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London Collections Men AW16 Day #1: Genderless? Sì!

London Collections Men AW16 Day #1: Genderless? Sì!

Articolo di Nicola Brajato

I miei occhi a cuoricino stanno iniziando a tramutarsi in parole.
Ebbene sì! Oggi iniziamo a scoprire quello che la moda considera l’uomo del prossimo autunno/inverno 16. E ad aprirci le porte del futuro è Londra.

Sono sei ore che guardo i vari live delle sfilate e non riesco a stare seduto e composto sulla sedia. E il motivo è una sorta di risposta all’interrogativo che avevo lasciato aperto nel mio ultimo articolo: la moda genderless, patrocinatrice di un maschile plurale, è solamente una tendenza passeggera o si protenderà anche nelle prossime stagioni creando così uno stile che abbraccia identità che dicono NO! alla binarietà di genere? Le immagini parlano chiaro e possiamo tranquillamente affermare che il genderless power vince ancora.

Topman Design apre così la prima giornata della London Collection Man AW16. Irregolarità e contrasto sembrano essere le linee guida di una collezione che si manifesta come un ibrido a metà tra l’estetica skinny-rock di Hedi Slimane e il fascino seventies di Alessandro Michele per Gucci. È un continuo dialogo tra lo street casual e il classy, che si risolve in un dandismo hippie che rinuncia alla perfezione del dettaglio a favore di asimmetrie e fluidità. Elementi tipici del guardaroba maschile, come gilet, blazer e pantalone, vengono deformati, allungati o accorciati, e dotati di una luce glam grazie a velluti e sete. Una rivisitazione del maschile che cancella la rigidità e la serietà e che tra trasparenze, fiori e lunghezze non ha molto da invidiare al womenswear.

Se con Topman abbiamo attraversato il Novecento tra Dandy, borghesi e hippies, Nasir Mazhar ci teletrasporta in un futuro remoto, post-apocalittico, popolato da guerrieri gender & race equality. Infatti il designer londinese, già nella precedente collezione ss16, aveva dichiarato di schierarsi a favore della diversità andando aldilà della classica sfilata dominata da modell* bianch* e skinny. Guerriere e guerrieri nel mondo di Mazhar vestono dunque la stessa uniforme, che copre e scopre a seconda della scelta dell’indossatore.

Dalla collaborazione tra Topman e Fashion East (l’organizzazione no-profit fondata da Lulu Kennedy MBE e l’Old Truman Brewery nel 2000) nasce MAN, un’iniziativa volta a premiare i migliori talenti emergenti, aiutandoli con il lancio del proprio brand. E la triade selezionata quest’anno sta dando un grande contributo nella creazione di una nuova moda maschile.
Rory-Parnell Mooney continua la sua produzione di una moda gender-neutral. Dopo la collezione SS16 ispirata all’astrattismo suprematico dell’artista russo Kazimir Malevich, lo stilista britannico riconferma la volontà nel voler abbattere le barriere di genere per dare vita ad un abbigliamento pratico e funzionale che possa rivestire qualsiasi corpo. Abito da uomo? Questa è la risposta che dà al magazine Dazed: “For me I have designed and put a male model in a dress because, well, quite honestly I would probably like to wear a dress, you know? It’s like, why not put a man in a dress? Not ‘why?’ but ‘why not?’ But less political than maybe it sounds. It’s actually a lot more base than that. Its actually bringing it right back to base level: I would love to walk around in a dress because its actually very comfortable, and easy to wear and its easier to move in. I want to wear it because it’s easy.”

Tra i vincitori del MAN c’è anche lei, Wales Boner. Laureata al Central Saint Martin BA nel 2014, per il prossimo autunno/inverno ci propone una moda genderless in chiave Afro-Americana. Vita alta, pantaloni a zampa, stampe geometriche: tutti elementi che ancora una volta ci riportano negli anni ’70. Guardando i modelli possiamo rivivere gli anni della disco music, un genere in grado di unire gli esclusi, gay, lesbiche, femministe e afro-americans, ma soprattutto di ripristinare, attraverso le movenze della propria danza, un’esperienza polimorfa ed erotica del corpo, rimodellando così i tradizionali concetti di maschile e femminile.

E per chiudere la triade MAN gender equality troviamo lui, Charles Jeffrey. Non trovo aggettivo migliore se non queer per descriverlo. Il giovane designer porta in passerella l’estetica ribelle e visionaria dei Club Kids. Gli uomini del LOVERBOY di Jeffrey sembrano essere usciti da un vero Party Monster. La sovversione dell’egemonia è visibile. Siamo di fronte ad un’estrema dichiarazione queer della moda, che non si interessa più del genere, degli abbinamenti, delle misure, delle taglie, ecc. La sua è una moda stravolgente, chiassosa, libera da ogni possibile categorizzazione.

Restando nel panorama dei talenti emergenti, la sfilata del MA in Menswear del London College of Fashion presenta dei casi molto interessanti sul versante gender. La leggiadria di Alexis Housden dà forma e materia ad un maschile etereo, celestiale, puro. È una moda impalpabile fatta di materiali vaporosi. Si susseguono così identità gentili e trasparenti, accompagnate da bluse in tulle e abiti che rivelano la delicatezza dei corpi.

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Non possiamo dire di certo lo stesso di Grant James Povey, che con la propria moda volumetrica, da vita ad uno stile che si ispira ad elementi genderless della moda cinquecentesca. Dopo la reinterpretazione contemporanea dello stratagliato, della gonnella e della manica a prosciutto, sicuramente molto interessante diventa la rivisitazione del lattughino, accessorio che incorniciava i volti degli aristocratici senza alcuna distinzione di genere.

Per terminare non posso non citare Ziqing Zhou. La sua è una traduzione chirurgica e decostruttivista della moda maschile. Egli slabbra, sfibra, distrugge e ricompone quelli che sono gli elementi che per decenni hanno definito la moda maschile. Così facendo il gentleman viene disfatto e riassemblato in strutture irregolari dove camicie si allungano diventando gonne e cappotti vengono spezzati in una discontinuità fuori dalla norma.

Questi sono soltanto alcuni nomi dei designer che hanno reso memorabile questa prima giornata della settimana della moda uomo londinese. E penso siano abbastanza per poter dire che la moda genderless (al momento) è ancora tra di noi, vibrante nelle sue meravigliose sfaccettature. Non ci resta che attendere le prossime sfilate e i prossimi appuntamenti con Milano, Parigi e New York.

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