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Fuori dal binario: cosa significa essere genderqueer?
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Fuori dal binario: cosa significa essere genderqueer?

Virgina Cafaro

Troppo corto per riuscire a comprendere tutte le sfaccettature presenti all’interno della propria comunità, l’acronimo LGBT si è ormai da tempo esteso, abbracciando orientamenti sessuali e identità di genere diverse.  Si sono infatti aggiunte una Q (queer), una I (intersex), una A (asexual) e un ‘+’, che personalmente amo molto, perché indica che la porta è aperta a tutti. Quello che trovo particolarmente interessante, soprattutto perché è riuscito a fare della sua originaria connotazione negativa un motivo di vanto, è invece queer.

Queer è un cosiddetto umbrella term, una sorta di termine generico che indica chiunque non sia cisgender e/o eterosessuale. La prima volta che l’ho sentito mi son chiesta perché ci fosse la necessità di una Q, giacché le restanti lettere, fra orientamento sessuale e identità di genere, pensavo fossero abbastanza rappresentative. La risposta, lettura dopo lettura, non solo mi ha portata a una consapevolezza maggiore della comunità LGBTQIA+, ma anche a una visione decisamente più ampia soprattutto dell’identità di genere. Queer comprende infatti anche tutte quelle persone che, non essendo né cisgender né transgender, escono fuori dal binario dell’identità di genere, talvolta abbracciando ambedue le sue estremità, talvolta allontanandosene del tutto.

Personalmente, e mi rendo conto questa possa essere un’affermazione poco condivisibile, ho sempre trovato le etichette molto utili. Ciò è dovuto al fatto che, in questo preciso contesto storico in cui ancora troppe persone non sanno o faticano a comprendere la differenza fra orientamento sessuale e identità di genere (e con gli esempi potrei andare avanti all’infinito), credo che avere una chiara idea con tanto di spiegazione precisa su cosa significhi un dato termine possa aiutare ad abbattere il muro dell’ignoranza, ponendo le basi per una futura società nella quale dover spiegare chi si è e chi si ami non sia più necessario perché considerato naturale. Sono molto cara al termine queer, quindi, perché mi ha permesso di abbattere ancora di più il mio personalissimo muro d’ignoranza, introducendomi a quell’universo di binari colorati che è la comunità genderqueer.

genderqueer bossy bandiere

Come spesso accade, a porre i riflettori verso una certa tematica ci pensano spesso e volentieri anche le celebrità, che almeno per quanto concerne la comunità LGBT sovente si fanno portavoce della lotta alla parità dei diritti. Alcune di queste, poi, hanno coraggiosamente preso in mano il microfono per urlare fiere al mondo il proprio orientamento sessuale e la propria identità di genere. Sebbene a oggi le prime siano più numerose, un buon numero di personalità dello spettacolo si è fatto avanti per dichiarare, seppur magari non esplicitamente, di vedere il mondo fuori dal binario uomo-donna e di essere di fatto genderqueer (fra gli ultimi esempi abbiamo Ruby Rose, Ezra Furman e Miley Cyrus).

genderqueer bossyGrab via itspronouncedmetrosexual

Ma cosa significa esattamente essere ‘fuori dal binario’?

Spiegarlo non è semplice, così come capirlo, per chi è cresciuto nella ferma convinzione che o si è maschio o si è femmina, può essere ancora più difficile. Provate a immaginare una cordicella con tantissimi nodi che iniziano da un estremo e finiscono in un altro. Al nodo presente all’estremità destra della corda ci sono tutte coloro le quali ritengono che la propria identità di genere sia femminile (anche se nate biologicamente uomo); a quello all’estremità sinistra invece ci sono tutti coloro i quali si rispecchiano nell’identità di genere maschile (anche qui comprendiamo gli uomini nati biologicamente donna). Nel mezzo, però, rimangono comunque tantissimi altri nodi che, non sentendosi né uomo né donna, rimangono in un limbo fatto di punti di domanda. Ecco, il termine genderqueer abbraccia proprio tutte queste persone, attribuendo un nome al loro essere.

Essendo genderqueer un “termine ombrello”, però, questo significa che ne racchiude molti altri. Per non far confusione, quindi, è meglio ricapitolare un attimo tutti i termini che abbiamo ritrovato fino a ora prima di iniziare a vedere i prossimi.

Cisgender: è un neologismo che descrive chiunque si senta a proprio agio e percepisca come proprio il genere assegnatogli alla nascita. Esempio: io sono nata munita di una vagina, mi è stato assegnato il genere ‘femminile’, i pronomi che le persone utilizzano per riferirsi a me sono femminili e sto bene così, perché mi sento donna. Sono dunque cisgender. È doveroso però aprire una brevissima parentesi: un conto è l’identità di genere, un altro è l’espressione sociale di quella data identità genere. Così come un uomo cisgender rimane uomo anche se al martedì ‘si veste da donna’, una donna rimane donna cisgender anche se il giovedì ‘si veste da uomo’. Questo vale per tutte le identità di genere da qui a seguire, ed è pertanto importante chiedere, qualora in dubbio, quale pronome usare con la persona con la quale si sta interloquendo (purtroppo la lingua italiana non dispone di pronomi neutri come ad esempio il ‘they’  inglese e l‘hen’ svedese).

Transgender: chiunque abbia un’identità di genere diversa da quella associata ai propri genitali.

Transessuale: con il termine ‘transessuale’ ci si riferisce a quelle persone transgender che hanno iniziato un lungo percorso psicologico e medico di transizione che le porterà a raggiungere l’identità di genere d’appartenenza. Esistono le transessuali e i transessuali; le prime sono donne e stanno effettuando un percorso da uomo a donna (questo non vuol dire che si trasformino da uomo a donna come per magia, ma che sono sempre state donne e stanno ‘semplicemente’ compiendo un percorso che le porterà a cambiare i propri caratteri primari e/o secondari); i secondi invece da donna a uomo (si parla quindi di transessuali FtM e MtF).

Genderqueer: chiunque ritenga che la propria identità di genere non combaci né con il sesso attribuito alla nascita, né necessariamente con la dicotomia binaria maschio/femmina che normalmente viene abbracciata soprattutto nel mondo occidentale. I genderqueer possono dunque appartenere a un terzo genere, a entrambi o a nessuno. Possono inoltre scegliere un percorso medicalizzato per avvicinarsi di più alla rappresentazione fisica che sentono appartenergli, così come possono non farlo (c’è chi si fascia il seno, c’è chi lo rimuove, chi non effettua operazioni ma intraprende una cura ormonale, chi esprime il proprio io mischiando capi convenzionalmente considerati femminili con quelli maschili, e così via).

genderqueer bossy agender chloe aftelDal servizio fotografico di Chloe Aftel, commissionato dal San Francisco Magazine

Vediamoli quindi uno a uno.

Quello che forse avrete giù sentito nominare è genderfluid. Come suggerisce la parola, l’identità di genere di chi si definisce genderfluid è, appunto, fluida. Questo non significa che queste persone siano indecise, né che non sappiano ‘da che parte stare’ o si divertano a indossare il lunedì la cravatta e il martedì il rossetto. Non significa nemmeno che quando sono vestiti in modo ‘convenzionalmente femminile’ siano solo donne e quindi smettano di essere genderfluid. Significa che la loro identità di genere non è ‘fissa’ nel tempo, ma naviga nello spettro delle identità abbracciandole secondo quel che sentono rappresentare al meglio il proprio io in un dato periodo di tempo.  Chi sente sempre propri entrambi i generi viene invece definito bigender, mentre chi si sente totalmente fuori dall’opposizione binaria maschio/femmina è agender (ed è qui che solitamente la mancanza di un pronome neutro adeguato si fa sentire ancora più forte).

Grazie alla lingua inglese, che in materia di terminologia LGBTQIA+ è sicuramente all’avanguardia, tutte le moltissime altre sfaccettature genderqueer stanno pian piano trovando un nome adatto e specifico, permettendo a chiunque sia gender non-conforming (la cui espressione del genere sia quindi, per questioni biologiche o personali, non conforme alle aspettative della società), di poter ricevere la giusta e degna rappresentazione.

genderqueer bossy agender chloeCourtesy of Chloe Aftel

Cosa significhi nello specifico essere genderqueer, però, non lo so: ho sempre sentito come mio il genere assegnatomi alla nascita, non so cosa significhi svegliarmi e non sentire adeguato il mio essere nata, e considerata dalla società, come donna. Quel che ho capito, però, è che la natura umana sia troppo complessa per rimanere circoscritta nei confini di ‘maschio’ e ‘femmina’, e che sia giusto e doveroso che tutti vengano rispettati e rappresentati al meglio nella società in cui vivono.

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Vedi anche

Link per approfondire l’argomento

Il servizio fotografico di Chloe Aftel

– Una lista terminologica e vademecum comportamentale sulla pagina del GLAAD

– Parità in Pillole, ‘La sigla LGBT(QIA)’

‘Gender Tag’, ideato dall’attivista Ashley Wylde

Recensione di ‘Golden Boy’, scritto da Abigail Tarttelin

‘The Genderless Revolution, il nuovo maschile tra corpo e moda’

‘My life without gender’, interessante testimonianza uscita sul Guardian
– Why is Gender Identity so Important? Rikki Arundel al TEDxWarwickSalon

‘I identify as gender-fluid – Here’s what that means’ – una testimonianza scritta per Mtv.com

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