#nastywoman, quando le parole di una diciannovenne distruggono Trump

Qualche mese fa abbiamo parlato della Women’s March, manifestazione anti-Trump che ha mobilitato migliaia di donne (e non) per gli USA – a dimostrare come questo presidente rappresenti in realtà solo una parte elitaria e privilegiata di quello che ad oggi è lo stato più influente della Terra. Sono parecchie le celebrità che disprezzano Trump, e altrettante quelle che non hanno paura di sbandierarlo in giro.

Durante la marcia l’attrice Ashley Judd ha recitato una poesia potentissima e diretta, intitolata #nastywoman. Si è venuto a scoprire poco dopo che il testo è in realtà di una ragazza del Tennessee, Nina Donovan, di soli 19 anni. La poesia è come una mitragliatrice accesa, non serve descriverla o dire altro al riguardo, bisogna solo leggere e imprimere la stessa rabbia e voglia di cambiare le cose nella nostra vita quotidiana.

Ecco a voi il video con testo, e la traduzione a seguire.

I am a nasty woman.

I’m not as nasty as a man who looks like he bathes in Cheeto dust. A man whose words are a distract to America; Electoral College-sanctioned hate speech contaminating this national anthem.

I am not as nasty as Confederate flags being tattooed across my city. Maybe the South actually is gonna rise again; maybe for some it never really fell. Blacks are still in shackles and graves just for being Black. Slavery has been re-interpreted as the prison system in front of people who see melanin as animal skin.

I am not as nasty as a swastika painted on a pride flag. And I didn’t know devils could be resurrected, but I feel Hitler in these streets—a mustache traded for a toupee; Nazis re-named the cabinet; electro-conversion therapy the new gas chambers, shaming the gay out of America turning rainbows into suicide notes.

I am not as nasty as racism, fraud, conflict of interest, homophobia, sexual assault, transphobia, white supremacy, misogyny, ignorance, white privilege.

I’m not as nasty as using little girls like Pokémon before their bodies have even developed.

I am not as nasty as your own daughter being your favorite sex symbol—like your wet dreams infused with your own genes.

But yah, I am a nasty woman?!

A loud vulgar, proud woman.

I’m not nasty like the combo of Trump and Pence being served up to me in my voting booth.

I’m nasty like the battles my grandmothers fought to get me into that voting booth.

I’m nasty like the fight for wage equality. Scarlett Johansson: Why were the famous actors paid less than half of what the male actors earned last year?

See, even when we do go into higher paying jobs our wages are still cut with blades, sharpened by testosterone. Why is the work of a Black woman 

and a Hispanic woman worth only 63 and 54 cents of a white man’s privileged daughter?

This is not a feminist myth. This is inequality.

So we are not here to be debunked. We are here to be respected. We are here to be nasty.

I am nasty like the blood stains on my bed sheets. We don’t actually choose if and when to have our periods. Believe me, if we could, some of us would. We don’t like throwing away our favorite pairs of underpants. Tell me, why are tampons and pads still taxed when Viagra and Rogaine are not? Is your erection really more than protecting the sacred messy part of my womanhood? Is the blood stain on my jeans more embarrassing than the thinning of your hair?

I know it is hard to look at your own entitlement and privilege. You may be afraid of the truth. I am unafraid to be honest. It may sound petty bringing up a few extra cents. It adds up to the pile of change I have yet to see in my country.

I can’t see. My eyes are too busy praying to my feet hoping you don’t mistake eye contact for wanting physical contact. Half my life I have been zipping up my smile hoping you don’t think I wanna unzip your jeans.

I am unafraid to be nasty because I am nasty like Susan, Elizabeth, Eleanor, Amelia, Rosa, Gloria, Condoleezza, Sonia, Malala, Michelle, Hillary.

And our pussies ain’t for grabbin’. Therefore, reminding you that are balls are stronger than America’s ever will be. Our pussies are for our pleasure. They are for birthing new generations of filthy, vulgar, nasty, proud, Christian, Muslim, Buddhist, Sheikh—you name it—for new generations of nasty women. So if you [are] a nasty woman or love one who is, let me hear you say, “HELL YEAH!”

HELL YEAH!

HELL YEAH!

Sono una donna cattiva.

Non sono cattiva quanto un uomo che sembra aver fatto il bagno circondato da patatine al formaggio, un uomo le cui frasi stanno travisando l’America, i cui discorsi ai Collegio elettorale stanno contaminando il nostro inno nazionale.

Non sono cattiva quanto una bandiera sudista tatuata e pubblicizzata per la città. Perché sì, forse gli Stati del Sud torneranno ad essere indipendenti, forse per qualcuno lo sono sempre stati. I neri sono ancora destinati a ganci e tombe solo perché sono neri. Il sistema schiavista si è tramutato in imprigionamenti di massa, il tutto mentre la gente tratta della melanina nera come pelle d’animale.

Non sono cattiva quanto una svastica sulla bandiera del Pride. Non sapevo che il demonio potesse rinascere, eppure per queste strade ho percepito Hitler – non portava i baffi, ma un tupè. I nazisti sono il consiglio dei ministri, i convertitori di voti sono le nuove camere a gas, il reprimere migliaia di gay trasforma arcobaleni in lettere di suicidio.

Non sono cattiva come il razzismo, la frode, il conflitto d’interesse, l’omofobia, lo stupro, la transfobia, la supremazia bianca, la misoginia, l’ignoranza, il privilegio dei bianchi.

Non sono cattiva come chi sfrutta piccole ragazzine come Pokemon, prima ancora che i loro corpi siano entrati in pubertà.

Non sono cattiva come vostra figlia, eletta a nuovo sex-symbol sporcando le vostre fantasie sessuali coi vostri stessi cromosomi.

Ecco, sì, sono una donna cattiva?

Sono una donna volgare e sguaiata, una donna orgogliosa.

Sono cattiva come l’alleanza Trump e Pence, servita su un piatto d’argento in queste elezioni.

Sono cattiva come la battaglia per l’uguaglianza salariale. Scarlett Johansson ha detto: perché gli attori quest’anno sono stati pagati meno della metà rispetto all’anno scorso?

Vedete? Anche se cerchiamo di essere pagate di più i nostri salari sono comunque tagliati da acuti e fitti tagli di testosterone. Perché il lavoro di una donna di colore o sudamericana vale solo 63 o 54 centesimi, rispetto a una ragazza bianca privilegiata?

Questo non è un mito femminista, questa è diseguaglianza.

Siamo qui per essere smascherate, siamo qui per essere rispettate. Siamo qui per essere cattive.

Sono cattiva come la macchina di sangue sulle mie lenzuola. Non scegliamo quando avere le mestruazioni. Credetemi, se potessimo scegliere, alcune di noi lo farebbero. Non ci piace buttare via paia di mutande a cui eravamo affezionate. Perché, ditemi, gli assorbenti sono tassati mentre il viagra no? La vostra erezione è davvero più importante che il proteggere il sacrosanto diritto di essere biologicamente donna? La macchia di sangue sui miei jeans è davvero più imbarazzante della tua testa quasi pelata?

So che è difficile accettare il proprio status e i privilegi che ne conseguono. Hai paura di dire la verità. Peccato, perché io non ho paura di essere onesta. Può sembrare assurdo toglierti qualche centesimo dalle tasche, ma questi centesimi si stanno accumulando nella lista delle cose che vorrei cambiare nel mio Paese.

Non posso guardare. I miei occhi sono troppo impegnati nel pregare e nello sperare che un mio sguardo non venga frainteso con un mio voler fare sesso con uno sconosciuto. Per metà della mia vita non tenuto il mio sorriso allacciato, per paura che qualcuno venisse a slacciarmi i jeans.

Non ho paura di essere cattiva, perché sono cattiva come Susan, Elizabeth, Eleanor, Amelia, Rosa, Gloria, Condoleezza, Sonia, Malala, Michelle, Hillary.

E le nostre vagine non sono da agguantare. Per questo vi ricordo che le nostre palle sono più forti di quanto lo sia l’America. Le nostre vagine appartengono al nostro piacere. Sono state fate per far nascere nuove generazioni di donne cattive, volgari, orgogliose, cristiane, musulmane, buddiste, hindu. Quindi, se sei una donna cattiva o ami una donna cattiva, ti prego urla adesso con me: “Hell Yea!”

“Hell Yea!”

Giulia Sosio
Giulia Sosio

Redattrice

Capello corto estremamente disorganizzato, che mentre cerca le cose che lascia per casa scrive racconti, aforismi dal sapore di marketing, ricette della nonna in chiave 2015 e biografie non autorizzate di Ricky Martin. Crede che la donna della sua vita sia un mix tra Judith Butler e Amelie Mauresmo, e il suo ideale di appuntamento coinvolge una bici o un monopattino.

Commenta per prim*

Lascia un commento

Your email address will not be published.