Correva l’anno 1998.

Sul piccolo schermo americano faceva la sua prima apparizione una serie televisiva fantasy destinata a durare ben otto stagioni e centosettantotto episodi: si tratta di Charmed, approdata l’anno successivo in Italia con il titolo Streghe.

Al centro di questo telefilm ci sono le vicende delle tre sorelle Halliwell, le quali, dotate di poteri sovrannaturali, si schierano dalla parte del bene nella lotta contro i demoni. Parte integrante di quel movimento girl power in totale connessione alla terza ondata del femminismo, che trova affermazione sul mezzo televisivo grazie alle altrettanto seguite Buffy – L’ammazzavampiri e Sabrina, vita da strega, parliamo di uno degli show più lunghi nella storia della televisione ad avere soltanto personaggi femminili come protagonisti.

Notizia degli ultimi giorni è la decisione da parte dell’emittente CW di creare un reboot di questa serie cult ambientato ai giorni nostri – ebbene sì, non si direbbe ma son già passati vent’anni – con una svolta “grintosa, divertente e femminista”, come affermato nella sinossi ufficiale del nuovo show. Il ritorno di Streghe era nell’aria già da parecchio tempo ma, dopo l’insoddisfacente tentativo, risalente all’anno scorso, il network americano presenterà un episodio pilota incentrato sulla storia di una poliziotta di quartiere alle prese con il fantasma del fratello. Le tre sorelle, che non vivranno più in una casa dall’aspetto un po’ sinistro e spettrale, ma scopriranno le gioie del college, faranno così esperienza del sovrannaturale nell’ambito di una trama completamente innovata e che poco avrà a che fare con la serie originale.

Forse quello che numerosi critici cinematografici e televisivi sostengono non è poi così falso: la nostra generazione non ha più fantasia e idee e vive di reboot, revival, remake, sequel, prequel, spin-off, riadattamenti e chi più ne ha più ne metta. O chissà che questo desiderio di passato non nasca dal voler puntare sul sicuro, su concept che hanno già appassionato il pubblico e non su nuove avventure che potrebbero facilmente rivelarsi dei flop. Fatto sta che la domanda sorge quasi spontanea: ma di tutte queste rivisitazioni in chiave contemporanea abbiamo davvero bisogno?

A detta dei creatori di questo Streghe 2 – La Vendetta (ma non proprio), le nostre eroine anni ’90 preferite non combatteranno esclusivamente le forze del male, si scontreranno anche con un mostro altrettanto longevo: il patriarcato.

Tra coloro i quali non hanno reagito in maniera esattamente positiva all’evento c’è sicuramente Holly Marie Combs, da tempo schieratasi contro il ritorno del Potere del Trio ai giorni nostri. La mitica Piper, nonché produttrice delle ultime quattro stagioni di Streghe, ha infatti commentato l’accaduto su Twitter lasciando ben intendere una volontà da parte della CW di sfruttare non solo la fama della serie originale, ma anche l’etichetta “femminista” alla luce delle recenti prese di posizione e dell’attivismo in tale ambito da parte propria e delle colleghe Alyssa Milano e Rose McGowan.

Le due attrici – rispettivamente interpreti di Phoebe e Paige, nel telefilm – sono infatti volto e ferventi promotrici del movimento #MeToo. Questa campagna contro la violenza sessuale nel mondo di Hollywood (e non solo) è stata proprio lanciata da Alyssa Milano sul famoso social network a 280 caratteri, e ha raccolto il favore di numerosissime figure dello show business. All’appello non si è di certo tirata indietro Rose McGowan, figura centrale dello scandalo Weinstein, realizzando per E! la serie documentario Citizen Rose sull’infelice esperienza di abuso all’interno della macchina hollywoodiana e sulla rottura del silenzio che ne è conseguita. L’artista è attualmente presente anche nelle librerie con il manifesto/libro di memorie BRAVE, in cui racconta di un ambiente, quello dell’industria dell’intrattenimento, permeato da una misoginia sistemica e della sua ribellione a tale sovrastruttura.

D’altra parte ha forse ragione Holly Marie Combs: nonostante sia indubitabile il ruolo di questo odierno trend nel rendere la tematica più accessibile al grande pubblico, il rischio che si corre associando dei prodotti mediatici in maniera un po’ troppo leggera e impropria al femminismo è quello di sminuire il movimento rendendolo una caricatura di se stesso, una mera strategia di marketing. Senza contare che Streghe, inserita naturalmente all’interno del proprio contesto storico, è già di per sé una serie progressista e presenta forti elementi di emancipazione da parte delle donne, il che rende del tutto ridondante l’aggettivo “femminista” quando se ne parla.

Tre (beh, quattro, a voler essere precisi) donne comuni con straordinarie capacità fisiche e mentali, che dimostrano a suon di incantesimi una fantastica resistenza ai ruoli egemonici di genere caratterizzanti gran parte della televisione di allora.

Le sorelle Halliwell sfidavano la tradizionale definizione di “donna forte”: erano attraenti, alla moda, imprenditrici di se stesse e sessualmente libere. Ma soprattutto, nonostante l’elemento stregoneria, il Trio era vero e non la versione perfetta di combattenti coi tacchi. Il personaggio più femminista è forse rappresentato da Phoebe, che passa dall’essere la quintessenza della crisi del “quarto di secolo” senza alcuna prospettiva, all’essere una donna di successo fiera di sé e dei propri traguardi.

Che il mondo del web si sia rivoltato contro questo revival non è quindi una grossa sorpresa e il futuro della versione 2.0 di Streghe non sembra affatto roseo. Dal canto di una figlia degli anni delle Spice Girls, questo recupero del Libro delle Ombre non dà l’impressione di essere poi chissà quanto magico. E semmai, in preda a un severo attacco di nostalgia, sono sicura che il fantastico mondo delle repliche e delle collezioni complete in DVD sarà pronto ad accogliermi.

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