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Sanremo e la solita fiera delle “battute” inascoltabili

Commenti (18)
  1. Sabrina ha detto:

    Pienamente d’accordo. La scena di Elio è stata imbarazzante,davvero.
    La campagna della Hunziker,in realtà,a me sembra un tentativo di riportare alla luce il suo impegno per la difesa delle donne vittime di violenza,date le ultime accuse mosse nei confronti della sua associazione. Un’iniziativa sua,e soltanto sua,che non prendesse in considerazione movimenti come il #metoo è stata fondamentale per riaccreditare il suo impegno. Ma magari bastassero dei fiori!

  2. Dominique ha detto:

    momento peggiore: la prima serata, nel momento in cui Fiorello ha suggerito a Baglioni di andare a fare un giro insieme e che, come di consueto, sarebbe stato lui a chiedere “quanto prendi?”. NO COMMENT.

  3. Martina ha detto:

    Io abito a un quarto d’ora da Sanremo. Durante il festival evito di uscire (anche perché c’è talmente tanta gente che se provo ad allargare le braccia picchio venti persone) e di accendere la tv. E’ il mio modo di boicottare quello che è diventato un ricettacolo di cattivo gusto, ignoranza e cattiva musica, patinato da bei vestiti e luci in grado di cuocere un uovo alla perfezione solo per non far vedere (in teoria) le rughe di chi sta sul palco. Tutti gli anni leggo solo i resoconti di Bossy o qualche articolo di giornali sensati, e mi convinco di aver scelto per l’ennesima volta una giusta linea d’azione. Passiva, ma pur sempre azione.
    Prima almeno c’erano i fiori…

  4. Valeria ha detto:

    Io non l’ho visto. Grazie per avermi ricordato il perché.

  5. Noemi ha detto:

    Momento Elio è stato imbarazzante. Davvero, oltre ad essere di cattivo gusto e a far passare un messaggio assolutamente sbagliato, si vedeva la tristezza e l’imbarazzo di Michelle.
    Per quanto riguarda il Festival nel suo essere festival della canzone, non vorrei far passare inosservate le canzoni di Mirkoeilcane e di Ermal Meta e Fabrizio Moro, i quali hanno avuto le palle per riportare alla luce,in un clima di assoluto squallore culturale,tematiche molto importanti e che non possono passare in secondo piano.

  6. Grace ha detto:

    Invece l’anno scorso che Virginia Raffaele ha toccato il “pacco” a Gabriel Garko tutto ok

  7. Claudia ha detto:

    A me sembra abbastanza discriminatoria l’osservazione sulla laurea. Come vedi, è difficile non insultare nessuno, soprattutto se si hanno a cuore alcuni diritti civili piú di altri. Il mago Forrest ha costruito una carriera sul cattivo gusto, prende in giro qualsiasi categoria umana. Scommetto che sia piú semplice ridere su Netflix, con qualche standing comedian che fa tanto ragazza liberal e progressista ( è laureata! Alla faccia dei poveracci che lavorano e che, ricordiamolo, non possono esprimere nessuna opinione! )

    1. Sara ha detto:

      La frase “sono arrivati gli avvocati senza laurea” non discrimina in alcun modo chi non ha una laurea. Nessuno ha detto che coloro che hanno difeso il Mago Forest non siano degni di parlare solo perché non hanno una laurea, ma si commenta il fatto che queste persone si sono atteggiate ad “avvocati” in soccorso al comico, quando non ne avevano le competenze (chiaramente per quanto riguarda la comprensione dell’aggressività della battuta) per farlo. Non era un’ offesa al fatto che non fossero laureati (come si fa a dirlo poi,quando non ci si rivolge a delle persone nello specifico?), ma al fatto che difendevano il Mago Forest come “avvocati” quando non lo erano.
      Tutto questo discorso per cercare di spiegare una semplice frase fatta,che non prende di mira i “non laureati”. Ci vogliono diversi passaggi logici mancanti per arrivare ad una tale conclusione.
      E in tutto questo,ho trovato in realtà più offensivo il riferimento ai “poveracci che lavorano”, perché lascia trasparire un certo astio contro coloro che studiano.

      1. Claudia ha detto:

        Rispondo solo oggi. Prima di tutto, l’intera impostazione dell’autrice ( nonché del filone liberal progressista alla Boldrini ) è strettamente legata a delle esasperazioni sul merito, dall’ idealizzazione del pensiero – dominante – accademico ai peggiori e isterici scientismi. Non credo di aver peccato di malizia, conosco l’autrice e la matrice del suo pensiero. La considerazioni sui poveracci che lavorano non è corretta, ho difeso una categoria che, proprio perché non ha un titolo accademicamente riconosciuto, si trova nel girone di colore che non possono esprimersi perché non hanno le fontih, quindi sono opinioni non valide. Non era mia intenzione offendere gli studenti, è molto pretestuoso leggere questo, credo sia solo per il gusto di fare una contrapposizione.

  8. Natalia ha detto:

    Io invece mi dico che sarebbe meglio di no; certo, sarebbe comunque meglio che certe cose non venissero trasmesse (mi riferisco ad alcune scelte non a tutto il programma), però in fondo prendo un bel respiro e penso “a piccoli passi”. Si va avanti a piccoli passi. Sarà perché sono ancora piccola, e non la vedo così grigia, ma ho sempre pensato al festival – per quanto brutto, conformista e conservatore – come ad un’irrinunciabile occasione in cui affermare la mia identità italiana. E per questo non mi va di condannarlo. Sarà anche un pensiero stupido, ma la vedo come una bella bellissima tradizione che necessariamente deve essere mantenuta e allo stesso modo innovata. Deve stare al passo con i tempi, che altrimenti rischia di puzzare di muffa e ipocrisia, deve aprire la mente e giocare con se stessa. Ma a tutti quelli che dicono “No, no e no Sanremo” chiedo: allora cosa dobbiamo fare? Annullare e dimenticare qualcosa che tra l’altro, nonostante i vari retroscena, ci ha cantato pezzi bellissimi di storia? Non lo so, ma non vorrei fosse così.

    1. Alberto Garbino ha detto:

      Detto brutalmente: non si può difendere l’infibulazione.

      Sarà che sono un po’ meno giovane, ma trovo “brutto, conformista e conservatore” e “tradizione” non vadano d’accordo. A volte è giusto che le tradizioni muoiano, e questo avviene quando il loro significato rituale non ha più lo scopo di dare sicurezza, o quando le tradizioni si considerano barbare. Certo, Sanremo non è l’infibulazione, il paragone è improponibile se non per spiegare un concetto tramite un’iperbole, ma non mi basta per cambiare idea. Sanremo è ormai soltanto una brutta tradizione ormai vuota.

      Ho un grosso problema. Ho risentito “Vola” di Ivano Fossati, e fatte salve le debite eccezioni mi accorgo – ancora una volta! – che le tradizioni normalizzanti e blande devono morire. Certo, perderei uno specchio dei tempi che cambiano senza cambiare; e chi se ne frega, direbbe Masini.

      Sanremo è uno zero artistico, anche i prodotti similimpegnati restano semplicemente dei prodotti, simulacri in cui la ricerca del consenso conta più dell’onestà e dell’arte. Sanremo è come la chiesa cattolica: cerca di adattarsi ai tempi restando sempre un passo indietro, per rassicurare un pubblico che invecchia. E io, che lo seguo a sprazzi, mi devo pure sorbire l’imbarazzo del polpettone dell’addio di Elio; straniante nella sua pochezza. E mi trovo a rimpiangere i bei tempi andati di quando Shaggy duettava con la Civello, sdoganando l’improponibile ideativo ed esecutivo. Non siamo più tornati indietro, da quel momento e da molto prima. Ci siamo soltanto adattati all’improponibile.

  9. Fabia ha detto:

    Ho acceso la televisione e mi sono imbattuta nella sigla, non so se sono l’unica ad averlo notato, ma quante inquadrature esclusive del seno della Hunziker e di Noemi. Bello. Bravi. Domani magari anche qualche lato B. Così, giusto per concludere al meglio. No?
    Sono contenta di aver avuto altro da fare sta sera, che solo leggendo questo articolo ho sentito arrivare qualche conato di vomito.

  10. Annamaria Arlotta ha detto:

    Non guardo la tv da tanti anni, ma la gente sì e apprezzo il vostro articolo, che dimostra quanto siamo indietro in tema di considerazione della donna. Il problema è anche l’età dei protagonisti, i giovani in tv, in teatro, nel giornalismo “no pasaran” perchè gli anziani si tengono stretto il potere, e loro riflettono una subcultura rispetto alla donna che si spera supereremo con le nuove generazioni.

  11. Francesca ha detto:

    Sanremo è lo specchio dell’Italia purtroppo o per fortuna, che da una parte cerca di innovarsi con i discorsi della Hunziker sulle donne e dall’altra oggettivizza la stessa senza neanche accorgersene ( sperando nella buona fede della rai). Come dicevi nel video su Friends negli anni 90 le battute omofobe erano “normali” e le si riesce a giustificare perchè sono figlie del loro tempo, ma Sanremo è nel 2018 e certe battute/certi comportamenti sono inascoltabili.

  12. Simone ha detto:

    Frasi come “se vi indignate per queste cose significa che non conoscete il Mago Forest” sono dello stesso livello di “eh ma è fatto così”, “eh ma ognuno ha i suoi difetti”. Vani tentativi di giustificare l’ingiustificabile.

    1. Simone ha detto:

      *sullo stesso livello

  13. Noemi ha detto:

    Ho seguito più o meno quasi tutto il festival quest’anno perché adoro Favino, Michelle mi fa ridere e mia mamma adora Baglioni. Purtroppo è vero ci sono stati dei momenti “abbastanza” deprimenti tant’è che è capitato che io e mia madre ci siamo guardate chiedendoci “ma l’ha detto veramente”? Però a me tutto sommato è piaciuto, e leggendo l’articolo mi sono resa conto che parecchie cose non le avevo notate quindi mi sono ritrovata spiazzata e confusa perché ripensandoci effettive le cose possono essere lette in maniera diversa e non semplicemente come “ha fatto la battuta”. Anche la scelta di fare indossare ai cantati o ospiti un fiore (per richiamare quello che è successo ai Grammy) l’ho trovata una cosa bella, secondo te doveva essere gestita meglio?
    Il fatto di non avere notato certi atteggiamenti mi preoccupa non so forse è colpa del fatto che ormai queste “battute” sono entrate così tanto nel nostro quotidiano da non farci caso?

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