“La parola ‘femminista’ si porta dietro un bagaglio negativo notevole: odii gli uomini, odii i reggiseni, pensi che le donne dovrebbero sempre essere ai posti di comando, non ti trucchi, non ti depili, sei perennemente arrabbiata, non hai senso dell’umorismo, non usi il deodorante”.

Quando dico che sono femminista, molt* alzano gli occhi al cielo.
Non è colpa loro.

Cioè, un po’ sì, ma non del tutto.

È colpa loro perché si accontentano del sentito dire e non si preoccupano di andare oltre.
Ma è soprattutto colpa di chi ha continuato ad esprimersi senza ascoltarsi e rendersi conto di cosa stesse effettivamente dicendo.

È colpa degli uomini che pensano che i problemi delle donne riguardino solo le donne e quindi debbano occuparsene solo le donne (che è un po’ come se io dicessi: guarda, quel bambino ha fame ma da solo non può nutrirsi, io posso aiutarlo perché ho le competenz…ehi, aspetta un attimo, è lui che ha fame, non io! Ciao ciao bambino!).
Ed è colpa delle donne che pensano di essere in credito e che per questo ora i ruoli vadano ribaltati e si debba prendere noi tutto il potere, per vendicarci o qualcosa di simile.

Visto che le opinioni più gettonate sono queste, non mi stupisce che quando sostengo di essere femminista in quanto fermamente convinta che maschi e femmine debbano essere pari, molte persone non mi credano o addirittura ridano di me.

Fortunatamente è arrivata una donna che ha tenuto un discorso splendido e nessuno ha più avuto il coraggio di ridere.
Si tratta di Chimamanda Ngozi Adichie, una scrittrice nigeriana che nel dicembre del 2012 ha parlato di femminismo per TEDxEuston.

Il suo intervento, intitolato We should all be feminist, è diventato un libro che personalmente ho divorato mentre in sottofondo, nel mio cervello, Leonard Cohen e Jeff Buckley duettavano l’hallelujah.

Sono le 41 pagine più cariche di significato che io abbia mai letto.
Mi rendo conto che più che da recensirle, ci sia solo da leggerle (anche gratuitamente, qui).

Per invogliarvi, però, posso raccontarvi brevemente quali aneddoti troverete:

Chimamanda vi racconterà di quella volta che nonostante avesse preso il voto più alto, non è potuta diventare capoclasse perché “il capoclasse deve essere un maschio”.

Di quando le hanno consigliato di non definirsi “femminista” perché le femministe non trovano marito e sono infelici.

Di quando, dopo aver dato la mancia al parcheggiatore, quest’ultimo abbia ringraziato il suo accompagnatore, pensando che i soldi dovessero per forza essere dell’uomo.

Della volta che, entrata da sola in un albergo in Nigeria, ha dovuto dimostrare di non essere una prostituta.

Della convinzione della sua cultura, la quale dice che non puoi far vedere che sei arrabbiata, perché la rabbia è minacciosa e non si addice a una donna.

06-favorites-chimamanda.w529.h793.2xChimamanda sostiene che facciamo un torto ai maschi educandoli a non mostrare debolezze.
Più li spingiamo a credere di dover essere dei duri, più li rendiamo fragili.
Afferma che insegniamo alle ragazze ad essere competitive non sul lavoro, ma per guadagnare l’attenzione degli uomini.
Insomma, Chimamanda parla chiaro, non fa sconti a nessuno e soprattutto ragiona sul tema come poche altre persone sono state in grado di fare.

Sperando di avervi fatto venire un po’ di curiosità, vi lascio con una sua citazione diretta e centrata, come è nello stile di questa grande donna nigeriana.
E buona lettura a tutt*.

“Perché la parola ‘femminista’? Perché non dici semplicemente che credi nei diritti umani, o giù di lì?”
Perché non sarebbe onesto. Il femminismo ovviamente è legato al tema dei diritti umani, ma scegliere di usare un’espressione vaga come “diritti umani” vuol dire negare la specificità del problema di genere. Vorrebbe dire tacere che le donne sono state escluse per secoli. Vorrebbe dire negare che il problema di genere riguarda le donne, la condizione dell’essere umano donna, e non dell’essere umano in generale. Per centinaia di anni il mondo ha diviso gli esseri umani in due categorie, per poi escludere e opprimere uno dei due gruppi. È giusto che la soluzione al problema riconosca questo fatto. […] La mia definizione di “femminista” è questa: un uomo o una donna che dice sì, esiste un problema con il genere così com’è concepito oggi e dobbiamo risolverlo, dobbiamo fare meglio. Tutti noi, donne e uomini, dobbiamo fare meglio.”

No more articles
250 Condivisioni
Condividi241
Tweet
Condividi9
+1