Ma in Cecenia? Aggiornamenti e prossimi passi

Huffington Post ha intervistato Elena Milashina (clicca qui per leggere l’articolo), la giornalista russa di Novaya Gazeta che ha rivelato al mondo la barbarie che si sta perpetrando in Cecenia contro gli omosessuali.
Le informazioni sulla situazione sarebbero trapelate da cittadini e servizi segreti ceceni, ora i giornalisti che si stanno occupando del caso insieme agli attivisti in favore dei diritti LGBT stanno cercando di dimostrare che sia tutto vero.
Le campagne repressive e gli arresti starebbero avvenendo già da fine febbraio, per questo motivo la Milashina nell’intervista dichiara che secondo le sue fonti i morti nell’arco di tempo che arriva ad oggi sarebbero almeno 50.
Nuove indiscrezioni sono emerse anche sul numero di prigioni attive; non una ma cinque prigioni “segrete” utilizzate per persone pericolose per la società, come tossicodipendenti o estremisti islamici favorevoli allo Stato Islamico.
Nel frattempo il Network LGBT Russo ha aperto una linea di emergenza per tutte le persone che si sentono in pericolo o che sono riuscite a uscire dai luoghi di detenzione.
La Milashina sostiene che i primi rifugiati politici si stiano preparando a testimoniare con i media stranieri e sostiene fermamente che far girare la notizia contribuisca ad attirare l’attenzione di chi può fare qualcosa, dato che né il leader Kadirov né Putin hanno aperto indagini sulla faccenda.

 

Dopo la pubblicazione dell’inchiesta il portavoce del leader Kadirov aveva già affermato che “In Cecenia non ci sono omosessuali e se ci fossero non sarebbe necessario arrestarli dato che i loro stessi familiari li invierebbero in luoghi da cui non potrebbero far ritorno”.
Ora i leader religiosi ceceni hanno riunito 15mila fedeli per manifestare contro i giornalisti di Novaya Gazeta. L’accusa è di aver infangato il nome della Cecenia affermando che vi possano risiedere degli omosessuali. Di seguito trovate tradotto (da Giulia Franceschini, che ringraziamo infinitamente) questo articolo che parla delle ripercussioni che stanno subendo i giornalisti di Novaya Gazeta.

Nella più importante moschea della Cecenia si fa appello alla rappresaglia contro i giornalisti in seguito alla pubblicazione dell’articolo sulla caccia ai gay, dichiara la “Novaja Gazeta”

La “Novaja Gazeta” ha preteso che il governo si pronunciasse sulla richiesta di rappresaglia contro i giornalisti che, secondo l’articolo, è stata sollevata durante la riunione dei fedeli islamici e dei loro opinion leader in Cecenia lo scorso 3 aprile.
La riunione nella moschea centrale di Groznyj si è tenuta proprio a causa della pubblicazione da parte della “Novaja Gazeta” di un articolo riguardante la persecuzione dei gay in Cecenia. A questa avrebbero partecipato 15 mila persone.
I partecipanti hanno preso questa decisione, dichiarando che si tratta di “un’offesa alla secolare società cecena e alla virilità degli uomini ceceni”, e anche al loro credo. “Promettiamo che la pena verrà inflitta ai veri istigatori, ovunque e chiunque essi siano, senza nessuna limitazione di tempo”, dice la risoluzione.
“È evidente: questa decisione spinge i fanatici religiosi alla rappresaglia contro i giornalisti” si dice nella dichiarazione della redazione della “Novaja Gazeta”.
I giornalisti hanno preteso che la decisione fosse valutata “dal punto di vista della legge russa” e hanno interpellato il governo russo per “fare tutto il possibile per sedare le azioni volte a risvegliare l’odio e l’ostilità verso i giornalisti che adempiono ai doveri della propria professione”.
All’inizio di aprile la “Novaja Gazeta” ha dichiarato che in Cecenia più di 100 persone sono state trattenute, sospettate di essere gay. Secondo le informazioni fornite in questa pubblicazione, le persone in stato di fermo sono state rinchiuse in carceri segrete e interrogate, al fine di ottenere i nomi di altri gay; tre persone sono state uccise.
Il governo ceceno ha definito false le dichiarazioni dei giornalisti. Le forze dell’ordine non hanno reagito in alcun modo alla pubblicazione. I giornalisti e gli attivisti si sono già rivolti alla procura generale e al tribunale. In tutto questo, dopo quanto accaduto con la “Novaja Gazeta”, sono stati pubblicati altri articoli analoghi.

La Milashina ci tiene infine a precisare che la stampa internazionale sta indebitamente riferendosi a queste prigioni come di campi di concentramento; dato che abbiamo ricevuto diversi commenti in merito ci teniamo a dire due cose:

  1. Prigione segreta o campo di concentramento, il nome non cambia i fatti, parliamo di luoghi dove vengono trattenute e torturate persone innocenti (e che molte persone si siano indignate più per i titoli dei giornali precipitosi – e per questo se ce ne fosse bisogno ovviamente ci scusiamo – che per il fatto in sé, ci sembra anche molto triste sotto qualunque punto di vista)
  2. Abbiamo parlato di Omocausto. Certo il caso ceceno non è paragonabile in termini di numeri allo sterminio perpetrato dai Nazisti nei confronti delle persone LGBT, le cause politiche alla base sono diverse ma di nuovo la sostanza non cambia. Ci sono di fatto persone che vengono prelevate con la forza perché il governo giudica “anormale” il loro orientamento sessuale. In più, anche l’Omocausto che conosciamo noi ha avuto il primo deportato, poi il secondo, poi il terzo… Forse ricordare il termine aiuterà a non doverlo riutilizzare.

 

Approfittiamo di questo update per informarvi che il gruppo Sentinelli di Milano ha organizzato una fiaccolata martedì 18 aprile alle ore 20.30 in piazza Esquilino a Milano davanti al Consolato della Federazione Russa (per i dettagli dell’evento clicca qui). Noi di Bossy ci saremo e speriamo di vedere anche voi.

Di questa cosa dobbiamo parlarne e dobbiamo parlarne insieme.

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