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Fortezza da Basso: il peso di un’assoluzione

Fortezza da Basso: il peso di un’assoluzione

Articolo di Manuel Carminati

Mi sembra doveroso mettere ordine nel gran putiferio nato dalla discussa sentenza di Fortezza da Basso, così come è chiamata la faccenda di cui tutti i giornali hanno parlato, molti senza la freddezza e imparzialità necessaria nella cronaca.
Abbiamo letto le ragioni (o sarebbe meglio dire lo sfogo) della ragazza, la risposta di uno degli avvocati a mezzo stampa, abbiamo seguito la grande manifestazione pubblica di sostegno alla ragazza, la quale ha apertamente accusato i giudici di assolvere i presunti assalitori per via della sua bisessualità, scatenando la reazione di molti; anche noi abbiamo prodotto e diffuso, coerentemente con il nostro obiettivo di sensibilizzazione sul tema, i contenuti della campagna #nessunascusa e certamente troverete messaggi simili, anche dopo che questa brutta vicenda sarà scordata dai giornali.

Infine, forse in colpevole ritardo, ci siamo dedicati alla lettura approfondita delle motivazioni dei giudici che hanno assolto i sei ragazzi. Le ho trovate intere QUI, proprio lo stesso sito su cui è apparsa la lettera della ragazza. Un riassunto comunque sufficientemente approfondito si trova QUI, in questo articolo uscito su “Antisessismo” dal titolo piuttosto emblematico
Reputiamo imprescindibile leggere con calma le motivazioni della sentenza linkate qui sopra per chiunque voglia arrivare in fondo a questo articolo. Sarebbe scorretto trarre conclusioni altrimenti.

Comincio.
Io non ho studiato diritto, tendo a fidarmi di quello che decidono i giudici concluso un processo. Perciò prima di tutto devo accettare la sentenza.
Poi, siccome non sono uno stupido, ho provato a leggere le motivazioni della sentenza e farmi un’idea di cosa sarebbe avvenuto quella notte e come questo sia stato valutato.

Una volta letto interamente sia lo sfogo di lei, sia le note degli avvocati, ho letto l’articolo di “Antisessismo” che girava nella nostra redazione online e ho iniziato a maturare qualche dubbio sul racconto uscito dal primo grado di giudizio e che finora è l’unico narrato dai giornali.
Una volta lette per intero le motivazioni dell’assoluzione in secondo grado, sono giunto alla conclusione che i sei ragazzi siano colpevoli sì di una serie di debolezze, volgarità e veri e propri errori, visto il comportamento ondivago e spaccone, ma che non siano colpevoli di stupro; un’accusa gravissima che non sta in piedi con le varie menzogne raccontate dall’accusa (e minuziosamente elencate dalla difesa), ma soprattutto con i test clinici effettuati sulla ragazza e le discrepanze tra il suo racconto e le posizioni registrate dai cellulari.

Giunti a questa prima, netta conclusione, mi sembra giusto ribadire che chi vi scrive non ha intenzione di stigmatizzare il comportamento di questa ragazza. Ci occupiamo di femminismo ed equità sociale e vogliamo collocare il nostro ragionamento entro questi confini e devo ricordare a voi ma soprattutto a me stesso, con le parole di Giorgio Fontana, cosa intendo per femminismo e perché mi sono appassionato a questa vicenda fino a maturarne un pensiero criticamente articolato. L’obiettivo ora è cercare di trovare le via di uscita da una situazione incresciosa che per tutti i ragazzi coinvolti sembra aggravarsi fuori dall’aula giudiziaria.
L’obiettivo non è scatenare una caccia alle streghe, semmai l’esatto contrario.

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Tornando alle motivazioni dei giudici, questi appaiono molto lucidi nel considerare gli atti al netto di pregiudizi sessisti e dell’enorme pressione mediatica (al punto 19): ad esempio, in piazza e sui giornali si è parlato molto del dettaglio degli slip rossi indossati da lei, ma questi sono semplicemente citati da una testimone in primo grado (per la precisione la ex di uno dei 6, al punto 4) parlando del clima eccessivamente euforico della serata. Non appaiono invece nelle conclusioni dei giudici: non si può quindi in nessun modo paragonare questo processo alla notoria e vomitevole “sentenza dei jeans”, come hanno fatto molti giornalisti e manifestanti.

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Più delicato il ruolo che svolge l’orientamento sessuale della ragazza.
Va detto, prima di tutto, che questo è un dettaglio introdotto dalla stessa e che, anche se citato più volte, rimane marginale nella discussione. Quando viene citato nelle conclusioni dei giudici, questo viene citato come punto di forza della ragazza, “capace di gestire la propria (bi-)sessualità”. Certo, mi ha molto infastidito vedere l’inclinazione sessuale di una ragazza giudicata in sede penale, ma è nel primo grado che questo stesso dettaglio era stato sottolineato, insieme all’ubriachezza, come sintomo di debolezza della ragazza, così da poter avanzare un’aggravante nei confronti dei sei imputati.
In sostanza, la sessualità di lei è stata prima utilizzata dall’accusa (riprendendo affermazioni della stessa ragazza) per aggravare la posizione degli imputati, per poi essere ripresa in secondo grado e ricollocata in una nuova cornice generale.
In nessuno dei due casi mi pare si sia fatta la cosa giusta. L’argomento non avrebbe dovuto destare l’attenzione della Corte.
Non posso fare a meno di notare, però, che finché questi dettagli intimi e personali sono serviti ad allungare la pena carceraria degli imputati, questi non davano scandalo; quando questi stessi dettagli riappaiono marginalmente in una ricostruzione che scagiona gli imputati, allora questi danno scandalo.
Trovo questo profondamente pregiudiziale nei confronti degli imputati e in generale dei casi, sempre più numerosi, di uomini accusati ed infine scagionati.

A leggere per intero le 21 pagine del documento, mi è parso di leggere un giudizio distaccato ma anche ragionevole e comprensivo nei confronti di tutti i ragazzi coinvolti.
Questi giudici, a differenza di ciò che trapela dal lavoro dei loro colleghi del primo grado, sembrano aver capito di avere di fronte una ragazza insicura che ora si sta battendo con i propri demoni, in un percorso che necessita rispetto e cura.
Dall’altro lato, invece, un branco di ventenni in balia degli ormoni e dell’alcol, che vedendo scappare la ragazza senza preavviso, si ricompongono e si offrono di riportarla alla bici. Un barlume di decenza, dopo una serata di volgarità.

Mi sembra questa l’unica chiave di lettura: c’è una grossa differenza tra lo stupro e l’adolescenza; sia che si parli di un branco di ventenni incapaci di gestirsi davanti a una ragazza procace, sia che si parli di una ventenne procace incapace di gestire i propri sacrosanti dubbi e le proprie ambiguità.
Senza retorica, non posso che augurarle il meglio dal futuro.

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