Quando l’atleta olimpionica statunitense, Corey Codgell-Unrein, ha vinto il bronzo nel tiro al volo, il quotidiano The Chicago Tribune ha tralasciato un dettaglio fondamentale nel pubblicare la notizia: il suo nome. È stata descritta solamente come la moglie di uno degli attaccanti dei Chicago Bears.
I Giochi Olimpici di Rio si svolgono in un anno in cui gli americani sembrano vigilare attentamente sul trattamento riservato alle donne da parte dei mass media, per cui la reazione all’annuncio del Chicago Tribune è stata immediata.
«Congratulazioni all’attaccante dei Bears a cui a quanto pare bisogna attribuire tutto il merito», ha scritto un utente su Twitter. Un altro ha ribattuto così: «A me sembra che si tratti di un quotidiano locale che fornisce un punto di riferimento. Non scrivono articoli su tutti gli atleti che vincono medaglie». La risposta sarcastica è stata: «Ma di cosa si occupa suo papà? O suo fratello? Devo sapere di più sui suoi parenti uomini!». E così la conversazione ha preso questa piega da quando la stampa è arrivata a Rio. La denuncia di offese verbali sessiste da parte di lettori e spettatori è ormai quasi all’ordine del giorno.
In questo caso, la reazione online è stata così immediata, e il flusso di commenti così intenso, che la Codgell-Unrein in un’intervista con la stazione radio WBUR di Boston ha dichiarato di aver impiegato un po’ di tempo per capire il putiferio che si era scatenato. «Non mi ha dato l’impressione di qualcosa di intenzionale o malizioso», ha detto. «Però ho pensato “Beh, forse avrebbero potuto scegliere un titolo migliore per mettere il pubblico al corrente della mia vittoria”».
Il Chicago Tribune si è in seguito scusato.

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Atlete che sfilano di fronte alle telecamere per il primo Round della corsa a ostacoli femminile, specialità 3000 metri. I ricercatori hanno analizzato le differenze fra la cronaca sportiva maschile e quella femminile.

ANTONIN THUILLIER / AGENCE FRANCE-PRESSE — GETTY IMAGES.

Questioni di genere nel linguaggio sportivo: un codice da decifrare.
Il titolo riguardante Codgell-Unrein sarà probabilmente incluso fra i 160 milioni di parole in lingua inglese che negli ultimi 30 anni circa sono state raccolte dai ricercatori della Cambridge University Press; l’équipe sta studiando le diverse modalità con cui le persone parlano degli atleti e delle atlete olimpionici, e come tali parole possano influenzare gli atteggiamenti rispetto al genere degli atleti.
Sarah Grieves, membro dell’équipe di ricerca a Cambridge, in un’intervista ha dichiarato che nella cronaca sportiva la parola “uomo” in genere è stata usata circa il triplo delle volte rispetto alla parola “donna”, nonostante le donne siano circa il 45% degli atleti in competizione. Questo vale anche quando le competizioni femminili vengono trasmesse in TV in prima serata.

 

Secondo quanto stabilito da un’analisi resa pubblica domenica (14 agosto 2016, NdT) da tre ricercatori impegnati nella redazione del volume Olympic Television: Inside The Biggest Show on Earth (Televisione Olimpica: il Dietro le Quinte dello Spettacolo più Grande al Mondo), durante la prima metà dei giochi olimpici, il 58.5% delle trasmissioni in prima serata riguardava le atlete femmine, mentre il 41.5% riguardava gli atleti maschi. Da questa edizione dei Giochi Olimpici emerge la continuazione di una tendenza già affiorata nei Giochi di Londra 2012, durante i quali il 55% delle trasmissioni è stato dedicato alle discipline femminili.
Ciò è da attribuire in parte alla grande attenzione dedicata a cinque sport trasmessi in prima serata in cui la divisione femminile statunitense eccelle: beach volley, tuffi, ginnastica, nuoto e atletica. Nel 2012, le squadre olimpiche femminili degli Stati Uniti hanno portato a casa più medaglie di quelle maschili, e le imprese sportive che le atlete Katie Ledecky, Simone Manuel e Simone Biles hanno portato a termine quest’anno hanno fatto sì che le discipline femminili rimanessero sotto i riflettori.
L’incremento dell’interesse dimostrato dai mass media potrebbe essere il motivo per cui si è iniziato a indagare sul perché le parole usate per descrivere le donne siano ancora così diverse da quelle usate per descrivere la loro controparte maschile. «Abbiamo riscontrato aspetti come il fatto che gli uomini vengano descritti come i più veloci, forti e robusti», ha spiegato la Grieves. «Per le donne, invece, si ricorre a definizioni come sposata e non sposata, o si fa riferimento alla loro età. Questo è un chiaro esempio di iniquità».
Presto l’équipe di ricerca di Cambridge renderà pubblica una nuova analisi basata su ciò che è stato rilevato durante i Giochi Olimpici di Rio di quest’anno. «È piuttosto difficile stabilire se sia la lingua a essere sessista o se sia la gente ad accanirsi su casi isolati», ha commentato la Grieves a proposito della cronaca. «Pare ce ne siano stati parecchi».

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Michael Phelps vince l’oro nella finale dei 200 metri misti. Un quotidiano ha scelto di dare più importanza a un suo argento piuttosto che a un oro vinto dalla nuotatrice Katie Ledecky.

DOUG MILLS / THE NEW YORK TIMES

Ma quindi le cronache olimpiche sono sessiste?
In molti sembrano essere di questo avviso. L’episodio che ha coinvolto Codgell-Unrein è solo uno dei casi che hanno scatenato le proteste degli utenti che si sono espressi sul web.
Marie Hardin, preside della facoltà di Scienze della Comunicazione presso la Penn State University, nonché da lungo tempo ricercatrice delle condizioni delle donne in ambito sportivo, ha spiegato che la cronaca ha presentato tendenze miste. «È nell’interesse della NBC, così come di altri fra i più importanti organi di stampa, sottolineare le eccellenti performance delle atlete», ha detto la Hardin. «In molti casi le donne sono state descritte come concorrenti forti e atletiche».
Tuttavia, la Hardin ha notato che una manciata di commenti dei cronisti rientrano perfettamente nella categoria sessista. I casi sono stati così frequenti, che i siti di notizie on-line hanno raccolto una lista degli esempi più palesi, citando, ad esempio, il momento in cui il presentatore della BBC, John Inverdale, si è congratulato con Andy Murray.
Inverdale ha esordito dicendo che Murray è stato il primo a vincere due medaglie d’oro nel tennis. Murray l’ha corretto facendo riferimento alle sorelle Williams: «Credo che Venus e Serena ne abbiano vinte quattro a testa». La BBC ha difeso Inverdale, definendo il commento come un “semplice errore”.

In un altro esempio ben pubblicizzato, il malcontento degli utenti è stato scatenato dalla decisione del presentatore della NBC, Dan Hicks, di attribuire il merito della medaglia d’oro della nuotatrice ungherese Katinka Hosszu a suo marito. Hicks ha definito Shane Tusup, allenatore e marito della nuotatrice, come la “persona responsabile” dei successi dell’atleta. In seguito, Hicks ha dichiarato alla The Associated Press: «È impossibile raccontare in maniera accurata la storia di Katinka senza attribuire il giusto merito a Shane».
Un altro esempio è costituito dal The Bryan-College Station Eagle, una testata locale del Texas con una tiratura di 20.000 copie al giorno, il quale ha scelto come titolo principale della sezione sportiva la vittoria di un argento di Phelps, scegliendo invece, come sottotitolo, il nuovo record mondiale stabilito dalla Ledecky. La reazione di rabbia scatenatasi on-line ha portato il titolo all’attenzione di molte più persone.

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“Questo titolo è una metafora che vale praticamente per il mondo intero”
Kelly Brown, editrice del quotidiano, in un’e-mail ha spiegato che il revisore editoriale aveva scelto quel titolo perché Phelps è l’atleta olimpico «che ha vinto il maggior numero di medaglie di tutti i tempi».
La Brown ha sottolineato che sopra al titolo appariva una foto della Ledecky, che illustrava l’avvenimento e bilanciava il tutto. «Si tratta di una sfida costante per i revisori», ha spiegato, «destreggiarsi fra editing, riscrittura, design, ricerca di foto e grafici per integrare gli articoli, verificare gli avvenimenti, scrivere titoli e revisionare».

Tralasciando gli sport acquatici, un’altra gaffe è stata commessa da Al Trautwig, della NBC che, dopo aver visto la ginnasta olandese Sanne Wevers che scriveva in un quaderno dopo aver completato il proprio esercizio alla trave, si è chiesto se la ragazza stesse scrivendo una pagina di diario segreto. Fortunatamente, nei paraggi si trovava una donna che ha potuto gettare luce su questo fatto: la cronista ed ex ginnasta olimpionica, Nastia Liukin, ha spiegato a Trautwig che la Wevers stava probabilmente calcolando il proprio punteggio.
«Può anche darsi che la gente non stia deliberatamente tentando di infantilizzare le donne», spiega la ricercatrice di Cambridge, Grieves, di fronte a questo esempio, «ma le critiche stanno in qualche modo mettendo in luce il fatto che alcune persone lo facciano senza neanche accorgersene».
La Hardin ha detto che i giornalisti a cui viene richiesto di occuparsi degli sport olimpici femminili, ogni due anni sono fuori allenamento a causa della bassa richiesta, per la trasmissione, di sport femminili in prima serata: «È come chiedere a un atleta di scendere in campo per dare una dimostrazione tecnica senza che si sia allenato».
Ha poi aggiunto: «Se siamo convinti di voler affrontare a tutto tondo il problema del sessismo nell’ambito della cronaca olimpica, dobbiamo analizzare in maniera approfondita la cronaca dello sport femminile fra un’Olimpiade e l’altra. Questo è il problema più grande. E mi sento di dire che in questo contesto i casi di sessismo siano molti».

Fonte: The New York Times
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