione per le lingue con quella per il femminismo scrivendo una tesi sul sessismo nella lingua italiana. Si arrabbia quando si usa il maschile per riferirsi alle donne, soprattutto se la spiegazione è “ministra suona male”. Nel tempo libero traduce, legge, viaggia, suona il pianoforte e scrive. Sogna di abbattere le barriere linguistiche e di vivere in un mondo in cui più uomini e più donne sostengano apertamente il femminismo.

1 Commento
  1. Da ostetrica è la mia serie preferita in assoluto. Porta in ogni puntata temi sempre attuali e sa trattarli sempre con un tocco di poesia. Unico appunto all’articolo, si dice “ostetrica” e non più “levatrice”!!x

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