Conigli Bianchi: HIV, fumetti e tanta ignoranza (da combattere)

di Anto Caruso

Perché si parla più di contrasto ai vaccini che di prevenzione dell’HIV?
Come si può evitare di “rimanere coinvolti”? Come si ferma la trasmissione?
E cosa possono fare dei roditori e dei fumettisti?

Bossy e i Conigli Bianchi sono qui per dissipare le nebbie del dubbio e dell’ignoranza.
Ne parliamo con Luca Modesti, detto Er Baghetta, illustratore e curatore degli eventi.

Siamo nati due anni fa dalle menti e dai cuori di quattro amic*: Luca, Viola, Roberta e Andrea.
I Conigli nascono come associazione di lotta alla discriminazione e diffusione di consapevolezza sessuale, ma sognano di dar vita a un vero e proprio movimento fiero-positivo.

È un progetto che, per rompere il silenzio assordante che circonda il tema HIV, ha scelto l’immediatezza del disegno e del linguaggio quotidiano, che vuole arrivare a parlare ai tantissimi e alle tantissime che pensano che l’argomento non li riguardi, ma che si rivolge anche alle persone che invece con l’HIV ci vivono già.

Come avete scelto gli artivisti?

Abbiamo scelto i più fighi che c’erano. Alcun* sono già stelle del fumetto internazionale, altr* lo diventeranno a breve. Vorremmo ringraziarli sempre uno per uno, ma sul nostro sito trovate tutte le loro biografie e i rimandi ai loro siti ufficiali. Di certo dobbiamo molto a Laura Scarpa e Gemma Vinciarelli, che ci hanno dato la spinta che ci serviva per buttarci e finalmente partire, ma anche a Tuono Pettinato, Lucia Biagi e Silvia Rocchi che hanno creduto in quest’idea persino prima che ci credessimo noi.

Gli Artivisti da Tuba
(con Lucia Biagi – Tuono Pettinato – Silvia Rocchi // Roberta – Luca – Viola)

Da dove spuntate fuori? Cappelli, tane o preservativi usati?

Spuntiamo fuori da un preservativo mai usato. Non siamo tutt* sieropositiv*, ma scoprire che il nostro immaginario della sieropositività era fermo ai primi anni ’90 è stato uno shock più grande di quello che è stato scoprire il risultato positivo al test di qualcuno di noi.

Al momento in Italia vivono più di 160.000 persone con HIV, una delle concentrazioni per popolazione più alta dell’Europa Occidentale, eppure “dall’alto” tutto tace, com’è possibile?
Ci siamo fatti questa domanda di fronte a così tanti birrini e cappuccini e the-ini e xxx-ini, che alla fine la risposta non ci interessava più e ci siamo detti: “famolo noi e basta”.

Perché proprio i Conigli Bianchi?

Avevamo l’esigenza di una comunicazione attraente ma anche spiazzante, che non rivelasse immediatamente l’argomento trattato. Affidarci alla riconoscibilità del fiocchetto rosso sarebbe stato un boomerang per il progetto, perché avremmo rischiato di rimandare allo stesso immaginario che vorremmo invece decostruire e ridisegnare.

Per arrivare là dove non eravamo attesi ci serviva un cavallo di Troia, e il coniglio bianco funziona sotto tanti aspetti: il coniglio del prestigiatore era ad esempio perfetta metafora di un coming out sierologico; quello di Carroll trasporta le Alici curiose in capovolti mondi delle meraviglie, che è un po’ quello che facciamo noi quando chiediamo di seguirci in una tana buia alla fine della quale si incontrano quasi esclusivamente buone notizie; e poi ancora c’era la leggenda cinese del coniglio lunare che parla di empatia, eroismo e memoria. Ah, e poi c’è Roger Rabbit: un’icona pop, un grande accollo, ma in fin dei conti il miglior amico a cui ti può venire in mente di ammanettarti.

Torniamo alla domanda iniziale, perché si parla più di contrasto ai vaccini che di prevenzione dell’HIV?

Perché non si riesce ancora a parlare di peni e vagine senza imbarazzo e a avere un approccio davvero laico.

Parlare di HIV innesca un meccanismo di giudizio su pratiche e gusti sessuali, e l’acronimo spaventa al punto che, quando ci si imbatte nella sieropositività altrui, piuttosto che immedesimarsi, si cede all’istinto di puntare il dito.
La paura del contagio si allontana accusando le persone di “essersela cercata”, ci si convince che sia un tema che non ci riguarda e che dovrebbe preoccupare chi, per un motivo o per un altro, riusciamo a marchiare come “diverso da noi”. L’ansia di sentirsi al sicuro, però, è proprio quella che fa abbassare la guardia, esponendo ancora di più al rischio. Oltre a generare uno stigma francamente insopportabile.

Il problema si fa paradosso quando ci si accorge che il giudizio sul prossimo non si ferma al bancone del bar, ma è uno sport che si gioca fin dentro gli ospedali. Quando vai a fare il test, ad esempio, e il personale sanitario si permette di accoglierti con frasi come “Hai fatto il birichino, eh?”. [E le discriminazioni da parte del personale medico sono al secondo posto, secondo una ricerca di Lila.]

Tuono Pettinato

 

Mi hai chiesto come si può evitare di “rimanere coinvolti”. Come Conigli pensiamo che il modo migliore per non incappare in sorprese sia esattamente quello di sentirsi il più “coinvolti” possibile.
Chi ha una vita sessuale attiva è giustamente ansioso di comunicare ai propri partner tutto il suo bruciante desiderio, ma conoscere il proprio stato sierologico e testarsi abitualmente ci permette di comunicare anche un sincero rispetto del prossimo, che di ‘sti tempi schifo non fa.

“Per quanto possiate sentirvi assolt*, siamo tutt* sierocoinvolt*”, questo è lo slogan che ci piacerebbe portare ai Pride 2017, come a dire: che tu sia positivo/a e in cura, o negativo/a e consapevole, l’importante è sempre e soltanto saperlo.

Passato il grande panico negli anni ’90 per l’AIDS, l’HIV sembra essersi perso tra i ricordi di un pericolo remoto.
Da dire anche che l’attenzione per le Malattie Sessualmente Trasmissibili, come gonorrea, clamidia e sifilide è scemata a tal punto che negli ultimi dieci anni c’è stato un picco.

 

Silvicius

Sì, c’è la vaga percezione che di HIV non si muoia più, il che è tutto sommato vero, se parliamo di paesi come il nostro dove si accede alle terapie gratuite. Ma se i progressi della medicina fossero più noti ci risparmieremmo tutti e tutte parecchie paranoie inutili.

I risultati dell’ultimo Studio Partner, che sono circolati davvero troppo poco, sono in questo senso strabilianti: ben 58.000 rapporti sessuali non protetti tra persone siero-negative e persone HIV positive in terapia con carica virale non rilevabile, un monitoraggio durato più di due anni, 1145 coppie coinvolte, e nessun caso di trasmissione del virus. Nessuno. Zero.

Il Prevention gap report di UNAIDS, il programma delle Nazioni Unite dedicato alla lotta a HIV e AIDS, riporta che solo «il 57% delle persone che vivono con HIV è a conoscenza del proprio stato, che solo il 46% di tutti coloro che vivono con l’HIV ha accesso a terapie antiretrovirali e che il 38% ha conseguito un azzeramento della carica virale».
Nel 2015, in Italia, sono stati diagnosticati 3444 casi di infezione. Per tre quarti uomini e per la maggior parte derivante da rapporti non protetti.

 

Federico Fabbri

Se trattato in tempo e con i farmaci giusti, l’HIV può non trasformarmi in AIDS.
L’HIV è un’infezione che dura per sempre ma ci si può convivere seguendo una terapia antiretrovirale. In tutto il mondo ci sono 18 milioni e mezzo di persone con convivono con l’HIV seguendo la terapia.

 

Lele Kong

Ormai la sieropositività non è la sindrome degli omosessuali (o come piace chiamarli alla ricerca scientifica, MSM: Men who have Sex with Men) o dei tossicodipendenti.
Il numero di persone etero che ne sono affette sta aumentando: in Italia adesso parliamo di un 44% di sieropositivi etero contro un 40% di sieropositivi MSM.
Quindi, insomma, niente allarmismi, ma un controllo fatevelo.

Elena Guidolin

Dopo un qualche rapporto a rischio è sempre bene fare un controllo.
In ogni caso, entro e non oltre 48 ore da un rapporto a rischio è possibile iniziare una PEP (o PPE), cioè una Profilassi Post Esposizione, una cura di quattro settimane che neutralizza un’eventuale infezione.

 

Alice Milani

La trasmissione verticale, cioè da madre a prole è una delle altre tre forme di contagio.

L’infezione si può trasmettere in vari momenti: durante la gravidanza (piuttosto raro e succede quando c’è uno scambio di sangue attraverso la placenta), durante il parto e anche durante l’allattamento al seno. Ma per portare il grado di infezione a un livello molto più basso si può fare una terapia di farmaci retrovirali durante la gravidanza, profilassi postnatale per il nascituro e allattamento artificiale.

Mille accortezze per cui è possibile avere una gravidanza quasi del tutto sicura. E poi dovete solo sperare che non vi cresca un* figl* bifolc*.

 

Federico Appel

Sì, ma, appunto, come si trasmette? Prima di tutto escludiamo le zanzare. Le zanzare estraggono il sangue dal corpo umano, l’unica cosa che rilasciano è la saliva, che contiene anticoagulanti e al massimo prude. Cioè sicuramente prude.
Inoltre la zanzara nel suo corpo non ha i linfociti T che il virus dell’HIV usa per diffondersi nell’organismo. Le zanzare portano malaria, febbre gialla, virus Zika, dengue, filariosi e alcune forme di encefaliti, ma, almeno, non l’HIV.
Ed escludiamo dalla pericolosità e dal contagio anche la FIV, l’equivalente felino dell’HIV.

 

Marta Baroni

E arriviamo a una delle tre forme di contagio principale. Il sangue e lo scambio di sangue. Quindi anche il sangue mestruale, per cui: amiche desideranti e mestruate, usate le precauzioni.

 

Laura Scarpa

Ah, anche farsi venire in faccia, e in particolare direttamente sui bulbi oculari, è piuttosto pericoloso. E ha un’incidenza molto alta.

Avete scoperto cose che non sapevate?

Abbiamo scoperto che le persone positive e in terapia non sono “contagiose”, e che la diffusione dell’HIV passa attraverso l’inconsapevolezza. Abbiamo scoperto che un sieropositivo su tre in Italia non sa di esserlo, e che l’80% delle donne positive in Italia deve la sua condizione al marito o al compagno-teoricamente-monogamo. Abbiamo scoperto tanti fatti rilevanti per raggiungere quella che definiamo “sessualità consapevole”, e sulle nostre cartoline ne abbiamo affrontati solo alcuni, ma altrettanti aspettano di essere disegnati.

E avete anche scoperto cose che non sapevate di sapere?

Non sapevamo che si potesse sviluppare un vero e proprio orgoglio siero-positivo. Associavamo la sieropositività soltanto alla sfiga, alla pena, se non direttamente alla morte. Scoprire invece che il percorso di una persona che vive con HIV è tutto il contrario di così, per quanto a volte in salita, è stato indescrivibilmente emozionante.

Perché in fondo lo sapevamo già? Perché le situazioni di discriminazione, o di svantaggio sociale, che in cambio della fatica ti regalano un portato umano senza prezzo, sono tante, e in quanto uomini e donne omosessuali avremmo dovuto aspettarci questo rovescio della medaglia. E invece ci abbiamo messo un po’ per sentire che quel “+” accanto allo status sierologico poteva essere un “più” in molti altri sensi. Ma in fondo, quelli che meno ti aspetti, non sono forse gli happy ending più esaltanti?

Quali sono i progetti futuri?

Abbiamo il progetto di crescere, sia come associazione che come movimento.
Cerchiamo e reclutiamo coniglietti e conigliette che, ad esempio, credano come noi che infilarsi un condom non sia la mortificazione dello slancio erotico, ma al contrario l’esaltazione di un impulso vitale, e soprattutto che intuiscano che l’educazione sessuale nelle scuole e nelle strade potrebbe davvero cambiare il mondo.

Parlare di sesso non significa declamare il Kamasutra (che certo male non fa mai!), ma parlare delle relazioni tra le persone. Fare sesso è comunicazione, e in un momento in cui la voracità e i grandi vuoti diventano protagonisti della sessualità a portata di app, rimettere sul piatto il rispetto dell’altr* e il potere dell’empatia fa diventare il gioco un po’ più divertente.

Non ti ho risposto vero? Faremo dei workshop di HIV-Activism a Roma, e stiamo per lanciare delle serie erotiche (anzi, delle collezioni omoerotiche e lesboerotiche etero-friendly). E ne daremo a breve comunicazione sul nostro sito, su FB, Twitter e Instagram. Quindi: “follow the Rabbits!”.

Quindi se tengo un coniglio bianco a casa come animale domestico, divento immune?

Di sicuro immune all’ignoranza. Ma c’è l’effetto collaterale che si diventi pure un po’ allergici alla stronzaggine altrui. Metti che ad esempio un tizio come Farage dica che tutti gli abitanti dell’Unione Europea che vivono con HIV non sono più i benvenuti in Inghilterra perché gli consumano le medicine. Ecco. In quel caso se vivi con un coniglio ti potresti ritrovare su un aereo verso Londra e alla guida di un furgone carico di letame a fianco di quei gran fighi di ActUp. Ma questa è un’altra storia.

Insomma per riassumere, rapporti protetti, mettetevi gli occhiali, fatevi i test e vogliatevi bene.

Per maggiori informazioni:
Lila
PLUS/BLQ Bologna
NPS Italia
ACT-UP

Dove poter fare i test

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