Le Ibeyi sono Lisa-Kaindé e Naomi Diaz: due gemelle franco-cubane di ventidue anni che vivono a Parigi, ma passano molto tempo tra Cuba e Londra. Il primo album omonimo uscito nel 2015 è stato accolto con grande favore dalla critica mondiale.
La loro musica è una miscela unica di pop moderno, hip-hop ed elettronica influenzata dal suono tradizionale della cultura e dei canti Yoruba.
Dopo la pubblicazione nello scorso giugno del singolo Away Away, è uscito il loro nuovo album, Ash, prodotto dall’amico fidato Richard Russell (XL Recordings) ed al quale hanno partecipato anche Kamasi Washington, Chilly Gonzales, La Mala Rodriguez e Meshell Ndegeocello.
Belle, spigliate, sorridenti e grintose, sono riuscita e farmi raccontare un po’ del loro mondo magico.

Siete un crogiolo di nazioni e tradizioni. Come questo mix incontra le vostre canzoni?
In realtà è tutto piuttosto naturale, involontario. Come hai detto, le Ibeyi sono un mix di culture, di nazioni, di noi stesse, delle nostre personalità e di tutta la musica che ci piace.
Le nostre canzoni nascono in un modo così inconscio, come se mangiassimo l’ispirazione, ci entrasse nello stomaco e poi si trasformasse in qualcosa di davvero nostro, che mixiamo e sottoponiamo al nostro produttore, il nostro magnifico produttore.
Non c’è niente di pianificato.

Siete molto legate alle vostre origini, e la dimostrazione la danno le preghiere Yoruba che inserite alla fine dei vostri pezzi…
…è un modo per sentirci sempre cubane, per rimanere legate alle nostre radici, a nostro padre, a noi stesse.
Fanno parte del nostro DNA, ci riconosciamo in loro, le amiamo, ed amiamo cantarle.

Le vostre canzoni come nascono? Chi le scrive?
Io (Nina, N.d.R.)! A volte con la mia mamma, altre da sola.
Prendiamo ispirazione da tutto ciò che riguarda la vita. Le nostre canzoni parlano di ciò che viviamo, del mondo, di qualsiasi cosa.
Il nuovo disco ha preso vita da una frase di un libro, l’idea per una nostra canzone può scaturire da tutto, da un libro, da un quadro, da qualsiasi cosa.

Avete mai avuto problemi a scuola o nella vita quotidiana per il colore della vostra pelle, per il melting pot che vi scorre nelle vene?
A scuola non eravamo popolari per il nostro essere un mix, ma la cosa più bella ed incredibile è che ora lo siamo proprio grazie a questo mix che ci caratterizza!
Quando cresci, ti rendi conto che essere un mix è una cosa bella.

Cosa diresti a una ragazza o un ragazzo che sta vivendo una discriminazione?
Se sei orgoglioso di ciò che sei, puoi provare a essere forte e andare oltre quello che ti sta succedendo.
Quando sei un teenager pensi la scuola sia tutto, che non ci sia nient’altro oltre.
Ma la scuola non è tutto e prima o poi finisce, c’è un mondo fuori.
Non è brutto essere diversi! Le diversità ci sono ovunque. Nella musica, nei colori… la mescolanza è la cosa più bella, è il futuro!
La diversità è una cosa bella, e realizzi di avere un potere speciale quando inizi ad amare le differenze e ciò che sei.
Io (Nina) ho provato per tanto tempo a calarmi in un ruolo, avrei cambiato e dato di tutto per diventare popolare.
E quando ho realizzato che non riuscivo, un bel giorno sono diventata davvero cool perché essere diversi è cool.
Quando nella tua vita apprezzi le diversità, quando hai un modo di pensare differente, capisci molte più cose di quando discrimini e non accetti ciò che non è come te.
La cosa più importante è essere se stessi e orgogliosi, provare a fare ciò che ci rende felici.
Ma ci vuole una vita per comprenderlo.

Siete così giovani e con le idee così chiare!
Molte persone ci dicono che siamo giovani, ma non ci sembra sia così. Nel senso, sì, siamo giovani, ma ci sono tante altre ragazze giovani come noi a Hollywood e nello spettacolo.
A volte quando pensiamo che abbiamo iniziato con la musica a sette anni ci sentiamo invece molto vecchie.

Com’è essere una donna nel music business internazionale?
Bisogna dire che noi siamo molto forti e non abbiamo mai avuto questo tipo di problemi.
Abbiamo sempre saputo dove volevamo andare e cosa non volevamo.
E dobbiamo essere oneste, abbiamo incontrato un uomo incredibile che è Richard, il nostro produttore, e la XL Recordings, la nostra etichetta: è un’etichetta che pensa solo alla musica, per loro la cosa più importante è la musica che vuoi fare.
Non ti diranno mai cosa devi fare o se devi cambiare il tuo look.
Se sei una donna non devi pensare a questo tipo di cose, devi sapere dove vuoi andare.
Se vuoi indossare i pantaloncini o cantare nuda, se lo vuoi tu, va bene.
Se qualcuno ti dice che avrai successo se indossi i pantaloncini, ma tu non vuoi indossarli, non indossarli!
Bisogna farsi tante domande, cosa si vuole, cosa è meglio per noi stessi. Non bisogna fare le cose per accontentare le persone.
Questo è il punto.
Noi ci facciamo tante domande. Siamo molto consapevoli.
Sappiamo cosa vogliamo, ma anche cosa non vogliamo.

Quale canzone di Ash vi rappresenta maggiormente? Siete più legate a una canzone in particolare?
È complicato scegliere un pezzo solo.
Guardiamo al disco come un tutt’uno, non abbiamo una preferenza, ci piacciono tutte le canzoni e non possiamo isolarne una.

Quali artisti ci sono nel vostro I-pod?
Oh, tanti… James Blake, Bon Iver, Kendrick… tanti, davvero!
Ci piacciono tutti i generi, e ci sono così tanti talenti in giro!

Nel disco c’è un po’ di Frida Kahlo: è una delle figure che vi ispirano?
Abbiamo modelli maschili e femminili.
Siamo fan di Francis Bacon, Frida Kahlo, Nina Simone, Meshell Ndegeocello… di tanti altri personaggi.
Ci piacciono gli uomini, nostro padre, Chilly Gonzales, Kamasi Washington, e siamo prodotte da un uomo.
E certo, abbiamo nominato anche figure femminili: l’ispirazione avviene sempre così in modo naturale.

Ho letto in un’intervista che la vostra nonna è femminista: è un grandissimo esempio!
Oh yeah!
A otto anni parlavamo di femminismo, lei è sempre stata molto coinvolta sull’argomento, se le avessimo detto “Voglio diventare il prossimo Presidente della Francia” lei ci avrebbe risposto “Oh sì! Avrai il mio voto”.
Siamo cresciute con due esempi di donne stupefacenti, nostra madre e nostra nonna.

Quando eravate bambine avete mai pensato “Voglio diventare come…”?
Quando eravamo piccole volevamo solo essere donne forti e indipendenti.
Volevamo essere forti, cazzute.
Molte persone vogliono i fan, tanti fan, e noi li amiamo, ma prima di tutto vogliamo essere indipendenti.
Vogliamo essere il meglio che possiamo essere, non essere qualcun altro.
Vogliamo essere il top di quello che possiamo essere, il che non significa avere successo.
Il successo è arrivato e ovviamente ci piace.
Tutti però dovrebbero sempre lavorare duro e imparare a conoscere se stessi.

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