Dei tanti messaggi che arrivano al nostro indirizzo email e alla nostra pagina Facebook, molti hanno un contenuto simile, che potremmo riassumere così:

Ho deciso di fare la tesina di terza media/maturità sul femminismo, mi date una mano a cercare i collegamenti con le varie materie?

Ecco allora a voi questo articolo salva esame!
Abbiamo provato a collegare quante più materie possibili per aiutarvi a presentare una tesina impeccabile! Siete pronti per il ripasso generale? Cominciamo!

FILOSOFIA

Interconnessa soprattutto con la storia e la letteratura, la filosofia offre molti spunti di discussione e dialogo sul femminismo, soprattutto nel XX secolo. Sebbene infatti all’origine del pensiero femminista ci sia l’opera scritta da Mary Wollstonecraft, pubblicata a Londra nel 1792 e dal titolo ‘Rivendicazione dei diritti della donna’, è nei primi decenni del Novecento che la filosofia femminista si espande a macchia d’olio in tutto l’Occidente, portando sempre più intellettuali, sia uomini che donne, a discuterne i termini e ad allargarne i confini. Con l’arrivo del XX secolo arriveranno inoltre le diverse quattro ondate femministe, ognuna delle quali con la propria peculiarità, tematica principale sotto esame e, naturalmente, filosofia alla base.

  • La prima ondata del femminismo
    In questa prima ondata è bene precisare che, a dare il maggior contributo in quanto a opere letterarie e filosofiche, siano stati principalmente gli/le intellettuali del centro/nord Europa. Nel Regno Unito poi, complici le suffragette e i diversi schieramenti politici, le filosofie femministe inizieranno fin da subito a diversificarsi e disquisire su temi simili, con un obiettivo comune, ma da diversi punti di vista. Da una parte ci sarà la corrente liberale, dall’altra quella più socialista.
    Per la corrente liberale, molto sensibile alle questioni legate all’emancipazione e all’istruzione delle donne, saranno di grande impatto i filosofi John Stuart Mill e Harriet Hardy-Taylor, i cui rispettivi saggi ‘L’asservimento delle donne’ (1869) e ‘L’emancipazione delle donne’ (1851), individueranno non nella natura ma nelle vicende storiche la fonte dell’asservimento delle donne e del loro stato di inferiorità nella società.
    La corrente socialista, invece, troverà nei primi cosiddetti socialisti utopisti i principali fautori del suo stesso pensiero, fra i quali spiccheranno i francesi Charles Fourier e Flora Tristan. I filosofi femministi socialisti di questa prima ondata sognavano una società privata di tutte le forme di subordinazione, da quella della donna a quella del proletariato. Su questo punto in particolare sarà il filosofo tedesco Friederich Engels, scrittore del saggio del 1884 su ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’, a fornire spunti di discussione importanti soprattutto per il movimento delle prime suffragette inglesi. Secondo Engels, che lavorerà a stretto contatto con il connazionale Karl Marx, uno degli indici per misurare e valutare il grado di civiltà di una società è proprio dato dalla condizione che la donna assume nella stessa. Più è subordinata la donna in una data società, più basso il grado di civiltà di quest’ultima sarà.
  • Il periodo fra prima ondata e seconda ondata
    Il periodo che dalle prime conquiste della prima ondata femminista (siamo attorno agli anni Venti e Trenta), arriva fino agli albori della seconda ondata (negli anni Sessanta circa), è caratterizzato da figure filosofiche fra le più importanti del pensiero contemporaneo. Prime fra tutte ci sono Virginia Woolf e Simone de Beauvoir, britannica la prima, francese la seconda. Sebbene la Woolf sia a ragion veduta conosciuta come una delle scrittrici più influenti del XX secolo, fra i suoi romanzi e saggi si ‘nascondono’ grandi spunti di riflessione sul movimento femminista. Partendo da ‘Giorno e notte’ (1919), e arrivando ai più noti ‘Una stanza tutta per sé’ (1929) e ‘ Le tre ghinee’ (1938), la Woolf troverà le parole adatte per sviscerare e analizzare la condizione di una donna intraprendente, e piena di voglia di fare, in un’Inghilterra patriarcale dei primi decenni del Novecento. Simone de Beauvoir invece, collocherà la problematica della condizione subordinata della donna soprattutto fra le pagine del suo ‘Secondo sesso’ (1949), uno fra i volumi più monumentali nella storia del femminismo. Il corso del pensiero filosofico della Beauvoir verrà anche molto influenzato da quello del compagno Jean-Paul Sartre, le cui opere ‘L’essere e il nulla’ (1943) e ‘L’esistenzialismo è umanismo’ (1946), forniranno grandi spunti di riflessione per la filosofa francese (vi consigliamo qui di approfondire i concetti di immanenza e trascendenza). L’opera della Beauvoir verrà tradotta in inglese nel 1953, diffondendosi rapidamente fra le donne colte e urbanizzate del nord Europa e degli Stati Uniti. Ed è proprio in questi ultimi che nuove forme di pensiero caratterizzeranno gli anni Cinquanta, dando poi vita a quella che sarà la seconda ondata femminista. Il fermento culturale europeo approderà ben presto sulle coste statunitensi, influenzando ‘The Feminine Mystique’, scritto dall’attivista Betty Friedan e pubblicato nel 1963. Le donne, secondo Friedan, avevano accettato e interiorizzato la mistica della femminilità (ossia lo stereotipo-anni-Cinquanta ‘marito, figli, casa’), auto-condannandosi all’infelicità e all’incompletezza.
  • La seconda ondata
    Le teoriche della seconda ondata femminista teorizzano una risposta più radicale alle problematiche date dal patriarcato e dalla discriminazione di genere, basandola non più su di un discorso centrato sull’uguaglianza, ma su quello dato dalle differenze fra uomo e donna.
    Fra le esponenti più discusse e influenti di questa ondata abbiamo Germaine Greer, filosofa e scrittrice australiana il cui ‘Eunuco femmina’ (1970) darà sì spunti interessanti per le sue contemporanee, ma verrà in parte criticato dalle nostre (la Greer è una cosiddetta trans-exclusionary radical feminists, e nel suo saggio del 1970 la sua posizione non propriamente felice nei confronti delle transessuali traspare senza troppi indugi). Fra le teoriche di questa ondata più radicale non si possono non annoverare Kate Millet, le cui pagine de ‘La politica del sesso’ (1970) si scaglieranno duramente contro il patriarcato, Shulamith Firestone, il cui ‘The Dialectic of Sex’ (1970) avrà una grande influenza sul pensiero femminista e porrà in discussione cosa sia ‘naturale’ o meno, e Gayle S. Rubin, nel cui saggio “The Traffic in Women: Notes on the ‘Political Economy’ of Sex”, verranno analizzate le tesi di Lévi-Strauss, Engels, Freud e Lacan al fine di costruire un discorso teoretico attorno alla questione della sessualità della donna e del suo conseguente ruolo nella società. Fra le filosofe femministe della seconda ondata non si può non menzionare anche Carla Lonzi, una fra le prime a teorizzare una libera sessualità poliforme (‘Sputiamo su Hegel. La donna clitoridea e la donna vaginale e altri scritti’, 1974).
  • La terza e quarta ondata
    A coniare il termine ‘terza ondata femminista’ è stata la scrittrice e filosofa Rebecca Walker in un articolo per l’ Msmagazine del 1992. Il fulcro attorno al qualejudith-butler@2xruoteranno le teoriche e i teorici di questa ondata è quello di un gruppo eterogeneo di persone che, pur appartenendo a diverse etnie, identità di genere, orientamenti sessuali e classi sociali, lotta insieme per abolire tutte le aspettative e i ruoli di genere. Il ‘Mito della bellezza’, che ci ha intrappolati in ciò che è o meno convenzionalmente bello, ce lo racconterà Naomi Wolf nel 1991, mentre a teorizzare su identità costruite e non naturali è invece una nota Judith Butler nel 1993. I suoi ‘Gender Trouble’ e ‘Bodies that Matter’ cambieranno per sempre l’approccio e lo sguardo femminista nei confronti delle identità di genere, rendendo il tutto più inclusivo e, in un certo senso, fluido. I presupposti per una quarta ondata, la nostra, ancora più inclusiva e volta a abolire qualsiasi discriminazione, non tardano ad arrivare (grazie anche a internet). La quarta ondata, aiutata dalla precedente, dice addio ai compartimenti stagni e diventa ancora più intersezionale, inclusiva e autodeterminata. Roxane Gay con il suo ‘Bad Feminist’, Chimamanda Ngozi Adichie e il suo ‘We should all be feminist’ (ne abbiamo parlato qui), così come le filosofe Michela Marzano e Chiara Lalli ne sono fra gli esempi più illustri.

STORIA

Suddivisa in quattro ondate differenti, la storia del femminismo è stata caratterizzata dalle azioni e dal pensiero di donne e uomini che ne hanno segnato il percorso fino ai giorni nostri.
Convenzionalmente le quattro ondate si dividono in una prima, che dalla fine dell’Ottocento è arrivata ai primi decenni del Novecento; in una seconda ondata, dal pensiero più radicale, che da fine anni Cinquanta è arrivata agli anni Settanta; in una terza, rivoluzionaria e più inclusiva, che ha avuto il suo apice nel Girl Power anni Novanta; e infine in una quarta, la ultima, nonché la nostra. Cerchiamo quindi di analizzare gli avvenimenti e le figure chiave che hanno dato un volto a questa storia in continua evoluzione.

  • La resistenza femminile prima delle ondate
    Sebbene gli inizi effettivi siano difficili da cogliere, e l’inizio convenzionale del femminismo sia dato dalla pubblicazione di A Vindication of the Rights of Woman (1792) dell’inglese Mary Wollstonecraft e, più in generale, con l’inizio della seconda ondata, alcune coraggiose donne iniziarono a far sentire la propria voce fin da prima.
    La voce della drammaturga francese Olympe de Gouges (1748-1793) ebbe molta risonanza grazie ai suoi scritti abolizionisti e femministi, fra i quali spicca sicuramente la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina del 1791. Volendo andare ancora più a ritroso nel tempo, però, non si può non menzionare la teologa inglese puritana Anne Hutchinson (1591-1643), una protofemminista ante litteram. Sovvertendo il dogma calvinista e la superiorità maschile tanto cara alla società coloniale dell’epoca, la Hutchinson credeva che Dio dimorasse in ogni essere umano, donne incluse. Teneva piccole riunioni di studio della Bibbia per donne e, prima di venire bandita dalla colonia come eretica, cercò di estendere le sue tesi religiose alla vita politica. Come tutt’oggi spesso accade, il suo essere donna istruita spaventava molto i suoi coevi. Nata nello stesso secolo, sebbene in Francia, è invece Marie de Gournay (1565 – 1645), i cui scritti rispettivamente del 1622 e 1626, Égalité entre les hommes e Les femmes et Grief des Dames, auspicavano all’uguaglianza tra i sessi e a un’istruzione paritaria.
  • La prima ondata femminista
    L’inizio del movimento femminista viene spesso fatto risalire alla prima Women’s Rights Convention, tenutasi a Seneca Falls nel 1848. Il movimento femminista degli albori è infatti in gran parte stato ‘azionato’ dai cambiamenti storici e sociali di fine Ottocento, che vedevano la forza dei lavoratori cambiare radicalmente e unirsi per combattere per i propri diritti. Le lotte portate avanti dalle femministe della prima ondata, il cui epicentro si sposterà dagli U.S.A. alla Gran Bretagna grazie al movimento suffragista femminile guidato da Emmeline Pankhurst, sono: il diritto al voto, uguaglianza giuridica e l’accesso all’educazione superiore. In occidente, a partire dagli anni Dieci, queste lotte troveranno una vittoria anche e soprattutto con il conseguimento del suffragio universale (che in Italia arriverà ben più tardi degli anni Dieci/Venti). Per quanto concerne l’Italia, pioniera e figura chiave di quest’ondata è Anna Maria Mozzoni che, oltre a scrivere libri e saggi inerenti alle tematiche di liberazione della donna, si batté a lungo per la concessione del voto alle donne, presentando moltissime mozioni in Parlamento.
  • La seconda ondata femminista
    Entrato in crisi a partire dagli anni Venti del Novecento, e ‘risucchiato’ via dagli anni della Seconda Guerra Mondiale, il movimento femminista si rimette in moto grazie a una seconda generazione di donne che, a partire dagli anni Sessanta, fa ripartire la rivoluzione per la liberazione. Nonostante fossero stati compiuti importanti passi come l’ottenimento del diritto al voto, le attiviste di questa ondata si attivarono per denunciare come il lavoro domestico fosse ancora esclusivamente a carico delle donne, le pari opportunità lavorative fossero ancora pressoché inesistenti, il diritto all’interruzione di gravidanza fosse in molti stati ancora ostacolato o addirittura negato e, a coronare il tutto, il concetto di inferiorità della donna fosse pubblicizzato e incoraggiato con tutti i mezzi disponibili (specialmente nei mass media).
    Gli anni della seconda ondata sono anni rivoluzionari, che permetteranno alla pillola anticoncezionale di venire venduta in molti stati occidentali (negli U.S.A, ad esempio, questa verrà messa in commercio nel 1961), all’aborto di venire legalizzato (https://it.wikipedia.org/wiki/Legislazioni_sull%27aborto), e il delitto d’onore di venire estirpato (https://it.wikipedia.org/wiki/Delitto_d%27onore). In Italia il divieto di contraccezione verrà cancellato nel 1971, mentre per la cancellazione del diritto d’onore si dovrà aspettare il 1981.
  • La terza ondata femminista
    Girl Power e Queer Studies, la terza ondata diventa non solo più ‘pop’, ma anche più inclusiva e queer, il cui scopo è quello di ricordare a chiunque, uomo, donna o genderqueer che sia, che potersi realizzare personalmente, lavorativamente e sentimentalmente come meglio si creda sia un diritto sacrosanto. Sono gli anni dei telefilm, film e cartoni che hanno aiutato moltissimi bambini, adolescenti e adulti a trovare una rappresentazione del proprio essere non convenzionale (e quindi cisgender, etero e bianco), così come moltissime ragazze a poter cantare liberamente la consapevolezza di potersi realizzare tranquillamente nella vita anche senza un uomo al proprio fianco. Sono gli anni in cui Judith Butler rivoluziona i Gender Studies con il suo Gender Trouble, così come quelli in cui le Spice Girls promuovono il loro ‘Spice World’ a suon di ‘Girl Power!’. I telefilm per teenager vedono i primi protagonisti omosessuali, mentre quelli per ventenni/trentenni ritrovano in Sex and the City un chiaro messaggio sex positive.
  • La quarta ondata
    Chimamanda Ngozie Adichie, Malala, Emma Watson e Benedict Cumberbatch: malala-600x460questi sono solo alcuni dei nomi che più di tutti si sono espressi a favore di una rivoluzione femminista, aperta a tutte le differenze di genere, etnia, classe e orientamento sessuale, nel corso degli ultimi anni. La quarta ondata femminista, grazie soprattutto a internet, si sta diffondendo a macchia d’olio per tutto il globo, e ambisce a rendere liberi tutti e tutte. Le rivendicazioni sono soprattutto quelle volte al conseguimento di un’istruzione paritaria in tutti gli stati del mondo, al raggiungimento del matrimonio egualitario, alla cessazione di qualsiasi discriminazione sia essa di matrice culturale, etnica, religiosa, di genere o sessuale. Sebbene molti stati Occidentali stiano guardando al futuro con alcune di queste consapevolezze in più, la storia del movimento femminista vedrà le/i suoi fautori dover venire a termini con l’inesorabile ondata discriminatoria che, soprattutto negli ultimissimi anni, sta provando a intralciare le vittorie ottenute.
  • Altre idee
    La nascita e l’evoluzione del movimento femminista è ovviamente il primo argomento che viene in mente parlando di Storia: ha tutti gli elementi per essere il cavallo di battaglia della tesina e un bellissimo discorso con cui cominciare l’orale. Ma non è l’unico, perché la Storia intera è costellata di donne, forse nascoste tra le pagine dei libri, messe in ombra dalle loro controparti maschili, ma non per questo meno presenti: già solo questa grande disparità, di come la Storia sembri fatta solo dagli uomini quando a viverla erano anche le donne, potrebbe essere una buona base per una critica e un’analisi storica un po’ più approfondita.
    Per non immergersi troppo a fondo, però, noi vi consigliamo due argomenti da poter inserire nel vostro percorso che non siano torreggianti come il movimento femminista: entrambi vengono dalla Seconda Guerra Mondiale, ma siamo sicuri ce ne siano moltissimi altri con cui poter stupire la commissione con un po’ più di originalità. Il ruolo delle donne nella Resistenza italiana, prima di tutto: i partigiani che hanno combattuto per liberare l’Italia dal fascismo non erano solo uomini (come vi abbiamo raccontato in questo articolo), e, se per caso il vostro professore o la vostra professoressa fosse molto concentrato sulla storia nazionale, con questo andreste sul sicuro. Oppure, un’altra storia, un po’ di nicchia, ma non meno affascinante: quella del battaglione di bombardiere russe delle Streghe della notte, un reggimento di sole donne che divenne l’unità dell’aviazione sovietica più decorata del secondo conflitto mondiale.

LETTERATURA ITALIANA

La letteratura italiana è un pilastro di qualsiasi tesina, e sebbene a prima vista potrebbe sembrare non collaborativa con un argomento come il femminismo e il ruolo della donna, non disperate. Basta spostare un po’ Gabriele D’Annunzio, che con le sue manie di protagonismo si prende tutta le luci della ribalta, per scoprire un mondo con cui affascinare la commissione d’esame.

DONNE SCRITTRICI

Ci sono due modi, a nostro parere, per affrontare l’argomento ‘femminismo‘ nella letteratura italiana. Il primo è parlare delle donne che hanno effettivamente fatto la letteratura italiana, scrivendo romanzi e poesie. Abbiamo raccolto qui sotto un elenco di donne scrittrici e poetesse dal XIX al XX secolo: ovviamente ce ne sono molte di più, ma abbiamo selezionato le più famose, di cui è più facile recuperare opere e commenti critici.

  • Matilde Serao (1856 – 1927), non propriamente femminista, ma prima vera scrittrice professionale e emancipata della storia letteraria italiana. Sempre molto impegnata nel sociale, scrisse diversi romanzi e novelle, tra cui Il paese di Cuccagna (1891) e Il ventre di Napoli e altre storie (1884)
  • Ada Negri (1870 – 1945), chiamata la ‘poetessa del Quarto Stato’ per la sua produzione poetica fortemente in favore del socialismo, come si legge nella raccolta Stella mattutina (1921)
  • Grazia Deledda (1871 – 1936), premio Nobel nel 1926, tutta la sua opera è incentrata a favore degli oppressi, in cui rientra anche la sua riflessione sulla condizione della donna
  • Sibilla Aleramo (1876 – 1960), una delle figure cardine se si parla di riflessione sull’identità femminile (in letteratura e non). Il grande romanzo su cui concentrarsi è Un amore insolito (1901), ricco di temi e riflessioni sull’emancipazione femminile, sul rifiuto di maternità e matrimonio a inizio XX secolo
  • Anna Banti (1895 – 1985), nome di penna di Lucia Lopresti, che indaga sulla condizione della donna a lei contemporanea in opere come la raccolta di racconti Il coraggio delle donne (1940)
  • Fausta Cialente (1898 – 1994), che potrebbe rientrare bene in una tesina incentrata non solo sul femminismo, ma anche sull’omosessualità femminile: il suo romanzo Natalia (1930) incappò nella censura fascista a causa della forte amicizia tra due donne di cui racconta
  • Ada Gobetti (1902 – 1968), e il suo Diario partigiano (1956) sono l’ancora giusta per introdurre il discorso della Resistenza e dell’antifascismo, anche al femminile
  • Alba De Céspedes (1911 – 1997), che riscrive il romanzo psicologico borghese in chiave femminile (Dalla parte di lei, 1949) ed è stata una delle figure più autorevoli del panorama intellettuale novecentesco
  • Elsa Morante (1912 – 1985), che con la sua Isola di Arturo (1957) sposta la scena sul Elsa-Moranterealismo magico e i ricordi del mondo favoloso dell’infanzia. Pur se non esplicitamente femminista, resta una delle più grandi scrittrici del Novecento italiano
  • Natalia Ginzburg (1916 – 1991), la sua attenzione non è solo sulle donne ma sul mondo in generale, sulle esperienze umane e soprattutto sulla psicologia dell’universo quotidiano e famigliare, come in Lessico famigliare (1963) e Tutti i nostri ieri (1952)
  • Oriana Fallaci (1926 – 2006), e soprattutto il suo romanzo Penelope alla guerra (1962), in cui descrive il ruolo femminile nella società contemporanea
  • Dacia Maraini (1936), famosa soprattutto per La lunga vita di Marianna Ucria (1990), ma della quale è interessante anche la lunga carriera teatrale, nel corso della quale si è impegnata anche in progetti dall’animo fortemente femminista, come il periodo del Teatro della Maddalena (anni ’70), gestito da sole donne

DONNE PERSONAGGIO

La seconda via è invece guardare alle donne raccontate dalla letteratura italiana: protagoniste e comprimarie, concentrandosi su una figura singola o più sul lato comparatistico, delineando similitudini e differenze tra più personaggi.
Un’altra analisi che potrebbe essere interessante è considerare come gli uomini scrivano i personaggi femminili, e viceversa come le donne scrivano quelli maschili. In modo efficace? In modo un po’ semplicistico, o voyeurista? Insomma, capire se, come diceva Tolstoj affermando che un bravo scrittore deve essere androgino e sapersi calare in ogni parte dei suoi personaggi, il progetto narrativo è sempre portato a buon fine o no.

  • possiamo partire dalle grandi classiche: Lucia Mondella, dai Promessi Sposi (o la Monaca di Monza, e già sul confronto tra loro due si potrebbero scrivere libri), oppure Beatrice, dalla Commedia (magari aggiungendo un tocco ironico, ispirato da questo video qui?); anche le altre donne cantate dai poeti possono rientrare in questa categoria di donna-angelo immobile e statica: se non proprio la Laura di Petrarca, che forse è un po’ troppo indietro nel tempo, c’è sempre Silvia di Leopardi, o la visione della donna che Pascoli lascia trasparire nelle sue poesie, parlando delle sorelle
  • nell’Ottocento ci sono le donne del Verismo, come la Lupa e le donne Malavoglia di Verga, o la Pisana da Le confessioni di un italiano di Nievo; si può anche guardare ai Crepuscolari, per esempio con la novella Senso di Camillo Boito e la sua protagonista, la Contessa Livia; e poi c’è l’opera di D’Annunzio, con Il Piacere e Elena Muti, oppure con le tre ‘vergini delle rocce’, Violante, Massimilia e Anatolia (ma tantissime altre figure femminili ricorrono anche nelle sue poesie)
  • nel Novecento ci sono le donne di Pirandello (per esempio la femme fatale Varia Nestoroff dai Quaderni di Serafino Gubbio operatore), oppure quelle di Svevo e di Gadda, spesso descritte attraverso una lente misogina, sulle quali quindi si potrebbe costruire un discorso più critico

INGLESE

Ci sono varie opzioni per una tesina d’inglese a tema femminista, soprattutto considerando che le origini del movimento sono in parte inglesi; un’idea potrebbe essere parlare di Mary Wollstonecraft, autrice di A Vindication of the Rights of Women.

http://web.utk.edu/~gerard/romanticpolitics/feminism.html

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Virgina Woolf

Un’altra figura interessante è quella di Florence Nightingale; in molti la conosciamo – e giustamente – come la madre della professione infermieristica così come la conosciamo oggi; ma oltre a ciò fu anche una grande pensatrice e autrice di testi che non possiamo definire femministi solo perché il termine “femminismo” stava nascendo in quel momento. In particolare il suo Cassandra è molto interessante.
https://en.wikipedia.org/wiki/Florence_Nightingale#Literature_and_the_women.27s_movement

Oppure potreste dedicarvi a un’autrice letteraria; ecco qualche suggerimento:

  • Margaret Cavendish, tra le prime donne a pubblicare le proprie opere e a occuparsi di filosofia nel ‘600
  • Mary Shelley – figlia della Wollstonecraft – considerata per Frankenstein la madre del romanzo gotico e della fantascienza moderna.
  • Jane Austen; sicuramente l’avete studiata, ma forse non sapete che nella critica femminista è stata parecchio discussa per il suo ruolo e per i suoi personaggi femminili https://en.wikipedia.org/wiki/Styles_and_themes_of_Jane_Austen#Gender
  • Le sorelle Brontë; che parliate di tutte e tre o solamente di una, sono autrici di enorme importanza; in particolare Charlotte Brontë spesso mette in bocca alla sua eroina Jane Eyre dei discorsi molto avanguardistici per una donna dell’Ottocento: “women are supposed to be very calm generally: but women feel just as men feel; they need exercise for their faculties and a field for their efforts as much as their brothers do; they suffer from too rigid a restraint, too absolute a stagnation, precisely as men would suffer; and it is narrow-minded in their more privileged fellow-creatures to say that they ought to confine themselves to making puddings and knitting stockings, to playing on the piano and embroidering bags. (ch. 12)”
    http://www.bl.uk/romantics-and-victorians/articles/jane-eyre-and-the-19th-century-woman
  • Elizabeth Barret Browning; spesso poco considerata perché si tende a studiare suo marito Robert Browning e non lei. I suoi testi all’epoca ebbero grande risonanza e furono di grande influenza per Emily Dickinson.
    http://www.bl.uk/romantics-and-victorians/articles/elizabeth-barrett-browning-and-the-woman-question
  • Christina Rossetti – sì, la sorella di Dante Gabriel Rossetti – è un’altra poetessa che ai suoi tempi fu molto apprezzata e acclamata ma di cui si sono perse le tracce nei libri di scuola. Il suo lavoro spessissimo tocca temi di genere e del rapporto tra uomo e donna
    http://www.bl.uk/romantics-and-victorians/articles/christina-rossetti-gender-and-power
  • Emily Dickinson è una scelta interessante soprattutto se pensiamo che il suo stile e le sue poesie sono state caposaldo e base della poesia americana ed europea del Novecento pur essendo lei vissuta nel secolo precedente (leggere: era un passo avanti).
  • Virginia Woolf; forse è un’opzione ovvia, ma sicuramente nel programma sono comparsi i nomi di Joyce e del modernismo e avete parlato dello Stream of Consciousness, quindi si possono fare degli ottimi collegamenti. Ovvia ma ottima.

Un’altra idea che potreste sviluppare riguarda in generale la condizione della donna in Inghilterra nel periodo storico che scegliete di analizzare, Romantico, Vittoriano, epoca industriale e così via.
Qualche link utile a riguardo:
http://www.bl.uk/romantics-and-victorians/articles/gender-roles-in-the-19th-century#sthash.3sc3H5LG.dpuf

https://prezi.com/o4ycf-cskcns/gender-roles-in-romantic-england/ gender roles in romantic england

http://gem.greenwood.com/wse/wsePrint.jsp?id=id326 portrayal of women in romantic period literature

http://britishlit2riaswebpage1.blogspot.it/2009/04/romantic-period-1785-1830.html examining the gender role in british lit

FRANCESE

L’accostamento delle parole “francese” e “femminismo”, porta in modo quasi automatico ad una meravigliosa figura letteraria dell’epoca postmoderna: Simone de Beauvoir (1908 – 1986).
Un punto di riferimento per ogni declinazione di femminismo che l’ha seguita, una delle più grandi esponenti dell’esistenzialismo. Le sue opere sono state e sono tuttora esaminate, ripensate, criticate o esaltate da esperti dei più diversi campi del sapere (filosofia, antropologia, semiotica) ed il “debito culturale” che abbiamo nei suoi confronti è enorme.Simone de Beauvoir
È proprio per questa ragione dunque, che abbiamo deciso di… non parlare di lei.
Gli spunti per impostare un discorso sul suo pensiero e le sue opere non mancano, anzi: talvolta il peso della sua figura (che potremmo dire, semplificando un po’, è per la Francia ciò che Virginia Woolf è per l’Inghilterra) è tale da lasciare nell’ombra altre figure estremamente importanti ed interessanti, che l’hanno preceduta o seguita.
Di seguito troverete quindi una serie di proposte diciamo “alternative”, generalmente non molto conosciute e strutturate in tre diversi percorsi (che potete usare come ulteriore spunto, oppure ignorare considerando le proposte individualmente).

Prima di cominciare però mettiamo in chiaro una cosa importante.
Dimenticate l’idea di andare contro corrente per forza, non solo in questo caso ma in generale; se un argomento vi appassiona o si collega particolarmente bene a scelte che riguardano altre materie, non abbiate paura di sceglierlo anche se lo fanno tutti, perché ciò che conta è il modo in cui ciascuno di voi vi si approccia.
Soprattutto se quell’argomento è Simone de Beauvoir.

PRIMO PERCORSO – I primati francesi del femminismo
Anche chi non ne ha studiato approfonditamente la storia e la letteratura sa che la Francia, molto più di altri Paesi ,è la culla di atti rivoluzionari e ideali che precorrono i tempi; è solo logico dunque che tante “prime volte” del femminismo vedano in essa le proprie origini

  • Il termine “femminismo”: Questa parola che raggruppa sotto di sé così tante correnti e attira su di sé così tante polemiche è comparsa per la prima volta proprio in Francia, precisamente in un trattato medico di fine XIX sec. La connotazione, che in quel contesto era negativa in quanto il termine era stato utilizzato come sinonimo di “indebolimento del maschio”, diventerà positiva durante i moti rivoluzionari del XIX sec (sempre in Francia prima che negli altri Paesi) per identificare coloro che concentravano le proprie battaglie sulla difesa delle donne e dei loro diritti.
  • Il primo manifesto: Nel 1791, nel momento di massimo splendore degli ideali Illuministi, la drammaturga Olympe de Gouges (1748 – 1793) pubblicò la Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina, un testo giuridico dedicato a Maria Antonietta che esigeva la piena assimilazione legale, politica e sociale delle donne. In esso è fortissima la critica al manifesto che aveva preso a modello [La Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789] per la poca considerazione che in esso era riservata al sesso femminile. L’autrice sarà giustiziata due anni dopo la diffusione dell’opera, per via delle sue posizioni filo-monarchiche.
  • Il primo giornale: Nell’agosto 1832 Marie-Reine Guindorf (1810 – 1891) e Désirée Véret (1812 – 1837), giovane proletarie aderenti al movimento socialista conosciuto come sansimonismo, fondarono «La Femme Libre». Questa piccola pubblicazione ha rappresentato per tante voci femminili dell’epoca uno strumento d’espressione fondamentale. Risale all’aprile 1834 l’ultimo numero pubblicato del giornale, che aveva nel frattempo cambiato nome [«La Tribune des Femmes»] e direttrice [Suzanne Voilquin].

SECONDO PERCORSO – Francofone o francesi?
La lingua francese è una delle più studiate nel mondo perché è anche una delle più parlate. Sarebbe più corretto infatti parlare di movimento femminista “francofono”, includendo così anche gli importanti contributi di donne che non sono nate e/o cresciute in Francia.

  • Luce Irigaray (3 maggio 1930): Filosofa, psicoanalista e linguista belga, concentra i suoi studi su problematiche legate al linguaggio. Nel 1974 pubblica quello che è ormai conosciuto come un classico della letteratura femminista: Speculum. L’altra donna teorizza la differenza sessuale fra uomo e donna, ma allo stesso tempo critica le pratiche e le ideologie che nella storia hanno discriminato ed oppresso la sessualità femminile.
  • Hélène Cixous (5 giugno 1937): Nata nell’Algeria francese da genitori ebrei. Filosofa, poetessa, autrice teatrale e critica letteraria ha assunto un ruolo di primo piano all’interno del movimento femminista in seguito alla pubblicazione, nel 1975, del saggio La risata di Medusa in cui [con rimandi alle teorie di Freud e del contemporaneo/connazionale Jacques Derrida] viene rivendicato il potere della scrittura femminile ed individuata la necessità di destabilizzare la cultura patriarcale.
  • Julia Kristeva (24 giugno 1941): Nata in Bulgaria, dove rimane fino ai vent’anni, esercita in Francia la sua professione di semiologa e psicanalista. Degna di nota è la sua “trilogia sul genio femminile”, tre libri che portano i nomi delle autrici di cui esaminano la produzione e il pensiero: Hannah Arendt – La vita le parole (1999), Melanie Klein – La madre la follia (2000) e Colette – Vita d’una donna (2002).

TERZO PERCORSO – Gli uomini femministi prima degli uomini femministi
Se è vero che uno degli obiettivi principali del femminismo odierno è proprio includere gli uomini, è anche importante ricordare che ci sono diverse figure maschili – vissute quando il movimento era appena agli inizi – a cui possiamo attribuire il merito di aver coltivato ideali che si potrebbero definire “fondativi”.

  • Victor Hugo e Léon Richer: Nel 1872 il celeberrimo romanziere Hugo si lamentò de “l’ingiustizia della legge che concede i diritti agli uomini lasciando alle donne i soli doveri” in una lettera indirizzata all’amico Richer (1824 – 1911) editore del giornale femminista «Le Droit des Femmes» [nato nel 1869] e tra i fondatori dell’associazione Ligue française pour le droit des femmes.
  • Charles Faurier (1772 – 1837): Fondatore di una corrente di pensiero definita socialismo utopico [a cui aderirono anche le sopracitate fondatrici del primo giornale femminista della storia], egli immagina appunto una società ideale in cui – fra le altre cose – le donne ricevono la stessa educazione degli uomini e hanno lo stesso loro diritto ad esercitare la propria sessualità.
  • Joseph Déjacques (1821 – 1865): Militante politico, giornalista ed artista emigrato negli Stati Uniti, Déjacques è particolarmente rilevante nell’ambito del femminismo anarchico. Si espresse infatti in sostegno di una delle più importanti esponenti di questa sottocorrente [Jenny d’Herincourt] scrivendo una lettera-pamphlet intitolata De l’être-humain mâle et femelle, in cui attaccava la posizione secondo la quale le donne erano inferiori agli uomini per natura, rappresentata dal sociologo Pierre-Joseph Proudhon.

TEDESCO

Può sembrare difficile creare un collegamento tra il femminismo e la Germania, dal momento che i nomi più noti che ci vengono in mente quando pensiamo al popolo tedesco sono soprattutto nomi maschili, come quelli di Goethe, Schiller, Einstein, Kafka e così all’infinito.
Ciò che forse ci è sfuggito è che ci sono moltissime donne che negli ultimi due secoli hanno fatto la storia del femminismo tedesco. Probabilmente sono meno note, ma hanno rivestito una grande importanza a partire dal 1800. Infatti, proprio dal 1800 i diritti delle donne diventano una tematica principale nel dibattito culturale tedesco. Tematica trascurata durante la guerra, ma che sarà ripresa e ampliata nel dopoguerra. Val la pena di ricordare alcuni di questi nomi per avere spunti su possibili collegamenti:

  • Anita Augspurg (1857-1943) si è battuta affinché in Germania venisse riconosciuto alla donna il diritto di frequentare l’Università. A partire dal 1893 tale diritto fu concesso e la Augspurg frequentò l’Università di Zurigo, diventando la prima donna tedesca laureata in legge. Purtroppo, le contraddizioni non mancano mai, non le fu possibile esercitare la professione legale, perché a quel tempo alle donne non era ancora permesso. Ciononostante, durante la Repubblica di Weimar la esercitò. Indicò, inoltre, come suoi obiettivi principali la distruzione del capitalismo e la costruzione futura di una società matriarcale. Si è opposta a tutte le forme di oppressione, dal colonialismo all’antisemitismo, fino a combattere contro il nascente nazismo.
  • Altro nome importante è quello di Helene Stöcker (1869-1943), femminista e pacifista tedesca, che si è battuta per il riconoscimento della parità tra moglie e marito, per il divorzio e per il riconoscimento delle coppie di fatto, ma soprattutto, per il diritto dell’interruzione di gravidanza e per l’autodeterminazione sessuale delle donne. Consolidò il Bund für Mutterschutz, associazione che sponsorizzò molte cliniche dove uomini e donne potevano recarsi per avere contraccettivi, per praticare l’aborto e anche per le sterilizzazioni. Dopo l’enciclica papale del 31 dicembre 1930, Castii connubii, che denunciava il sesso senza l’intento di procreare, La Stöcker si alleò con i socialisti e i comunisti per combattere contro il paragrafo 218 dell’enciclica che proibiva l’aborto.
  • Alice Schwarzer (3 dicembre 1942) è una delle più importanti femministe tedescheAliceSchwarzer-500del XX secolo. A Parigi fonda il Mouvement de Liberation des Femmes. La sua tematica principale è l’autosufficienza economica delle donne. Nel 1971 ha portato avanti il progetto “Frauen gegen den § 218” contro la legge tedesca che aveva reso illegale l’aborto, argomento su cui ha scritto anche un libro dallo stesso titolo. Ha così riaperto il discorso sull’aborto, legalizzato successivamente nel 1974. La Schwarzer è autrice di un libro tradotto in ben undici lingue Der kleine Unterschied und seine Grossen Folgen (La piccola differenza e le sue enormi conseguenze), pubblicato nel 1975. Nel gennaio 1977 ha fondato la rivista femminista Emma e si è resa protagonista di svariate campagne contro la prostituzione e la pornografia fino ad arrivare al velo islamico.

SPAGNOLO

Anche questa lingua è stata usata da importanti figure femminili nel corso della storia, vediamo quali.

  • Rosalía de Castro (Spagna, 1837-1885)
    Poetessa e narratrice, scriveva sia in spagnolo che in gallego. È una delle poetesse più importanti del secolo XIX e il post-romanticismo.
  • Gabriela Mistral (Cile, 1889-1957)
    Poetessa. Nel 1945, diventò il primo scrittore latinoameticano a ricevere un premio Nobel.
  • María Lejárraga (Spagna, 1874-1974)
    Lejárraga fu una delle fondatrici del femminismo in Spagna e anche uno degli esempi più chiari di quello che è successo per tanti secoli: marito scrittore ruba le opere di sua moglie. In questo caso, il furto fu più o meno consentito. Lei credeva che le opere di finzione che scriveva con dei chiari messaggi femministi sarebbero state accolte meglio se fosse stato suo marito, Gregorio Martínez Sierra, a firmarle. Gregorio Martínez Sierra firmò prima di morire una lettera dove affermava che sua moglie era stata la coautrice delle sue opere.
  • Clara Campoamor (Spagna, 1888-1972)
    Politica spagnola, pioniera della militanza femminista. Nata in una famiglia modesta, studiò giurisprudenza mentre lavorava, e si laureò presso l’Università di Madrid nel 1924. Mentre esercitava la sua attività di avvocato, preoccupazioni politiche la portarono ad avvicinarsi ai socialisti e a creare l’Associazione Femminile Universitaria. Con l’avvento della Seconda Repubblica (1931), vinse un seggio di deputato per Madrid nelle liste del Partito Radicale. Ha fatto parte della Commissione costituzionale, elaborando il discorso che ha portato ad adottare l’articolo 36, il quale ha riconosciuto per la prima volta il diritto di voto alle donne. Ha inoltre fondato un’organizzazione chiamata Unione Repubblicana Femminile. Clara Campoamor è stata una grande sostenitrice della parità dei diritti delle donne, pubblicando numerosi scritti (come Il diritto femminile in Spagna nel 1936, o La situazione giuridica della donna spagnola nel 1938).
  • Federica Montseny (Spagna, 1905-1994)
    Federica Montseny è entrata in tutti i libri di storia per due ragioni: era uno dei nomi chiave del anarchismo spagnolo del secolo ed è stata la prima donna ad essere stata nominata ministro in Spagna. È successo durante la guerra civile, ed è stata anche una pioniera nella creazione di leggi per questioni come, ad esempio, l’aborto. Ma Federica Montseny, prima di essere ministro, è stata una scrittrice.Isabel-Allende
  • Isabel Allende (Cile, 1942)
    Questa scrittrice bestseller è una delle più note al mondo, nonostante le critiche. Dopo la pubblicazione del suo primo romanzo La casa degli spiriti, con il quale ha raggiunto la fama, i suoi libri hanno venduto oltre 56 milioni di copie.
  • Alfonsina Storni (Argentina, 1892-1938)
    Poetessa femminista le cui poesie all’inizio si caratterizzavano per l’influenza del modernismo, mentre il suo lavoro in seguito tende alla ribalta. Si è tolta la vita poco dopo il suicidio di Horacio Quiroga, scrittore uruguaiano con il quale ha mantenuto una stretta amicizia.
  • María Luisa Bombal (Cile, 1910-1980)
    Il lavoro di questa narratrice e scrittrice di racconti era molto influente e all’avanguardia. Il suo stile narrativo, il quale naviga tra realtà e fantasia, è stato una precursore del realismo magico.
  • Ana Maria Matute (Spagna, 1926-2014)
    Questa premiata narratrice è una delle voci più importanti della guerra civile spagnola. La sua narrazione è di solito realistica e segnata dalla tragedia, con i bambini o gli adolescenti come protagonisti in molte delle sue storie. È stata la terza scrittrice ad aderire alla Reale Accademia della Lingua Spagnola. Nel 2010, all’età di 85 anni, ha ricevuto il premio Cervantes, il più prestigioso premio letterario in Spagna.
  • Esther Tusquets (Barcellona, 1936-2012)
    È stata una editrice, scrittrice e saggista spagnola, conosciuta per aver fondato e diretto per 40 anni la casa editrice Lumen.
  • Carmen Laforet (Spagna, 1921-2004)
    Il suo romanzo Nada è un classico della narrativa spagnola contemporanea. Nonostante il suo sia stato un successo commerciale e di critica (Nada continua a vendere migliaia di copie ancora oggi), a Laforet non è mai piaciuta troppo la fama e ha evitato i circoli letterari. Ha aperto la strada a scrittrici come Carmen Martín Gaite e Ana Maria Matute.
  • Almudena Grandes (Madrid, 1960)
    Scrittrice spagnola, una delle più importanti della sua generazione, con dei titoli importanti come Las edades de Lulú e Malena es un nombre de tango.
  • Laura Freixas (Barcellona, 1958)
    Lei è una scrittrice di romanzi, racconti, saggi, autobiografie e diari. Nel 1996, ha compilato e ha scritto la prefazione per un’antologia di racconti di autrici spagnole contemporanee: Madres e hijas (nove edizioni nel suo primo anno di pubblicazione). Ha studiato il ruolo delle donne nella letteratura; il risultato di queste indagini è stato il suo influente saggio Litteratura y Mujeres (2000).
  • Jenn Diaz (Barcellona, 1988)
    Scrittrice spagnola, sia in castigliano che in catalano. Ha iniziato a studiare Filologia e ha lasciato per dedicarsi completamente alla scrittura. Ha pubblicato il suo primo romanzo, Belfondo, all’età di 22 anni, ed è considerata dalla critica l’esponente di punta della corrente neorealista spagnola del secolo. È considerata una delle più importanti autrici nate nel tardo 1980. Tra le sue influenze, si trovano Ana Maria Matute, Carmen Martín Gaite o Natalia Ginzburg. Il suo ultimo libro, Madre e hija, si occupa di una storia dispettosa, limpida e patibolare, dove Jenn Diaz si concentra sulle passioni interne di una tribù selvaggia di donne, ritrattando l’universo femminile e i suoi numerosi possibili modelli.
  • Luna Miguel (Madrid, 1990)
    Poetessa e giornalista spagnola, ha pubblicato vari libri di poesia: Estar enfermo (La Bella Varsavia, 2010), Poetry is not dead (DVD, 2010 – La Bella Varsavia, 2013), Pensamientos estériles (Crab Gunman, 2011), La tumba del marinero (La Bella Varsavia, 2013) e Los estómagos (La Bella Varsavia, 2015). La sua ultima opera è stata El dedo, saggio sulla masturbazione femminile (Muckakers, capitano di Swing, 2016). La pubblicazione della copertina di questo libro sul suo profilo Facebook fu denunciata e il suo profilo cancellato dal social. Giorni dopo, grazie anche alla rivolta mediatica, le fu restituito.

GRECO

Se avete scelto come argomento della vostra tesina il femminismo e frequentate il Liceo Classico non temete, la letteratura greca è ricchissima di spunti che possono esservi utili. Eccone alcuni:

  • Saffo e il tìaso
    Saffo, poetessa riconducibile all’ambito della lirica monodica del VII secolo a.C., può essere considerata una femministaen-saffo-1ante litteram. Si occupava, infatti, dell’educazione delle ragazze all’interno di una comunità ristretta, il tìaso appunto, al fine di prepararle alla vita matrimoniale. Tuttavia, all’interno del tìaso spesso i rapporti con le ragazze assumevano una connotazione romantica o sessuale, tematica che Saffo canta nelle proprie liriche, insieme alla tristezza per il fatto di dover lasciare andare le ragazze una volta compiuta la formazione.
    Nella poetessa di Lesbo si può quindi intravedere una velata polemica contro le regole ferree imposte dal vincolo matrimoniale.
  • La donna nella tragedia greca del V secolo a.C.
    Le donne della tragedia greca sono figure reali inserite in un contesto reale, ed è proprio a partire dal contesto sociale che vengono raffigurate. Solitamente, in conformità alla mentalità greca antica, il luogo deputato per le donne è l’οἶκος, casa o palazzo che sia, in cui svolgono tutte le mansioni che si richiedono ad una donna del tempo, compreso ovviamente l’attendere il marito lontano (basti pensare a Penelope nella poesia epica).
    La donna viene sempre definita in rapporto all’uomo, mai come entità autonoma: è sempre figlia, moglie o madre.
    Il punto di partenza di tutte le scelte che portano le donne della tragedia a scostarsi dalla tradizione è un sentimento di inadeguatezza e disagio, che però si trasforma in consapevolezza della propria superiorità rispetto ai canoni imposti dalla società greca.
    Antigone: nell’omonima tragedia sofoclea sfida il re Creonte, che rappresenta la legge e l’autorità, pur di dare degna sepoltura al fratello Polinice.
    Ecuba: nell’omonima tragedia euripidea è prigioniera di guerra, dal momento che è regina di Troia. Disperata per la perdita dei figli, medita vendetta.
    Troiane: opera di Euripide che tratta della sorte delle donne di Troia, vendute come schiave ai vincitori greci sopo la caduta della città.
    Medea: nella tragedia di Euripide rappresenta una donna decisamente fuori dai canoni (è barbara, è una maga, ha abbandonato la famiglia per seguire Giasone). Per vendicarsi del tradimento del marito arriva ad uccidere i figli che hanno avuto insieme.
  • Commedia ateniese del V secolo a.C.
    La commedia tenta di rendere accessibile a tutto il pubblico quanto accade nelle alte sfere della politica, ma con un grande distacco, sia narratologico che ideologico. Ora, dopo tante guerre, il pubblico vuole ridere, non è più tempo per la cupa tragedia, da cui comunque la commedia riprende pressoché pedissequamente la struttura.
    Lisistrata: commedia di Aristofane in cui la donna il cui nome dà il titolo all’opera è a capo di una delegazione che vede unirsi ateniesi e spartane perché, a causa della guerra del Peloponneso, gli uomini sono sempre lontani da casa. Il gruppo di donne decide così di costituire una sorta di lega e minacciano di attuare uno sciopero del sesso se gli uomini sono smettono di combattersi, con sviluppi decisamente imprevedibili.

LATINO

Se siete tra i fortunati (beh, mica tanto) che all’esame orale di maturità dovranno portare anche latino, eccovi alcuni spunti ad hoc per una tesina sul femminismo.

suburbanbeatnik.deviantart.com

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Come in ogni letteratura antica e moderna, la misoginia culturale ha portato alla scomparsa di quelle che dovevano essere le già poche autrici donne, per cui anche quella latina è composta prevalentemente da scrittori uomini. Gli stereotipi, allora come oggi, non riescono ad essere contati sulle dita di una mano: la donna romana era matrona, portavoce del mos maiorum, cioè rappresentante dei buoni costumi romani: cantata dai poeti, la donna deve essere pudica, “mater familias” e soprattutto sempre in silenzio, poiché non ha le capacità per usare la parola.
La scelta più agevole è quindi quella di presentare nella vostra tesina una fra queste figure storiche femminili, forti e carismatiche, che a differenza di altre si sono distinte all’interno della storia della letteratura latina come esempi di emancipazione femminile.

  • Clodia, dalla Pro Caelio di Cicerone. Considerata tra le più divertenti orazioni di Cicerone, la Pro Caelio vede il famoso oratore romano difendere Celio, accusato, tra gli altri, di omicidio, scarsa integrità morale e di aver addirittura supportato Catilina. In questo contesto si inserisce anche la figura di una donna con la quale l’imputato avrebbe intrecciato rapporti: Clodia, vedova di Quinto Metello Celere. Vissuta in un periodo di grandi intrighi politici e molto legata al fratellastro Publio Clodio (circolavano anche voci d’incesto), Clodia non fu mai in buoni rapporti con il marito, tanto che se ne sarebbe sbarazzata con del veleno. Secondo molti, era una donna di incredibile fascino e grande cultura, nel cui salotto si intrecciarono anche manovre politiche. Clodia viveva una vita per molti scandalosa, priva di inibizioni, senza fare mistero dei suoi numerosi amanti. Ella è “proterva meretrix”, nemesi per eccellenza della matrona, poiché con i suoi costumi trasgressivi osava distruggere i luoghi comuni associati alla figura della matrona romana.
  • Elvia, dalla Consolatio ad Helviam matrem di Seneca. Nell’opera scritta nel 42-43 per consolare la madre della sua assenza, Seneca ne traccia un impeccabile ritratto morale, esaltandone la personalità e l’energia, poiché rappresentante del mos maiorum. L’autore decide di operare con un controsenso: solamente facendo ardere il dolore nel cuore di Elvia potrà successivamente eliminarlo. Seneca rassicura più volte la madre dicendo lei di essere lontano sì, ma di star bene, di godere di ottima salute: quindi perché piange Elvia? Il dolore della madre è egoistico: piange per se stessa perché ha perso un supporto. Elvia, donna colta e forte, deve essere in grado – secondo Seneca – di dominare il dolore e di non giustificarlo come “tipico atteggiamento femminile”.
  • Marcia, dalla Consolatio ad Marciam di Seneca. Forse ancor più che nella Consolatio ad Helviam matrem, nel lavoro del 39-40 Seneca mette in risalto lo stereotipo della debolezza del carattere femminile rispetto alla sofferenza e alla maternità. L’opera è infatti indirizzata a Marcia, figlia di Cremuzio Cordo, la qualche mai si rassegnò della perdita di suo figlio Metillo.
  • Qualora vogliate invece presentare la figura della donna “come la vedevano i romani”, la non così tanto divertente sesta satira di Giovenale è ciò che fa al caso vostro. Nota anche come “Satira contro le donne”, Giovenale, cercando di persuadere l’amico Postumo a non sposarsi, si scaglia in settecento esametri contro il genere femminile. Piuttosto che convolare a nozze, dice l’autore, meglio suicidarsi o avere rapporti con un ragazzo. Numerosi sono i bozzetti che Giovenale traccia descrivendo esempi di donne che o si abbandonano ad azioni lussuriose ed adultere, o che per emanciparsi scelgono di fare le atlete o le gladiatrici.

SCIENZE SOCIALI

Per le materie di Sociologia, Pedagogia (Scienze dell’Educazione) e Antropologia culturale (ma sì, osate pure), i materiali disponibili per la vostra tesina sono davvero tanti. Le scienze educative e sociali si sono occupate in maniera approfondita degli studi di genere, toccando i settori più disparati (lavoro, stipendio, educazione, politica, rapporti tra i generi, ruoli, analisi comparate, studi sulle professioni, famiglia, scienza, arti). Non possiamo dare indicazioni su ogni argomento, ma sappiate (tanto lo sapete già) che su internet potete trovare ogni tipo di approfondimento. Ma fate attenzione a qualcosa che all’università (se vorrete andarci) farà la differenza: le fonti. Non prendete articoli a caso scritti da chissà chi, ma utilizzate solo fonti valide e attendibili, magari chiedendo consiglio ai vostri professori.

Per le Scienze dell’Educazione sarebbe una buona idea trattare almeno una tra le tante pedagogiste rivoluzionarie. Tra tutte:

  • Maria Montessori (1870-1952), nota per il metodo educativo che prende il suo nome e tra le prime donne a laurearsi in medicina in Italia;
  • Le sorelle Rosa (1866-1951) e Carolina Agazzi (1870-1945), fondatrici del metodo induttivo e della figura dell’educatrice;
  • Giuseppina Pizzigoni (1870-1947), il cui metodo propone un itinerario educativo che si sviluppa attraverso tutte le discipline, basandosi sull’esperienza concreta e personale del bambino.

Per approfondire queste studiose, si consiglia:
Sito dell’Opera Nazionale Montessori
Agazzi A., Il metodo delle sorelle Agazzi, Brescia, 1934
Il metodo Pizzigoni oggi
www.enciclopediadelledonne.it

news0.comm corner.transPer la Sociologia e l’Antropologia culturale, vi potete veramente sbizzarrire! Potete, intanto, partire dall’interrogativo col quale Gayle Rubin concludeva la sua impostazione del concetto di genere nel 1975: “è realistico o no sperare in una società sessualmente egualitaria?”. Potrete passare, quindi, ad analizzare criticamente diverse questioni:

  • Sociologia di genere: i ruoli, ovvero quell’insieme di norme comportamentali associate ai maschi e alle femmine in uno specifico sistema sociale. Potrete approfittare della situazione per, ad esempio, chiarire la distinzione tra sesso, genere e orientamento sessuale. (Bagnasco A., Barbagli M., Cavalli A., Corso di sociologia, Il Mulino, Bologna, 2007; in particolare: Capitolo XIII. Le differenze di genere)
  • Parità e welfare: potrete approfondire i temi dell’uguaglianza di genere e delle pari opportunità concentrando l’attenzione sulle sfide aperte dal mercato del lavoro. Leggete questo: Palomba R., Sognando parità: Occupazione e lavoro, maternità, sesso e potere, violenza e povertà: le pari opportunità, se non ora quando?, Ponte alle Grazie, Milano, 2013.
  • Transessualismo: è un argomento a metà tra l’antropologia culturale e la sociologia. Corrisponde alla situazione in cui l’identità sessuale-fisica di una persona non corrisponde alla condizione psicologica dell’identità di genere. Alle persone transessuali sono associati i pregiudizi delle donne e degli omosessuali (benché, magari, non lo siano). Consigliamo: 1) Inghilleri M., Ruspini E., (a cura di), Transessualità e Scienze Sociali, Liguori, Napoli, 2008; 2) Intervista a Paola Torrioni.
  • Antropologia dei diritti umani: le mutilazioni dei genitali femminili (ovvero quelle pratiche tradizionali in cui si ha l’asportazione e/o l’alterazione di una parte dell’apparato genitale esterno della donna). Si consigliano: 1) Articolo di Viviana Alessandrini; 2) Articolo di Carla Pasquinelli.

DIRITTO

appunti-di-diritto-costituzionale_db3b7bca2e7abb43cd9b64174ac31204Se nella vostra tesina di maturità dovete inserire le materie giuridiche, allora vi consigliamo alcuni temi, che potrete approfondire opportunamente comparandoli con altre costituzioni o tracciando un percorso di evoluzione storico-sociale. Che siano avvenuti dei cambiamenti non significa che altri non ne possano avvenire. Se la situazione oggi è migliore di ieri, non vuol dire che domani non possa essere migliore di oggi.

  • Diritto costituzionale: principio di uguaglianza. Tra i principi sui quali si fonda il nostro ordinamento c’è il principio di uguaglianza, sancito dalla Costituzione del 1948 che, oltre a dei padri costituenti, ha anche delle madri, in quanto all’Assemblea Costituente che ha redatto il testo, hanno partecipato alcune donne tra le quali Bianca Bianchi, Leonilde Iotti, Rita Montagnana Togliatti, Teresa Mattei. Il principio di uguaglianza è espresso dall’articolo 3 ed afferma che tutti i cittadini godono di uguaglianza giuridica senza distinzioni di razza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, e del loro sesso. Non solo la Costituzione sancisce la parità tra uomo e donna, ma afferma anche l’uguaglianza morale e giuridica tra coniugi all’articolo 29 comma 2, riconoscendo loro pari diritti e doveri. Un grosso passo avanti per l’epoca! Non solo fino ad allora la donna era stata sempre posta in una posizione giuridica inferiore rispetto all’uomo in ogni ambito socio-economico, ma lo stesso Codice Civile del 1942 era improntato su un ordine patriarcale, estremamente discriminatorio per la figura della moglie e della donna in generale.
  • Diritto di famiglia: la legge 151 del 1975. A realizzare all’interno della famiglia la parità espressa dalla Costituzione e a recepire appieno la portata oltre che l’intento dell’articolo 29 comma 2 è stata la legge n. 151 del 1975, che ha modificato alcuni articoli del Codice Civile. La riforma del diritto di famiglia elimina la figura del capo famiglia, riconferma il principio di uguaglianza morale e giuridica, conferisce ai coniugi reciproci obblighi di fedeltà, assistenza morale e materiale, collaborazione all’interno della famiglia, coabitazione, contribuzione ai bisogni familiari in relazione alle proprie sostanze e capacità contributiva nonché di mantenere, istruire ed educare i figli.
  • Diritto del lavoro: parità sul lavoro e misure per l’occupazione femminile. L’eguaglianza tra uomo e donna è però all’interno della Costituzione ribadita anche all’articolo 37, dedicato alla parità di trattamento che la donna deve godere in ambito lavorativo, ed all’articolo 51 che sancisce l’accesso ai pubblici impieghi senza discriminazione di sesso. È solo nel 1977, con la legge 903 che si inizia a parlare davvero di parità nella sfera lavorativa. Con la legge sulla parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro, chiunque può finalmente accedere a qualsiasi settore e livello di qualifica oltre che di mansione, fare carriera e ricevere formazione ed aggiornamento professionale senza essere discriminato per il suo sesso. Viene sancita inoltre la parità di trattamento pensionistico, lavorativo e retributivo in relazione al fatto che donna e uomo hanno diritto alla stessa retribuzione. Alle pari opportunità tra i sessi è stata poi nel 1991 dedicata una legge, la n.125, che ha promosso l’adozione di misure di azioni positive a favore delle donne, per agevolare l’occupazione femminile e garantire l’uguaglianza di trattamento e la parità di chance tra uomini e donne.
  • Diritto internazionale: il Cedaw. La “Convenzione sull’Eliminazione di ogni Forma di Discriminazione contro le Donne” è stata adottata il 18 dicembre 1979 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e, nel 1981, è entrata in vigore a livello internazionale. La Convenzione è fondamentale perché è un trattato internazionale chiave nell’ambito dei diritti umani che:
    contiene definizioni sulle forme di discriminazioni nei confronti delle donne (in questi termini: “Ogni distinzione, esclusione o restrizione, sulla base del sesso, che ha l’effetto o lo scopo di compromettere o annullare il riconoscimento, il godimento o l’esercizio, da parte delle donne, a prescindere dal loro stato civile, su una base di parità tra uomini e donne, dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale, culturale, civile o in qualsiasi altro campo, senza stereotipo di ruolo di genere”);
    impegna gli Stati firmatari ad astenersi da azioni discriminanti in base al sesso;
    impegna gli Stati firmatari ad adottare provvedimenti per raggiungere l’uguaglianza in tutti i settori;
    garantisce alla donna parità di diritti nella vita pubblica e politica, nell’acquisizione di cittadinanza diversa da quella di nascita, nell’istruzione, nella vita professionale, nel sistema sanitario, nel diritto matrimoniale e in quello di famiglia.
  • Storia del diritto: suffragio femminile in Italia.  Il 31 gennaio 1945 venne emanato il decreto legislativo luogotenenziale n. 23 che conferiva il diritto di voto alle italiane che avessero almeno 21 anni. Le uniche donne escluse erano le prostitute schedate che lavoravano al di fuori delle case dove era loro concesso di esercitare la professione. Dovette trascorrere circa un anno prima che alle donne venisse dato il diritto di elettorato attivo (cioè godere dell’eleggibilità, che veniva conferita alle italiane di almeno 25 anni dal decreto n. 74 datato 10 marzo 1946) e non solo di quello passivo (il diritto di voto). Le prime elezioni amministrative alle quali le donne furono chiamate a votare si svolsero a partire dal 10 marzo 1946 in 5 turni, mentre le prime elezioni politiche (si trattava del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica) si tennero il 2 giugno 1946. Nella nostra Costituzione è il primo comma dell’art. 48 che sancisce il principio del suffragio universale, riconoscendo l’elettorato attivo a tutti i cittadini maggiorenni senza distinzione di sesso.
  • Diritti umani: i prigionieri di coscienza. Non riguarda precipuamente il femminismo, ma ogni femminista ha il dovere di occuparsi anche delle discriminazione altrui. L’espressione “prigioniero di coscienza” è stata coniata da Peter Benenson, fondatore di Amnesty International, che, nell’articolo “The Forgotten Prisoners”, pubblicato da The Observer il 28 maggio 1961, al lancio della campagna “Appeal for Amnesty 1961” scriveva: “Qualsiasi persona a cui sia impedito (dall’imprigionamento o altro) di esprimere (in ogni forma di parole o simboli) qualunque opinione personale che non sostenga o giustifichi violenza personale. Vengono escluse anche quelle persone che hanno cospirato con un governo straniero per rovesciare il proprio.”  Il termine, dunque, si riferisce a chiunque venga imprigionato in base ad alcune caratteristiche quali razza, religione, colore della pelle, lingua, orientamento sessuale e credo politico, il tutto senza aver usato o invocato l’uso della violenza.

ECONOMIA

Vi state per caso domandando cos’abbia a che fare l’economia con il femminismo? Beh, “economia” non è solo finanza e contabilità: è anche e prima di tutto una scienza sociale, ed in quanto tale studia molti fenomeni comportamentali che in un primo momento potrebbero sembrare lontani dal simpatico mondo dei rendiconti finanziari e delle curve di utilità.
Ecco quindi dei brevi spunti per tematiche ed aree di studio economiche che sono al 100% Bossy-approved.

  • Womenomics
    Si tratta di una teoria economica che sostiene che se le donne partecipassero maggiormente (in maniere eguale agli uomini) alla definizione della vita sociale, economica, politica ed istituzionale di un paese ci sarebbero effetti positivi non solo a livello sociale, ma soprattutto economico. Ovvero la valorizzazione delle donne risponde anche a criteri di efficienza economica (aumento del Pil), oltre che ad esigenze di equità. Talento e capacità sono infatti equamente distribuiti tra i due sessi: se una metà della popolazioni viene tenuta al di fuori dalla gestione della vita pubblica di una nazione, si stanno escludendo talenti che potrebbero invece giovare a tutta la collettività, in termini economici. Il concetto di “Womenomics” è stato teorizzato per la prima volta da Kathy Matsui, analista di Goldman Sachs nel 1999, e ripreso poi dall’Economist ne 2006. Oltre a queste due fonti dirette si consiglia anche il sito www.womenomics.it , che è ricco di notizie e dati aggiornati relativi sia al nostro paese che al quadro internazionale.
    Alla base di una partecipazione più attiva delle donne alla definizione delle sorti del mondo sta ovviamente l’istruzione femminile. Questo fondamentale diritto umano ci sembra assolutamente scontato nel nostro paese, tuttavia in molte aree del mondo il gap di istruzione tra sessi è molto forte, e costituisce la principale barriera all’empowerment femminile. A tale proposito è consigliatissimo il documentario “Girls rising” (e l’omonima organizzazione che ha lo scopo di promuovere l’istruzione delle bambine nel mondo), che racconta l’importanza di consentire alle ragazze l’accesso all’istruzione, analizzando il problema da un punto di vista prettamente economico, ma facile da capire per chiunque.
  • Leadership femminile
    È uno stereotipo tristemente diffuso che le donne non siano bravi leader, in quanto normalmente non si associano a figure femminile le qualità chiave necessarie per essere vincenti sul lavoro (determinazione, carisma, autorità ecc). In realtà ci sono forti evidenze empiriche di come le donne non solo siano perfettamente in grado di essere buoni leader, al pari dei colleghi uomini, ma sotto molti punti di vista siano addirittura migliori (dal punto di vista della sostenibilità de business, delle conseguenze ambientali e dei risultati di Corporate Social Responsibility per esempio). Per cominciare ad approfondirre si consigliano alcuni articoli dal taglio più divulgativo come: http://www.forbes.com/sites/womenintech/2012/09/26/equality-is-great-but-what-about-the-real-benefits-of-women-in-leadership/#75c195d41f2f e http://www.fastcompany.com/3000249/how-women-lead-differently-and-why-it-matters ma il corpus di letteratura accademica è davvero ingente e c’è solo l’imbarazzo della scelta per quanto riguarda gli studi più specialistici a riguardo. Uno strumento molto utile per accedere a questo materiale è senza dubbio Google Scholar, un enorme database di pubblicazioni autorevoli, in molti casi accessibili anche gratuitamente e senza bisogno di essere iscritti a biblioteche universitarie.
  • Microcredito come strumento di empowerment femminile
    Il microcredito è una forma di finanziamento alternativo alle banche e agli intermediari finanziari tradizionali inventato in Bangladesh nel 1983 da Muhammad Yunus. Attraverso la Grameen Bank, fondata per questo preciso scopo, Yunus iniziò a concedere piccoli e piccolissimi prestiti (da qui il nome microcredito) ai ceti sociali meno abbienti, che essendo privi di garanzie economiche non potevano nemmeno avvicinarsi agli istituti di credito convenzionali. Il microcredito si basa invece su garanzie di tipo sociale, e sebbene le somme di denaro prestate siano irrisorie per gli standard dei paesi industrializzati, permettono a queste persone di risolvere situazioni di povertà estrema e di investire soldi ed energie in piccoli progetti imprenditoriali. Si dà il caso che la maggior parte dei beneficiari di microcredito siano donne. Esse infatti in molti contesti sociali sono più affidabili e responsabili degli uomini, sono in grado di amministrare meglio le somme di denaro e di trasformarle in piccoli progetti imprenditoriali duraturi. La scelta di concedere questi prestiti a molte donne si è rivelata nel tempo un importante strumento di empowerment femminile, permettendo di rivalutare la loro importanza e di aumentare la loro indipendenza sia in contesto familiare che lavorativo. Questo è solo un esempio concreto di quella che potrebbe essere una tematica ben più ampia, quale l’imprenditorialità femminile.
  • Diversity managementDiversityManagement-537x350
    Da un punto di vista più strettamente gestionale è molto interessante questa area di studio, che si occupa di capire come le diversità (di genere, etnia, religione, orientamento sessuale ecc.) non siano un ostacolo al buon funzionamento aziendale ma siano una risorsa da far fruttare al meglio. Un risorsa che ovviamente deve essere ben gestita: le differenze vanno valorizzare in base a ciò che possono offrire, le discriminazioni sono invece dannose. All’interno di questo ambito troviamo gli studi relativi al differente trattamento retributivo di uomini e donne, a come viene gestita la maternità nel mondo del lavoro, le politiche a sostegno delle famiglie, l’occupazione femminile ecc.
    Anche qui il corpus di letteratura è davvero immane, tuttavia per iniziare a farsi un’idea delle tematiche si consiglia di consultare per esempio la sezione del portale della Scuole di Direzione Aziendale della Bocconi relativa proprio al Diversity Management (http://www.sdabocconi.it/it/sito/diversity-management-lab) in cui si trovano anche suggerimenti di libri e pubblicazioni in materia (una lettura completa potrebbe magari essere troppo impegnativa per studenti delle scuole superiori, ma un excursus anche rapido tra questo è senza dubbio utile per inquadrare al meglio la materia). Un’altra fonte autorevole da cui partire potrebbe essere per esempio il Global Gender Gap Report, stilato annualmente dal World Economic Forum.

SCIENZE

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Margherita Hack

Se il tema che avete scelto per la vostra tesina è il femminismo, forse state dando al vostro elaborato un profilo più umanistico, quindi potrebbe interessarvi qualche riferimento socio-culturale legato al rapporto tra donne e scienza.

Se invece vogliamo citare qualche donna che ha cambiato la storia con il suo lavoro in laboratorio, il primo nome che salta in mente è ovviamente quello di

  • Marie Curie (Maria Salomea Skłodowska prima di sposare il collega Pierre Curie), che è stata la prima donna a vincere il premio Nobel e ad oggi l’unica ad averne vinti due (e in due categorie diverse), il primo in Fisica nel 1903 per aver descritto i fenomeni radioattivi, il secondo nel 1911 in Chimica, per aver isolato il Radio e il Polonio. È stata la prima donna ad ottenere il dottorato francese e la prima professoressa della Sorbona; sua figlia Irene ha continuato i suoi studi ottenendo anche lei un premio Nobel in Chimica nel 1935.
    http://www.biography.com/people/marie-curie-9263538
  • In quegli anni un’altra donna si distinse nella fisica nucleare, teorizzando per prima la fissione nucleare: Lise Meitner.
    http://www.atomicarchive.com/Bios/Meitner.shtml

In medicina il primo nome da citare è

Infine, sul versante informatico, due figure quasi opposte:

ARTE

L’arte, un mondo libero da restrizioni logiche e razionali, dove l’interiorità diviene sede della sacra ispirazione. Molto spesso le discipline artistiche vengono prese più leggermente poiché “l’arte non dà il pane”. Ma quest’ultima è un mestiere a tutti gli effetti che mette in relazione soggetti, contesti culturali ed economici. Il pubblico ed il privato, l’interiorità e l’ambiente circostante, sono dunque in continuo dialogo tra di loro per dar forma a quella che sarà l’opera d’arte.
Ma questa dimensione fatta di emozioni e manualità ha sempre accolto appassionati e desiderosi, senza alcuna distinzione di genere? Purtroppo no, e come in tante altre discipline e mestieri, le donne non hanno di certo avuto vita facile. Fortissime erano le discriminazioni e i pregiudizi socialmente radicati nei loro confronti. Ma, nonostante ciò, la forza e la determinazione di alcune “donne d’arte” sono riuscite a segnare la storia dell’arte.

  • Una sorta di “femminismo” artistico si è venuto a formare durante il Rinascimento in Italia grazie alla pittrice e ritrattista presso la Corte di Spagna Sofonisba Anguissola (1531-1625) (fig1). La sua produzione artistica fu una delle poche che non ebbe nulla da invidiare rispetto a quella dei suoi colleghi. Esempio di determinazione artistica, ma non solo. Infatti l’artista italiana fu anche un esempio di indipendenza, elemento molto raro in quel contesto storico. Nella più totale autonomia, Sofonisba riuscì a trovare una via di fuga all’imposizione del matrimonio e alle costrizioni sociali che non vedevano di buon occhio una donna non sposata e dedita soltanto al lavoro. Con un’incredibile intraprendenza, fu così in grado di conquistare una libertà identitaria e lavorativa che la porterà ad essere un modello per tutte le artiste dell’epoca.
  • Indipendenza è anche il filo conduttore di un’altra artista fondamentale IMMAGINE-IN-EVIDENZA-1nell’affermazione del “gentil sesso” nel mondo dell’arte: Frida Kahlo. (1907-1954) “Dipingo per me stessa perché trascorro molto tempo da sola e perché sono il soggetto che conosco meglio”. La donna d’arte messicana, con la propria produzione artistica, con il suo ruolo attivo all’interno del partito e con la sua ribellione verso canoni estetici culturali, fu in grado di sovvertire con un’eleganza ormai iconica quella che era l’imposizione di un ruolo identitario: moglie e madre sottomessa. Nelle sue opere e nei suoi autoritratti quest’ idea di unconventional permea nell’ammirazione dello spettatore con una facilità quasi fanciullesca, come ad esempio in Self-Portrait with cropped hair (1940), dove Frida non sembra rifiutare certe allures ‘mascoline’.
  • “Quando una donna avrà tra le mani una forza di diciotto cavalli che guiderà col mignolo, si farà beffe dell’uomo che, da secoli, le dice: Io sono il tuo padrone perché ho dei muscoli più forti dei tuoi e perché posso asservirti con la maternità.” Queste le parole di Tamara de Lempicka (1898 – 1980), personaggio determinante, sia come donna che coma artista, nel panorama culturale della Parigi del secondo dopoguerra. Libera, progressista, ed eccentrica, l’artista polacca fu esponente dell’Art Déco. Molte sono le figure femminili che popolano la produzione artistica di Lempitcka. Fiere, eleganti, imponenti. Alcune circondate da un alone di trasgressione. Infatti la pittrice inserisce nei suoi quadri il tema del lesbismo, tematica molto discussa all’epoca. (Vedi il Ritratto di Suzy Solidor). Le sue erano pennellate di emancipazione, in grado di rappresentare gli anni Trenta del Novecento e la liberazione femminile, come ad esempio nell’opera Autoritratto in Bugatti verde.

Ma la pittura non è stato l’unico mezzo artistico usato dalle artiste femministe. Infatti uno dei movimenti più espliciti è stato sicuramente la Pop Art al femminile, che rendeva oggettiva e visibile i motivi delle lotte della seconda ondata del femminismo.

  • Ad esempio Nicola L (1937), esponente principale della Pop femminista francese, attraverso la propria arte è in grado di dare il proprio contributo offrendo una “giocosa” riflessione sulla costruzione dell’identità femminile e del suo ruolo all’interno dell’ambiente domestico. I suoi lavoro più rappresentativi sono sicuramente Women Sofa (1968), grazie al quale reinterpreta in oggetti di arredamento l’idea del corpo, collegando conseguentemente il corpo delle donne alla claustrofobia del privato. Il corpo resta il fil rouge della sua produzione, presente anche in Little TV woman: ‘I Am the Last Woman Object’ (1969), creato per denunciare l’idea di donna come oggetto.
  • Nel contesto statunitense, Martha Rosler ci offre un esempio sublime di arte femminista nel panorama Pop americano. Attraverso più forme espressive come il video, l’installazione, la performance o il fotomontaggio, la Rosler si concentra sul tema della decostruzione della rappresentazione delle donne nelle riviste dell’epoca. Utilizzando immagini provenienti da magazines, l’artista mette in atto un’operazione di manipolazione dell’idea popolare trasformandola in una forma di attivismo sociale. Nelle serie Cold Meat I, Cold Meat II, Hot Meat e Damp Meat rappresenta parti del corpo femminile su elettrodomestici tipici dell’ambito domestico, rendendo il corpo femminile un bene di consumo di massa e stereotipato. Fondamentale nella sua produzione rimane il video Semiotics of the Kitchen (1975), una parodia della tradizionale casalinga che ha l’obiettivo di decostruire gli automatismi di genere che apprendiamo dall’educazione egemonica. Così facendo, il video diventa una performance che ha l’obiettivo di denunciare la posizione della donna all’interno del dominio patriarcale.

Un’altra forma artistica che ha trovato un’affinità viscerale con l’identità femminile è stata sicuramente la fotografia. Entrambe hanno dovuto battersi in un contesto tradizionale per trovare la propria affermazione. Mentre il mezzo fotografico nell’Ottocento trovava il suo acerrimo nemico per ottenere lo statuto d’arte nelle accademie, la donna, fino ai primi del Novecento veniva esclusa dalle accademie stesse o usata come oggetto passivo degli sguardi degli uomini. Proprio qui sta il punto d’incontro tra donne e fotografia, due realtà escluse da un dominio culturale, scientifico ed artistico che stabiliva una gerarchia esclusiva ed escludente. Donne e fotografia vanno così a creare un’alleanza in grado di trasformare il mezzo fotografico in un territorio di conquista per l’emancipazione sociale ed economica di molte donne.

  • Pioniera di questa collaborazione, Julia Margaret Cameron (1815-1879), recentemente protagonista di una mostra al Victorian & Albert museum di Londra per il bicentenario della sua nascita, fu una delle prime donne a cogliere il fascino di questa nuova forma artistica. Attraverso ritratti di uomini illustri, volti e femminili e messe in scena di tableaux vivants, la sua produzione non aveva nulla da invidiare rispetto quella dei suoi colleghi, tanto che le sue fotografie vennero presto incluse in collezioni quali quelle del British museum e del South Kensington Museum.
  • Intrigante e ambigua sono forse i due aggettivi che meglio descrivono Alice Austen (1866-1952). Attraverso la sua fotografia ci avventuriamo nella dimensione che riguarda le problematiche dell’identità di genere e sessuale. Il mezzo fotografico viene usato dall’artista americana per raccontare se stessa e le proprie scelte di vita anche quando controcorrente. Le sue fotografe diventano una stilizzazione del rifiuto di identità e ruoli predefiniti, tematica che accompagna anche la collega
  • Claude Cahun (1894-1954). Attraverso i suoi ritratti, emerge una dichiarazione di appartenenza ad una specie di indefinito terzo sesso. L’immaginario della fotografa è una chiara testimonianza di una continua ossessione esistenziale nella ricerca di autodeterminazione della propria identità sociale, artistica, psicologica e sessuale.

Tutte queste artiste hanno aperto le porte per un’evoluzione femminista della fotografia che nel Novecento ha visto un’incremento sostanziale della produzione grazie al sostegno delle lotte sociali dei vari movimenti per i diritti delle donne.

  • Ad esempio, la fotografia di Nan Goldin (1953) con un ampio respiro si pone come un’arte che va al di là della mera produzione artistica, incarnandosi invece in un incontro tra arte, vite e riconoscimento. Con un approccio intimo e personale Goldin ritrae quella parte trasgressiva della vita che molto spesso viene nascosta e messa a tacere. Molti sono infatti i riferimenti all’omosessualità e all’AIDS. Il suo lavoro prese anche una svolta politica negli anni Ottanta dopo lo scandalo della diffusione dell’AIDS negli Stati Uniti. E proprio nel 1989 organizza come attivista la prima grande mostra sull’Aids a New York.
  • Un’altra artista che ha dato un enorme contributo alla produzione di un’arte “al femminile” è l’americana Cindy Sherman (1954). La sua fotografia gira tutta attorno alle tematiche dell’autoritratto, l’uso del travestimento, la parodia degli stereotipi imposti dalla società alle donne dalla cultura o dalla sottocultura e dai rispettivi immaginari mediatici.
  • Per terminare non possiamo non citare Francesca Woodman (1958-1981). L’artista italo-americana può infatti essere considerata una delle massime esponenti di quell’Avanguardia Femminista che ha caratterizzato gli anni 70 in fotografia e in tutte le arti figurative. La Woodman affronta i demoni della società del tempo e i propri privatissimi turbamenti, ci racconta della fragilità dell’esistenza umana e del confronto critico con la tematica del corpo femminile. Le sue fotografie sono popolate da corpi che si vanno ad autodeterminare tra gambe e braccia che sembrano uscire dalla carta da parati strappata, occhi sgranati che ci fissano interrogativi. Un legame tra soggetto e spazio circostante che manifesta un tormento identitario che spinge l’artista a scrutare il proprio corpo.

MUSICA

tumblr_nnw6uvIHxz1tiycu3o1_500Se il mondo della musica classica non offre molti spunti in tema di emancipazione, più interessante è il panorama rock e pop: da Annie Lennox a Björk, da Tori Amos a Ani Di Franco sono molte le figure che si sono fatte portavoce – in prima persona o attraverso i loro brani – di temi quali femminismo, violenza sulle donne e parità. La terza ondata del femminismo, nei primi anni Novanta, ha sfornato anche in musica degne interpreti del fenomeno quali Fiona Apple, PJ Harvey e le Sleater Kinney. A proposito di punk, da non dimenticare le The Runaways di Joan Jett, prima band a sdoganare il concetto di rock interamente al femminile. La lezione di queste ultime è stata raccolta da altri più recenti “feroci” complessi al femminile come White Lung ed Ex Hex. Nella riflessione sul corpo femminile, meritano una menzione le disinibite performance offerte sul palco da Amanda Palmer, Cansei De Ser Sexy e St. Vincent.

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