Un’amica mi ha consigliato Ragazze elettriche qualche settimana fa, dicendo “tu, che ti occupi di femminismo, dovresti proprio leggerlo”. Negli USA, col titolo The Power, questo romanzo young adult di Naomi Alderman ha vinto il Baileys Women’s Prize 2017, ed è diventato il soggetto di una serie tv che sarà distribuita in Italia nel 2018. Ma soprattutto, è stato scritto sotto l’egida di Margaret Atwood.

Margaret Atwood e Naomi Alderman

Da sinistra, Margaret Atwood e Naomi Alderman

La Atwood, autrice de Il racconto dell’ancella, è una delle mie romanziere preferite; in particolare, adoro i suoi lavori distopici e femministi, che lei ha definito “fantascienza sociale”.

In sostanza, ero particolarmente fiduciosa.

Poi ho letto la trama: un giorno della nostra epoca le ragazze di tutto il mondo piano piano scoprono dentro di loro un potere che fino ad allora era stato sopito; sfruttando una “matassa di energia” nella clavicola, una specie di muscolo in più, sono in grado di generare e controllare scariche elettriche.

E qui è cresciuto in me un forte, forte scetticismo.

Lo ammetto, alla fine ho deciso di leggerlo solo per merito di Margaret Atwood. Grazie zia Margaret. Stavo per fare un grosso errore.

Il romanzo comincia con l’espediente narrativo di farlo passare come il lavoro di uno scrittore dell’anno 5000equalcosa che vuole narrare le origini del fenomeno. Scopriamo quindi che, nei 3000 anni tra oggi e il 5000, i ruoli di genere si sono ribaltati, così come gli stereotipi e le esperienze legate all’essere uomo ed essere donna; poiché questo “potere elettrico” rende le donne più forti degli uomini dal punto di vista fisico, il mondo si è “ricostruito” con loro come “sesso forte”.

A questo punto ero ancora più perplessa; diciamo che durante le prime quaranta pagine ero sempre più tentata di richiuderlo e bollarlo come un’idea azzardata e forse anche un po’ cliché. Insomma, quale poteva essere il senso di vedere questo rovesciamento?
Ma io so di essere un po’ troppo snob coi libri, e per fortuna c’era zia Margaret a dirmi di continuare a leggere.

Come al solito, non vi racconterò la trama ma cercherò di toccare i pregi e difetti di Ragazze elettriche senza fare spoiler.

copertina ragazze elettriche

Pian piano che la storia si dipanava ritrovavo nel romanzo moltissimi riferimenti agli studi di genere, a concetti femministi – anche alcuni di cui si sente parlare poco – che forse non mi aspettavo di trovare. La questione, per esempio, dell’attribuzione del lavoro scientifico e letterario: il “finto autore” dell’anno 5000 spedisce la propria bozza a una collega sua amica, la quale lo tratta con un affetto genuino nel quale cela però una condiscendenza quasi amorevole; la donna finisce per suggerire all’amico di pubblicare sotto un nome femminile, per dare più autorevolezza al suo romanzo.

Da una parte avrei preferito che certi passaggi fossero meno pedanti ma più nascosti all’interno della storia; in alcuni punti l’autrice, invece di descrivere semplicemente i fatti, aggiunge una chiosa didascalica per far sapere al lettore che sì, si sta assistendo a episodi di sessismo nei confronti degli uomini che sono ricalcati da episodi di sessismo nei confronti delle donne a cui possiamo effettivamente assistere ogni giorno. Io, forse, avrei fatto a meno della lezioncina – ed è la ragione per cui amo la Atwood – ma devo ammettere che, trattandosi di un libro per ragazzi, può essere molto utile rendere le cose estremamente chiare e inequivocabili sulla carta.

Un elemento estremamente positivo che non mi aspettavo di incontrare è stato il ribaltamento del sessismo nei confronti degli uomini e degli stereotipi sulla forza fisica e sui danni che il patriarcato fa ai maschi stessi; partivo prevenuta, e credevo di stare leggendo un lavoro femminista, sì, ma parziale, concentrato solo sulle donne e sul rovesciamento del potere. E invece queste donne dominanti e aggressive, subiscono lo stesso scrutinio del branco sulla loro forza, sul loro essere potenti, e sulla legittimità del loro potere. Ho apprezzato questo lato della medaglia.

Non si tratta insomma né di un meraviglioso mondo utopico retto da donne che, piene di amore materno, governano con rettitudine e giustizia, ma nemmeno della visione opposta; donne carnefici, sì, ma in parte anche vittime dello stesso sistema che vanno a creare. Il romanzo poi allude a un futuro più roseo con le lettere del finto autore alla casa editrice; il 5000equalcosa è un parallelismo dei giorni nostri, giorni in cui le donne – e nel romanzo, gli uomini – hanno ottenuto tanti diritti ma che continuano comunque a subire le pressioni del patriarcato – e quindi matriarcato nel romanzo.

Non mi aspettavo neanche la menzione di persone con anomalie cromosomiche, l’ipotesi che alcuni ragazzi potessero avere il potere e alcune ragazze no; ho apprezzato la diversificazione dei punti di vista, grazie alla narrazione divisa tra quattro personaggi, tre donne e un uomo, e tra le loro diverse esperienze con il nuovo potere; ho apprezzato anche la crudezza delle scene di violenza sessuale, una ai danni di una donna, e due ai danni di due uomini. L’ho apprezzata perché era necessaria, ma se siete sensibili a questi argomenti, forse potreste avere bisogno di tempo per digerire alcune pagine di Ragazze elettriche.

[…] l romanzo è costruito come un grande e impertinente thriller mozzafiato… ma è anche ricco di sfumature ed è stimolante, poiché combina una prosa elegante e ed efficace con meravigliose meditazioni sulla metafisica del potere, sulla possibilità e sul cambiamento. I romanzi così concettuali possono risultare riduttivi, ma il libro della Alderman è eclettico. Puoi leggere il potere delle ragazze come un simbolo di una possibilità non sfruttata o impensabile, ma anche come un semplice espediente fantascientifico. […] Perché le persone abusano del potere? Il romanzo non può offrire una risposta che non sia quella che già vediamo nel nostro mondo: perché possono.*

The Guardian

L’unica critica grossa che posso fare è che l’arco di tempo narrato – dieci anni – è inverosimilmente breve per i fatti che si svolgono e i cambiamenti sociali che vengono descritti. O forse no. Magari è solo una mia sensazione.

Quindi, ora che ho parlato di tutto ciò che mi è piaciuto di Ragazze elettriche, voglio riassumere esattamente perché, a partire dai miei pregiudizi iniziali, ho cambiato idea su questo romanzo. Credevo di star leggendo un libro sul rovesciamento dei ruoli tra uomini e donne: invece stavo leggendo un libro sul potere. Su come il potere cambia le persone, sui suoi lati positivi e negativi, sulla corrosione e corruzione delle buone intenzioni, su come la società si basi sul potere e sulla forza. In effetti il titolo originale è proprio The Power.

In sostanza, leggerlo sì, o leggerlo no? Non è alta letteratura – non è la Atwood, ma io sono troppo di parte – ma la prosa è estremamente scorrevole ed è un libro per ragazzi con una buona presa anche su lettori più adulti. Per me è un sì.

Se volete incontrarla, l’autrice sarà ospite del festival di Mantova l’8 settembre.

Si ringrazia Edizioni Nottetempo.

*Traduzione dell’autrice

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