NdA Scrivo questo articolo tenendo a mente che questo sito viene (fortunatamente) letto anche da molti uomini.
Perciò se tu uomo stai leggendo, non preoccuparti, le volte in cui ti sentirai a disagio saranno comunque meno di quelle in cui riderai di gusto.

La prima volta che ho detto a mia nonna che avevo “le mie cose” mi ha guardata come Regina George guarderebbe chiunque a parte la sua immagine riflessa.

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“Quali sarebbero le tue cose? La tua borsa? Il tuo telefono? Certo che hai le tue cose, anche io ho le mie cose: questo tavolo ad esempio. Forse volevi dire che hai le mestruazioni, al massimo che hai il ciclo”.

Non le è mai piaciuto come modo di dire, “ le mie cose”. Ritiene che sia un modo per censurare qualcosa che non ha bisogno di essere censurato. Una via subdola che permette ad uno stereotipo sbagliato di continuare a proliferare: “le donne con il ciclo sono intrattabili, ecco perché evitiamo persino di nominarlo”. Insomma, il ciclo sta alle donne come Marco Masini sta alla musica. Bella stronza(ta).

Ecco perché ho deciso che, per questa settimana, terrò un diario.
Perché non è vero che durante il ciclo siamo tutte acide, ognuna reagisce in modo diverso, c’è chi si spegne, chi ritrova la pace dei sensi, chi spacca tutto, chi prende un antidolorifico e procede nell’esistenza e chi fa tutte queste cose in serie (spoiler: io).

LUNEDì
Sì, questo mese il mio ciclo è iniziato di lunedì.
Come la dieta.
Se esistesse il giorno migliore per avere una discussione, sostenere un colloquio di lavoro o separare due persone che si picchiano, il mio sarebbe il primo giorno di ciclo.
Oggi sono la versione sovrappeso del Dalai Lama. Avendo normalmente un temperamento abbastanza acceso (per maggiori info vedi la voce: dittatore), cerco di rimandare tutte le questioni in sospeso a questo giorno; perché so che avrò la pazienza e la calma di un monaco buddhista, mentre normalmente mi ritrovo quella di un impiegato sottopagato in coda in tangenziale.
Ho persino fatto mezz’ora di yoga senza urlare dietro alla mia insegnante virtuale su youtube, la vita mi sorride.

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MARTEDì
Lo yoga non lo faccio neanche se mi danno dei soldi per farlo.
Ci ho messo quaranta minuti ad alzarmi dal letto e 11 ore prima di togliermi il pigiama.
Ho stretto una forte amicizia con un medicinale da banco che dovrebbe farmi smettere di sentire queste pugnalate nel basso ventre. Oggi non ho la calma di ieri, quindi gli conviene fare effetto in tempi ragionevoli (vedi anche: adesso).
Ho fatto la colazione, poi la seconda colazione, il pranzo, la merenda e l’all you can eat al sushi (chiamarlo “cena” sarebbe stato riduttivo ed ingiusto nei vostri confronti).
La cosa più difficile che sono riuscita a fare è stato refreshare il sito di sottotitoli di serie TV in attesa che fosse pronto Girls.

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MERCOLEDì
Questa mattina mi è tornata la calma zen e sono riuscita a non mettere le mani addosso ad un professore universitario che mi ha riservato uno sproloquio insensato e non richiesto. Contando che per andare a questo incontro mi sono svegliata alle 6, direi che è un gran risultato.
In pomeriggio invece, una discussione mi ha portata a piangere da sola nella mia cameretta, come le protagoniste di quei teen movie che diventano VHS senza neanche passare dal cinema dell’oratorio. Ma non fate l’errore di pensare che sia “colpa del ciclo”, mi capita spesso.
La differenza sta nel fatto che, mentre normalmente mi ammonirei per essere stata “debole”, durante la settimana del ciclo riesco ad essere più comprensiva, sia nei miei confronti sia nei confronti di chi mi ha portata alle lacrime. È un atteggiamento che potrei forse definire “materno” – nonostante oggi mi sia impegnata più del solito per ignorare il nipotino della mia vicina di casa (la quale tenta in ogni modo di farmi dire quanto sia bello il suo erede).

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GIOVEDì
Oggi mi sono alzata decisa a risolvere i casini del giorno prima.
Ho passato l’intera giornata a razionalizzare cosa mi facesse sentire triste, fare diagnosi e strutturare il discorso che avrei voluto fare per spiegare le mie ragioni.
In serata ho affrontato la questione ed è andato tutto bene. Nessuno sfogo disperato, nessuna crisi di pianto, niente di niente. Solo una civile conversazione che ha portato alla risoluzione di un problema.
Il tutto con i crampi.
Per piacere, fatemi governare il mondo.

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VENERDì
In aggiunta ai dolori tipici del ciclo, mi sono presa un ottimo virus allo stomaco.
Di quelli che ti fanno dire certe cose che, al confronto, la bimba dell’esorcista sembra uscita da Buckingham Palace.
Nonostante dovessi starmene a letto, ho deciso di far venir fuori lo Stachanov che è in me, ed ho chiuso un paio di progetti di lavoro che avevo in sospeso.
In serata, quando neanche le dosi da cavallo di Riopan facevano effetto, me ne sono pentita amaramente. Ma questa è un’altra storia.

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E fine. Sì, il mio ciclo dura 5 giorni.
Perché questo diario stile Hannah Montana, dunque?
Per far capire che avere il ciclo non ha come conseguenza automatica quella di perdere completamente il controllo dei propri neuroni, anzi.

Io, durante questi 5 giorni, tendo ad essere la versione migliore di me.
Sono riflessiva, comprensiva, calma, sensibile, attenta.
Gestisco con attenzione i miei sentimenti, ascolto il mio corpo, tengo a bada i miei sbalzi d’umore e sono incline al confronto pacifico.
E se pensate che questo non sia possibile, è solo perché mi avete incontrata nei restanti 25.

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