Se avete amato Sense8, probabilmente amerete anche questo romanzo.

Due cuori, di Nicola Neri, è ambientato in un futuro estremamente prossimo, il 2020.  Il tutto dà al libro un’atmosfera onirica: mancano solo due anni a questo 2020 e il romanzo non fa chissà che torto alla realtà descrivendo un mondo non poi tanto lontano dal nostro, ma costellandolo di accorgimenti tecnologici per mostrarci un mondo comunque in evoluzione.

Tra Smart Homes, app per incontri basate sui dati fisiologici e Panopticon Tower, Neri non ci mostra un futuro futuristico ma, forse, un futuro futuribile. Per questo faccio anche fatica a collocarlo nel genere fantascientifico, anche se poi di fantascienza si tratta.

Devo dire che mi fa anche molto strano leggere di protagonisti quasi adulti nati nel 2002, lo stesso anno di mio fratello, che oggi ha quindici anni e un cuore solo. Credo che l’intento di Neri fosse proprio questo: metterci di fronte a una storia con elementi fantastici e inverosimili e, con questo espediente temporale, portarcela “a casa”, vicina.

Il presupposto fantastico e inverosimile è che alcune persone siano nate con due cuori invece che uno; questo permette loro una connessione empatica e simpatica al loro interno e verso le altre persone con due cuori. Sentono quello che sentono gli altri – non sempre, non a comando – e per questo s’incontrano e si scontrano nello scorrere del libro.

I protagonisti sono quattro ragazzi – Mia, Sean, Bryce e Arden – accompagnati da un filo conduttore, una voce narrante inizialmente chiamata N.N. e poi solo N., che sembra possedere due cuori a sua volta; o, forse, è solo un narratore immerso nel doppio. In questo senso vedo un parallelo con Sense8.

Mi riesce difficile spiegare la trama di questo libro, o anche solo i personaggi. Lo stile di Neri è complesso – e per complesso non intendo “difficile”, ma stratificato, a più livelli – e spesso la sua prosa trascina il lettore in una spirale in cui il senso e il significato perdono d’importanza e si viene cullati dalla melodia delle parole. Questo sostanzialmente significa due cose:

  1. è una prosa che si presta volentieri al cinema, perché “dipinge” e “suona” più che raccontare; in vari passaggi mi è parso davvero di stare guardando un film
  2. è una prosa non per tutti. O meglio, se leggendo un romanzo pretendete di capire tutto quello che l’autore sta intendendo, questo non è il romanzo per voi.

Anche in questo senso Neri è molto onirico; il suo stile ricco di citazioni, rimandi, arzigogoli e con poca voglia di essere didascalico, ricorda in alcuni punti il Lunario del Paradiso di Celati, ma, se possibile, molto più ermetico.

Due cuori si trova su Bossy soprattutto per la storia di Arden, uno dei quattro (cinque, se vogliamo contare anche il narratore) protagonisti.

Arden ci viene presentato come un ragazzino la prima volta che lo incontriamo nel romanzo, e nel proprio diario parla di sé al maschile. La sua doppiezza però, il suo avere due cuori, si esplicita anche nell’avere due corpi, uno sveglio e uno dormiente, o almeno così lui si descrive. La madre, in alcuni casi, parla di Arden al femminile. In un episodio troviamo Arden fare sesso con uno sconosciuto su un autobus, e il narratore nota che Arden “è una femmina”.

Più avanti nel libro le definizioni e i pronomi cambiano, si mescolano, non sono così chiari. Non saprei dire chi sia Arden. Ma forse il punto è proprio questo.

L’intero libro è una matassa d’indeterminatezza, sia nello stile che nella trama, e se cercate una lettura leggera (cit. Hermione Granger) forse non è il vostro prossimo acquisto. Potete sicuramente regalarlo – o regalarvelo – con la premessa che può essere quasi come un libro di poesia, da sfogliare per farsi un sogno ad occhi aperti.

Devo dire che si presta bene alla lettura in treno, o sulle panchine, anche se ora fa un po’ freddo. Devo ancora provare a rileggerlo davanti al camino con la cioccolata calda, vi farò sapere.

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