È abbastanza evidente come l’attuale momento culturale stia vivendo una fase di postmodernismo che spinge spesso gli autori di storie a far leva su elementi nostalgici per ingraziarsi l’attenzione del pubblico (qualcuno ha detto Anni Ottanta?).
La domanda quindi è: si può ancora parlare del presente con altrettanto trasporto?
La risposta dovrebbe essere “Ovviamente sì”, ma da qui a realizzare prodotti convincenti ce ne passa.
Poi succede che mi imbatto in due graphic novel di Flavia Biondi e ne rimango abbagliato.
Nello specifico, il primo fumetto si chiama “La Giusta Mezura” ed è uscito da pochissimo, mentre il secondo, “La Generazione”, è del 2015, entrambi editi da Bao Publishing.
In realtà, a dispetto della sua giovane età – classe ‘88 – l’autrice ha già alle spalle altri tre convincenti lavori che vi invitiamo a recuperare, anche perchè trattano di tematiche molto care da queste parti: Barba di Perle (2012), L’Orgoglio di Leone (2014) e L’importante è finire (2015), tutti e tre a forte trazione LGBT e non a caso pubblicati da quell’interessante realtà che è la casa editrice Queer Renbooks.

Ma, dicevamo: raccontare il presente.
Ne “La Generazione” assistiamo al ritorno di Matteo presso il paese d’infanzia, un borgo fiorentino i cui abitanti non lesinano giudizi e la cui mentalità chiusa aveva spinto il giovane tre anni prima a scappare in direzione Milano. La fine della storia con il proprio compagno è quindi l’occasione per il protagonista di fare tesoro del recupero dei legami famigliari, mettere da parte le proprie insicurezze e guardare al futuro con una nuova prospettiva e rinnovata voglia di fare progetti.

I protagonisti di “La Giusta Mezura” sono invece un po’ più grandi (dei “quasi trentenni”), ma vivono il proprio futuro con altrettanta irrequietudine. Si tratta di Mia e Manuel, una giovane coppia che vive a Bologna in una casa condivisa con altri coinquilini. La storia è raccontata in prima persona da Mia, che rappresenta la visione più “mercuriale” del futuro in contrapposizione con l’approccio più “pianificato” del compagno.
Ora, se vi state chiedendo cosa ci sia da appassionante nel ritratto di una comune coppia eterosessuale già avviata, è proprio qui che l’autrice centra il bersaglio: sì, perché la nascita di una storia, così come la sua conclusione, sono spunti narrativi intrinsecamente coinvolgenti. Scegliendo invece di concentrarsi su quello che c’è in mezzo, di fatto la Biondi affresca un ritratto onesto, mai cinico ma nemmeno assolutorio, su ciò che generalmente nella narrazione tradizionale del rapporto di coppia viene banalizzato o non raccontato affatto, spalancando un mondo di inquietudini individuali e piccole scelte di impatto variabile, ciascuna delle quali è in grado di influenzare l’equilibrio su cui poggia un futuro che si auspica condiviso.
Personalmente sono piuttosto convinto che tutto il nostro vivere, da una sfera personale fino a quella pubblica, sia il frutto di una continua tensione: nel momento in cui questa viene a mancare, si perde quel conflitto che consente a noi come individui e alla società di evolvere cercando il proprio miglioramento. Ecco, il concetto della “giusta mezura”, preso in prestito da reminiscenze medievali, racconta proprio questo.

Tanto carucci, loro.

Volendo individuare dei tratti comuni nelle due opere, innanzitutto l’uso della prima persona usata come una “voce fuori campo” che racconta a ritroso le vicende consente al lettore di entrare rapidamente in sintonia coi personaggi e venire subito coinvolti nel racconto.
C’è poi il tema dell’accettazione: nel primo caso, accettare la fine di una storia, nel secondo caso accettare la lotta quotidiana su cui si costruisce un rapporto a discapito di una visione idealizzata e cavalleresca, perpetuata a lungo dai media per imboccare il pubblico con facili speranze usa e getta.
Il rapporto con la famiglia vista come nucleo al quale dovere in qualche modo “rendere conto” – per fare coming out o per chiedere supporto economico – è un altro tema ricorrente.
C’è poi, enorme come un elefante in una stanza, la questione del futuro (ma quante volte l’ho scritta, questa parola?). Oggi si parla tanto di Millennial – e i protagonisti dei due graphic novel coprono tutto il range compreso in teoria in questa etichetta – ma forse il modo migliore per capire una generazione è proprio comprendere la visione che ha dell’avvenire. Potrebbe essere una illazione – non troppo tirata per i capelli, data l’età anagrafica – ma sembra che l’autrice l’abbia compreso proprio sperimentandolo in prima persona, o perlomeno la cosa si percepisce perché è davvero molto facile empatizzare con i personaggi.

La prima foto che mi è uscita cercando “Millennial” su Google. Vagamente edulcorata.

Al di là dei temi, c’è comunque la questione della forma: in estrema sintesi, credo di aver letto dei fumetti fantastici.
I disegni sono assolutamente strepitosi, dall’espressivissima caratterizzazione dei personaggi con quelle “lentiggini” in viso usate come cifra stilistica fino alla rappresentazione dei luoghi, con un’Italia che emerge vivida fra metropoli, città d’arte e piccoli paesi e un contesto che diventa parte integrante della storia.
La capacità di storytelling dell’autrice è impressionante, dalla costruzione della tavola fino alla scrittura dei dialoghi, ma soprattutto considerando che è molto difficile non vi vengano i lacrimoni dopo aver chiuso il volume fra le mani.

No ti assicuro, nessun ma, tutto bello bello.

Sì, perché al centro di queste due storie c’è una visione onesta e priva di stereotipi dell’amore, nelle sue diverse sfaccettature, familiare e romantico. Rispetto a quest’ultimo mi piace poi evidenziare come l’orientamento sessuale non faccia – evviva! – assolutamente nessuna differenza: non fraintendiamoci, il fatto che ne “La Generazione” ci sia di mezzo l’omosessualità innesca delle logiche di accettazione pubblica della coppia, mentre ne “La Giusta Mezura” esce fuori il tema del rapporto fra i sessi (“Il mondo è cambiato. L’emancipazione femminile e tutto il resto, insomma. È cambiata la concezione della donna, ma quella dell’uomo resta sempre la stessa, e le due cose fanno fatica a combaciare”). Le dinamiche di costruzione del rapporto e di gestione del legame sono però quelle, perché si sta parlando dello stesso identico sentimento: ci si può così immedesimare tranquillamente da etero in una storia omo e viceversa, scambiare i generi e gli orientamenti e il risultato non muterebbe di una virgola.
Sì, in quest’epoca il futuro tendenzialmente spaventa un po’ tutti. Consoliamoci però del fatto che ci siano anche autrici così brave e naturali nel raccontare l’oggi da farci sentire meno soli mentre ci affanniamo a costruire il nostro domani.

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