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@bossyitaly
  • 🌈 Su di me puoi leggere la mia storia: chi sono, in cosa credo, per cosa combatto.
Quale modo migliore di celebrare il Pride se non quello di rendere indelebile sulla tua pelle l’orgoglio che porti dentro?
Che tu sia membro della comunità LGBTQIA+, che tu sia alleatə, che tu sia ancora “in the closet” o che tu voglia esprimere tutti i colori della tua anima, noi ti aspettiamo al @sopralerighetattoo 💛 Scopri i disegni creati per l’occasione e tatuati i simboli del Pride ad un prezzo contenuto.
La scelta è ampissima: avrete a disposizione artistə differenti, ognunə con la sua proposta di artwork bellissimi: @ritalaziatattoo, @striga_ink, @andrea.f.tattoo, @taintedcoretattoos,
@ian.alieno, @kruegtattoo e @francis_oldbaby. Tutti i dettagli nel link in bio! 🌈🌈🌈
  • Recensione psicologica del film premio Oscar 2023 per la sceneggiatura non originale. Spoiler Alert!

Trigger Warning: violenza, abuso.

Premio Oscar per miglior sceneggiatura non originale, la pellicola di Sarah Polley ci mostra una realtà fuori dal tempo seppur terribilmente attuale.
Women talking, uscito al botteghino nel 2022 e premiato agli Oscar nel 2023, è l’adattamento cinematografico del potente e omonimo romanzo di Miriam Toews.
Qui di seguito vi presento una mia lettura psicologica del film.

💛 Link all’articolo completo in bio
🔸 Articolo di @seristhedonut
  • “Femminista io? Starà scherzando” avrebbe risposto Colette ad un intervistatore che, nel 1910, le chiese se si considerasse femminista. “Le suffragette mi fanno schifo. E se a qualche francese salta in testa di imitarle, spero che le facciano capire che comportamenti del genere in Francia non sono tollerati”. Ciononostante, le sua vita e le sue opere letterarie viste con gli occhi di oggi sono, senza dubbio, la testimonianza di una donna libera, anticonformista ed emancipata, che sfidò le convenzioni e restrizioni morali e che contribuì a rompere alcuni tabù femminili già a partire dalla sua prima creazione letteraria, il personaggio di Claudine e la sua fortunata serie che, nei primi anni del Ventesimo secolo, suscitò grande scalpore per i temi trattati, al tempo giudicati scabrosi.

💛 Link all’articolo completo in bio
🔸 Articolo di @martinanicelli
  • Spesso si parla del femminismo (e delle femministe in particolare) come un estremismo, sottintendendo che l’obiettivo di questo movimento-filosofia sia in qualche modo irrealizzabile, ideale, utopico, e chi lo persegue pertanto sia unǝ ingenuǝ invasatǝ. In qualche modo ǝ femministǝ sono vistǝ come persone che disturbano l’ordine costituito per un obiettivo talmente lontano da essere irraggiungibile e talmente alto da essere utopico. Oggi invece vorrei mostrare quanto il risvolto del pensiero e della pratica femministe si proiettino nel quotidiano e nel pratico, nella pragmaticità della vita di tuttǝ e di ciascunǝ.

💛 Link all’articolo completo in bio
🔸 Articolo di @ronzonialberto
  • “11 febbraio 2023. Teve Utca.
Quando il furgone si ferma nel parcheggio della Questura, la sera inizia ad avvolgere i palazzi. “Antifa? Duce! Mussolini”.
Questa è l’accoglienza che ricevo nell’atrio e sono anche le ultime parole che riesco a comprendere prima di essere travolta dalla Babele ugro-finnica. Nell’ufficio nessuno sembra preoccuparsi del fatto che sono ancora ammanettata stretta dietro la schiena”.
“14 febbraio 2023. Nagy Ignac Utca.
Sentiamo a lungo nell’androne; le guardie della scorta devono depositare le armi e le interpreti i telefoni. Mi invade un vuoto prepotente e il tempo inizia a dilatarsi. I colori tetri e stinti, la penombra, l’aria viziata, i latrati dei carcerieri, i rituali di ingresso, tutto questo spettacolo rimarrà impresso con tinte sinistre dentro di me”.

💛 Link all’articolo completo in bio
🔸 Articolo di @hiitsgabriella
  • In un pomeriggio di marzo, con un accenno di sole e quasi primavera, ho avuto l’onore di intervistare @luisaimpastato, attivista antimafia e presidente di “Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato” a Cinisi, nonché nipote di due figure immense quali Felicia e Peppino Impastato.
Per chi stesse leggendo questo articolo ignarə dei nomi appena citati, Giuseppe Impastato, detto Peppino, è stato un giornalista, attivista italiano membro del PCI ribellatosi alla mafia, assassinato nella notte del 9 maggio 1978 a Cinisi; Felicia Bartolotta Impastato, sua madre, scomparsa nel 2004, è stata colei che ha reso pubblica e immortale la storia del figlio, trasformandola in un bene comune da restituire alla comunità, permettendoci di non dimenticare mai il potere della condivisione, ma, soprattutto, qual è il vero senso di fare “memoria”.

💛 Link all’articolo completo in bio
🔸 Articolo di @mizzinins
  • Cos’hanno in comune gli spogliatoi, gli Incel, i gruppi di calcetto e i militari? Sono tutti formati maggiormente – se non totalmente – da uomini. Si tratta di raggruppamenti in cui la violenza cambia forma ma non essenza: assicurare virilità a sé e all’altro e mantenere l’egemonia maschile.
Spesso ascoltiamo testimonianze di donne che hanno paura a camminare sole, sentiamo di chiavi tenute fra le dita e spray al peperoncino pronto nella tasca. La paura è quella di incontrare un uomo, o peggio: un gruppo di uomini. Che sia di giorno o di notte, che siano adolescenti o uomini adulti, è il loro essere compatti, legati e sorridenti, sicuri nel loro prendere spazio nelle strade, che incute timore e disagio. Ci stringiamo e ci allontaniamo, come se avessero il potere di fare qualsiasi cosa in qualsiasi momento e che le loro azioni vengano rivolte negativamente verso di noi. Nessun uomo si identifica nello stupratore, nel violento, nell’uomo patriarcale, non vede nel nostro allontanamento una ragione plausibile: non identifica il problema collettivo che ha il suo genere e di conseguenza la sua responsabilità in questa struttura sociale. Ma se i gruppi di uomini fanno paura, un motivo c’è.

💛 Link all’articolo completo in bio
🔸 Articolo di @__chixxa__
  • Grazie a un difetto nella sequenza di DNA, i dinosauri sono in grado di modificare il proprio apparato sessuale e fecondarsi a vicenda come vogliono.
E così fanno.
Il mondo in cui viviamo è ben diverso da quello immaginato nel Jurassic Park. La nostra società etero-cis-patriarcale crede nel mutualismo, ma solo se all’interno della famiglia di sangue; ha nella famiglia il nucleo, ma solo se eterosessuale; ə figliə vanno bene, ma è meglio l’adozione alla fecondazione assistita, e comunque solo sempre in una relazione monogama etero-cis. Tanta attenzione alla famiglia e poi a rimanere senza la minima tutela sono proprio le persone più piccole.

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🔸 Articolo di @coco.pouf
  • Che affetto buffo, la vergogna. Taciuta, misconosciuta, nascosta, anche sottovalutata, mi viene da dire. Esattamente come chi la indossa.
Indossare, effettivamente, è il primo verbo che mi torna in mente ogni volta in cui ci penso. Sarà che a Napoli si dice “mi metto vergogna” o anche “mi fanno mettere vergogna”. È mia, è dell’altrə, non è molto chiaro. Fatto sta che la si indossa con imbarazzo, arrossendo, stando scomodə. La si indossa come un abito dentro cui pelle e tessuto si con-fondono.
È ingombrante, eppure così invisibile. Qualcuno la chiama la Cenerentola degli affetti.
Sembra quasi manchi di un’identità propria, dato che molto spesso viene confusa con uno stretto – e altrettanto scomodo – parente: il senso di colpa.

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🔸 Articolo di @femass7
🌈 Su di me puoi leggere la mia storia: chi sono, in cosa credo, per cosa combatto.
Quale modo migliore di celebrare il Pride se non quello di rendere indelebile sulla tua pelle l’orgoglio che porti dentro?
Che tu sia membro della comunità LGBTQIA+, che tu sia alleatə, che tu sia ancora “in the closet” o che tu voglia esprimere tutti i colori della tua anima, noi ti aspettiamo al @sopralerighetattoo 💛 Scopri i disegni creati per l’occasione e tatuati i simboli del Pride ad un prezzo contenuto.
La scelta è ampissima: avrete a disposizione artistə differenti, ognunə con la sua proposta di artwork bellissimi: @ritalaziatattoo, @striga_ink, @andrea.f.tattoo, @taintedcoretattoos,
@ian.alieno, @kruegtattoo e @francis_oldbaby. Tutti i dettagli nel link in bio! 🌈🌈🌈
🌈 Su di me puoi leggere la mia storia: chi sono, in cosa credo, per cosa combatto. Quale modo migliore di celebrare il Pride se non quello di rendere indelebile sulla tua pelle l’orgoglio che porti dentro? Che tu sia membro della comunità LGBTQIA+, che tu sia alleatə, che tu sia ancora “in the closet” o che tu voglia esprimere tutti i colori della tua anima, noi ti aspettiamo al @sopralerighetattoo 💛 Scopri i disegni creati per l’occasione e tatuati i simboli del Pride ad un prezzo contenuto. La scelta è ampissima: avrete a disposizione artistə differenti, ognunə con la sua proposta di artwork bellissimi: @ritalaziatattoo, @striga_ink, @andrea.f.tattoo, @taintedcoretattoos, @ian.alieno, @kruegtattoo e @francis_oldbaby. Tutti i dettagli nel link in bio! 🌈🌈🌈
1 mese ago
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1/9
Recensione psicologica del film premio Oscar 2023 per la sceneggiatura non originale. Spoiler Alert!

Trigger Warning: violenza, abuso.

Premio Oscar per miglior sceneggiatura non originale, la pellicola di Sarah Polley ci mostra una realtà fuori dal tempo seppur terribilmente attuale.
Women talking, uscito al botteghino nel 2022 e premiato agli Oscar nel 2023, è l’adattamento cinematografico del potente e omonimo romanzo di Miriam Toews.
Qui di seguito vi presento una mia lettura psicologica del film.

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🔸 Articolo di @seristhedonut
Recensione psicologica del film premio Oscar 2023 per la sceneggiatura non originale. Spoiler Alert!

Trigger Warning: violenza, abuso.

Premio Oscar per miglior sceneggiatura non originale, la pellicola di Sarah Polley ci mostra una realtà fuori dal tempo seppur terribilmente attuale.
Women talking, uscito al botteghino nel 2022 e premiato agli Oscar nel 2023, è l’adattamento cinematografico del potente e omonimo romanzo di Miriam Toews.
Qui di seguito vi presento una mia lettura psicologica del film.

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🔸 Articolo di @seristhedonut
Recensione psicologica del film premio Oscar 2023 per la sceneggiatura non originale. Spoiler Alert! Trigger Warning: violenza, abuso. Premio Oscar per miglior sceneggiatura non originale, la pellicola di Sarah Polley ci mostra una realtà fuori dal tempo seppur terribilmente attuale.
Women talking, uscito al botteghino nel 2022 e premiato agli Oscar nel 2023, è l’adattamento cinematografico del potente e omonimo romanzo di Miriam Toews.
Qui di seguito vi presento una mia lettura psicologica del film. 💛 Link all’articolo completo in bio 🔸 Articolo di @seristhedonut
3 mesi ago
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2/9
“Femminista io? Starà scherzando” avrebbe risposto Colette ad un intervistatore che, nel 1910, le chiese se si considerasse femminista. “Le suffragette mi fanno schifo. E se a qualche francese salta in testa di imitarle, spero che le facciano capire che comportamenti del genere in Francia non sono tollerati”. Ciononostante, le sua vita e le sue opere letterarie viste con gli occhi di oggi sono, senza dubbio, la testimonianza di una donna libera, anticonformista ed emancipata, che sfidò le convenzioni e restrizioni morali e che contribuì a rompere alcuni tabù femminili già a partire dalla sua prima creazione letteraria, il personaggio di Claudine e la sua fortunata serie che, nei primi anni del Ventesimo secolo, suscitò grande scalpore per i temi trattati, al tempo giudicati scabrosi.

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🔸 Articolo di @martinanicelli
“Femminista io? Starà scherzando” avrebbe risposto Colette ad un intervistatore che, nel 1910, le chiese se si considerasse femminista. “Le suffragette mi fanno schifo. E se a qualche francese salta in testa di imitarle, spero che le facciano capire che comportamenti del genere in Francia non sono tollerati”. Ciononostante, le sua vita e le sue opere letterarie viste con gli occhi di oggi sono, senza dubbio, la testimonianza di una donna libera, anticonformista ed emancipata, che sfidò le convenzioni e restrizioni morali e che contribuì a rompere alcuni tabù femminili già a partire dalla sua prima creazione letteraria, il personaggio di Claudine e la sua fortunata serie che, nei primi anni del Ventesimo secolo, suscitò grande scalpore per i temi trattati, al tempo giudicati scabrosi.

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🔸 Articolo di @martinanicelli
“Femminista io? Starà scherzando” avrebbe risposto Colette ad un intervistatore che, nel 1910, le chiese se si considerasse femminista. “Le suffragette mi fanno schifo. E se a qualche francese salta in testa di imitarle, spero che le facciano capire che comportamenti del genere in Francia non sono tollerati”. Ciononostante, le sua vita e le sue opere letterarie viste con gli occhi di oggi sono, senza dubbio, la testimonianza di una donna libera, anticonformista ed emancipata, che sfidò le convenzioni e restrizioni morali e che contribuì a rompere alcuni tabù femminili già a partire dalla sua prima creazione letteraria, il personaggio di Claudine e la sua fortunata serie che, nei primi anni del Ventesimo secolo, suscitò grande scalpore per i temi trattati, al tempo giudicati scabrosi. 💛 Link all’articolo completo in bio 🔸 Articolo di @martinanicelli
3 mesi ago
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3/9
Spesso si parla del femminismo (e delle femministe in particolare) come un estremismo, sottintendendo che l’obiettivo di questo movimento-filosofia sia in qualche modo irrealizzabile, ideale, utopico, e chi lo persegue pertanto sia unǝ ingenuǝ invasatǝ. In qualche modo ǝ femministǝ sono vistǝ come persone che disturbano l’ordine costituito per un obiettivo talmente lontano da essere irraggiungibile e talmente alto da essere utopico. Oggi invece vorrei mostrare quanto il risvolto del pensiero e della pratica femministe si proiettino nel quotidiano e nel pratico, nella pragmaticità della vita di tuttǝ e di ciascunǝ.

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🔸 Articolo di @ronzonialberto
Spesso si parla del femminismo (e delle femministe in particolare) come un estremismo, sottintendendo che l’obiettivo di questo movimento-filosofia sia in qualche modo irrealizzabile, ideale, utopico, e chi lo persegue pertanto sia unǝ ingenuǝ invasatǝ. In qualche modo ǝ femministǝ sono vistǝ come persone che disturbano l’ordine costituito per un obiettivo talmente lontano da essere irraggiungibile e talmente alto da essere utopico. Oggi invece vorrei mostrare quanto il risvolto del pensiero e della pratica femministe si proiettino nel quotidiano e nel pratico, nella pragmaticità della vita di tuttǝ e di ciascunǝ.

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🔸 Articolo di @ronzonialberto
Spesso si parla del femminismo (e delle femministe in particolare) come un estremismo, sottintendendo che l’obiettivo di questo movimento-filosofia sia in qualche modo irrealizzabile, ideale, utopico, e chi lo persegue pertanto sia unǝ ingenuǝ invasatǝ. In qualche modo ǝ femministǝ sono vistǝ come persone che disturbano l’ordine costituito per un obiettivo talmente lontano da essere irraggiungibile e talmente alto da essere utopico. Oggi invece vorrei mostrare quanto il risvolto del pensiero e della pratica femministe si proiettino nel quotidiano e nel pratico, nella pragmaticità della vita di tuttǝ e di ciascunǝ. 💛 Link all’articolo completo in bio 🔸 Articolo di @ronzonialberto
3 mesi ago
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4/9
“11 febbraio 2023. Teve Utca.
Quando il furgone si ferma nel parcheggio della Questura, la sera inizia ad avvolgere i palazzi. “Antifa? Duce! Mussolini”.
Questa è l’accoglienza che ricevo nell’atrio e sono anche le ultime parole che riesco a comprendere prima di essere travolta dalla Babele ugro-finnica. Nell’ufficio nessuno sembra preoccuparsi del fatto che sono ancora ammanettata stretta dietro la schiena”.
“14 febbraio 2023. Nagy Ignac Utca.
Sentiamo a lungo nell’androne; le guardie della scorta devono depositare le armi e le interpreti i telefoni. Mi invade un vuoto prepotente e il tempo inizia a dilatarsi. I colori tetri e stinti, la penombra, l’aria viziata, i latrati dei carcerieri, i rituali di ingresso, tutto questo spettacolo rimarrà impresso con tinte sinistre dentro di me”.

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🔸 Articolo di @hiitsgabriella
“11 febbraio 2023. Teve Utca.
Quando il furgone si ferma nel parcheggio della Questura, la sera inizia ad avvolgere i palazzi. “Antifa? Duce! Mussolini”.
Questa è l’accoglienza che ricevo nell’atrio e sono anche le ultime parole che riesco a comprendere prima di essere travolta dalla Babele ugro-finnica. Nell’ufficio nessuno sembra preoccuparsi del fatto che sono ancora ammanettata stretta dietro la schiena”.
“14 febbraio 2023. Nagy Ignac Utca.
Sentiamo a lungo nell’androne; le guardie della scorta devono depositare le armi e le interpreti i telefoni. Mi invade un vuoto prepotente e il tempo inizia a dilatarsi. I colori tetri e stinti, la penombra, l’aria viziata, i latrati dei carcerieri, i rituali di ingresso, tutto questo spettacolo rimarrà impresso con tinte sinistre dentro di me”.

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“11 febbraio 2023. Teve Utca.
Quando il furgone si ferma nel parcheggio della Questura, la sera inizia ad avvolgere i palazzi. “Antifa? Duce! Mussolini”.
Questa è l’accoglienza che ricevo nell’atrio e sono anche le ultime parole che riesco a comprendere prima di essere travolta dalla Babele ugro-finnica. Nell’ufficio nessuno sembra preoccuparsi del fatto che sono ancora ammanettata stretta dietro la schiena”. “14 febbraio 2023. Nagy Ignac Utca.
Sentiamo a lungo nell’androne; le guardie della scorta devono depositare le armi e le interpreti i telefoni. Mi invade un vuoto prepotente e il tempo inizia a dilatarsi. I colori tetri e stinti, la penombra, l’aria viziata, i latrati dei carcerieri, i rituali di ingresso, tutto questo spettacolo rimarrà impresso con tinte sinistre dentro di me”. 💛 Link all’articolo completo in bio 🔸 Articolo di @hiitsgabriella
4 mesi ago
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5/9
In un pomeriggio di marzo, con un accenno di sole e quasi primavera, ho avuto l’onore di intervistare @luisaimpastato, attivista antimafia e presidente di “Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato” a Cinisi, nonché nipote di due figure immense quali Felicia e Peppino Impastato.
Per chi stesse leggendo questo articolo ignarə dei nomi appena citati, Giuseppe Impastato, detto Peppino, è stato un giornalista, attivista italiano membro del PCI ribellatosi alla mafia, assassinato nella notte del 9 maggio 1978 a Cinisi; Felicia Bartolotta Impastato, sua madre, scomparsa nel 2004, è stata colei che ha reso pubblica e immortale la storia del figlio, trasformandola in un bene comune da restituire alla comunità, permettendoci di non dimenticare mai il potere della condivisione, ma, soprattutto, qual è il vero senso di fare “memoria”.

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🔸 Articolo di @mizzinins
In un pomeriggio di marzo, con un accenno di sole e quasi primavera, ho avuto l’onore di intervistare @luisaimpastato, attivista antimafia e presidente di “Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato” a Cinisi, nonché nipote di due figure immense quali Felicia e Peppino Impastato.
Per chi stesse leggendo questo articolo ignarə dei nomi appena citati, Giuseppe Impastato, detto Peppino, è stato un giornalista, attivista italiano membro del PCI ribellatosi alla mafia, assassinato nella notte del 9 maggio 1978 a Cinisi; Felicia Bartolotta Impastato, sua madre, scomparsa nel 2004, è stata colei che ha reso pubblica e immortale la storia del figlio, trasformandola in un bene comune da restituire alla comunità, permettendoci di non dimenticare mai il potere della condivisione, ma, soprattutto, qual è il vero senso di fare “memoria”.

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🔸 Articolo di @mizzinins
In un pomeriggio di marzo, con un accenno di sole e quasi primavera, ho avuto l’onore di intervistare @luisaimpastato, attivista antimafia e presidente di “Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato” a Cinisi, nonché nipote di due figure immense quali Felicia e Peppino Impastato.
Per chi stesse leggendo questo articolo ignarə dei nomi appena citati, Giuseppe Impastato, detto Peppino, è stato un giornalista, attivista italiano membro del PCI ribellatosi alla mafia, assassinato nella notte del 9 maggio 1978 a Cinisi; Felicia Bartolotta Impastato, sua madre, scomparsa nel 2004, è stata colei che ha reso pubblica e immortale la storia del figlio, trasformandola in un bene comune da restituire alla comunità, permettendoci di non dimenticare mai il potere della condivisione, ma, soprattutto, qual è il vero senso di fare “memoria”. 💛 Link all’articolo completo in bio 🔸 Articolo di @mizzinins
4 mesi ago
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6/9
Cos’hanno in comune gli spogliatoi, gli Incel, i gruppi di calcetto e i militari? Sono tutti formati maggiormente – se non totalmente – da uomini. Si tratta di raggruppamenti in cui la violenza cambia forma ma non essenza: assicurare virilità a sé e all’altro e mantenere l’egemonia maschile.
Spesso ascoltiamo testimonianze di donne che hanno paura a camminare sole, sentiamo di chiavi tenute fra le dita e spray al peperoncino pronto nella tasca. La paura è quella di incontrare un uomo, o peggio: un gruppo di uomini. Che sia di giorno o di notte, che siano adolescenti o uomini adulti, è il loro essere compatti, legati e sorridenti, sicuri nel loro prendere spazio nelle strade, che incute timore e disagio. Ci stringiamo e ci allontaniamo, come se avessero il potere di fare qualsiasi cosa in qualsiasi momento e che le loro azioni vengano rivolte negativamente verso di noi. Nessun uomo si identifica nello stupratore, nel violento, nell’uomo patriarcale, non vede nel nostro allontanamento una ragione plausibile: non identifica il problema collettivo che ha il suo genere e di conseguenza la sua responsabilità in questa struttura sociale. Ma se i gruppi di uomini fanno paura, un motivo c’è.

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🔸 Articolo di @__chixxa__
Cos’hanno in comune gli spogliatoi, gli Incel, i gruppi di calcetto e i militari? Sono tutti formati maggiormente – se non totalmente – da uomini. Si tratta di raggruppamenti in cui la violenza cambia forma ma non essenza: assicurare virilità a sé e all’altro e mantenere l’egemonia maschile.
Spesso ascoltiamo testimonianze di donne che hanno paura a camminare sole, sentiamo di chiavi tenute fra le dita e spray al peperoncino pronto nella tasca. La paura è quella di incontrare un uomo, o peggio: un gruppo di uomini. Che sia di giorno o di notte, che siano adolescenti o uomini adulti, è il loro essere compatti, legati e sorridenti, sicuri nel loro prendere spazio nelle strade, che incute timore e disagio. Ci stringiamo e ci allontaniamo, come se avessero il potere di fare qualsiasi cosa in qualsiasi momento e che le loro azioni vengano rivolte negativamente verso di noi. Nessun uomo si identifica nello stupratore, nel violento, nell’uomo patriarcale, non vede nel nostro allontanamento una ragione plausibile: non identifica il problema collettivo che ha il suo genere e di conseguenza la sua responsabilità in questa struttura sociale. Ma se i gruppi di uomini fanno paura, un motivo c’è.

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🔸 Articolo di @__chixxa__
Cos’hanno in comune gli spogliatoi, gli Incel, i gruppi di calcetto e i militari? Sono tutti formati maggiormente – se non totalmente – da uomini. Si tratta di raggruppamenti in cui la violenza cambia forma ma non essenza: assicurare virilità a sé e all’altro e mantenere l’egemonia maschile.
Spesso ascoltiamo testimonianze di donne che hanno paura a camminare sole, sentiamo di chiavi tenute fra le dita e spray al peperoncino pronto nella tasca. La paura è quella di incontrare un uomo, o peggio: un gruppo di uomini. Che sia di giorno o di notte, che siano adolescenti o uomini adulti, è il loro essere compatti, legati e sorridenti, sicuri nel loro prendere spazio nelle strade, che incute timore e disagio. Ci stringiamo e ci allontaniamo, come se avessero il potere di fare qualsiasi cosa in qualsiasi momento e che le loro azioni vengano rivolte negativamente verso di noi. Nessun uomo si identifica nello stupratore, nel violento, nell’uomo patriarcale, non vede nel nostro allontanamento una ragione plausibile: non identifica il problema collettivo che ha il suo genere e di conseguenza la sua responsabilità in questa struttura sociale. Ma se i gruppi di uomini fanno paura, un motivo c’è. 💛 Link all’articolo completo in bio 🔸 Articolo di @__chixxa__
4 mesi ago
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7/9
Grazie a un difetto nella sequenza di DNA, i dinosauri sono in grado di modificare il proprio apparato sessuale e fecondarsi a vicenda come vogliono.
E così fanno.
Il mondo in cui viviamo è ben diverso da quello immaginato nel Jurassic Park. La nostra società etero-cis-patriarcale crede nel mutualismo, ma solo se all’interno della famiglia di sangue; ha nella famiglia il nucleo, ma solo se eterosessuale; ə figliə vanno bene, ma è meglio l’adozione alla fecondazione assistita, e comunque solo sempre in una relazione monogama etero-cis. Tanta attenzione alla famiglia e poi a rimanere senza la minima tutela sono proprio le persone più piccole.

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🔸 Articolo di @coco.pouf
Grazie a un difetto nella sequenza di DNA, i dinosauri sono in grado di modificare il proprio apparato sessuale e fecondarsi a vicenda come vogliono.
E così fanno.
Il mondo in cui viviamo è ben diverso da quello immaginato nel Jurassic Park. La nostra società etero-cis-patriarcale crede nel mutualismo, ma solo se all’interno della famiglia di sangue; ha nella famiglia il nucleo, ma solo se eterosessuale; ə figliə vanno bene, ma è meglio l’adozione alla fecondazione assistita, e comunque solo sempre in una relazione monogama etero-cis. Tanta attenzione alla famiglia e poi a rimanere senza la minima tutela sono proprio le persone più piccole.

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Grazie a un difetto nella sequenza di DNA, i dinosauri sono in grado di modificare il proprio apparato sessuale e fecondarsi a vicenda come vogliono.
E così fanno. Il mondo in cui viviamo è ben diverso da quello immaginato nel Jurassic Park. La nostra società etero-cis-patriarcale crede nel mutualismo, ma solo se all’interno della famiglia di sangue; ha nella famiglia il nucleo, ma solo se eterosessuale; ə figliə vanno bene, ma è meglio l’adozione alla fecondazione assistita, e comunque solo sempre in una relazione monogama etero-cis. Tanta attenzione alla famiglia e poi a rimanere senza la minima tutela sono proprio le persone più piccole. 💛 Link all’articolo completo in bio 🔸 Articolo di @coco.pouf
4 mesi ago
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8/9
Che affetto buffo, la vergogna. Taciuta, misconosciuta, nascosta, anche sottovalutata, mi viene da dire. Esattamente come chi la indossa.
Indossare, effettivamente, è il primo verbo che mi torna in mente ogni volta in cui ci penso. Sarà che a Napoli si dice “mi metto vergogna” o anche “mi fanno mettere vergogna”. È mia, è dell’altrə, non è molto chiaro. Fatto sta che la si indossa con imbarazzo, arrossendo, stando scomodə. La si indossa come un abito dentro cui pelle e tessuto si con-fondono.
È ingombrante, eppure così invisibile. Qualcuno la chiama la Cenerentola degli affetti.
Sembra quasi manchi di un’identità propria, dato che molto spesso viene confusa con uno stretto – e altrettanto scomodo – parente: il senso di colpa.

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🔸 Articolo di @femass7
Che affetto buffo, la vergogna. Taciuta, misconosciuta, nascosta, anche sottovalutata, mi viene da dire. Esattamente come chi la indossa.
Indossare, effettivamente, è il primo verbo che mi torna in mente ogni volta in cui ci penso. Sarà che a Napoli si dice “mi metto vergogna” o anche “mi fanno mettere vergogna”. È mia, è dell’altrə, non è molto chiaro. Fatto sta che la si indossa con imbarazzo, arrossendo, stando scomodə. La si indossa come un abito dentro cui pelle e tessuto si con-fondono.
È ingombrante, eppure così invisibile. Qualcuno la chiama la Cenerentola degli affetti.
Sembra quasi manchi di un’identità propria, dato che molto spesso viene confusa con uno stretto – e altrettanto scomodo – parente: il senso di colpa.

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Che affetto buffo, la vergogna. Taciuta, misconosciuta, nascosta, anche sottovalutata, mi viene da dire. Esattamente come chi la indossa.
Indossare, effettivamente, è il primo verbo che mi torna in mente ogni volta in cui ci penso. Sarà che a Napoli si dice “mi metto vergogna” o anche “mi fanno mettere vergogna”. È mia, è dell’altrə, non è molto chiaro. Fatto sta che la si indossa con imbarazzo, arrossendo, stando scomodə. La si indossa come un abito dentro cui pelle e tessuto si con-fondono.
È ingombrante, eppure così invisibile. Qualcuno la chiama la Cenerentola degli affetti.
Sembra quasi manchi di un’identità propria, dato che molto spesso viene confusa con uno stretto – e altrettanto scomodo – parente: il senso di colpa. 💛 Link all’articolo completo in bio 🔸 Articolo di @femass7
5 mesi ago
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9/9

Intrattenimento

Saremo sempre palazzi in costruzione

Un palazzo in costruzione, uno scempio, un pugno negli occhi: queste le parole che si dedica Abby, la protagonista di Work in progress, serie tv ideata dalla stessa Abby McEnany e da…