In uscita nelle sale italiane il 1 marzo 2018, Lady Bird è la storia di una ragazza di Sacramento alle prese con l’ultimo anno delle superiori e il percorso di ammissione al college, con tutte le varianti che quegli anni di salto nel vuoto portano con sé.

Fin qui voi direte: che bella novità? Di teen drama ne abbiamo fin sopra i capelli. E invece no, piano con i giudizi affrettati, stavolta.

La pellicola, che vede l’esordio di Greta Gerwig come regista, affronta così tante tematiche da rendere davvero difficile scegliere da dove cominciare a parlarne. Le storie intrecciate dei diversi personaggi toccano molteplici sfaccettature dell’esperienza umana che tutti accomuna: la vita.

Innanzitutto, perché “Lady Bird”?

È il nome che Christine McPherson, la protagonista del film, si attribuisce in sostituzione di quello assegnatole dai genitori, e che pretende che tutti, persino a scuola, utilizzino. Sicuramente un segno di ribellione verso tutto ciò che è precostituito, un tratto tipico degli anni dell’adolescenza.

Ulteriori significati dietro il nome potrebbero essere un riferimento alla moglie del trentaseiesimo Presidente degli Stati Uniti, o alla traduzione letterale, “coccinella”. Ma sarà la stessa Gerwig a rimuovere, in un’intervista radiofonica, il velo magico dell’interpretazione, rivelando una genesi del nome pressoché inconscia: deriverebbe, infatti, da una filastrocca per bambini che recita “ladybird, ladybird fly away home” (n.d.r. “coccinella, coccinella vola via verso casa”). Sebbene il componimento originale si lasci poi andare a fatti ben più oscuri – incendi e bambini scomparsi – quel primo verso racchiude perfettamente la sincrasi alla base della storia: andare via per ritrovare casa in maniera del tutto inaspettata.

La famiglia McPherson è uno strano collage che trova la sua armonia, ma anche i suoi momenti critici, nella diversità.

La madre, Marion, è un’infermiera che lavora senza sosta pur di mantenere la famiglia, e per Lady Bird diventa quasi la manifestazione di tutto quello che non vuole essere. Larry, il padre, si ritrova senza un lavoro dopo anni di onorato servizio, e combatte in maniera pacata contro i demoni della depressione. Miguel, il fratello adottivo, e la sua fidanzata Shelly, sono entrambi laureati ma alle prese con le casse e le buste del supermercato. Quest’ultima è accolta dalla famiglia del ragazzo perché i genitori di lei la ripudiano, in quanto non approvano il sesso prematrimoniale.

È l’America del 2002, quella del post 9/11, una realtà ormai lontana, ma anche assolutamente e quasi grottescamente vicina.

Un’ambientazione, quella della California suburbana, che diventa una metafora della gabbia provincialotta in cui Christine si sente stretta. Lady Bird sogna la metropoli della East Coast, sogna la Cultura e quei luoghi dove “gli scrittori si appartano nei boschi”. E si sente ancora di più un’outsider perché le condizioni economiche della famiglia non permettono loro di vivere in una casa in centro con piscina.

Lady Bird dice a tutti di vivere “al di là dei binari”, fuori dalla città appunto.

Lady Bird, coadiuvata dal suo essere estremamente ambivalente, esplora in gran numero realtà umane anche lontane da lei. Ambivalente perché odia la sua città, ma il suo forte spirito critico la porta ad osservarne i dettagli e assaporarne la bellezza; perché non è sicura della sua fede, ma si ritrova in un ambiente fortemente cattolico; perché cerca di allontanarsi dalla mediocrità della working class e, nella sua ansia di ricerca, resta delusa persino in questo caso. Si trova a confronto con stili e scelte di vita che non afferra del tutto, che prima giudica e poi recepisce.

Nonostante questo incontro con l’altro, il nocciolo della pellicola resta il rapporto con la madre, ipercritica ma a suo modo amorevole: “avete entrambe una forte personalità”, così il padre descrive la loro relazione.

In una scena tra i camerini Lady Bird prova un vestito e si rammarica della schiettezza della madre che, senza mezzi termini le confessa i propri dubbi sul capo di abbigliamento. Il film mostra la dinamica secondo la quale anche la minima critica da parte di un genitore riesce a penetrare la mente di un figlio in una maniera altrimenti sconosciuta.

È una commedia sui generis: dolce senza diventare smielata, scorrevole nel susseguirsi delle scene, leggera nella presentazione, ma profonda nei contenuti. Non possiede quell’humor da grandi risate sguaiate né si tratta una tragedia strappalacrime.

Lady Bird lascia allo spettatore, grazie alle sua apparente genuinità, quel sorriso amaro della vita vissuta e di una società in cui riusciamo fin troppo bene a riconoscerci. È una storia sul significato della parola “casa”, che racconta quanto sia difficile riuscire a capire, finché non ci si allontana, cosa questo inafferrabile concetto sia.

Infine, in una Hollywood sempre più scossa da voci femminili, è importante che sia un racconto scritto e diretto da una donna su una giovane donna che sta per imbarcarsi alla volta di una delle più grandi avventure possibili: essere la migliore versione di se stessi.

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