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Pì-kono: sono una donna e la faccio in piedi
Dark Light

Pì-kono: sono una donna e la faccio in piedi

Irene Facheris

Ho sempre avuto il terrore dei bagni pubblici, fin da piccola.
Complice mia madre che, ogni volta che dovevo fare pipì ed eravamo in giro, ricopriva l’asse del water fino a mummificarla con la carta igienica perché “SE NO TI PRENDI LE INFEZIONI”.
Io, nella mia testa di bambina, immaginavo i virus cattivi di Siamo fatti così che se la prendevano con il mio sedere. Che immagine tremenda.

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Spera sempre che ci siano le turche, sono più igieniche”.
Certo, aveva ragione, peccato che io avessi una paura folle di cascarci dentro come Alice nel paese delle meraviglie. O anche peggio, come Trainspotting.

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Crescendo ho ereditato la mania per l’igiene e ancora oggi preferisco evitare di usare le toilette pubbliche, anche perché dovendo abbassare sempre pantaloni e mutandine ed essendo costretta a quasi sedermi – sviluppando così dei muscoli delle cosce invidiabili – devo sempre fare delle manovre da Mission Impossible per evitare che gli indumenti entrino in contatto con la ceramica.

Capite che quando ho scoperto Pì-kono ho visto la luce che manco i Blues Brothers.
La possibilità di farla in piedi (perché è di questo che stiamo parlando) mi ha aperto un mondo di possibilità.

Concerti, festival, università, o-mio-dio-mi-scappa-accosta-un-secondo-la-macchina.
In generale, in ogni bagno pubblico, in qualunque momento della vita, avrei potuto farla senza drammi.
E senza rischiare infezioni, che mi sembra un bel miglioramento di condizione.

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Il primo Pì-kono, sarò sincera, l’ho “sprecato” a casa.
Appena è arrivato il pacco, ho cominciato a bere come un cammello, sperando di dover andare in bagno il prima possibile. Oh, è così, io le cose nuove devo provarle subito.

Qui fate attenzione, perché divento abbastanza didascalica con il racconto.
Sono andata in bagno ed ho alzato la tavoletta (e mi è venuto un sacco da ridere).
Ho slacciato i pantaloni ma la mutandina l’ho solo scostata (le istruzioni dicono che si può fare anche così, se una non ha voglia di denudarsi completamente, e io ho pensato “go big or go home, tieni su gli slip”). Una volta posizionato il cono, ho dovuto convincere il mio cervello a fare pipì. Beh, non è stato semplicissimo. La prima volta hai la sensazione di fartela letteralmente addosso. E invece no.
Ho direzionato il getto (QUINDI CE LA SI PUÒ FARE, QUINDI IL PROSSIMO UOMO CHE MI DICE CHE È DIFFICILE SI PRENDE DEGLI INSULTI) e mi sono ritrovata a canticchiare “do it like a dude” di Jessie J mentre ridacchiavo ancora un po’. Finito di fare pipì, ho buttato il cono nella pattumiera, mi sono asciugata con la carta igienica (purtroppo la “scrollata” ancora non ci è data!) e mi sono rivestita.
Fun fact: ho dimenticato la tavoletta alzata. Ops.

Giudizio finale: utile e divertente.
Beh, forse dopo un po’ di volte smetterò di trovarlo così esilarante, spero.
Voglio dire, faccio già abbastanza figuracce di mio senza dover diventare la matta che ride nei bagni pubblici.

Questo articolo è in collaborazione con Pì-kono

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