In questi primi soleggiati giorni di primavera, c’è una notizia che sta ricoprendo tutte le prime pagine dei quotidiani svedesi, facendo non poco scalpore. Si tratta del più grande scandalo che abbia mai coinvolto la Svenska Akademien, la controparte svedese della nostra Accademia della Crusca, nonché organo preposto alla scelta dei vincitori del premio Nobel.
Lo scandalo si intreccia con il movimento #metoo e coinvolge molte figure culturali femminili e non. Ma cosa sta succedendo di preciso nei palazzi culturali stoccolmesi?

Gli scandali sessuali nei palazzi della cultura 

È iniziato tutto lo scorso novembre quando il quotidiano Dagens Nyheter, tramite un’inchiesta di Matilda Gustavsson, ha pubblicato le dichiarazioni di diciotto donne che accusavano di molestie sessuali una figura molto nota nel panorama culturale svedese.

Si tratta del fotografo francese Jean-Claude Arnault, direttore di un circolo culturale della capitale improntato su letteratura, saggistica, ma anche danza, musica classica e jazz. Il “club” ha tra le sue file importanti figure culturali svedesi tra scrittori, attori e compositori e ha connessioni con il Teatro Reale, le principali case editrici svedesi e le varie accademie reali per la musica e l’arte. Il club viene sovvenzionato da fondi pubblici, ma anche dall’Accademia Svedese, i cui membri sono spesso attivi e presenti nei salotti dello stesso club. Inoltre, la parte letteraria del club è gestita da Katarina Frostenson, moglie di Arnault nonché membro dell’Accademia Svedese.

“Arnault è in pratica il diciannovesimo membro dell’Accademia.’’

Arnault e consorte

 

La sua figura era già in passato stata sotto ai riflettori dei media sia per delle accuse di conflitto di interesse, una volta scoperta la presenza della moglie nel consiglio di amministrazione del club, sia per accuse legate a dei leak di informazioni circa i vincitori dei premi Nobel. I premi Nobel vengono annunciati dalla stessa Accademia Svedese ogni settembre, ma pare che da molti anni Arnault fosse a conoscenza dei nomi dei vincitori molti mesi prima. La cosa ha ovviamente posto un’ombra sulla credibilità del comitato del Nobel, che da secoli elargisce cospicui premi in denaro a scienziati e letterati, e di cui non conosciamo nemmeno le candidature per i successivi 50 anni dopo l’annuncio. 

Ma la credibilità di Arnault capitola definitivamente lo scorso novembre, quando diciotto donne riportano al quotidiano Dagens Nyheter di varie molestie subite da parte del direttore durante gli eventi del club tenutisi sia a Stoccolma che a Parigi, tra il 1996 e il 2017, ma probabilmente anche già a partire dagli anni ottanta.

“Non disse molto prima di afferarmi le cosce e toccarmi i genitali. Era come se stesse scavando. Non si tratta di un incidente, non c’è stato altro contatto fisico prima e non stavamo flirtando. Mi ha toccato lì, in mezzo alle cosce.’’

ha raccontato l’autrice Gabriella Håkansson, riferendosi a un party dello scorso anno. Il suo fidanzato era presente e ha visto la scena, definendola come “estremamente irruenta” . La Håkansson ha reagito schiaffeggiando l’assalitore. Nonostante ciò, gli astanti hanno semplicemente giustificato Arnault dicendo che “non era del tutto a posto con la testa”.

Non si tratta di uno sfortunato e singolo evento, come riporta l’inchiesta: Elise Karlsson, anch’essa autrice, ha descritto al quotidiano come durante una festa Arnault le abbia fatto avances sessuali che avrebbero potuto far decollare la sua carriera, mentre un anno dopo lo stesso Arnault si sarebbe spinto oltre toccandole il fondoschiena. A nulla sono valse le lamentele della scrittice e, anche in questo caso, l’assalitore ha potuto fare gioco sul suo potere: è stata Elise ad essere etichettata come “pazza”.

Potremmo andare avanti con molti altri esempi, che includono stalking e aggressioni più lesive durante atti sessuali consenzienti, finiti però con violenza e prevaricazione. Le donne che frequentavano il club erano spesso giovani e attraenti, con lavori precari. I colloqui di lavoro diventavano facilmente appuntamenti, o peggio, incontri sessuali indesiderati. Arnault poteva fare leva sulla sua influenza promettendo avanzamenti di carriera e fama se debitamente ricompensato a livello sessuale.

L’ombra di Weinsten e #metoo

Quello che traspare dalle interviste rilasciate, è una situazione di abuso di potere che ci ricorda tanto – troppo – il caso Weinstein. Ed è grazie al caso Weinstein e al dilagare del movimento #metoo che tante donne svedesi sono uscite allo scoperto e hanno denunciato Arnault, nonostante il suo comportamento fosse già cosa nota. Ogni vittima ha una motivazione per non aver denunciato l’assalitore prima di #metoo:

“Non denunciarlo era diventata la prassi e senza supporto, se lo avessi fatto da sola, sarei passata per la pazza instabile. Nessuno avrebbe testimoniato a mio favore, avrebbero tutte avuto troppa paura.’’

– Håkansson

Inutile aggiungere che Arnault abbia sempre negato ogni accusa, anche mediante i suoi avvocati.

Ma come si colloca di preciso l’Accademia Svedese con questa scabrosa situazione?

A seguito delle accuse, la direttrice della Accademia, Sara Danius (professoressa di letteratura e prima donna a ricoprire questa carica), ha annunciato che avrebbero interrotto ogni contatto con Arnault e che il suo club non avrebbe più ricevuto sovvenzioni.

“Molti membri dell’Accademia, figlie e mogli dei membri dell’Accademia, nonché membri di staff e cancelleria dell’Accademia hanno rivelato a loro volta di aver subito attenzioni indesiderate e molestie da parte di Arnault.”

Lo scandalo è tornato sotto ai riflettori settimana scorsa, quando l’Accademia ha confermato la carica di Katarina Frostenson, moglie di Arnault. La sua destituzione è stata messa ai voti, ricevendo però la maggioranza di voti sfavorevoli.

In segno di protesta e solidarietà verso le vittime, tre membri – Klas Ostergren, Kjell Espmark e Peter Englund – si sono dimessi. I membri che hanno votato a sfavore della sua destituzione, invece, hanno giustificato la scelta sottolineando come solo una persona, in secoli e secoli, sia stata espulsa dall’Accademia perché era stata accusata di tradimento e condannata a morte. Sempre secondo questi membri a favore della Frostenson, le accuse contro Arnault non sono ancora state provate e i dati in mano alla polizia si basano su “sedicenti racconti senza testimoni”. 

 

Sara Danius

L’Accademia non prevede l’abbandono da parte dei membri, si tratta di membri a vita, che possono però rifiutarsi di partecipare alle relative riunioni e attività. È una situazione estremamente rara, tanto che il Re Carlo Gustavo XVI, patrono dell’Accademia, sta già considerando nuove regole per quanto riguarda l’abbandono da parte dei membri.

Successivamente, sia la Frostenson che la Danius si sono dimesse a seguito delle pressioni da parte dei restanti membri. Non è ancora chiaro se durante la riunione straordinaria sia stata la stessa Danius a lasciare la carica o se sia stata destituita dal consiglio.

Lo scandalo ha portato a una profonda spaccatura all’interno dell’Accademia, e la Danius è stata accusata di non aver saputo gestire al meglio la questione.

Molte figure culturali e giornalisti hanno però difeso l’operato della Danius, che negli anni ha cercato di rendere l’Accademia più moderna e aperta. In sua difesa, Englund, uno dei membri uscenti, ha lanciato l’hashtag #knytblus con cui invita i colleghi a indossare un fiocco al collo, accessorio preferito della Danius.

“La donna più forte dell’Accademia, colei che ha cercato di fare pulizia, è stata obbligata a lasciare. Sono scioccato.”

Negli Stati Uniti e ad Hollywood è stata principalmente l’industria cinematografica il fulcro delle accuse del movimento #metoo, ma grazie a questo caso, in Svezia, uno dei paesi con il più alto livello di gender equality, possiamo appurare come l’abuso di potere legato al sesso e alla violenza sia presente in ogni sfera, anche quella culturale, quella più istituzionale coperta da una patina di rigidità d’antan.

Grazie a #metoo diciotto donne svedesi sono riuscite a denunciare il loro assalitore, denuncia che assume un’importanza maggiore in un paese come la Svezia, in cui il numero di stupri registrato è particolarmente alto, anche grazie alla più alta percentuale di donne che denunciano i loro aggressori, rendendo quindi noto il fatto alle autorità.

Si tratta di uno scandalo imponente per la società svedese: abbiamo un’altra prova che se le donne vogliono lavorare e fare carriera sono soggette a violenza, subiscono abusi di potere, hanno paura di denunciare, hanno paura di non essere considerate e di non avere voce.

Si tratta di uno scandalo che di sicuro non cambierà le cose più di tanto: il Nobel continuerà ad essere elargito, l’Accademia Svedese continuerà ad esistere. Ma è un altro esempio di come le tante voci di #metoo abbiano smascherato deprecabili situazioni, e soprattutto abbiano dato a loro volta voce a chi viveva nella paura.

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