La pubblicazione Delitti d’onore, nella quale abbiamo detto degli arresti e omicidi di residenti ceceni basati solo sul sospetto di omosessualità, ha causato grande risonanza.

Rappresentanti ufficiali della Repubblica Cecena ci hanno accusato di “calunnia” e di diffusione di “gossip”. Il responsabile ai rapporti con la stampa del Ministero degli Affari Interni della Repubblica Ceca ha espresso l’opinione che fosse “solo uno scherzo di cattivo gusto”.
Ramzan Kadyrov, il consigliere degli affari religiosi e Adam Shaheed hanno accusato Novaya Gazeta di “disinformazione di una intera nazione”, e l’Unione dei giornalisti ceceni ha suggerito di “non considerare più i dipendenti di Novaya Gazeta come giornalisti”.
Allo stesso tempo, tutti i funzionari ceceni, parlamentari e personaggi pubblici hanno negato l’esistenza di omosessuali tra i ceceni. E – contemporaneamente – hanno detto che queste persone non hanno posto in Cecenia. Non meritano il diritto alla vita.

Allo stesso tempo, sul numero verde (kavkaz@lgbtnet.org), creato dalla Rete LGBT russa in coordinamento con Novaja Gazeta e con attivisti dei diritti umani russi, sono cominciati ad arrivare i primi appelli. Le persone che sono state perseguitate in Cecenia a causa del loro orientamento sessuale hanno cominciato a mettervisi in contatto attraverso vari canali.
Alcuni hanno avuto la possibilità di andare in Europa per conto proprio e sono ora impegnati nella raccolta di informazioni riguardo i loro amici. Qualcuno è andato fuori dal paese, nella città russa, e da lì ci ha contattato. Qualcuno è ancora nascosto in Cecenia.

 

 

Insieme agli attivisti russi di della Rete LGBT, abbiamo ottenuto tre testimonianze di persone residenti in Cecenia, le quali ci hanno raccontato cosa sia loro successo. Al momento tutte queste persone e le loro famiglie sono al sicuro, al di fuori della Russia. Abbiamo anche raccolto altre testimonianze che raccontano di persone uccise o nascoste in Cecenia (c’è un messaggio vocale da parte di una persona che si nasconde — E. M).

Tutte queste prove sono state ottenute in tempi diversi da persone diverse che vivono in diverse regioni della Cecenia, di diverso status sociale e che non hanno familiarità le une con le altre.
Tuttavia tutte le testimonianze hanno elementi che si ripetono e che consentono di ripristinare una cronaca di repressioni di massa contro i ceceni, sospettati di orientamento omosessuale.

Abbiamo aperto il precedente articolo con le nostre fonti dal Servizio di Sicurezza Federale e il Ministero dell’Interno della Repubblica Cecena.
Hanno collegato le repressioni contro la comunità LGBT cecena con l’attuazione di una parata gay in quattro città del Caucaso, in linea con il progetto GayRussia.ru, ai primi di Marzo.
Tuttavia, queste affermazioni hanno provocato una risposta negativa enorme nel Caucaso, innescando una seconda ondata di repressione.

Perché non è la prima.

 

 

È iniziato in modo piuttosto “tradizionale” per la Cecenia.
Nei primi 20 giorni di Febbraio è stato arrestato un uomo che era, secondo Novaja Gazeta, sotto l’effetto di stupefacenti.
Devo dire che in Cecenia lo stesso tipo di punizione viene usato non solo contro i terroristi, i salafiti e gli omosessuali, ma anche con i tossicodipendenti e persino i trasgressori delle regole del traffico: per prima cosa, le forze dell’ordine indagano sui loro telefoni cellulari.

Studiando il cellulare del tossicodipendente sono state trovate foto e video sessualmente espliciti, e decine di contatti di persone locali omosessuali. E proprio questo ha provocato la prima ondata di arresti ed esecuzioni.
Quando il leader di GayRussia.ru, Nikolay Alekseev, aveva deciso di impegnarsi in una campagna nazionale nel Caucaso, in Cecenia già vi erano morti. Però le onde di proteste hanno cominciato a diminuire.
Per lo meno, in una delle prigioni segrete – quella citata in quasi tutte le testimonianze delle persone che sono state intervistate – al momento delle dichiarazioni provocatorie da parte di attivisti GayRussia.ru, i detenuti con l’accusa di omosessualità sono stati rilasciati.

E ora vi è una prigione di nuovo al completo.

 

 

 

Già una settimana e mezzo fa, abbiamo ricevuto informazioni da fonti nelle Agenzie di Sicurezza su una prigione segreta nella città di Argun.
La prigione è costituita da diversi edifici, che sono formalmente vuoti. Negli anni 2000 era designata come ufficio del comando militare, poi sostituito dal dipartimento di polizia di Argun.
Ora l’OMVD Russia di Argun si è trasferito in un nuovo posto, e l’ufficio dell’ex comando militare (indirizzo: Argun, Kadyrov Street, 99b) è diventato uno dei tanti possibili luoghi di detenzione segreti in Cecenia.

Inoltre, la fonte di Novaya Gazeta che è attualmente in Europa, ci ha inviato una foto di alcuni agenti della polizia cecena. Foto accompagnata da un commento: “Questi due hanno cominciato ad uccidere ad Argun le persone omosessuali.”

Questa foto, Novaya l’ha trovata sul profilo Instagram di Ayuba Kataeva, capo dell’OMVD Russia. Sullo sfondo, solo due uomini sono ben visibili: il Presidente del Parlamento della Cecenia, Magomed Daudov (meglio conosciuto con il segnale di chiamata “Signore”), e il capo in persona dell’OMVD.
La foto è stata pubblicata su Instagram il 7 marzo.
Secondo le nostre fonti, comprese quelle che erano nel carcere di Argun, il “Signore” è stato presente al rilascio dei detenuti ed al loro trasferimento dai loro parenti.

Non è difficile per gli investigatori verificare la regolarità delle visite del Presidente del Parlamento ceceno all’edificio abbandonato dell’ex comando militare tra febbraio e marzo.
Uno dei modi più semplici (ma non solo questo) è stato rintracciare il segnale del cellulare di Daudov captato dalle stazioni degli operatori di telefonia mobile, in base al quale l’indirizzo triangolato sarebbe quello di Kadyrov Street, 99b.
Fatto importante: se l’OMVD Russia di Argun si trova ora a un altro indirizzo, qual è stata la ragione, dunque, per andare al vecchio indirizzo?

Anche dalle prove ottenute da Novaya Gazeta e dagli attivisti della rete LGBT Russa consegue che tra i detenuti vi era un gran numero di “vittime casuali.”

I cellulari dei detenuti sono stati volutamente lasciati accesi e tutti gli uomini che hanno chiamato da questi telefoni (anche se erano innocenti), subito sono caduti nella campagna mediatica per la purezza sessuale della Cecenia.
Hanno anche illegalmente detenuto le persone, le hanno picchiate, torturate con scosse elettriche e, nel migliore dei casi, rapite in cambio di un riscatto enorme.
Siamo consapevoli di situazioni vissute da famiglie che hanno dovuto vendere con urgenza i loro appartamenti e altre proprietà per salvare i loro cari.

Purtroppo, non tutti sono riusciti a salvarsi.

Al momento, Novaya Gazeta ha informazioni circa delle vittime. La loro morte è confermata da numerose prove (testimoni dell’omicidio, e il “Novoj”, fonti delle forze dell’ordine cecene). Inoltre, ci sono informazioni riguardanti una quarta vittima.

Se questa persona sia viva o morta è in grado di scoprirlo solo il Comitato Investigativo della Federazione Russa (TFR). Ma nel corso degli anni, negli appelli al bilancio del TFR [riguardo ai] delitti, abbiamo trovato una triste tendenza: per qualsiasi dichiarazione circa un crimine del Comitato Investigativo della Federazione Russa si registra un appello a non procedere a qualsiasi controllo.

Considerando questo punto, intendiamo fare appello al Procuratore Generale della Russia per obbligare il presidente del TFR, Bastrykin, ad effettuare una verifica delle nostre pubblicazioni, ai sensi dell’art. 144-145 del Codice.

Nel corso degli ultimi due anni le repressioni di massa in Cecenia sono diventate una cattiva tradizione. E ogni volta queste repressioni diventano sempre più catastrofiche e sempre più assurde.

La mancanza di una risposta giuridica adeguata dalle Agenzie Federali e dalle forze dell’ordine fornisce la sicurezza dell’immunità legale.

D’altra parte, le repressioni di massa contribuiscono senza dubbio al silenzio degli stessi abitanti della Cecenia.

Tuttavia, la campagna della comunità LGBT locale ha la possibilità di porre fine al silenzio ceceno. Nei giorni scorsi, abbiamo ricevuto non solo un gran numero di messaggi al numero verde, ma abbiamo anche visto come le persone hanno provato a superare la paura, perché vogliono parlare di quello che è successo.
Questo può avere una spiegazione: i membri della comunità LGBT sono diversi da tutti gli altri difensori dei diritti umani e attivisti.
Si può smettere di essere un attivista per i diritti umani, è possibile cambiare le opinioni politiche, si può anche cambiare la fede. Ma non si può cambiare il colore della pelle o l’orientamento sessuale. È per questo che gli attivisti LGBT e gli attivisti neri in America sono diventati il motore del movimento per i diritti umani.
Ecco perché in Cecenia, se vengono perseguitati gli omosessuali, non si può più rimanere in silenzio.

C’è un’altra circostanza: in Cecenia chiunque sia detenuto, per qualsiasi crimine, ha sempre la possibilità di rimanere in vita. Ma non gli omosessuali.
La società cecena non lascia loro il diritto alla vita. Queste persone, anche se messe con le spalle al muro, non lasciano vincere la paura.

 

Elena Milashina

 

Si ringrazia Liuba Panteleika per la traduzione dal russo.

FONTE ORIGINALE

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