La chiamano la Regina della Dance.

Ha solo trent’anni ed ha già lavorato con artisti del calibro di David Guetta, Snoop Dogg, Afrojack ed Axwell.
Voce pazzesca, stile da vendere, è la paladina di diverse cause da quando non era ancora un’adolescente .

Dopo la pubblicazione del suo ultimo singolo, Taxxxi, a Tara McDonald abbiamo fatto un po’ di domande sulla sua carriera, sui suoi progetti futuri e sul suo impegno nel sociale.

Se si cerca su Google Immagini la parola “cantautrice”, i primi risultati che si ottengono sono quelli di una donna che suona chitarra e voce. Invece tu canti e balli.
Quando e come hai scoperto di avere uno strumento, la tua voce, così preziosa? Quali sono stati i momenti più importanti della tua ascesa a Regina della Dance?

Mio padre mi ha detto che, quando ero molto giovane, verso i cinque anni, a una festa di compleanno, un’intrattenitore per bambini gli ha riferito che potevo cantare perché era rimasto impressionato dal fatto che, a differenza degli altri miei coetanei che stavano solo urlando, io riuscivo a intonare davvero “Buon Compleanno”. (ride) Cantare è sempre stato un piacere. Sono cresciuta in un piccolo villaggio agricolo, non c’erano nemmeno negozi, quindi camminavo molto e cantavo per divertirmi! (ride) Soffrivo di mal d’auto da bambina, e cantare mi aiutava a non stare male! Cantare è la mia medicina, la mia gioia, e mi tranquillizza. Ho sempre amato condividerla con chiunque mi ascoltasse. Il mio percorso per diventare ciò che sono ora è stato lungo, con molti colpi di scena inaspettati. Il modo in cui ho ottenuto lavoro all’inizio è stato un miracolo poiché nessuno nella mia famiglia è nel settore dello spettacolo. Il mio primo lavoro professionale è stato a nove anni quando ho vinto un ruolo nel musical Les Miserables a Londra. 

Tra l’altro partecipare ad un’audizione “aperta” senza agenti è estremamente raro. Inoltre ho rappresentato il mio paese in un contest musicale per bambini condotto da Audrey Hepburn. Gina Lollobrigida e la Regina d’Olanda erano tra il pubblico, ma io non sapevo chi fossero! Pur avendo una laringite e quasi perdendo la voce, ho vinto la competizione e sono diventata la più giovane ambasciatrice per l’UNICEF: tutto ciò, se mi guardo indietro, mi rende orgogliosa. Il premio che ho vinto è stato quello di realizzare il mio primo disco ed il video musicale in Africa per promuovere i diritti dei bambini insieme all’UNICEF. Da adolescente, ho lavorato per una popstar inglese a Milano durante la settimana della moda. Lì sono stato presentata ai Planet Funk che stavano cercando un cantante per il loro brano, Chase The Sun. Pochi anni dopo ho co-scritto la topline di Feel The Vibe per Axwell, che la casa discografica ha scelto tra migliaia di proposte. È stato come vincere alla lotteria!
Ho però dovuto lottare per convincere l’etichetta discografica a tenermi sul singolo, ed hanno accettato solo dopo aver visto la mia esibizione al fianco di Planet Funk. Questa è stata una grande occasione per me: il mio primo featuring finito nelle classifiche del Regno Unito! Tutto questo mi ha fatta intercettare da Armand Van Helden per una collaborazione su My My My, che ha raggiunto anch’esso le classifiche internazionali ed è diventato un inno dance. David Guetta ha amato molto My My My, si è accorto di me e mi ha chiesto di collaborare al suo album, Pop Life. Lavorare con David ha cambiato la mia vita: la nostra Delirious, che ho co-scritto è stata un successo in tutta Europa. Mi ha anche fatta partecipare al mio primo video musicale: gli sarò sempre grata. David è un vero tesoro! L’anno scorso, sono stata travolta dagli eventi ed il mio singolo I Need a Miracle è stato scelto come inno dell’Euro Pride per il 2016. Ho ottenuto il mio primo numero 1 in alcuni paesi in Europa come solista. Ho fatto molti errori lungo la strada, ma sono sempre riuscita a trovare nuove eccitanti opportunità. È come se fossi fatta di gomma, rimbalzo sempre, non mi rompo! Comunque, i successi dei quali vado più orgogliosa e i miei momenti preferiti sono sempre arrivati lavorando a supporto di un’organizzazione o di una causa che mi appassiona.

Ci parli del tuo nuovo singolo e dei tuoi progetti per il 2018? Verrai anche in Italia, paese che sappiamo ami particolarmente?

Il mio nuovo singolo, Taxxxi, è una canzone pop ispirata al synth degli anni Ottanta. L’ho chiamato “50 tonalità di Taxxxi”! Non è una storia d’amore, ma una storia di lussuria; è una canzone fantasy sulla libertà sessuale ed è molto attuale. Mi è piaciuto molto lavorare anche sul video, anche se mi ha innervosita dover baciare un modello maschile. Ero preoccupata di non essere fotogenica come baciatrice, ma nonostante tutto sono, però, sono le scene che mi piacciono di più. Mi sono divertita così tanto a scrivere e realizzare questo disco che non vedevo l’ora di condividerlo con il mondo! Al momento, sono impegnata a lavorare sul mio prossimo singolo, l’EP e sull’album. Ho molte cose che voglio dire e condividere. Sto lavorando ad una canzone inno, Girl Power, sul femminismo moderno. Ci sono molti temi che attraversano l’album come un’istantanea della cultura pop attraverso i miei occhi e le mie esperienze. Il filo conduttore dell’album è “liberazione”, “uguaglianza” e “libertà”, ma chiaramente ci sarà sempre un lato divertente! Sto esplorando anche suoni diversi, ballate, dance, pop, anni ’80 e ci saranno anche tracce che costringono a ballare. Anche se la mia base è a Londra, sto facendo il disco a Parigi perché sono innamorata della città. Non vedo l’ora di tornare in tour con la mia nuova musica, e verrò sicuramente anche in Italia per la promozione e gli spettacoli dal vivo. Sono davvero entusiasta di tornare da voi: amo il paese, la cultura e… il cibo! Sono pazza di Roma per la sua storia – sono segretamente una nerd! –  e amo Milano per la moda e l’Italia in generale per la pizza!

È noto, grazie anche alla testimonianza di artisti come Bjork, che il mondo della musica sia ancora molto sessista e che la donna venga spesso discriminata. Ci sono mai stati episodi in cui ti sei sentita trattata diversamente in quanto donna?

Ci sono stati sicuramente momenti in cui sono stata trattata con superiorità da ragazzi. Non so perché si pensi che solo perché sei una donna non sai come lavorare con certe apparecchiature. Soprattutto quando chi lo fa non è nella mia squadra e non mi conosce! Anni fa, mi è stato chiesto di togliermi il top in una sessione poiché “il tessuto stava interferendo con il microfono”. Naturalmente ho detto loro di andare a quel paese, in un modo molto carino. Non ne ho mai parlato prima pubblicamente: in passato cantavo per le forze armate britanniche di tutto il mondo grazie ad un’organizzazione benefica collegata alla famiglia Reale, un po’ come Marilyn con l’esercito americano. Durante una performance in Afghanistan, mi è stato chiesto di cantare più vicino alla folla per rendere la performance più speciale, cosa che ho fatto. E sono stata aggredita sessualmente da un soldato tra la folla, che mi ha afferrato il seno e non mi ha lasciata andare. Dopo lo spettacolo, la polizia militare è venuta nel mio camerino e mi ha chiesto di portarlo in tribunale a Londra. Ad essere onesti, inizialmente non volevo, perché volevo solo dimenticare l’incidente. Stranamente, uno degli ufficiali più anziani del campo era una donna e mi ha chiesto di denunciare l’accaduto perché il tizio che mi aveva aggredita era di grado molto alto ed aveva già aggredito altre donne, che però avevano paura di farsi avanti: se lo avessi fatto io, anche loro sarebbero venute allo scoperto. Così l’ho fatto. Quando sono tornata nel Regno Unito ho ricevuto una lettera da un rappresentante della Regina che si scusava per l’incidente e si congratulava per il mio coraggio. Questo episodio mi ha insegnato che è davvero importante parlare, perché certi episodi non riguardano solo noi ma potrebbero riguardare anche ad altre donne che, con il nostro coraggio, potremmo incoraggiare a farsi avanti. Anni fa mi è stato anche chiesto di cantare per un grande annuncio pubblicitario nel Regno Unito, ma sono stato sostituita perché mi sono rifiutata di andare a letto con il produttore. Quello che sta accadendo ora negli Stati Uniti, con gli scandali nel mondo del cinema, con le donne che parlano… è così forte che le donne non siano più spaventate e non si nascondano più. Stiamo parlando per noi stesse e per tutte le donne.

Hai iniziato da giovanissima come ambasciatrice per l’UNICEF, poi sei diventata ambasciatrice Telethon e non hai mai abbandonato il tuo impegno sociale. Che ruolo ha avuto la tua famiglia nel diventare sensibile a questi problemi? In quali cause sei impegnata oggi?

Mio padre mi ha sempre sostenuta. Quando ero giovane mi portava alle audizioni e mi incoraggiava sempre a realizzare i miei sogni. Non ha avuto le mie stesse opportunità quando era giovane, la sua famiglia era immigrata irlandese e molto povera, ma ha sempre avuto una visione molto positiva della vita. In realtà è il mio idolo perché vede sempre il meglio in ogni situazione e questo è un grande dono. Mi ha insegnato che la vita è solo una questione di prospettiva, della visione che ne hai. Mia madre è una donna incredibilmente forte, ma ho dovuto contrastarla da bambina per esibirmi sul palco, era completamente contraria e mi ha reso la vita un inferno! Aveva paura di come l’industria mi avrebbe potuta cambiare, giustamente, soprattutto quando ero piccola. Da allora sono riuscita a convincerla, ma non sarà mai contenta… Entrambi i miei genitori hanno una forte etica e morale, ma sono troppo impegnati a lavorare duramente e a crescere i loro figli per dedicare tempo a cause sociali. La mia volontà di combattere per l’uguaglianza è nata dall’esperienza di vita e dagli amici che ho trovato lungo la strada. Quando avevo dodici anni, facendo il video musicale in Africa per l’UNICEF, mio ​​padre è venuto con me come mio accompagnatore e abbiamo visitato molte scuole che fornivano gli aiuti necessari. Papà rimase in contatto con alcune delle scuole più povere, inviando doni per i bambini. È così che è fatto mio padre: ha un grande cuore. Sono una femminista orgogliosa. Credo nell’uguaglianza in tutte le forme per tutti i ceti sociali, compresi gli animali. Mi considero una cittadina globale: ho viaggiato per il mondo, non ho paura delle altre culture e delle religioni e credo che siamo fondamentalmente tutti uguali. Mi sento responsabile e come consumatrice cerco di fare delle scelte più consapevoli, sono vegana (anche la mia squadra è vegana), e penso che questa sia la cosa migliore che abbia mai fatto nella mia vita per la mia salute, l’ambiente e, naturalmente, per gli animali. Non ho paura di usare la mia voce per promuovere le cause che voglio supportare, per dar loro la visibilità per mantenere viva l’attenzione. Come ha recentemente affermato Richard Branson: “il futuro riguarda il rispetto dell’ambiente, le nuove energie e un mondo libero dalla carne da qui a trent’anni”. Credo in questo.

Hai partecipato al Paris Pride. Hai mai pensato, considerando il tuo impatto sul pubblico oltre che il tuo impegno sociale, di organizzare un evento ad hoc per sostenere la causa?

Mi piacerebbe fare di più per la comunità LGBTQ. Essere ambasciatrice di Paris Pride 2014 è stato un onore. Un orgoglio davvero speciale per me, perché era la prima volta che guidavo la marcia e dovevo tenere un discorso davanti a mezzo milione di persone e a tutti i media francesi. È stata anche una vera formazione, perché ho dovuto approfondire i temi su cui bisogna lavorare. Ho concentrato il mio intervento sulle lotte della comunità transgender. La mia amica e parrucchiera parigina è transgender: la vita per lei è stata molto difficile. Penso che le persone abbiano paura dell’altro in generale, di ciò che non sanno, di ciò che è al di fuori della loro vita personale e dalla loro esperienza. È così facile formulare un giudizio basato su un’etichetta, ma ognuno di noi è solo un essere umano e merita gli stessi diritti di tutti gli altri. Le persone più incomprese sono le più vulnerabili. Uno dei miei amici al college è stato picchiato e gettato fuori da un treno in corsa perché era gay. Grazie a Dio è ancora vivo, ma ha ancora la testa ammaccata. Avevo circa diciotto anni quando è successo. Mi ha scosso perché non riuscivo a capire quanto e per quale motivo qualcuno potesse odiare un’altra persona solo perché gay. Questo episodio mi ha aperto gli occhi e ho deciso di parlare anche in nome del mio amico. Il personaggio maschile nel mio video musicale per Taxxxi è apertamente gay (cosa che non sapevo quando lo abbiamo scelto), e ho scoperto attraverso i media, dopo aver lavorato insieme, che è stato ricoverato in ospedale dopo essere stato attaccato violentemente per essere gay. Ho la fortuna di esibirmi ai Pride in tutta Europa. Cerco di parlare di questi problemi nelle mie interviste e di essere un’alleata dei diritti continuando a battermi per la causa anche dopo che lo scintillio e il divertimento del Pride sono finiti.

Oltre ad avere una voce meravigliosa sei bellissima, e nel 2010 sei stata fotografata per la copertina dell’edizione francese di Playboy. Il corpo è ancora oggi uno strumento che se esibito dimostra di essere un’arma a doppio taglio per una donna al punto di poter oscurare le sue capacità e peculiarità?

Non mi sento mai bellissima! Sono rimasta davvero scioccata quando mi è stato chiesto di posare per la copertina francese di Playboy. È stata un’esperienza davvero positiva. Non sono una modella, non sono molto magra e ho dei piccoli seni naturali. Sono l’opposto di ciò che Playboy normalmente rappresenta. Sono una “donna media” e ho dimostrato che una donna reale, normale, media, può anche essere sexy senza per forza essere una modella di taglia zero. In quel momento mi è sembrata una buona opportunità e mi ha infuso una sicurezza inaspettata. Il team con il quale ho lavorato è stato davvero professionale, sono stata molto bene. Lo farei di nuovo se mi venisse chiesto. Non ero completamente nuda, solo in topless, proprio come quando sono in spiaggia. Penso che il corpo femminile sia bello e non mi vergogno di chi sono. Non ho nulla da nascondere. So che il femminismo ed il glamour modelling non vanno sempre di pari passo ed è un problema piuttosto polarizzante, ma non penso sia anti-femminista. Lo trovo davvero efficace e so che molte persone mi odiano perché dico queste cose. Ma finché la persona è a suo agio con quello che sta facendo con il proprio corpo, in modo non forzato o manipolato, che problema c’è? Per me è stato un onore, ed ero meno nuda di alcuni editoriali che si vedono sulle riviste di moda. Adoro la fotografia di moda di David LaChapelle, Ellen von Unwerth, Paolo Roversi ed Helmut Newton… che onora la sensualità femminile e la sessualità. Si tratta di rispetto, bellezza e arte. La copertina di Playboy è un grande aneddoto da raccontare e sono sicura che in futuro metterà in imbarazzo i miei figli!

Tra le collaborazioni che hai collezionato, qual è quella che porti maggiormente nel cuore?

Hanno tutte un posto nel mio cuore, ogni collaborazione mi ha portato un’esperienza diversa. Con alcune persone sono rimasta amica. Quella con David Guetta è stato un vero punto di svolta, ed è stato molto bello mentre promuovevamo le canzoni insieme e anche in tour. Non tutti sono gentili come David. Anche le esperienze negative mi hanno insegnato molto, quindi sono grata anche a quelle. Anche con Armand Van Helden è stato fantastico! Mi ha resa bankable (N.d.T., di una persona “che è probabile faccia soldi”)! Ho sempre avuto una grande cotta per lui! Quando abbiamo realizzato il disco insieme, non ci siamo incontrati fino a un anno dopo durante uno spettacolo in Germania e lui era convinto che fossi una grande “black mama”, per cui è rimasto scioccato nel vedere che sono bianca come la neve. Poi ci siamo incontrati a New York alcune volte, ma la musica non ha mai trasceso in romanticismo, purtroppo… Amo tanto anche Todd Terry. La canzone Get Down è in realtà la prima topline che ho scritto da sola. Sono cresciuta ascoltando Todd Terry: è il Padrino della musica house. La gente lo chiama ancora “Todd the God” ed è stato un tale privilegio lavorare con lui… è una delle persone più belle che conosca nel mondo della musica. Non racconta palle. Mantiene ciò che dice. Abbiamo condiviso le nostre storie personali ed è così divertente!  Bryan Ferry mi ha rubato un pezzo di cuore. Mentre giravamo e lavoravamo all’album Dylanesque mi sembrava di conoscerlo da sempre. C’è qualcosa di complicato e sensibile in lui mescolato a questa profonda intelligenza che è così accattivante. E sai cosa? Ha chiesto una copia autografata del mio debutto sulla rivista Playboy! (ride)

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