Cat Person, scritto da Kristen Roupenian per il New Yorker, è il racconto di cui tutti stanno parlando. In molti lo hanno già eletto a “racconto dell’anno,” mentre altri hanno condiviso subito le proprie esperienze con una Cat Person su tutti i social possibili e immaginabili. Ma perché se ne parla? E perché è giusto parlarne?

Io, che nella mia vita di Cat Person ne ho incontrate a iosa, sono rimasta decisamente colpita da questo racconto, soprattutto perché mi ha fatta sentire piuttosto stupida. Esatto, proprio così, stupida. Ma facciamo prima un piccolo passo indietro.

Cat Person e le domande preliminari

Prima di passare alla trama (che cercherò di rendere più vaga possibile per chi non ha letto il racconto), vi chiederei di rispondere senza troppi pensieri a queste tre semplici domande:

1) X e Y stasera escono insieme per la prima volta. Chi ha chiesto di uscire a chi?

2) L’appuntamento è andato così così per X, che ha subito scritto a un amic*, Z, quanto Y sia inquietante anche se di bell’aspetto. Y, invece, ha passato una bella serata. Chi chiederà di riuscire insieme a chi? Ci sarà una secondo appuntamento?

3) Nella vostra testa, in automatico, X e Y si sono figurati come:

– un uomo e una donna;

– un uomo e un uomo;

– una donna e una donna;

– o una ragazza e un uomo?

Cat Person, una storia di ansie e aspettative

La storia scritta dalla Roupenian è piuttosto semplice. Scritto in terza persona, Cat Person racconta del primo appuntamento tra Margot, una ventenne che lavora in un cinema d’essai, e Robert, un trentaquattrenne di poche parole. Margot, che poi è anche la protagonista del racconto stesso (e la Roupenian è decisamente brava ad aiutarci a personificarci con lei), scambia messaggi con Robert per circa due settimane prima di uscirci insieme, passando giorni carichi di aspettative ed evidenti campanelli d’allarme che non sente (o non vuole sentire) suonare.

È molto plausibile che, chiunque sia uscito con qualcuno nel corso della propria vita, abbia avvistato le stesse bandierine rosse almeno in un’occasione, lasciandole sventolare indisturbate per chissà quanto tempo.

Passate le due settimane, i due si avviano quindi fino al primo appuntamento, che non a caso è al cinema (questo punto ci servirà per la nuova carrellata di domande marzulliane che ci sono alla fine dell’articolo). Non quello in cui lavora Margot però (che è forse un po’ troppo “da alternativa artistica”?), bensì in uno un po’ lontano dalle zone più frequentate della città.

Dal film “Come farsi lasciare in 10 giorni”

Finito il film, l’appuntamento prosegue in altri due ambienti, alternando stati d’ansia ad aspettative, disagi e ulteriori campanelli d’allarme che Margot sente suonare a tratti.

I due finiscono a letto insieme sebbene a uno dei due l’idea non è che entusiasmi più di tanto, e il racconto si conclude con uno dei due che manda messaggi disperati all’altra persona, che a sua volta ha deciso di interrompere definitivamente il rapporto.

Discutiamone insieme

Come è facile immaginare, Cat Person è un racconto che lascia amaro (e punti di domanda) in bocca, e rimane ora a noi il compito di sciogliere un po’ quel saporaccio per lasciare spazio allo zucchero. Poiché il racconto è rivolto non solo a chi abbia incontrato una Cat Person nella propria vita, bensì a chiunque sia stato vittima di aspettative di genere eteronormate, ho pensato a un risvolto un po’ diverso dal solito rispetto alla conclusione classica che lascio qui nei miei articoli per Bossy.

Vorrei infatti dar vita a un flusso di risposte (ma anche altre domande, se ne avete!) a cui spero in tanti di voi risponderanno, persino mentalmente tra un percorso in autobus e uno per strada, nel modo più privo di aspettative, preconcetti e standard comportamentali possibili. Eccole qui!

1- In che modo le aspettative di genere influiscono sulle nostre relazioni amorose (siano esse occasionali o durature)?

2– Quanto hanno influito i film sul rafforzamento dell’amore eteronormato, in cui un uomo un po’ scapestrato “cambia” per una donna che lo salva (e che a sua volta ha bisogno di essere salvata da una vita fatta solo di straordinari lavorativi e gatti)? Domanda bonus: in quanto tempo riuscite a nominare 3 film d’amore che non presentano una trama simile/analoga?

“Ricatto d’amore” non è una risposta valida.

3– Perché si tende a dare per scontato che un uomo debba avere più esperienza di una donna? Come si traduce questo costrutto in una relazione tra persone dello stesso sesso?

4- Perché è (solitamente) considerato come socialmente inaccettabile non provare a dare risvolti romantici a una relazione che è partita solo come sessuale, e chi interesse romantico ha ben poco? Questa pressione la riscontrano più gli uomini o le donne? E anche qui, come si traduce questo costrutto in una relazione same-sex?

5- Cosa ci spinge a continuare un rapporto sessuale (sia in una relazione stabile che occasionale), anche se non ci sta piacendo?

6- Come possiamo continuare a parlare di relazioni e aspettative nella vita di coppia da un punto di vista intersezionale, senza però sminuire le pressioni che le donne hanno storicamente subito nel corso dei secoli, e senza partire subito sulla difensiva?

7- Questa vale di più per chi non ha letto ancora il racconto: quando prima ho parlato di “campanelli dall’allarme,” voi avete pensato automaticamente a:

  • comportamenti sessisti;
  • moleste sessuali;
  • incompatibilità di carattere?

8- In ultimo: sopra ho scritto che a uno dei due non andava molto a genio l’idea di far sesso. Avete dato per scontato si trattasse di Margot. Questo perché:

  • grazie al cavolo, hai scritto che è la protagonista del racconto;
  • le donne sentono pressioni e, se qualcuno offre loro un drink/un biglietto del cinema/ altro dopo un appuntamento, si sentono in dovere di concludere la serata con del sesso (se l’altra persona esplicita di volerlo).

L’eredità di Cat Person

Cosa ci lascia quindi in eredità, il racconto di  Kristen Roupenian? Oltre a un bel po’ di tematiche di cui poter (e dover) discutere, sicuramente traccia un profilo accurato e assolutamente contemporaneo della sessualità eteronormata del Ventunesimo secolo, che associa i sessismi dei secoli passati ai sillogismi ugualmente sessisti moderni (come ad esempio il sempreverde “ti ho offerto la cena quindi mi aspetto tu venga a letto con me”), che a loro volta non lasciano spazio ad alternative ma anzi fomentano, ancora di più, gli stereotipi di genere.

L’eredità di Cat Person è, però, anche l’attuazione di una pratica sistematica che vede chiunque, a prescindere dalla propria identità di genere, prendere coscienza del proprio e altrui consenso per erigerlo a unico obiettivo da raggiungere nelle relazioni, siano esse occasionali, amorose, durature o d’amicizia.

Dobbiamo insomma creare un luogo sicuro per chiunque decida d’intraprendere un qualsiasi tipo di relazione con noi, permettendo a questa persona (così come a noi stessi), di poter esternare tranquillamente le proprie ansie, aspettative e campanelli d’allarme sentiti suonare. 

Io, comunque, alle risposte alle domande sopra sto ancora pensando (specialmente alla seconda), ma una cosa la so già: grazie a Cat Person ho appurato per l’ennesima volta di aver vissuto e perpetrato parecchie aspettative di genere nel corso della mia vita, soprattutto “sentendomi in dovere” di continuare a sentire una persona solo perché, inizialmente, mi ero mostrata interessata (da qui il mio “stupida” a inizio articolo).

Fortunatamente le aspettative di genere si combattono sia con i racconti come Cat Person, sia con l’esperienza, che in futuro mi accerterò sarà meno sessista.


Il racconto non è stato (ancora) tradotto in italiano. Lo trovate in inglese qui

La fotografia di copertina è di Elinor Carucci per The New Yorker.

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