Ricordo molto bene il giorno del mio menarca. Eccome se me lo ricordo. Nonostante i miei genitori mi avessero spiegato per filo e per segno che un giorno dalla mia vagina sarebbe uscito del sangue, e che questa cosa sarebbe continuata ogni mese, per una settimana, fino a quando il mio corpo non avesse deciso che no, non è più tempo per figliare, quando effettivamente vidi il sangue macchiare le mie mutandine di cotone a fiorellini, beh, un momento di panico l’ho avuto.

C’è anche da dire, però, che io ebbi il mio primo ciclo due mesi prima dei miei undici anni, avevo appena finito la quinta elementare e chiamavo ancora il mio organo sessuale principale farfallina. Ero piccola, suvvia, concedetemelo. E proprio perché ero piccola, quel giorno abbracciai la frase non dire in giro che hai avuto le mestruazioni.
Qualche domanda me l’ero fatta, anzi, più di qualche. Ero diventata “signorina”, così mi era stato detto, quindi perché non potevo dire alla mia migliore amica, nonché mia vicina di banco dai tempi della seconda elementare, che il mio corpo aveva fatto la svolta decisiva? Perché non potevo dare a tutti la spiegazione della mia crescita di dodici centimetri in altezza in un solo anno? Insomma, stavo diventando grande, perché non potevo dirlo? Beh, la risposta fu: Hai avuto il ciclo molto presto, le persone potrebbero criticare. Quello sì che fu uno scacco matto alla mia autostima! Il primo passo per sentirmi sbagliata. A causa di ciò, posso giurarvelo, ho passato la prima media a tenermi dentro questo segreto, andando in bagno stando attenta che nessuno vedesse l’assorbente che scivolava dal mio zaino alla mia tasca.
In seconda media le cose migliorarono, dato che alcune amichette decisero di confessarsi, dicendomi che anche loro erano state colpite da quella che, in quel periodo, mi sembrava solamente una maledizione. Alcune di loro erano appena state maledette, mentre altre, come me, avevano tenuto dentro di sé quel segreto per un intero anno. Quindi non ero la sola!
Decisamente fu un sollievo, anche se continuavo a non capire per quale motivo ci fosse quella paura nel parlare del ciclo. Paura che, comunque, continuava anche dopo la confessione. Chiedere un assorbente? Dire che era arrivato il ciclo il tot giorno? Per carità! Si potevano vedere le guance delle altre ragazzine diventare color porpora. Ma ancor peggio erano i maschietti, i quali non sapevano minimamente cosa fosse il ciclo, e quando una volta una mia compagna di classe si macchiò di sangue il nuovo pantalone bianco, le voce che se la fosse fatta addosso (e non l’urina), girò per tutta la scuola. Un’altra domanda si palesò nella mia testa: perché i ragazzini non sapevano nulla del ciclo? Dopotutto era qualcosa che riguardava anche loro, dato che prima o poi avrebbero potuto avere una fidanzatina, o che prima o poi avrebbero potuto desiderare di avere un figlio.
Tutto ciò, però, accadde alle medie. Alle superiori le cose cambiarono radicalmente; quasi tutte le ragazze avevano avuto il menarca, dicevano di avere il ciclo in un determinato periodo e i ragazzi conoscevano l’esistenza di quella settimana precedentemente così misteriosa (ma solo perché era il periodo in cui dovevano stare alla larga dalle femminucce, perché aggressive. Un po’ uno stereotipo, ma comunque). L’accettazione del ciclo, però, almeno secondo la mia esperienza, arriva tra il quarto e il quinto anno delle superiori, quando si sta diventando maggiorenni. Non so cosa scatti, forse è perché c’è più confidenza tra le persone? O forse perché ormai le idee si sono ben plasmate in ogni mente? Beh, fortunatamente adesso non vivo più il ciclo come una maledizione. Almeno io e tutte le ragazze della nostra cultura.
Perché in molti altri luoghi del mondo, la donna con le mestruazioni è sporca, quasi posseduta da un’entità maligna. Ed una cosa è la nonna che dice di non toccare le piante, affermazione a cui probabilmente non crede nemmeno lei, un’altra è essere completamente isolata perché il contatto fisico con una donna in tale stato è proibito, magari in quelle stesse società in cui il ruolo della donna è principalmente quello di grembo materno. Senza ciclo non si potrebbero fare figli, quindi tutto ciò è vagamente contraddittorio. Ma solo vagamente, eh.
Probabilmente questa discriminazione è dovuta dal fatto che, in quei giorni, la donna fa uscire dal proprio corpo “la morte”, e la morte non piace a nessuno; essa è tuttavia qualcosa di estremamente naturale e, anzi, il ciclo mestruale potrebbe essere quasi una metafora della resurrezione: dal sangue e dalle cellule morte l’utero torna fertile, in grado di creare nuovamente la vita.
Vorrei che la maledizione del ciclo mestruale smettesse di esistere, in tutto il mondo. Vorrei che nessuna bambina si sentisse sbagliata come mi sono sentita io, e vorrei che nessuna donna continui a sentirsi sbagliata per tutta la propria vita durante quei giorni.
L’unico modo credo sia parlarne. Come ho fatto io in questo articolo. Parlate della vostra esperienza, dei vostri dubbi, che siate donne o uomini.
Il silenzio non fa bene in questi casi, ve lo assicuro.

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