Il 27 gennaio si celebra il Giorno della Memoria, per ricordare tutte le vittime del regime nazista instaurato da Adolf Hitler durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel corso di questi tre anni, mi sono impegnata a raccontarvi alcuni aspetti meno noti di questo sterminio di massa, come l’Omocausto – cioè l’eliminazione dei soggetti omosessuali – o come la condizione delle donne nei campi di concentramento.
Quest’anno ho riflettuto a lungo su come parlare di questo argomento e alla fine ho pensato che sarebbe stato significativo chiedere agli altri membri della redazione di  partecipare insieme a me a questa raccolta di libri sulla Shoah, per darvi più titoli e punti di vista possibili.
Nel tempo quasi tutti i testimoni diretti di questa barbarie sono scomparsi, ciò che ci resta sono i loro ricordi, le loro parole, le testimonianze che ci hanno lasciato e siamo grati di poter condividere con voi questa breve, ma utile bibliografia, nella speranza che la memoria non scompaia con i sopravvissuti.

Modernità e Olocausto di Zygmunt Bauman – PIETRO BALESTRA
Durante gli anni Trenta, il malcontento largamente diffuso tra i tedeschi si espresse in due modi tra loro complementari: da un lato c’erano il rancore e il rifiuto della Modernità, causa della crisi economica; dall’altro c’era la nostalgia della tradizione e della grandezza perdute. In quest’ottica, gli ebrei rappresentavano il capro espiatorio perfetto: incarnavano tanto l’anticristianità quanto il Capitalismo moderno. Allora l’antisemitismo, allora Hitler, allora il Nazismo… Non basta. Per Bauman, furono tre gli elementi cardine dell’Olocausto: il potere, il carisma e la razionalità; ma l’elemento fondamentale fu senz’altro il terzo, che consta di burocrazia e scienza. Consiglio Modernità e Olocausto perché è un libro che sa mettere da parte il dolore di un tragico ricordo per scavare nelle cause sociologiche materiali, finché è evidente che il Nazismo non è stato solo un catastrofico incidente e noi, oggi, non possiamo dirci fuori pericolo.

I sommersi e i salvati di Primo Levi – BIANCAMARIA FURCI
Con Se questo è un uomo Primo Levi diventa uno dei testimoni simbolo delle deportazioni nei campi di concentramento nazisti. Ma è con la sua ultima opera, I sommersi e i salvati, che l’autore conclude le riflessioni iniziate quando era ad Auschwitz. Il libro non tratta tanto la natura del Lager, quanto quella dell’uomo. È un’indagine antropologica che rifiuta le risposte facili e scandaglia la complessità del concetto di carnefici e vittime senza mai stereotiparli. La “zona grigia” del potere nella quale si muovono i suoi personaggi è l’infinita sfumatura che sta fra oppressori e oppressi, è l’inquietudine e il senso di colpa insiti nei sopravvissuti. Le dinamiche concentrazionarie diventano allora dinamiche comuni all’umanità, imprescindibili dal concetto di Bene e Male e allo stesso tempo così lontane dalla retorica che ci vuole tutti immuni dal peccato. Lo consiglio perché, come Levi insiste a dire fino alla conclusione del saggio: “È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire”.

Destinatario sconosciuto di Kathrine K. Taylor – ROSSELLA CICIARELLI
Piccolo romanzo epistolare che nelle sue ottanta pagine raccoglie le lettere di due amici, il tedesco Martin e l’ebreo americano Max, scritte nell’arco di due anni, quelli segnati dall’ascesa al potere di Hitler. Merito di questo libro è quello di mostrare, attraverso una corrispondenza privata, come un’ideologia possa influire sulle vite di persone comuni, cambiarne il pensiero e corrompere quei sentimenti che rendono umano l’uomo. Così, le parole di Martin, tornato in Germania, si fanno via via più dure: se nelle sue prime lettere trovano spazio i dubbi di chi si chiede se il fine sia quello giusto, se ci si possa fidare di questo uomo arrivato al potere per colmare il bisogno di rivalsa del suo Paese, questi cedono presto il posto alla completa adesione al pensiero nazista. Alla fine l’odio rende entrambi i protagonisti vittime, ed entrambi carnefici; quando ci si lascia travolgere dalla violenza e si perdono di vista gli altri, non può esserci un lieto fine: è questo l’importante promemoria per cui consiglio la lettura di questo libro.

Maus di Art Spiegelman – BENEDETTA GEDDO
Maus è stata la prima graphic novel a vincere un premio Pulitzer. Negli undici capitoli
che la compongono, Art Spiegelman racconta la vita del padre Vladek e della madre
Anja— da Sosnowiec, in Polonia, poi ad Auschwitz, fino al Queens, a New York. Le
vicende di Vladek e Anja si intrecciano con quelle di Art e della moglie Françoise, e gli
anni Quaranta sfumano negli anni Novanta, inseguendo un rapporto padre-figlio difficile
e sofferto. La particolarità è questa— non ci sono persone, in questo fumetto. Art
disegna i genitori e se stesso come topi, i tedeschi come gatti, gli americani come cani, i
polacchi come maiali. Françoise dovrebbe essere una rana, ma si è convertita all’ebraismo per sposare Art, e quindi anche lei ne condivide le orecchie e il muso affilato. Non ci sono persone, ma c’è tutta l’umanità possibile, dalla brutalità più selvaggia all’affetto più disinteressato, mentre Art scende a patti con la sua storia famigliare, il dovere di raccontare, la colpa di sopravvivere. Consiglio Maus perché è un pugno allo stomaco. Perché è vibrante e reale e immediato, ma ha una profondità che sto esplorando ancora adesso, dieci anni dopo la mia prima lettura.

Il pianista di Władysław Szpilman – NATASHA VAGNARELLI
La storia è forte, terribile, crudele; nel racconto non ci sono mezzi termini, non c’è nessun
edulcorante: Szpilman parla degli orrori delle persecuzioni naziste così come sono state, così come le ha vissute, colpendo profondamente l’animo del lettore.
Mi sono sentita devastata mentre venivo a conoscenza delle sue vicissitudini: mi sono sentita estremamente sola e disperata mentre lui rimaneva solo, unico della sua famiglia salvato dalla deportazione, ho provato estrema paura mentre lui cercava di andare avanti anche se con il perenne timore di essere ucciso, ero disgustata dagli orrori che lui ha visto durante la sua odissea. Fra tutte queste emozioni, però, ciò che mi ha legata di più al protagonista-autore è stata sicuramente la musica. La musica dà speranza, la musica salva, la musica strappa un sorriso anche negli attimi più tenebrosi ed io, che con la musica convivo da quando ho tre anni, non ho potuto non immedesimarmi completamente.
Il Pianista è una storia difficile, certo, ma estremamente emozionante, per chi vuole un’opera che sappia avvolgere completamente.

La notte di Elie Wiesel – BARBARA GARGAGLIONE
Poco più di 100 pagine di ricordi frammentati compongono questo romanzo autobiografico scritto da un giovane Wiesel, ebreo ortodosso deportato dalla Romania ad Auschwitz e Buchenwald con la sua famiglia alla fine della guerra. L’impatto psicologico di questo libro viene dalla sua costruzione: il linguaggio è talmente semplice che non si può fraintendere e arriva al lettore con la forza di uno schiaffo in pieno volto. Per me che ho letto diversi libri sulla Shoah, La notte resta una delle testimonianze più crude, violente e atroci di quella grave macchia sulla storia del mondo occidentale. La storia di un bambino strappato alla sua infanzia, di un bambino che deve crescere in fretta per sopravvivere, di un bambino che perde la gioia e la spensieratezza di vivere e si nutre di odio verso i suoi persecutori, di desiderio di vendetta, di pietà verso i propri compagni e di speranza di morire presto, perché tutto finisca. Consiglio questa lettura soprattutto ai giovani che non sanno bene in cosa credere, perché penso proveranno grande empatia per questo coetaneo a cui la crudeltà e l’orrore del campo hanno fatto perdere la fede in Dio e nell’umanità intera.

Il sogno di Lilli di Vaifra Pesaro e Sara Magnoli – VIOLA BELLI
Il sogno di Lilli è un libro illustrato che ha tutte le sembianze di un qualsiasi libro per bambini. Una volta aperto ci rendiamo immediatamente conto della complessità dei temi trattati.
Una generazione di bambini a cui sono stati rubati i sogni e il nome, quel nome che se avessero detto ad alta voce li avrebbe portati sopra un treno diretto ad Auschwitz. Tutto il libro è accompagnato da una ninna nanna triste, alternando pagine illuminate, quelle che raccontano i sogni, a pagine dai colori molto scuri, che raccontano la realtà. Dopo la storia troviamo una sezione con le testimonianze, le foto e informazioni storiche. Non c’è voce più forte di quella di un bambino inascoltato, ed è per questo che consiglio questo libro. Tratta in modo semplice una storia molto complessa, fatta di dolori, di “bugie per amarmi”, come le chiama la protagonista, che poi è anche l’autrice Vaifra Pesaro. A lei viene detto che il papà è in Germania a lavorare e che presto tornerà, mentre invece è prigioniero in un campo di concentramento. Fare memoria di questo significa fare memoria dell’importanza dell’identità, per creare un mondo dove nessuno debba più nascondere il proprio nome, per nessun motivo.

Ogni cosa è illuminata di Jonathan Safran Foer – CARLO MARCONI
Un viaggio, quello realmente compiuto dall’autore, dalla moderna e occidentalissima Washington verso un paesino dell’Ucraina scomparso dalle mappe. A spingerlo in questa avventura la curiosità viscerale di dare consistenza ad un passato, quello del nonno, annientato dal silenzio e dall’ombra lunga della Shoah. Unico indizio: la foto che lo ritrae assieme alla donna che lo salvò dagli orrori dei campi di sterminio. Un esordio, quello del protagonista alle prese con un romanzo familiare da ricostruire, che potrebbe anche apparire scontato.
A renderlo eccezionale, la penna di Foer che popola la vicenda di personaggi indimenticabili, intrisi di un’ironia autentica e mai fuori luogo.
Consiglio questo libro a chi ha già letto altre testimonianze sulla Shoah e cerca una voce fuori dal coro, che sappia strappare un sorriso senza per questo sminuire l’importanza della memoria storica.

L’amico ritrovato di Fred Uhlman – ELENA RUSSO
L’amico ritrovato è uno di quei libri che andrebbero letti almeno una volta nella vita. Un racconto sull’amicizia tra un ragazzo di origini ebraiche e un piccolo conte tedesco. Due mondi apparentemente lontani e distinti che sfidano tutte le logiche e i pregiudizi per realizzare “l’idea romantica dell’amicizia”. Sullo sfondo, le leggi antisemite della Germania del 1933 si fanno sempre più concrete e riversano il loro orrore anche sui protagonisti. Il tutto viene affrontato dall’autore con la leggerezza degli anni giovanili. Una storia che andrebbe letta anche solo per le figure dei genitori di Hans, capaci di lasciare al figlio la libertà di decidere chi essere nonostante le origini e le tradizioni. E poi ci sono le discriminazioni, l’ignoranza che porta alla paura, le lotte giuste e quelle perse in partenza e ancora, l’enorme possibilità che ci viene concessa fino alla fine, di scegliere di viaggiare sul vagone giusto della storia. “Essere ebreo non era in fondo diverso che nascere con i capelli neri piuttosto che rossi”.

A voce alta di Bernhard Schlink – GRAZIA POLIZZI
A voce alta è un romanzo in tre parti dello scrittore tedesco Bernhard Schlink che, partendo dalla relazione pseudo-amorosa dei due protagonisti, affronta a posteriori il tema dell’olocausto. Il quindicenne Michael (il ‘lettore’ del titolo originale, Der Vorleser) si invaghisce della ben più matura Hanna nella Germania del dopoguerra e ne scopre gradualmente il misterioso e macabro passato. L’autore indaga, come altri prima di lui, le dimensioni del fenomeno della Shoah e la questione della moralità di coloro i quali ne presero parte in qualità di ignavi e forse ignari carnefici. Pubblicato in Italia nel 1998, ciò che maggiormente colpisce in questo testo è l’approccio al tema della cosiddetta Vergangenheitsbewältigung, ovvero il complesso di colpa del popolo tedesco, al limite tra negazionismo e accettazione del passato.

La valigia di Hana di Karen Levine – RACHELE AGOSTINI
La Valigia di Hana racconta una storia vera. Anzi, due storie vere. Una è quella di Hana Brady, una delle migliaia e migliaia di giovanissime vittime del campo di concentramento di Auschwitz, e del suo amato fratello George, che invece riuscì a salvarsi. L’altra è quella di Fumiko Ishioka, la direttrice del Museo dell’Olocausto di Tokyo, che ricevuta la valigia del titolo in mezzo a tanti altri reperti, si lasciò incuriosire ed intraprese (ormai più di quindici anni fa) il viaggio che permise all’intera storia di venire a galla. Ho scelto di consigliare questa lettura nonostante il target molto basso (9 – 13 anni) perché non è mai troppo presto per imparare il valore della Memoria, purché si abbiano strumenti consoni; mi piace pensare che questo articolo verrà letto anche da adulti o ragazzi in cerca di spunti per raccontare la pagina più buia della Storia moderna ai loro figli, nipoti, cugini, o magari allievi (com’ero io quando in prima media ci fu assegnata la lettura di questo libro). Queste poche pagine dimostrano chiaramente quanto una storia possa restare potente attraverso il tempo e lo spazio, se c’è qualcuno che ha voglia di raccontarla e qualcun altro che ha la pazienza di ascoltarla.

La baracca dei tristi piaceri di Helga Schneider – CLAUDIA MAURO
 Revisionando questo bellissimo articolo di gruppo, che ha allungato ulteriormente la mia lista di “libri-che-devo-leggere-assolutamente”,  ho sentito un piccolo vuoto dentro il cuore. Mancava qualcosa. La baracca dei tristi piaceri è quel qualcosa che mancava, così aggiungo il mio contributo consigliandovi questo romanzo che pone l’attenzione su un Olocausto nell’Olocausto: la condizione di alcune donne nell’inferno dei lager.
Le prigioniere giovani, attraenti, venivano costrette in modi più o meno coercitivi, con l’illusoria promessa di condizioni di vita migliori, a prostituirsi. La prostituzione all’interno dei lager era giustificata con l’intenzione di limitare l’omosessualità tra i prigionieri, ma di fatto le prostitute dei lager erano merce a uso e consumo di chiunque – prigionieri e nazisti – e spesso divenivano il bersaglio su cui i compagni di prigionia sfogavano rabbie e frustrazioni originatesi dalle terribili condizioni di vita in cui versavano.
Il romanzo è uno spaccato su una piaga a lungo taciuta della Shoah e mostra come le condizioni di vita disumane possano ridurre a niente l’empatia umana, arrivando a replicare su un proprio simile le stesse terribili crudeltà che si subiscono in prima persona.

Ringrazio i miei colleghi che hanno aderito a questa iniziativa e spero che tra tutti questi titoli possiate trovare letture che facciano al caso vostro, che vi facciano riflettere su ciò che è stato e che tristemente – come dimostrano i fatti avvenuti in Cecenia nel 2017 – continua ad essere, cioè l’odio ingiustificato verso chi è diverso.

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