Sono una di quelle brutte persone che giudica i libri dalla copertina.

Per anni, da bambina, nello scaffale sotto alla televisione vedevo questo sparuto libro blu senza sovracopertina. Il titolo mi affascinava, ma non lo presi mai in mano fino a qualche mese fa, completamente a caso.

Il Buio Oltre La Siepe è un capolavoro della letteratura anglofona novecentesca che va letto almeno una volta nella vita. Come sempre io le cose le scopro tardi, ma fortunatamente, in questo caso, non tutto il male viene per nuocere.

Infatti, nonostante una lettura adolescenziale mi avrebbe fatto esclamare «voglio essere come Scout!», leggerlo in questi anni mi ha fatto comprendere al meglio i vari aspetti femministi che l’opera ci presenta, oltre a misoginia, patriarcato e intersezionalità. Il femminismo nell’opera gioca un ruolo fondamentale e influenza le decisioni e i ruoli dei personaggi; grazie ai suoi strumenti critici possiamo astrarre da alcuni passaggi misoginia e immagini femminili stereotipate.

Ma andiamo per gradi: Il Buio Oltre La Siepe è un’opera di Harper Lee pubblicata nel 1960 e ambientata nell’Alabama degli anni della Grande Depressione.
Seguiamo l’adolescente Jean Louise ”Scout” Finch e la sua crescita da bambina a ragazza assieme al fratello Jem e all’amico Dill. Il punto di vista narrativo è proprio quello di Scout e passa da naïf e infantile a più introspettivo, oscuro e critico verso identità di genere, razza e classi sociali mano a mano che Scout cresce e si approccia alla società. 

Tra le varie avventure, la famiglia Finch si trova al centro di un dramma cittadino: il padre Atticus, il più rispettato avvocato della contea, accetta infatti di difendere un uomo di colore, Tom, accusato di aver violentato una ragazza bianca di bassa estrazione sociale. Tom viene accusato solo e solamente per via del colore della sua pelle, mentre la ragazza fa parte di una famiglia povera e rozza che quasi tutti in città disprezzano, ma che gode comunque un certo privilegio dato dal candore della sua epidermide.

Si specula che Harper Lee abbia attinto alla sua stessa infanzia per molti aspetti, rendendolo quindi un libro semi-autobiografico.

Harper Lee

Lee è infatti nata nel 1926 a Monroeville, Alabama, un piccolo villaggio rurale i cui abitanti erano definibili tutto fuorché progressisti: gli stereotipi di genere erano forti e il patriarcato permeava in ogni strato della società.
Leggendo la sua biografia ritroviamo ne Il Buio Oltre La Siepe molti punti in comune sia con Scout che con il contesto in cui è cresciuta Lee. Esattamente come il suo personaggio, Lee era spesso stata descritta come ”tomboy”, o ”maschiaccio”. 

 

La rappresentazione del gender da parte di Lee è oggetto di controversia tra gli studiosi: alcuni sostengono che non stia cercando di mostrare nulla in particolare, mentre altri sono sicuri che Scout si rifiuti di comportarsi da ”donna tradizionale” sfidando i concetti di genere. Trovo tuttavia innegabile un’interessantissima rappresentazione degli stereotipi di genere nel testo, così come è indubbio che Il Buio Oltre La Siepe sia un romanzo che tratta di varie linee di confine: quelle della razza, della religione, delle classi sociali e anche, appunto, dei generi. Queste linee di confine sono messe in continua discussione e rischiano di diventare sempre più labili, ma grazie alla loro osservazione Scout plasma la sua personalità.

Nel romanzo, uomini e donne sono dipinti in maniera differente, rispecchiando la società patriarcale in cui è cresciuta l’autrice. La figura femminile per esempio è rappresentata in vari modi: il principale è quello tipico dell’epoca e del contesto sociale, cioè “l’angelo del focolare”, la ”Bella degli Stati del Sud”, dedita alla religione, alla famiglia e ai figli. Appartiene a questa categoria Miss Maudie, una vedova che si rapporta solo con altre donne e bambini ed è malvista dalla società perché mai risposata, e Zia Alexandra, che cerca invano di plasmare Scout per renderla una vera signorina. C’è anche una certa misoginia interna che possiamo avvertire quando Jem usa il termine “femmina” per offendere la sorella, o dal fatto che Scout debba passare del tempo con Miss Maudie solo perché è una donna. 

Scout viene spesso definita nei vari saggi letterari analizzati per la stesura di questo articolo come ”tomboy”. Non è nemmeno un caso che Jean Louise preferisca farsi chiamare Scout, un nome abbastanza neutrale. Non ha amiche femmine, odia indossare vestiti da femmina, preferisce giocare per strada, sporcarsi e, occasionalmente, dire parolacce. Tutto ciò è ovviamente in contrasto con quello che dovevano essere le ragazzine della sua età, inclini a indossare vestitini, fare il bagno e giocare con set da tè. 

Gli attori e l’attrice che, nella versione cinematrografica del ’62, danno il volto a Jem, Dill e Scout (al centro) 

L’espressione di genere di Scout si basa sulle figure attorno a lei, principalmente il padre e il fratello. Il fratello Jem conosce la sorella a tal punto che usa il termine “femmina” per offenderla.

«A volte ti comporti da femmina ed è così mortificante!»

Jem tuttavia ci mostra quanto la sorella sia esattamente a metà tra la sfera maschile e quella femminile. Se per spronarla a non essere fifona le dà della femminuccia, dall’altra parte la incita a essere un “gentleman” quando Scout viene sgridata da Ms. Dubose per non indossare vestiti femminili.
Scout non sceglie ciecamente un comportamento maschile infatti. A volte preferisce non giocare con il fratello e Dill per cucinare con Calpurnia, la governante di colore, o prendere il tè con la zia Alexandra. Questi episodi rafforzano la sua sfida ai ruoli di genere perché non si tuffa in un unico ruolo, ma ne prova tutti gli spettri prima di scegliere quello più adatto a sé.

Il comportamento da maschiaccio di Scout è il principale motivo per cui la ragazzina si scontra con la zia Alexandra. La sorella di Atticus vive infatti con i Finch ed è la classica donna del suo tempo. Non perde occasione di mortificare Scout per non essere la donna che la società impone, cioè una donna come lei.

Zia Alexandra era una fanatica del mio modo di vestirmi. Non potevo certo sperare di essere una signorina se indossavo i calzoni. Quando dicevo che non riuscivo a far nulla con indosso un abito, rispondeva che non avrei dovuto fare le cose che richiedessero i pantaloni. La visione di Zia Alexandra circa il mio portamento includeva: giocare con piccole stufe, servizi da tè e indossare un girocollo di perle che mi aveva regalato quando ero nata. Solo così sarei potuta essere il raggio di sole nella vita solitaria di mio padre.

I fratelli Finch e Calpurnia.

Zia Alexandra è una delle figure femminili che gravitano attorno a Scout, assieme a Ms. Dubose e Calpurnia. Calpurnia è forse l’unica figura genuinamente materna per Scout. Si tratta della governante di colore dei Finch, un personaggio del tutto non convenzionale. Atticus Finch, il suo datore di lavoro, la tratta con rispetto nonostante la sua figura professionale e la sua etnia. Calpurnia è inoltre acculturata, aiuta Scout a fare i compiti e, quando fa visitare ai ragazzi Finch la sua chiesa, mostra di essere un membro fondamentale della sua comunità. 

Un’altra figura femminile interessante è quella di Mayella Ewell. Mayella è la ragazza che accusa Tom di averla violentata. Nonostante sia presentata come la ragazza del popolo, povera e ignorante, Mayella possiede diverse sfaccettature. Durante il processo si mostra come debole e fragile, ma la realtà è un’altra, perché (SPOILER ALERT) è stata Mayella a cercare di abusare di Tom.

Dopo aver invitato in casa il ragazzo di colore con la scusa di farsi aggiustare una porta, Mayella si aggrappa alle sue gambe e cerca di baciarlo. Lee non la dipinge come una predatrice sessuale, era un termine che negli anni Sessanta non era semplicemente usato, soprattutto in riferimento a una donna, ma capiamo che secondo l’autrice le azioni della ragazza sono tristi più che deplorevoli: è talmente debole che può solo cercare svago nella sessualità, ma essendo essa un tabù non le resta che accettare che il padre la dipinga come debole e sottomessa davanti a tutti, pur di preservare la sua reputazione.

È proprio il processo a Tom Robinson il momento cruciale del libro. Tom è stato accusato da Bob E. Lee Ewell di aver violentato sua figlia. Intuiamo benissimo che il motivo principale è il colore della pelle di Tom. (È anche emblematico notare l’omonimia tra Ewell e Richard Stoddard Ewell, generale dell’esercito confederato durante la Guerra di Secessione…)

 Atticus sintetizza la situazione ai figli, impartendo loro un’importante lezione:

«Nei tribunali, se c’è la parola di un uomo bianco contro la parola di un uomo negro, l’uomo bianco vince sempre.»

È il primo ad essere disgustato dai bianchi che approfittano dell’ignoranza dei neri, ed è per lui fondamentale insegnarlo ai figli:

«Quando crescerete, vedrete che i bianchi imbrogliano i negri ogni giorno, ma lasciatemi dire una cosa che non dimenticherete: quando un uomo bianco imbroglia un negro, non importa chi è, se è ricco o da quale famiglia provenga, quell’uomo bianco è uno scarto.»

 

Gregory Peck interpreta Atticus Finch

Il processo è importante per capire quanto fondamentale sia la figura di Atticus per Scout. Non solo insegna alla figlia che il razzismo e la discriminazione sono sbagliati, ma anche che gli uomini non devono per forza sottostare agli stereotipi di genere.

Atticus non segue gli stereotipi dell’uomo del suo tempo. È una delle figure più rispettate di Maycomb, grazie alla sua moralità e alla professionalità, eppure non fa ciò che ci si aspetterebbe da un uomo: non gioca a baseball, non è incline alla violenza. Atticus ci mostra una versione ”compassionevole” di mascolinità, per cui la violenza non è la risposta. Usciti dal processo, che vede vittoriosi Tom e Atticus, l’avvocato e i suoi figli vengono avvicinati da un manipolo di bigotti del paese. Dopo un’accesa discussione, uno di essi sputa in faccia ad Atticus. Ci si aspetterebbe forse una reazione violenta, una reazione da ”macho”, da uomo forte, e del resto Atticus è dalla parte della ragione, per cui il lettore quasi si aspetta che sferri un pugno all’oppositore. L’avvocato Finch tuttavia rimane impassibile, si pulisce il viso e si avvia verso casa, mostrando ai figli che la violenza non è mai la risposta.

«Tieni la testa alta ma i pugni abbassati, qualsiasi cosa ti vengano a dire non permetter loro di farti alzare le mani. Combatti con la testa se vuoi vedere le cose cambiare.»

Atticus è l’unica grande figura educativa per i fratelli Finch: ci sono certamente gli insegnamenti ”femminili” della Zia Alexandra, della governante Calpurnia e persino di Miss Maudie, ma nessuna di queste figure è imponente quanto quella del padre. Atticus ha un ruolo discreto nella crescita dei figli, ma comunque fondamentale.

Il Buio Oltre La Siepe si conclude con Scout ancora ragazzina, ha nove anni e si sta per affacciare all’adolescenza senza alcuna indicazione sul suo futuro. Per anni gli studiosi hanno speculato su come il personaggio possa essere cresciuto diventando una donna “standard”, o il suo contrario, basandosi sui dati biografici della stessa Lee, considerato quanto abbia attinto alla sua stessa vita per modellare Scout.

«Harper Lee non si è mai sposata e non ha mai avuto figli, non si mai piegata a nessun volere, le sue scelte erano le sue e basta», spiega Marja Mills in The Mockingbird Next Door«Harper era indipendente, vivace e faceva tutto ciò che le piaceva, esplorando il mondo o esprimendosi in maniera libera e lontana dalle aspettative tradizionali. Era non-conformista in una cultura che premiava l’opposto, soprattutto per le ragazze».

Per cinquantacinque anni ci siamo soltanto potuti immaginare una Scout adulta, a immagine e somiglianza della donna che l’ha creata. Ma nel 2015, Harper Lee pubblica, all’età di 88 anni, Va’, Metti Una Sentinella il ”seguito” de Il Buio Oltre La Siepe.

Si tratta di un vero e proprio caso letterario, poiché alcuni critici hanno considerato che la Harper non avrebbe mai voluto pubblicare questo manoscritto, che sembra effettivamente una versione 2.0 del suo successo. Altri considerano che l’autrice fosse nel pieno delle sue facoltà mentali nonostante l’età (si sarebbe spenta dopo un anno circa) e quindi abbia fortemente voluto vedere il testo pubblicato.

In Va’, Metti Una Sentinella finalmente vediamo Scout adulta. Ha circa 26 anni, ha smesso di farsi chiamare Scout e si è trasferita a New York. Nel romanzo seguiamo la sua visita estiva al padre malato di artrite.

Il testo è però un vero e proprio colpo al cuore per i lettori che hanno amato Il Buio Oltre La Siepe. I due protagonisti morali vengono completamente sovvertiti: Jean Louise non è diventata come speravamo, una donna libera ed emancipata. Di sicuro non è diventata come auspicava sua zia Alexandra, ma della maschiaccia che non sapeva tenere la lingua a freno non c’è traccia. Per non parlare di Atticus, ormai infermo: colui che una volta era ”l’amante dei negri”, ora in tribunale si oppone alle votazioni paritarie e a un’educazione integrata.

Va’, Metti Una Sentinella è un altro testo sulla figliola prodiga che torna al paese di campagna dopo essersi trasferita nella grande città. Chiaramente vediamo personaggi e situazioni sotto punti di vista differenti, ma non è aggiunto nulla di cruciale ai bellissimi orditi contro stereotipi di genere che trovavamo nel primo libro.

Nonostante il suo seguito poco felice, Il Buio Oltre La Siepe rimane comunque un capolavoro di letteratura contemporanea. E per contemporanea si intenda un testo che ci impartisce valori e insegnamenti validi anche nel momento in cui lo leggiamo, sia esso scritto duecento o cinque anni fa.

Il Buio Oltre La Siepe è, come abbiamo visto, un testo ricco di spunti di discussione dal punto di vista degli stereotipi di genere, del ruolo della donna e degli uomini, degli scontri sociali e razziali.

Qualche settimana fa è diventata virale la notizia di una scuola del Mississippi che ha vietato agli studenti la lettura de Il Buio Oltre La Siepe per via dell’uso razzista della lingua, mentre in realtà la Harper si attiene alla lingua usata realmente negli anni ’30 negli Stati del Sud. “Negro” è una parola intollerabile oggi in America, ma all’epoca molto comune. Censurare questi termini andrebbe a togliere la forte componente realistica del testo, cosa inutile e dannosa. Indubbiamente, il libro propone una visione “bianca” della narrazione, ma può benissimo essere accostato a testi di autori di colore o proposto dall’insegnante in maniera critica.

Nonostante questo caso isolato, comunque, il capolavoro della Harper è ancora insegnato in tante scuole e università del mondo, segno della sua contemporaneità. 

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