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Parlare di parità per prenderci cura di noi: intervista a Levante
Dark Light

Parlare di parità per prenderci cura di noi: intervista a Levante

Irene Facheris

Premessa: io sono molto di parte.

Chi mi conosce sa che per quanta musica italiana io abbia ascoltato, poche voci sono riuscite ad incantarmi come quella di Levante, cantante siciliana di origini ma torinese di adozione che nel 2013 mi ha rubato il cuore con la sua Alfonso (se non avete avuto ancora l’occasione di urlare “CHE VITA DI MERDA” ad un suo concerto, io ve lo dico, vi state perdendo una gioia) e che qualche mese dopo ha fatto innamorare tutti quanti con il suo album d’esordio Manuale Distruzione (grazie al quale è stata anche finalista al premio Tenco, tanto per dirvene una).

In un panorama musicale indie-pop come quello nostrano, fatto di chitarre scordate e status di Facebook cantati (male), Levante è una di quelle artiste che hanno contribuito a ridarmi fiducia nell’arte.
I suoi testi non sono mai banali o scontati ma sempre inclusivi e pronti ad accogliere il punto di vista di ognuno.
Certo, lei scrive le sue storie ma è consapevole del fatto che ciascuno poi possa trovarci la propria soggettività, fino a trasformare le parole nel proprio viaggio, sempre unico.

Levante live 2 HIRES (ph Pamela Rovaris)

È quello che ho cercato di fare anch’io con il suo ultimo lavoro discografico, Abbi cura di te, pubblicato nel 2015 dalla Carosello Records.
Ho voluto leggere i testi in chiave “Bossy”, utilizzando questo escamotage per fare con lei quattro chiacchiere sui temi cari al nostro progetto, in attesa di rivederla sul palco (il mio biglietto per il 13 marzo a Milano mi sta aspettando in cassa all’Alcatraz, c’è già il mio nome sopra).

LE LACRIME NON MACCHIANO

“Non se ne accorgerà nessuno
che ho pianto come un cane per averti”

I. Il pianto è una prerogativa femminile.
Ai bambini si dice di non fare le femminucce e quindi, in sostanza, non mostrare i propri sentimenti. Tu cosa pensi quando vedi un uomo piangere?

L. Sì, il pianto è, nell’immaginario di molti, attribuito ad un atteggiamento “femminile” retaggio di una cultura maschilista in cui l’uomo è un duro e non conosce fragilità. In verità, ormai da tanto tempo, abbiamo iniziato ad allontanarci da quell’idea di uomo. Ne ho visti piangere tanti e non ho mai pensato fossero delle “femminucce” ma delle persone sensibili, a volte fragili. Lo siamo tutti, è inutile negarlo.

CIAO PER SEMPRE

“Prendi tutto quello che ho
anche se è poco
vale niente”

I. L’idea che una donna debba annullarsi per il suo uomo è pericolosamente normale. Il contrario, un po’ meno. Questa storia non parla di te, ma di una tua amica.
La domanda è: quando una persona ti racconta della fine di un amore, la narrazione è differente a seconda del sesso? Vedi molta distanza tra il racconto di un’amica e quello di un amico?

L. Ho conosciuto entrambe le facce di quella storia d’amore, la loro versione dei fatti, le loro lacrime, le loro debolezze. Io trovo che non si tratti di una questione di genere ma puramente caratteriale. La maggior parte delle volte ci ritroviamo a parlare di storie in cui la donna è profonda e sensibile e l’uomo è superficiale e grezzo. Non è così. Quello è un vecchio dipinto e se esistono ancora (temo proprio di sì) situazioni del genere tra i giovani allora io sono stata fortunata a non viverle.
“Anche se è poco, vale niente…” tengo a precisare che non è sinonimo di annullamento, di svilimento. È ironico… provocatorio. “Lascia il mondo indifferente” è la frase successiva che vuole raccontare un “ok, tutto quello che ti ho dato non avrà sconvolto il mondo… ma era tutto quello che potevo darti e te l’ho donato”.

ABBI CURA DI TE

“Ovunque andrai
abbi cura di te
cura dei tuoi guai”

I. La figura femminile statisticamente deve prendersi cura di più persone all’interno di una famiglia.
Come ci si ritaglia del tempo per sé? Se pensi alle donne della tua vita, che esempio ti hanno dato?

L. A casa mia le donne hanno sempre avuto il controllo, sempre. Dalla nonna Rosalia, alla nonna Maria, fino ad arrivare alla mia amata Madre. Tanti figli, tanti nipoti e tanto lavoro “familiare”. Sono sempre stata circondata da donne fortissime che sì, si sono occupate della famiglia e hanno lavorato duramente ma non si sono mai dimenticate delle loro passioni, delle amicizie e del sacro tempo libero che ci si ritaglia con un po’ di organizzazione… non credo sia impossibile.

CARUSO PASCOSKI

“Ma dai balliamo insieme
mi piace questo lento
i tuoi occhi belli sfuggono
e tu mi piaci per davvero”

I. Si dice sempre che gli uomini debbano fare la prima mossa, ma se ripenso alla mia adolescenza ricordo solo le mie amiche lamentarsi del dover fare sempre tutto loro, perché “se aspetto lui…”
È stato così anche per te?

L. Ahahah, a volte sì. Quando sono certa di desiderare qualcosa non esito mai, nemmeno un po’.
Credo di spaventare gli uomini. Ho un atteggiamento molto diretto, qualcuno dice addirittura che sono “aggressiva” quindi… raramente un uomo si avvicina a me. È sempre successo il contrario.

LA RIVINCITA DEI BUONI

“Da quanto ti volevo
ti ho cercata
dentro me e nel mondo
da quando ti volevo
ti ho trovata
eccoti, felicità”

I. Perché un uomo che ricerca la propria felicità è “empowering” e una donna che fa la stessa cosa è “egoista”?

L. Ma davvero? Esistono ancora queste distinzioni?! Che noia infinita. Non so perché un uomo sia autorizzato a rincorrere la felicità ad ogni costo e una donna no… non credo esista questo tipo di distinzione, almeno non nel contesto in cui noi ci troviamo a vivere.
È ovvio che nel rispondere alla tua domanda, la intendo circoscritta ai costumi e alla società cosiddetti occidentali ed evoluti: ben diverso il discorso se l’analisi si spostasse su situazioni patologiche di sopruso sulle donne, o verso culture maschiliste, purtroppo non così distanti dalla nostra nello spazio e nel tempo… Ma in quel caso sarebbe necessaria una riflessione più profonda e dovremmo intraprendere un percorso antropologico molto più complesso.

CONTARE FINO A DIECI

“Tra le cose che vorrei
c’è comprendere il perché
devi vomitare
le tue frustrazioni su di me”

I. Posto che la solidarietà femminile esiste (perché altrimenti davvero mi butto a mare), ti sei mai dovuta confrontare con l’invidia di un’altra donna?

L. TUTTI I SANTI GIORNI. L’invidia femminile è pericolosissima e la cosa più assurda è che chi la prova non sa di soffrirne. Gravissimo! Invece di trasformare quel sentimento in qualcosa di positivo come l’ammirazione, la stima, molte preferiscono incattivirsi. Ad ogni modo… peggio dell’invidia femminile c’è quella maschile, sottovalutata come le lacrime dell’uomo. Perché, proprio a causa di quell’immaginario di cui sopra, dall’uomo non ci si aspetta che provi invidia… e invece sì!
Per concludere questa banalità sulla scoperta dell’acqua calda volevo dire che, sì, la solidarietà esiste ed è TRANS.

TUTTI I SANTI GIORNI

“Sei libero di andare
ma forse ti trattengo un po’”

I. Una volta una mia amica mi ha detto di aver scritto ad un suo ex, quando le ho chiesto il perché mi ha risposto “per dirgli che non volevo sentirlo”.
C’è qualcosa di vero nello stereotipo della donna indecisa e complicata? Soprattutto, è vero invece che gli uomini sono sempre inquadrati?

L. Gli uomini in queste cose sono semplicissimi. Se è finita è finita, se va avanti va avanti. Mode ON or Mode OFF. La donna è più complessa e non andrei oltre con la spiegazione, che tanto c’è troppo da dire.

FINCHE’ MORTE NON CI SEPARI

“Vuoi tu prendere
come tua legittima sposa
la qui presente
per amarla, onorarla e rispettarla
in salute e in malattia
in ricchezza e in povertà
finché morte non ci separi?”

I. Posto che la canzone è scritta pensando a tutt’altro (e magari in separata sede ti dirò anche quanto ho pianto nel sentirti cantare con la tua mamma), cosa ne pensi dei matrimoni gay e della situazione attuale in Italia?

L. La situazione Italiana riguardo ai matrimoni gay mi imbarazza parecchio. Mi imbarazza dover spiegare, a chi si oppone a queste unioni, che l’amore non deve conoscere questo genere di limiti, non deve saltare questi ostacoli. È una questione che mi tocca da vicino e che mi fa soffrire molto.
Due persone che si amano e che vogliono stare insieme meritano pari diritti e pari opportunità e non esistono, sebbene molti affermino il contrario, coppie di serie A e coppie di serie B.

Vedi anche

LASCIAMI ANDARE

“E lasciami finire
in fondo ad un sentiero
per ritrovar da solo
la strada come un vero uomo”

I. Cosa significa per te “vero uomo”?

L. Il “vero uomo” di cui parlo nel brano non è un ragazzino. È un adulto, un uomo che si perde ma non perde la forza di ritrovarsi.

MI AMO

“Sì, mi amo
anche quando non so sopportarmi”

I. L’idea del volersi bene è forse il fil rouge più spesso di questo album.
Credi che l’accettazione dei propri difetti (soprattutto fisici) sia più difficile per una donna? Perché?

L. Oh, io sono la persona più sbagliata a cui fare una domanda simile. Non so perché davanti allo specchio non ci accettiamo. Cerchiamo di cambiarci forse in base a quel problema che sta accomunando la nostra chiacchierata: le regole della società. Gli altri ci vogliono perfetti e noi non vogliamo deluderli. Accettarsi è la cosa più bella del mondo ma anche volersi migliorare lo è, solo se l’unico obiettivo è piacere a noi stessi.

POSE PLASTICHE

“È la voglia che mi manca poi
di ascoltare i soliti cliché”

I. Se pensi agli uomini e alle donne, quali sono i luoghi comuni che ti vengono subito in mente?

L. Penso al bambino con il fucile in mano e alla bambina con le bambole e tutto il resto è una conseguenza di quei primi insegnamenti.

BIGLIETTO PER VIAGGI ILLIMITATI

“Disperandomi in corsa sul treno
non salirò
ho un biglietto per viaggi
limitati all’inferno”

I. Un’ultima domanda che può essere utile per tutti, uomini e donne: tu come hai fatto a cambiare il tuo biglietto e renderlo illimitato?

L. Non mi sono fermata davanti alle stazioni chiuse, non mi sono fermata a causa di un guasto del treno, non mi sono fermata. Perché chi si ferma… è perduto.
Questo è il mio biglietto per viaggi illimitati.

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L’ABCDT tour è ricominciato a fine gennaio e continua con la programmazione di nuove date fino ad aprile, tra cui dei concerti speciali a Milano e Torino, le prime città che hanno sostenuto l’ascesa di Levante.
Se ancora non conoscete questa artista il consiglio è quello di andare a vederla dal vivo per apprezzare la sua grinta, la sua professionalità e la sua bravura.
Se invece come me amate Levante da tempo, non devo dirvi nulla, sono certa che abbiate già il biglietto in mano.

Ci vediamo sotto al palco, per prenderci cura di noi.

25 febbraio – Narni (TR) – Teatro Comunale Manini
26 febbraio – Bari – Demodè
27 febbraio – Sulmona – Soul Kitcken
11 marzo – Sant’Egidio alla Vibrata (TE) – DEJAVU
12 marzo – Chiaravalle (AN) – Teatro Valle
13 marzo – Milano – Alcatraz
31 marzo – Cap 10100 – Torino
01 aprile – Cap 10100 – Torino

24 aprile – Genova – Supernova Festival

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