Germaine Greer e il femminismo radicale trans-exclusionary

Il femminismo viene spesso erroneamente percepito come un’unità singola, inamovibile, composta da membri omogenei e compatti in un’unica singola corrente di pensiero.

Essendo però il femminismo una filosofia in continua evoluzione, tale presupposizione non potrebbe essere più sbagliata.

Un esempio lampante è dato da una delle voci più ascoltate della seconda ondata di femminismo, Germaine Greer, autrice di uno dei saggi più letti negli anni Settanta, nonché esponente di quella corrente ormai nota come radicale e trans-exclusionary.

Quando il femminismo è diventato trans-exclusionary?

Figlia del Sessantotto e di una nuova ondata di consapevolezza fra le donne, la seconda ondata di femminismo teorizza una risposta molto più radicale rispetto alla prima, e vede nella differenziazione fra maschile e femminile – e non nella loro uguaglianza – la risposta necessaria a combattere il patriarcato.

Grazie anche a una nuova vivacità letteraria, la seconda ondata di femminismo trova in moltissime autrici i cardini portanti della propria filosofia, portando pian piano alla luce una nuova missione per il femminismo stesso, che nella sua terza e quarta ondata troverà (e trova) la sua massima realizzazione: la pluralità delle sue voci.

Sebbene la ricerca di una diversità che, nella sua determinazione, riuscisse a trovare la chiave per combattere il patriarcato accomunasse molte delle ricerche di queste filosofe, scrittrici e storiche, alcune voci fuori dal coro (sia in positivo che in negativo), cominciarono a farsi sentire, ponendosi agli estremi del movimento. Se da un lato troviamo chi cercherà di portare il femminismo verso l’intersezionalità, dall’altra troviamo chi invece proverà a portarlo verso la sua radicalizzazione.

Fra queste ultime c’è proprio Germaine Greer, le cui posizioni radicali sono perfettamente esposte nel suo The Female Eunuch, “L’eunuco femmina”, scritto dall’autrice australiana nel 1970.

Chi è l’eunuco femmina?

Di primo acchito, quando si contestualizza storicamente il libro, The Female Eunuch appare come un trattato illuminante, necessario soprattutto a chi non si sia mai interrogato su questioni come l’eteronormatività e il patriarcato affinché possa affacciarsi in modo abbastanza esaustivo su queste tematiche.

A una seconda analisi, però, le questioni affrontate dal saggio appaiono spinose e, ben più di una volta, discriminatorie.

Diviso in cinque parti differenti, ossia il corpo, l’anima, l’amore, l’odio, e la rivoluzione, The Female Eunuch affronta tutti i pregiudizi, stereotipi, e castrazioni che le donne hanno dovuto subire nel corso dei secoli, e che le hanno portate a perdere la propria identità umana e sessuale, diventando per l’appunto eunuchi.

Se ritorniamo un attimo alla contestualizzazione del libro, che è stato scritto in una delle decadi più critiche della storia contemporanea, The Female Eunuch sembra un saggio liberatorio, e che sicuramente ha portato molte donne alla consapevolezza di uno dei diritti più importanti dell’essere umano: l’autodeterminazione (anche e soprattutto sessuale).

Nel corso di tutte queste sezioni, infatti, Germaine Greer mette in dubbio la convenzionalità circa il corpo femminile grazie a esempi, statistiche, fonti psicoanalitiche, antropologiche e sociologiche, accrescendo il pensiero di chi la legge con solide posizioni che hanno fatto da base a molte filosofe della seconda ondata di femminismo.

Io stessa ritrovai in molte affermazioni, per me oggi ovvietà, vari spunti di riflessione sui quali non mi ero mai soffermata. Nessuno, infatti, mi aveva mai portata a pensare che, tendenzialmente, alle bambine venisse proposto un modello comportamentale basato sull’accentuazione della dolcezza, da contrapporre a quello della curiosità verso la meccanicità della natura e del mondo che invece veniva incoraggiata nei bambini (basti pensare ai giocattoli!).

Tuttavia, soprattutto a partire dalla sezione dedicata all’amore, l’autodeterminazione di Germaine Greer appare sempre più offuscata da quella stessa radicalizzazione che caratterizza tuttora il pensiero dell’autrice, e che l’ha spesso portata agli onori della cronaca “grazie” ad affermazioni pesantemente transfobiche (una delle ultime contro Caitlyn Jenner).

Cos’è una donna vera?

In un’escalation di concetti che partono dalla possibilità di amore possibile solo fra inter pares e tra persone in grado di amare in primo luogo se stesse, la Greer arriva poi infatti a teorizzare che quello dell’amore sia un mito, poiché la donna è sempre parte di un rapporto di coppia sado-masochistico (da intendere qui non nell’accezione BDSM di consapevolezza e consenso, bensì in quella negativa del rapporto dominatore-vittima).

Lasciando per oggi da parte la questione sado-masochistica dell’amore, diventa subito evidente in Greer che quello che preme alla scrittrice sia criticare aspramente tutto ciò che provenga da esseri umani d’identità di genere maschile, in quanto sempre (e per sempre) carnefici e promulgatori del patriarcato.

Quest’onta accusatoria, durante tutte le sezioni di The Female Eunuch, arriva a macchiare anche chi di “maschile” ha solo il sesso biologico, poiché di identità di genere femminile.

Fin dalla prima volta che ho preso fra le mani questo libro, infatti, il “seme del disturbo” si è insinuato in me non appena ho realizzato che la Greer, riferendosi a una donna transessuale, usasse il pronome maschile he anziché quello femminile she.

“Sarà un errore di battitura”, mi son detta inizialmente. Poi però, un inequivocabile «trans do not behave like real women», (“le transessuali non si comportano come vere donne”, ndt), ha fugato ogni dubbio.

Qualche ricerca su internet dopo, sono venuta a conoscenza di un mondo che a me sembrava (e sembra tuttora), lontanissimo e quasi distopico, in totale contrasto con quella che è la mia nozione di femminismo intersezionale.

Come possono delle studiose affermate internazionalmente, dichiaratamente femministe, escludere non solo gli uomini (che di per sé già non ha senso), ma anche le donne transessuali dalla lotta femminista? Come può un organo sessuale determinare chi possa o non possa essere considerato una vera donna?

Una volta apprese le reali posizioni della Greer, che sembrano ad oggi inamovibili (spero sempre si ricreda), mi sono dovuta fermare un attimo per cercare di capire se tutto ciò che non sia intersezionale, nel femminismo, sia da “buttare” o meno.

Sebbene in un primo momento la mia risposta sia stata perentoriamente affermativa, perché non concepisco assolutamente come ci si possa definire femministe e trans-exclusionary allo stesso tempo, non ho potuto fare a meno di pensare come la mancata educazione circa le questioni di genere, nonché la sua conseguente promulgazione di stereotipi e discriminazioni, abbia portato moltissime persone non solo a distanziarsi dalle posizioni della Greer, ma anche a cercare fonti più intersezionali in materia, accrescendo quindi un pensiero critico che sta tuttora dando i suoi frutti nella quarta ondata di femminismo.

La radicalizzazione di parte del femminismo della seconda ondata ha spinto quello della terza a teorizzare e includere le questioni di genere nello stesso, creando le basi per l’intersezionalità totale della quarta ondata di femminismo. Sebbene, quindi, trovi sempre parecchio fastidioso e condannabile leggere “he” (lui), invece di “she” (lei), penso che l’esclusione della transessualità della Greer sia, paradossalmente, quella che ha contribuito a includerla nel movimento degli anni a venire.

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Virgina Cafaro
Virgina Cafaro

Traduttrice - Redattrice

Milanese dalle sarde origini, ama i dolci e imparare cose nuove (in questo ordine esatto). Ha studiato Lingue e Letterature Straniere sia alla triennale che alla magistrale, specializzandosi in scandinavistica. Ora, tra cioccolatini e tisane, sta provando a fare della scrittura una vera professione.

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