Certamente non ci si alza la mattina avendo voglia di creare un gruppo maschile che discuta le questioni di genere, con l’obiettivo di creare i presupposti per ripensare il maschile in maniera non patriarcale. È qualcosa che si è formato, in me, piuttosto lentamente. Frequentavo già le riunioni di un gruppo simile, che però non mi davano una grande soddisfazione: non c’era molto confronto con generazioni diverse dalla mia, soprattutto generazioni più giovani, e non era quasi mai rappresentata una maschilità diversa da quella etero – due cose che desideravo molto.

Le desideravo perché il confronto con tanti femminismi mi ha fatto capire che molte cose sul proprio genere e orientamento sessuale (nel mio caso, l’eterosessualità maschile) non riesci a comprenderle né a conoscerle finché non ti confronti con altre sensibilità. Un corpo diverso dal tuo vede, sente, subisce cose e si esprime in modi che per te possono essere del tutto invisibili. Per svelare il più possibile i poteri che sono in gioco nelle relazioni, le minime violenze attuabili con un gesto o una parola, stereotipi e luoghi comuni dolorosi per molti e molte, serve il confronto con chi è diverso da te. Altrimenti ci si racconta sempre le stesse cose e non si va molto avanti.

Quella precedente esperienza mi ha comunque aiutato a capire un fenomeno interessante – oltre che a conoscere ottime persone. Sono venuto a conoscenza di tantissimi gruppi maschili sparsi sul territorio italiano che fanno molte attività interessanti – CAV maschili (CAM), attività nelle scuole, sensibilizzazione alle questioni di genere, riflessione sul maschile, e così via – che vengono molto poco pubblicizzate.

Da una parte, ed è ovvio, c’è una grossa resistenza al diffondersi di attività che sono subito colpite da opinioni stereotipate o da veri e propri stigmi sociali. Ricordiamoci che questo è un paese dove chi va dall’andrologo è “uno che ha un problema a fare sesso”, e non uno che semplicemente si occupa della propria salute.

Dall’altra, si tratta di fenomeni politicamente molto poco gestibili e che quindi si tende a ignorare o a sottostimare, perché si è già visto più volte che un gruppo di uomini pronti a mettere in discussione il potere patriarcale sono decisamente poco tollerati sia “da destra” che “da sinistra”.

Insomma, nel più banale dei modi, un bel giorno metto un annuncio su Facebook: cerco maschilità di ogni sesso, genere e orientamento per creare un gruppo che rifletta sulle questioni di genere, con una particolare attenzione alla violenza di ogni tipo e ai rapporti con i femminismi.

Ho voluto iniziare il lavoro con un gruppo adoperando lo strumento del separatismo che, ci tengo a ripeterlo, è uno strumento politico, e non una identità o una ideologia politica; questo perché può capitare che la presenza dell’elemento femminile possa imbarazzare o comunque inibire durante la discussione, specie se sono sul tavolo argomenti delicati e personali. Ho anche desiderato che tutto ciò avvenisse in uno spazio politicamente liberato, e non “a casa mia” o in un locale commerciale, sempre per dare il giusto connotato politico agli incontri.

Dopo due anni e mezzo eccoci ancora qui, riusciamo a vederci almeno una volta al mese e si lavora sempre parecchio e con molto divertimento. Come in tutti i gruppi, c’è l’incontro in cui siamo in tre e quello in cui siamo quasi in venti; c’è la volta che si finisce in un’oretta e la volta che si tira avanti fin dopo mezzanotte, ma credo sia del tutto normale. In più, dopo circa un anno e mezzo, abbiamo smesso col separatismo e sono ammessi ai nostri incontri, a seconda dell’argomento, tutti i sessi, i generi e gli orientamenti.

A cosa serve un gruppo come questo?

È facile da spiegare: non ci sono luoghi, soprattutto per gli uomini, nei quali ci si possa confrontare, personalmente e politicamente, sulle questioni di genere in maniera libera. Sono argomenti che non si toccano a scuola se non per iniziative sporadiche, né sul luogo di lavoro, né attraverso i media, che anzi ne distorcono spesso la percezione e il linguaggio.

Credevo che un gruppo del genere fosse solo una mia necessità: mi sono ricreduto provando a condividerla.

Un gruppo permette anche di interagire con altri gruppi già esistenti su questi stessi argomenti, condividendo parole e pratiche. Si smuovono intelligenze collettive e modi di partecipare che il singolo, per quanto competente, illuminato e con molto tempo a disposizione, non può contribuire a sviluppare da solo. Così, quasi per scherzo e per scommessa, si crea qualcosa per fare politica insieme e per fare cultura insieme, dal proprio territorio a chissà dove.

E, cosa da non sottovalutare, ci si diverte davvero tanto.

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