Roba da femminucce

Non so se dover considerare questo mio pensiero come una caratteristica peculiare dello Zeitgeist della nostra epoca, o se doverlo piuttosto valutare come un sentimento universale che, prima o poi, si è abbattuto su qualsiasi individuo umano intento a indagare – in maniera più o meno superficiale – la società contemporanea e il contesto in cui si è arbitrariamente ritrovato a vivere nel corso dei tempi. Per cui non mi è dato sapere se la mia mente avrebbe elaborato questa riflessione anche nella Grecia antica o nella Foresta delle Amazzoni. Tuttavia, ecco cosa è scaturito da un’effimera visita al supermercato nella Germania del 2017 (sì, filosofeggio anche al supermercato): c’è da stupirsi della capacità costante della Società di compiere un lento passo in avanti ma due velocissimi, per cui quasi impercettibili, passi indietro.

Risaliamo alle origini. Avendo ormai abbandonato il natio borgo selvaggio, tra i miei to-dos ebdomadari incombe sempre il beneamato andare a fare la spesa. La mia lista di articoli da acquistare questa settimana include anche diversi prodotti per la cura del corpo. Spesso, quando non ritrovo il mio prodotto di fiducia, perdo delle ore a studiare le etichette e a valutare cosa possa maggiormente fare al caso mio. Analizzo meticolosamente gli effetti promessi da questo e da quell’altro balsamo, o mi accerto che non si tratti di cosmetici testati sugli animali. Tuttavia, stavolta la mia attenzione è catturata da un altro dettaglio: l’aldilà. No, non sto mica parlando del regno dei morti, solo dello scaffale di fronte: quello per gli uomini.

Partiamo innanzitutto col voler segnalare ai produttori di shampoo che la mia capigliatura ha solo bisogno di essere linda e pulita, probabilmente con un look ultra glamour, ma di certo non “voluttuosa”. Trovo profondamente importuna e disturbante la tacita sessualizzazione di tutto, davvero tutto. Mai sia che una donna acquisti un prodotto per l’appagamento e il benessere personale, no! Compra questo *inserire nome di un prodotto qualunque qui* e sarai sexy e provocante, questo è il messaggio pubblicitario che ci bombarda costantemente. Una strategia di marketing che, tra l’altro, funziona piuttosto bene. In ogni caso, ce n’è davvero per tutte le esigenze e per tutti i gusti (letteralmente per tutti i gusti): da capelli strapazzati a capelli colorati che hanno perso il proprio vigore, da shampoo alla cannella fino ad arrivare al cioccolato, passando per il cocco, che quasi quasi ci si chiede se non si sia capitati nella sezione sbagliata del supermercato e di essere finiti per errore tra spezie e dolciumi.

Ma torniamo all’altro lato. I mille colori arcobaleno della camomilla e della pro-cheratina mi abbandonano nel giro di un metro tra le mani dei freddi blu, nero e grigio. I dolci sapori fruttati si trasformano in menta ardente e iceberg – ice fresh ed energy – gli articoli a disposizione passano dall’essere miliardi all’essere due. Un solo grido: “FOR MEN”. Per cui, se da un lato supponiamo che le donne vogliano sempre essere sensuali e pronte all’uso, dall’altro gli uomini hanno l’obbligo di essere belli freschi, forti e vigorosi, così da poter mostrare in ogni evenienza quanto siano gagliardi. Un processo di accoppiamento che nemmeno i mandrilli su Super Quark. Come se avere la possibilità di acquistare un detergente al melograno in una confezione viola possa minare la mascolinità dell’acquirente.

Ecco che, quando credevamo di star procedendo speditamente in direzione dello sdoganamento di importanti libertà femminili (il lento passo in avanti a cui facevo riferimento prima), ci ritroviamo incatenati in ottusi e arcaici ruoli di genere in ambiti meno emblematici. Quante cose sono ritenute esclusivamente femminili o socialmente “inaccettabili” se fatte da un uomo? Milioni, se solo ci si riflette un attimo. La ceretta. Le sopracciglia ad ali di gabbiano. IL TRUCCO. Cucire. Essere un casalingo. Utilizzare una maschera esfoliante per il viso. Indossare una gonna – gli scozzesi sono l’eccezione che conferma la regola. Desiderare di lavorare come maestro d’asilo o come educatore in generale senza essere additati come pedofili. Praticare alcuni sport. Vestirsi di rosa. Ordinare un Sex on the Beach. Piangere.

Man up!” (eng. “Sii un uomo!”), “Be a man about it!” (eng. “Comportati come un uomo, assumiti le tue responsabilità!”), “Grow a pair!” (eng. “Fatti crescere gli attributi!”): persino una lingua come l’inglese, che apparentemente non ha una vera e propria connotazione di genere come l’italiano, possiede un elenco infinito di espressioni comuni che descrivono cosa significhi essere un vero uomo. Il che, spesso e volentieri, coincide col non essere una donna (“Don’t be a pussy!”, eng. “Non fare la femminuccia!”). Personalmente, a me vengono i brividi ogniqualvolta mi tocca sentire qualcuno elargire commenti a profusione su cosa renda un uomo un vero uomo e una donna una vera donna.

E se, per una volta, provassimo a riflettere su cosa rende un essere umano un vero essere umano? Io una risposta ce l’avrei: si tratta semplicemente della libertà personale, ovvero il diritto di ciascuno di disporre del proprio essere fisico come meglio crede senza coercizioni mentali servite su un vassoio d’argento dalla società. E mi rendo conto di essere incoerente nell’affermare tutto questo, poiché anch’io sono una persona non libera, una persona che non sa più se i peli sulle sue gambe fanno schifo a lei o a chi li guarda. Una persona che si interroga e non riesce più a distinguere la pura volontà individuale dai dogmi che si sono lentamente stabiliti nel suo subconscio. Perciò, ciò che auguro veramente a me stessa e al resto dei sette miliardi di persone sulla faccia della Terra, è di diventare critici della critica. Perché siamo arrivati al punto in cui uno chignon è socialmente accettabile per un uomo solo se lo chiamiamo MAN bun. L’avaria arrecata da questi ruoli di genere è o un sentimento generale di non appartenenza o, il che forse è ancora peggio, un tacito accordo subconscio con questi assiomi. Non rischiamo di farci prescrivere come dovremmo essere, riconosciamo piuttosto come siamo. Human up, tanti auguri e figli* liberi!

solo nel caso in cui desideriate avere dei figli, naturalmente*

Grazia Polizzi
Grazia Polizzi

Redattrice

Classe 1992, nata nella calda Sicilia, esclama adesso a gran voce: "Ich bin eine Berlinerin". A Grazia non piace: chi non coglie il sarcasmo; passare l’estate su spiagge affollate; chi parla e ridacchia al cinema nei momenti meno opportuni. A Grazia piace: viaggiare, fisicamente e con l’immaginazione; riprodurre la sigla di Game of Thrones col solo ausilio delle corde vocali; il cioccolato fondente.

3 Commenti
  1. se la strategia di marketing funziona non ci si può fare niente. Comunque questo articolo mi sembra pieno di lamentele inutili: oggi gli uomini piangono eccome, piangono anche troppo senza che questo li renda più sensibili, si depilano se vogliono e anche l’autrice si depila perchè lo vuole, è una sua scelta. Basta giudicare uomini e donne non liberi a seconda di come si vestono: una donna che si trucca non è una povera schiava inconsapevole, un uomo che si mette i pantaloni non è uno schiavo. uomini e donne si vestono come vogliono, si fanno i capelli come vogliono: se una donna vuole essere sexy anche con uno shampoo ha il diritto di esserlo, e anche un uomo può essere sexy, il sex appeal è cosa umana e bella e non vuol dire “essere pronti all’uso”. anche un uomo può essere sexy, e se vuole chiamare lo chignon “man bun” lo chiami così. L’umanità è fatta di uomini e donne, certo che un uomo non è meno uomo se compra uno shampoo del reparto femminile ma se vuole comprare quello for men se lo compra (l’importante è che non prenda in giro chi compra detergenti al melograno (e io da uomo non ho problemi a comprarli): è ovvio che uno shampoo serve per prima cosa ad avere capelli puliti e profumati ed è ovvio che prodotti come lo shampoo siano collegati a sensualità e forza (e vale per uomini e donne) serve a dare personalità al prodotto. Ci sono cose prevalentemente femminili e prevalentemente maschili (non il piangere che è unisex) ma questo non impedisce a un uomo di mettere la gonna e una donna di mettere i pantaloni se vogliono, chi non lo fa è perchè non vuole, sono sempre scelte libere. Un uomo che non vuole truccarsi è libero come chi si trucca; una donna che si trucca è libera come chi non lo fa. Chi vuole fare il mastro d’asilo può farlo. Uomini e donne si prendono cura chi più chi meno, del loro corpo, lo fanno per se stessi e per il prossimo ed è giusto, anche questa è libertà! Ci sono infiniti modi di essere uomini e donne e di esprimerlo nel look e nell’estetica, tanti modi quanti sono gli uomini e le donne nel mondo. modi più frequenti e modi meno frequenti staticamente ma sempre legittimi,autentici e genuini

  2. poi è ovvio che un uomo può comprare un detergente al melograno senza essere meno uomo, può depilarsi se vuole, farsi le ali da gabbiano, vestirsi di rosa se vuole ecc.. e non va preso in giro per questo.
    Così come una donna che si trucca, si depila, si cura molto è e stessa, autentica quanto una che non lo fa o si cura meno

  3. se poi gli anglosassoni per dire a qualcuno di comportarsi da adulto gli dicono “comportati da uomo” questo modo dire sessista non impedisce alle done di possedere forza e determinazione ed esprimerle. Forza e fragilità, maturità e immaturità sono maschili e femminili

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