La narrativa LGBT+ spesso si ritrova a raccontare la stessa trama con qualche leggera variazione ma che si può riassumere in questo schema.

 

In particolare, se il libro ha meno di vent’anni, dopo varie peripezie le persone importanti della sua vita accettano il protagonista; se il libro ha più di vent’anni è probabile che il protagonista venga simbolicamente punito in qualche modo: i più gettonati sono la pazzia, la prigione, la morte, il convento et alia.

Ci sono tantissimi esempi oggi giorno di personaggi LGBT+ in opere di narrativa, protagonisti e non, che non seguono questi schemi e stereotipi ma vengono inseriti nella narrazione come personaggi autonomi che in più sono anche LGBT+.

In questo articolo però, voglio proprio parlare di opere che trattano l’omosessualità come tema principale: spesso siamo ancora incentrati sul coming out, e, pur essendo vero che si tratta di un momento chiave nella vita di molte persone LGBT, non è l’unico momento chiave e non è l’unico momento che valga la pena raccontare.

Per questo quando trovo un libro che si discosta da questo schema sono sempre molto curiosa.

 

La Santa piccola, Milena Edizioni, mi è piaciuto subito per la sua prosa; semplice, immediata, cruda ma avvolgente; Vincenzo Restivo, con l’idioletto napoletano dei suoi tre personaggi, dipinge un panorama complesso con una naturalezza piacevole nell’arco di pochissime pagine. È un romanzo breve, il tempo di un viaggio in treno; mi ha lasciato con la sensazione di volere di più, come se fosse solo un episodio di una serie televisiva e dovessi aspettare una settimana per la prossima puntata.

Voglio porre l’accento sulla questione della naturalezza perché è ciò che ho apprezzato di più: Restivo racconta una storia di prostituzione maschile, omosessualità, “amore” violento, prepotenza e superstizione, e riesce a farlo senza melodrammi o patetismi proprio perché sceglie di raccontare in prima persona con le parole di tre diciassettenni.

La quarta di copertina di La Santa piccola è uno dei tradimenti peggiori che si potessero fare a questo libro; per venderlo come una storia “impegnata” e importante, la quarta parla di «un’adolescenza contagiata da un mondo di adulti fin troppo» e di «bisogno d’amore in un mondo che li vede fin troppo randagi». Ecco, secondo me queste parole tragiche e altisonanti fanno un grosso torto al pregio migliore di questo libro: una secchezza e tranquillità quasi atroci per i temi che tratta.

È un libricino breve e non vi farei un favore se vi raccontassi la trama, o anche solo alcuni stralci; del resto, dura un viaggio in treno, un momento di pendolarismo perfetto per cominciare o finire la giornata con dei pensieri in più.

 

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