Justin Baldoni, attore statunitense e femminista dichiarato, conosciuto ai più nei panni di Rafael nella serie televisiva “Jane the Virgin”, ha partecipato all’ultima edizione di TEDWomen lo scorso 2 novembre, intervenendo con un discorso intitolato “Why I’m done trying to be man enough, traducibile con “perché sono stufo di provare a essere uomo abbastanza”.

TEDWomen consiste in un ciclo di conferenze che verte sul problema del delicato ruolo delle donne nella società odierna in quanto creatrici, innovatrici e portatrici di cambiamento. Perché, in occasione di questo evento, troviamo sul pulpito proprio Justin Baldoni? Perché gli argomenti trattati in questo ciclo di conferenze non sono necessariamente una faccenda di sole donne: se vogliamo costruire una società migliore, che valorizzi anche le potenzialità femminili e i contributi che le donne possono portare, non possiamo escludere a priori gli uomini dalla discussione. Baldoni ha qualcosa da dire in proposito e lo fa tramite un discorso che include coloro che ancora troppo spesso si sottraggono (o, peggio, sono allontanati) dalla discussione sul problema: gli uomini.

Justin Baldoni esordisce dichiarando di non riconoscersi nei ruoli che spesso si trova a recitare sul grande schermo: in genere infatti gli viene richiesto di interpretare il ruolo dello stereotipato playboy affascinante e irresistibile, pura incarnazione del machismo, del potere e del carisma. Tuttavia egli confessa che, lontano dalle telecamere, è esattamente l’opposto: nella vita privata è un uomo dolce, romantico e gentile. Questa ostentazione di “virilità”, opposta ad una natura intima – e nascosta – più sensibile e vulnerabile, è tollerabile nella misura in cui essa si limita a segnare una linea di demarcazione tra ambito professionale e vita privata dell’attore. Il problema sorge nel momento in cui tale ostentazione non si riduce ad un gioco attoriale, ma diventa costitutivo della vita quotidiana di un uomo. E questa purtroppo, come sappiamo, è una dinamica estremamente diffusa nella nostra società: l’uomo, in quanto uomo, deve conformarsi ad un ideale di virilità che si esprime, in modo più o meno stereotipato, nella forza fisica e morale, nel carisma, nell’ambizione, nell’arroganza.

Ai bambini viene insegnato a non piangere, a non mostrare le proprie emozioni, a essere forti, a essere degli eroi. Anche Baldoni non è rimasto immune a insegnamenti di questo genere: già da bambino, per essere accettato dai suoi coetanei e non essere deriso come una “femminuccia”, aveva imparato a nascondere la propria vulnerabilità. Se era debole, fingeva di essere forte, se era insicuro, fingeva di essere spavaldo. Ma ora, dopo un lungo processo di crescita e di riflessione, ha capito che questa logica è malata: cercare di mostrarsi sempre forti agli occhi di tutti è semplicemente estenuante. Tutto ciò, dichiara l’attore statunitense, deve finire: “sono uomo abbastanza?”, la terribile domanda che riecheggia nell’intimità di molti uomini, deve essere estirpata dalla radice, una volta per tutte. Ed è proprio qui che emerge il primo punto di forza del suo discorso: denunciare pubblicamente questa dinamica come un cancro intrinseco alla nostra cultura e presentarla – finalmente – come un problema.

È arrivato il momento di ridefinire il concetto di “uomo”, dal momento che quello attuale ha pienamente dimostrato la sua inadeguatezza. La soluzione suggerita da Baldoni è quella di accogliere dentro di sé, in quanto uomini, anche le qualità tradizionalmente considerate femminili e di essere predisposti ad imparare dalle donne che le incarnano. L’imperativo morale non sarà più quello di essere un brav’uomo, ma, semplicemente, una brava persona. Con ciò non si vuole affermare che quello che è stato appreso riguardo al maschile vada rigettato in toto e che gli uomini debbano rinunciare a tutte quelle qualità propriamente “virili”. Anche questo sarebbe sbagliato. L’invito è semplicemente quello di cercare un equilibrio tra i due poli del maschile e del femminile e di non escludere a priori dalla propria personalità atteggiamenti, comportamenti e qualità in sé positive, ma storicamente considerate “femminili”.

Interessante è l’analogia che Baldoni individua tra la vita ed il mestiere dell’attore. Al’interno del suo discorso egli descrive il ruolo sociale che le persone si trovano a rivestire nei termini di un copione che viene assegnato loro dal contesto culturale in cui cresciamo. Il modo in cui gli uomini si sentono (e, in un certo senso, sono) costretti ad agire e a comportarsi sulla scena pubblica, costantemente circondati da quell’apparente aura di forza e invincibilità, non è altro che uno show, uno spettacolo – una finzione. Infine, quando si tratta di denunciare questo malato sistema di aspettative che grava sugli uomini, egli dichiara la sua volontà di combatterlo e di rovesciarlo perché “stanco di recitare”. Per quanto il mondo della recitazione gli offra una facile analogia, essendo egli attore di professione, non possiamo che elogiarne l’uso, perché con essa riesce a rendere adeguatamente conto della natura non spontanea e non solipsistica degli esseri umani: in quanto persone inserite in una società, siamo chiamati a “recitare” uno specifico ruolo, e veniamo istruiti fin dall’infanzia a questo scopo. Almeno fino a che non avremo raggiunto un certo livello di maturità, non saremo noi a scegliere che ruolo “interpreteremo” in questa vita. Al di là di ogni giudizio morale che se ne possa dare, questo è innanzitutto un dato di fatto. Da qui la necessità di cambiare la società e il tipo di educazione impartita alle nuove generazioni, per cercare di rimediare agli errori del passato. Non a caso il discorso di Baldoni si conclude con un invito a tutti i partecipanti: “vi sfido a vedere se siete in grado di usare le stesse qualità che vi fanno sentire uomini per scavare più profondamente dentro di voi. La vostra forza, il vostro coraggio, la vostra tenacia: possiamo ridefinire i loro significati e usarli per esplorare i nostri cuori? […] Siete abbastanza forti per essere sensibili, piangere quando provate dolore o quando siete felici, anche se vi fa sembrare deboli?

Il discorso di Justin Baldoni è degno di nota non solo perché, in sé, contribuisce a sfatare il mito dell’uomo virile che non deve mostrare mai la propria vulnerabilità, invitando ad accettare la parte più “femminile” del proprio essere e a lasciare libera espressione alla propria personalità nella sua interezza, comprese tutte quelle emozioni, qualità e debolezze che vengono tenute ben nascoste nell’interiorità – ma che, in fin dei conti, ci rendono esseri umani. Questo TED Talk è notevole e assume una forza senza pari anche perché è stato pronunciato da un uomo bianco, eterosessuale e caratterizzato da tutte quelle connotazioni fisiche tipicamente virili che, a dispetto dell’apparenza e di tutte le aspettative, si fa portavoce di ideali femministi e di un nuovo modello del maschile. La verità, lo ripetiamo, è che di femminismo e di problemi di genere può – e dovrebbe – occuparsene chiunque. Justin Baldoni ne è la prova.

 

Il Ted Talk di Justin Baldoni potete trovarlo qui in inglese.
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