Femminismo

La prima volta che ho creato un gruppo maschile

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Lettera a una futura non madre
Commenti (2)
  1. Barbara Rivera ha detto:

    Per lavoro sono immersa quotidianamente in un ambiente prettamente maschile, uomini sono tutti i miei colleghi che ho avuto negli anni, uomini i contatti e via dicendo e… Ho notato che moltissimi di quelli che a contatto con il “pubblico” si sentono in dovere di fare commenti e battute da macho stereotipato, poi nel privato e parlandogli direttamente in realtà non le pensano davvero.
    È che purtroppo è ancora diffusa questa idea che un uomo per essere tale debba fare certi commenti e certi discorsi, molti non si soffermano neppure a valutare se sono cose che pensano davvero o se più spesso sono stereotipi che stanno recitando.

    Quindi ben venga una iniziativa del genere, molti “machi” credo che sentano perfino il bisogno della possibilità di parlare in modo serio di certi argomenti, senza dover reggere la parte… Ma non osano farlo nella società.
    C’è solo da guadagnare quindi!

  2. Roberto ha detto:

    Interessante articolo sulle “questioni di genere” da un punto di vista etero, cosa ancora abbastanza rara. Così com’è interessante tutta l’attività di blogger di Lorenzo Gasparrini (da salvare la pagina “altre cose che faccio in rete” da leggere poi con calma). Attualmente è un punto di vista assai outsider. Si può aggiungere che la prima linea di discriminazione è quella sessuale? Soprattutto dei luoghi comuni fisici. Per esempio che una caviglia grossa generi rifiuto fisico sull’intera persona. Alla fine il sessismo sessuale è trasversale, impone i suoi modelli, genera compartimenti stagni, produce una marea di insicurezze e infelicità che esisterebbero anche in un mondo paritario. Se poi uno ha gusti diversi, gli si dice che gli va bene “di ogni” basta che respiri.

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