Il corpo delle donne: oggettivazione o legittimazione?

Come capire la differenza tra oggettivazione e legittimazione? Fatti questa semplice domanda.

C’è da sempre un dibattito sempre acceso nel femminismo sul senso di legittimazione sessuale (che da qui in avanti verrà spesso chiamato con il termine inglese “empowerment”, essendo più chiaro, conciso e diretto – NdT). Come sappiamo quando qualcuno è sessualmente libero o viene sessualmente oggettivato? È un problema che si pone, dato che questi due aspetti possono sembrare simili, visti dall’esterno.

Beh, la risposta è più semplice di quel che si pensa: la differenza sta in chi ha il potere.

Date uno sguardo a questo fumetto informativo, per avere un’idea di cosa significa.

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Chi ha il potere? La differenza tra l’empowerment sessuale e l’oggettivazione.

(scritto e disegnato da Ronnie Ritchie)

Hai probabilmente già sentito questa discussione:

“Questa foto è terribile! Lei viene oggettivata”

“No! Può fare quello che vuole con il proprio corpo! È empowering!”

Può essere difficile marcare la differenza tra l’oggettivazione sessuale e la legittimazione sessuale quando l’unica distinguibile differenza è che l’una è “cattiva” e l’altra “buona”.

Quindi qual è la differenza?

Sarebbe il POTERE!

Ovvero, chi controlla la presenza della persona nel contesto sessuale? Se la persona che viene “guardata” ha il potere nella situazione, allora è legittimata.

Comunque se la persona non ha – o ha  poco – potere, è oggettivata (vista come un oggetto e non come persona). 

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Questo potere è spesso il potere del consenso, ciò significa che la persona entra nel contesto sessuale volontariamente, e se non vuole più restare nella situazione, può andarsene senza subire conseguenze. Ad ogni modo, un sacco di fattori influiscono su consenso e potere. 

Consenso, conoscenza, soldi, accettazione sociale.

Iniziamo da qui. Se qualcuno indossa vestiti “sexy” e esce in pubblico o si fa un autoscatto e lo condivide, ha il potere perché vestirsi è una scelta. 

Ad ogni modo, i concetti di rispettabilità e di bellezza ideale possono complicare la situazione. Questi potrebbero spingere qualcun* a indossare vestiti sexy, se credono di non poter essere bell* altrimenti (essendo la bellezza uno standard di valore per le persone percepite come donne). Al contrario, potrebbero spronare qualcun* a non indossare vestiti sexy per evitare giudizi.

“Agli uomini piacciono le donne che mostrano il corpo!”

“A nessuno piacciono le puttane!”

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D’altra parte, anche una persona  vestita “modestamente” può essere oggettivata se chi “guarda” rende sessuale una situazione che non lo è, senza il consenso di chi “è guardato”.

“Che pudica!”

“Me la farei”

Ci sono anche persone che non possono dare consenso: le leggi sullo stupro di minori gravitano attorno all’idea che i minori non siano  ancora sviluppati abbastanza per dare pieno consenso, a prescindere dalla situazione

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È importante ricordare che nemmeno  i personaggi fittizi  sono capaci di dare consenso.

Tesi a favore dell’empowerment del personaggio sono attaccate all’idea che questo acconsentirebbe se fosse reale. Ma alla fine, tutto il potere sta nelle mani dei creatori, dato che si può solo speculare sui desideri del personaggio. Rappresentare consenso attivo come se il personaggio fosse reale è una responsabilità del creatore.

Con il commercio del sesso, le cose diventano ancora più complesse. Per alcun*, fornire servizi sessuali è molto legittimante, empowering. Dato che può essere molto lucrativo, alcun* sex workers potrebbero non sentirsi obbligat* ad accettare ogni nuovo o potenziale cliente. Ma molt*  non possono essere così discriminanti, perché chi beneficia di più e guadagna di più, solitamente è anche chi detiene più privilegi.

“Alcuni dicono che ciò che faccio non è liberatorio. Io penso che sia molto liberatorio guadagnare 20.000 dollari per 10 minuti di lavoro” Dita Von Teese

  (etnia; conformità di genere; magrezza; burlesque come forma d’arte)

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Molt* di coloro che entrano nell’industria del sesso come lavorator* potrebbero non farlo solo perché vogliono. Certi fattori possono essere influenti, come il livello di povertà, l’etnia e il sesso biologico. Chi fornisce sesso spesso affronta un’enorme discriminazione e criminalizzazione. Queste mettono il potere nelle mani di altre persone, oltre che in quelle di chi lavora.

“Molti credono che le donne trans scelgano di entrare nel commercio del sesso perché lo preferiscono a un lavoro vero e proprio. Questa credenza è sbagliata, perché il lavoro di prostituzione è pur sempre un lavoro, e spesso l’unico disponibile per donne emarginate. Anche se agiamo come individui, non possiamo sottrarci dalla società. L’oppressione sistematica crea circostanze che spingono molte donne a scegliere il lavoro del sesso come mezzo di sopravvivenza. Io ero una di queste donne, ho scelto la  sopravvivenza” – Janet Mock

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Quindi prima di esclamare “legittimazione!”“oggettivazione!” chiediti questo: chi ha il potere?

Fonte: Everyday Feminism

Caterina Fantacci
Caterina Fantacci

Traduttrice

22 anni, toscana, traduce per passione e divertimento. Dopo il liceo linguistico è partita subito per Londra, dove rimarrà finché non si presenteranno altre opportunità di viaggio.

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