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@bossyitaly
  • Storicamente, la comunità LGBTQAI+ è stata non solo discriminata, ma anche silenziata e invisibilizzata. Quando finalmente i primi contenuti queer sono apparsi, spesso erano pensati da e per un pubblico esterno alla comunità, con narrazioni non di rado infelici.
Negli ultimi decenni, sebbene ancora non si arrivi ad una visibilità e ad una rappresentazione giuste, eque e trasversali, il quadro sta migliorando, almeno numericamente. Si riscontra infatti un aumento di contenuti queer che non lo sono effettivamente, ma solo di facciata. In sintesi, usando e levando nuovamente potere alla comunità, appropriandosi della loro narrativa, delle loro parole e dei loro strumenti senza ridare nulla indietro.
È necessario introdurre due concetti importanti ed imparare a differenziarli, per comprendere a pieno l’importanza di una giusta rappresentazione..

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🔸 Articolo di @naschkatzeflavie
  • Quando sembra che l’attenzione sul tema della violenza di genere sia al suo apice – ben 500 mila persone hanno partecipato alla manifestazione per il 25 novembre a Roma – arriva la notizia dell’ennesimo sgombero di un consultorio autogestito: si tratta del consultorio autogestito “Mi cuerpo es mio” di Catania che, insieme allo studentato 95100 e alla sede locale del collettivo femminista Non Una di Meno, si trovano in un edificio in pieno centro città e offrono numerosi servizi alla comunità catanese.

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🔸 Articolo di @aledex_
  • Le streghe esistono o sono state create?
La risposta corretta è: entrambe.
Ciò che è fondamentale comprendere è come le dinamiche fra strategie opposte, con intenti contrastanti e fini divergenti, abbiano reso la strega (occidentale) un simbolo femminista.

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🔸 Articolo di @frapasqualone.books
  • Il 74° Festival della Canzone Italiana è cominciato ieri, e noi vorremmo cominciare questo articolo con le ultime parole pronunciate sul palco dal vincitore della scorsa Edizione,  Marco Mengoni: “volevo dedicare questo Premio a tutte le donne che hanno partecipato, che sono delle cantanti meravigliose. Siamo arrivati in cinque ragazzi, credevo fosse giusto dedicarlo a tutte le donne che hanno portato dei pezzi meravigliosi su questo palco, le ringrazio tantissimo”. In seguito, durante la conferenza stampa di fine Festival, Mengoni era tornato sull’argomento: “è semplice, le donne avevano canzoni incredibili, tra loro ci sono anche figure mitologiche, ci sono rimasto male che nessuna di loro fosse nella cinquina, dobbiamo andare avanti e cambiare molte cose in questo Paese, sarebbe stato bello averne almeno una.”
Il Festival è indubbiamente l’evento televisivo musicale più importante nel nostro Paese, e in linea di massima la sua direzione artistica tende, di anno in anno, a rappresentare i gusti e le preferenze degli italiani e delle italiane. È anche alla luce delle parole del suo ultimo vincitore che viene quindi da chiedersi: cosa ci dice Sanremo sulla rappresentanza femminile nella musica in Italia?

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🔸 Articolo di @_gemrata
  • Quando moltissime persone appartenenti alla comunità queer hanno denunciato lo stato dei fatti e hanno attivamente protestato a favore di un cessate il fuoco, si sono spesso sentite dire che in Palestina sarebbero state uccise (con descrizioni astruse di come sarebbero state buttate giù dai palazzi, impiccate, lapidate o altro), mentre in Israele no. Lì ci sono i Pride, ci sono i diritti.
Ma è davvero così? E soprattutto, anche così fosse, ha davvero senso come argomentazione?
La risposta breve è: no. Nulla giustifica un genocidio e una pulizia etnica.
La risposta lunga è un po’ più argomentata e stratificata.

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🔸 Articolo di @naschkatzeflavie
  • È il 23 Febbraio 2023, esce in Italia il primo film come esordio alla regia di Giuseppe Fiorello. Dopo aver lavorato con grandi nomi del Cinema, Fiorello dà il La alla propria carriera da regista con un dramma italiano, che racconta la storia che contribuirà a dare il via al più grande movimento per la difesa e la lotta per i diritti civili LGBTQIA+ in Sicilia, con il titolo: “Stranizza d’amuri”.
Un salto nel tempo a 41 anni fa, in un piccolo paese in provincia di Catania, tra una partita del mondiale e una festa patronale nel meridione più profondo, “Stranizza d’amuri” racconta la storia di un amore che ha segnato profondamente la storia dell’Italia. Il film è ambientato nel 1982, ritardo temporale di due anni dopo rispetto alla data storica -fine ottobre 1980- voluto dal regista. Fiorello voleva rendere emblematico come in un momento di festa quale quello del mondiale, si potesse assistere parallelamente ad un evento così drammatico e comunque inosservato agli occhi dei più. 

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🔸 Articolo di @mizzinins
  • Sin dalla nascita, acquisiamo consapevolezza del fatto che è attraverso uno spazio che abitiamo la realtà, e che occupare uno spazio ci permetta di plasmarla o di essere a nostra volta influenzatə dall’ambiente che ci circonda. Eppure, occupare uno spazio, non avviene così tanto spontaneamente: ci vogliono dei ‘prerequisiti’.
Se per esempio, non sei biancə, o ancora la tua classe di appartenenza non è quella media e, a seguire, il genere che ti è stato affibbiato alla nascita, non è quello maschile, lo spazio si restringe inesorabilmente; esistere e coesistere, allora, diventerebbe – in maniera diversificata – molto più complesso di quello che sembra.

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🔸 Articolo di @giadabsl
  • Spesso l’endometriosi è asintomatica e viene scoperta molto tardi, magari quando si tenta di avere figl3, dopo un parto o facendo controlli per problematiche di cui non si riesce a rintracciare l’origine. Quando a 20 anni o prima si presenterà il dolore, difficilmente si sarà sentito parlare di questa patologia. Il dolore verrà minimizzato, d’altronde è così che ci si sente ad avere un utero, o, ancora meglio, “ad essere donne”. Perché nella visione di genere binaria il dolore è prettamente femminile, è una questione di genere: devi crescere con esso, conviverci e non lamentarti. Perché tutte stanno male e forse è così che deve essere, è la normalità. “La donna” (la persona con utero) dovrebbe abbracciare il dolore come se fosse un dono dal Cielo, facilmente si ricorrerà all’antico mantra del: “è naturale”.

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🔸 Articolo di @__chixxa__
  • Le operazioni di peacekeeping delle Nazioni Unite vengono spesso promosse come uno dei più importanti sistemi internazionali per il mantenimento della pace nelle società a rischio di conflitto, celebrate come un vero e proprio faro di speranza verso la pace globale. Tuttavia, dietro le azzurre e candide facciate istituzionali si nascondono verità terribili e troppo spesso nascoste. Una di queste è la persistente violenza di genere all’interno delle missioni, nonché lo sfruttamento sessuale di donne e bambine locali perpetuato da coloro che, invece, avrebbero la loro difesa e protezione come incarico prioritario: i peacekeepers internazionali. Basandosi sullo studio della professoressa, attivista e femminista Olivera Simić, i cui risultati sono stati riportati nel 2010 dal giornale International Peacekeeping, questo articolo spera di riuscire a portare almeno un po’ dell’attenzione pubblica sulla necessità di una riflessione critica urgente a proposito del problema della violenza di genere all’interno delle operazioni dell’ONU.

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🔸 Articolo di @b.meztli
Storicamente, la comunità LGBTQAI+ è stata non solo discriminata, ma anche silenziata e invisibilizzata. Quando finalmente i primi contenuti queer sono apparsi, spesso erano pensati da e per un pubblico esterno alla comunità, con narrazioni non di rado infelici.
Negli ultimi decenni, sebbene ancora non si arrivi ad una visibilità e ad una rappresentazione giuste, eque e trasversali, il quadro sta migliorando, almeno numericamente. Si riscontra infatti un aumento di contenuti queer che non lo sono effettivamente, ma solo di facciata. In sintesi, usando e levando nuovamente potere alla comunità, appropriandosi della loro narrativa, delle loro parole e dei loro strumenti senza ridare nulla indietro.
È necessario introdurre due concetti importanti ed imparare a differenziarli, per comprendere a pieno l’importanza di una giusta rappresentazione..

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🔸 Articolo di @naschkatzeflavie
Storicamente, la comunità LGBTQAI+ è stata non solo discriminata, ma anche silenziata e invisibilizzata. Quando finalmente i primi contenuti queer sono apparsi, spesso erano pensati da e per un pubblico esterno alla comunità, con narrazioni non di rado infelici.
Negli ultimi decenni, sebbene ancora non si arrivi ad una visibilità e ad una rappresentazione giuste, eque e trasversali, il quadro sta migliorando, almeno numericamente. Si riscontra infatti un aumento di contenuti queer che non lo sono effettivamente, ma solo di facciata. In sintesi, usando e levando nuovamente potere alla comunità, appropriandosi della loro narrativa, delle loro parole e dei loro strumenti senza ridare nulla indietro.
È necessario introdurre due concetti importanti ed imparare a differenziarli, per comprendere a pieno l’importanza di una giusta rappresentazione..

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🔸 Articolo di @naschkatzeflavie
Storicamente, la comunità LGBTQAI+ è stata non solo discriminata, ma anche silenziata e invisibilizzata. Quando finalmente i primi contenuti queer sono apparsi, spesso erano pensati da e per un pubblico esterno alla comunità, con narrazioni non di rado infelici.
Negli ultimi decenni, sebbene ancora non si arrivi ad una visibilità e ad una rappresentazione giuste, eque e trasversali, il quadro sta migliorando, almeno numericamente. Si riscontra infatti un aumento di contenuti queer che non lo sono effettivamente, ma solo di facciata. In sintesi, usando e levando nuovamente potere alla comunità, appropriandosi della loro narrativa, delle loro parole e dei loro strumenti senza ridare nulla indietro. È necessario introdurre due concetti importanti ed imparare a differenziarli, per comprendere a pieno l’importanza di una giusta rappresentazione.. 💛 Link all’articolo completo in bio 🔸 Articolo di @naschkatzeflavie
1 settimana ago
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1/9
Quando sembra che l’attenzione sul tema della violenza di genere sia al suo apice – ben 500 mila persone hanno partecipato alla manifestazione per il 25 novembre a Roma – arriva la notizia dell’ennesimo sgombero di un consultorio autogestito: si tratta del consultorio autogestito “Mi cuerpo es mio” di Catania che, insieme allo studentato 95100 e alla sede locale del collettivo femminista Non Una di Meno, si trovano in un edificio in pieno centro città e offrono numerosi servizi alla comunità catanese.

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🔸 Articolo di @aledex_
Quando sembra che l’attenzione sul tema della violenza di genere sia al suo apice – ben 500 mila persone hanno partecipato alla manifestazione per il 25 novembre a Roma – arriva la notizia dell’ennesimo sgombero di un consultorio autogestito: si tratta del consultorio autogestito “Mi cuerpo es mio” di Catania che, insieme allo studentato 95100 e alla sede locale del collettivo femminista Non Una di Meno, si trovano in un edificio in pieno centro città e offrono numerosi servizi alla comunità catanese.

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Quando sembra che l’attenzione sul tema della violenza di genere sia al suo apice – ben 500 mila persone hanno partecipato alla manifestazione per il 25 novembre a Roma – arriva la notizia dell’ennesimo sgombero di un consultorio autogestito: si tratta del consultorio autogestito “Mi cuerpo es mio” di Catania che, insieme allo studentato 95100 e alla sede locale del collettivo femminista Non Una di Meno, si trovano in un edificio in pieno centro città e offrono numerosi servizi alla comunità catanese. 💛 Link all’articolo completo in bio 🔸 Articolo di @aledex_
2 settimane ago
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2/9
Le streghe esistono o sono state create?
La risposta corretta è: entrambe.
Ciò che è fondamentale comprendere è come le dinamiche fra strategie opposte, con intenti contrastanti e fini divergenti, abbiano reso la strega (occidentale) un simbolo femminista.

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🔸 Articolo di @frapasqualone.books
Le streghe esistono o sono state create?
La risposta corretta è: entrambe.
Ciò che è fondamentale comprendere è come le dinamiche fra strategie opposte, con intenti contrastanti e fini divergenti, abbiano reso la strega (occidentale) un simbolo femminista.

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Le streghe esistono o sono state create?
La risposta corretta è: entrambe.
Ciò che è fondamentale comprendere è come le dinamiche fra strategie opposte, con intenti contrastanti e fini divergenti, abbiano reso la strega (occidentale) un simbolo femminista. 💛 Link all’articolo completo in bio 🔸 Articolo di @frapasqualone.books
2 settimane ago
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3/9
Il 74° Festival della Canzone Italiana è cominciato ieri, e noi vorremmo cominciare questo articolo con le ultime parole pronunciate sul palco dal vincitore della scorsa Edizione,  Marco Mengoni: “volevo dedicare questo Premio a tutte le donne che hanno partecipato, che sono delle cantanti meravigliose. Siamo arrivati in cinque ragazzi, credevo fosse giusto dedicarlo a tutte le donne che hanno portato dei pezzi meravigliosi su questo palco, le ringrazio tantissimo”. In seguito, durante la conferenza stampa di fine Festival, Mengoni era tornato sull’argomento: “è semplice, le donne avevano canzoni incredibili, tra loro ci sono anche figure mitologiche, ci sono rimasto male che nessuna di loro fosse nella cinquina, dobbiamo andare avanti e cambiare molte cose in questo Paese, sarebbe stato bello averne almeno una.”
Il Festival è indubbiamente l’evento televisivo musicale più importante nel nostro Paese, e in linea di massima la sua direzione artistica tende, di anno in anno, a rappresentare i gusti e le preferenze degli italiani e delle italiane. È anche alla luce delle parole del suo ultimo vincitore che viene quindi da chiedersi: cosa ci dice Sanremo sulla rappresentanza femminile nella musica in Italia?

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🔸 Articolo di @_gemrata
Il 74° Festival della Canzone Italiana è cominciato ieri, e noi vorremmo cominciare questo articolo con le ultime parole pronunciate sul palco dal vincitore della scorsa Edizione,  Marco Mengoni: “volevo dedicare questo Premio a tutte le donne che hanno partecipato, che sono delle cantanti meravigliose. Siamo arrivati in cinque ragazzi, credevo fosse giusto dedicarlo a tutte le donne che hanno portato dei pezzi meravigliosi su questo palco, le ringrazio tantissimo”. In seguito, durante la conferenza stampa di fine Festival, Mengoni era tornato sull’argomento: “è semplice, le donne avevano canzoni incredibili, tra loro ci sono anche figure mitologiche, ci sono rimasto male che nessuna di loro fosse nella cinquina, dobbiamo andare avanti e cambiare molte cose in questo Paese, sarebbe stato bello averne almeno una.”
Il Festival è indubbiamente l’evento televisivo musicale più importante nel nostro Paese, e in linea di massima la sua direzione artistica tende, di anno in anno, a rappresentare i gusti e le preferenze degli italiani e delle italiane. È anche alla luce delle parole del suo ultimo vincitore che viene quindi da chiedersi: cosa ci dice Sanremo sulla rappresentanza femminile nella musica in Italia?

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🔸 Articolo di @_gemrata
Il 74° Festival della Canzone Italiana è cominciato ieri, e noi vorremmo cominciare questo articolo con le ultime parole pronunciate sul palco dal vincitore della scorsa Edizione,  Marco Mengoni: “volevo dedicare questo Premio a tutte le donne che hanno partecipato, che sono delle cantanti meravigliose. Siamo arrivati in cinque ragazzi, credevo fosse giusto dedicarlo a tutte le donne che hanno portato dei pezzi meravigliosi su questo palco, le ringrazio tantissimo”. In seguito, durante la conferenza stampa di fine Festival, Mengoni era tornato sull’argomento: “è semplice, le donne avevano canzoni incredibili, tra loro ci sono anche figure mitologiche, ci sono rimasto male che nessuna di loro fosse nella cinquina, dobbiamo andare avanti e cambiare molte cose in questo Paese, sarebbe stato bello averne almeno una.”
Il Festival è indubbiamente l’evento televisivo musicale più importante nel nostro Paese, e in linea di massima la sua direzione artistica tende, di anno in anno, a rappresentare i gusti e le preferenze degli italiani e delle italiane. È anche alla luce delle parole del suo ultimo vincitore che viene quindi da chiedersi: cosa ci dice Sanremo sulla rappresentanza femminile nella musica in Italia? 💛 Link all’articolo completo in bio 🔸 Articolo di @_gemrata
2 settimane ago
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4/9
Quando moltissime persone appartenenti alla comunità queer hanno denunciato lo stato dei fatti e hanno attivamente protestato a favore di un cessate il fuoco, si sono spesso sentite dire che in Palestina sarebbero state uccise (con descrizioni astruse di come sarebbero state buttate giù dai palazzi, impiccate, lapidate o altro), mentre in Israele no. Lì ci sono i Pride, ci sono i diritti.
Ma è davvero così? E soprattutto, anche così fosse, ha davvero senso come argomentazione?
La risposta breve è: no. Nulla giustifica un genocidio e una pulizia etnica.
La risposta lunga è un po’ più argomentata e stratificata.

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🔸 Articolo di @naschkatzeflavie
Quando moltissime persone appartenenti alla comunità queer hanno denunciato lo stato dei fatti e hanno attivamente protestato a favore di un cessate il fuoco, si sono spesso sentite dire che in Palestina sarebbero state uccise (con descrizioni astruse di come sarebbero state buttate giù dai palazzi, impiccate, lapidate o altro), mentre in Israele no. Lì ci sono i Pride, ci sono i diritti.
Ma è davvero così? E soprattutto, anche così fosse, ha davvero senso come argomentazione?
La risposta breve è: no. Nulla giustifica un genocidio e una pulizia etnica.
La risposta lunga è un po’ più argomentata e stratificata.

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Quando moltissime persone appartenenti alla comunità queer hanno denunciato lo stato dei fatti e hanno attivamente protestato a favore di un cessate il fuoco, si sono spesso sentite dire che in Palestina sarebbero state uccise (con descrizioni astruse di come sarebbero state buttate giù dai palazzi, impiccate, lapidate o altro), mentre in Israele no. Lì ci sono i Pride, ci sono i diritti.
Ma è davvero così? E soprattutto, anche così fosse, ha davvero senso come argomentazione?
La risposta breve è: no. Nulla giustifica un genocidio e una pulizia etnica.
La risposta lunga è un po’ più argomentata e stratificata. 💛 Link all’articolo completo in bio 🔸 Articolo di @naschkatzeflavie
3 settimane ago
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5/9
È il 23 Febbraio 2023, esce in Italia il primo film come esordio alla regia di Giuseppe Fiorello. Dopo aver lavorato con grandi nomi del Cinema, Fiorello dà il La alla propria carriera da regista con un dramma italiano, che racconta la storia che contribuirà a dare il via al più grande movimento per la difesa e la lotta per i diritti civili LGBTQIA+ in Sicilia, con il titolo: “Stranizza d’amuri”.
Un salto nel tempo a 41 anni fa, in un piccolo paese in provincia di Catania, tra una partita del mondiale e una festa patronale nel meridione più profondo, “Stranizza d’amuri” racconta la storia di un amore che ha segnato profondamente la storia dell’Italia. Il film è ambientato nel 1982, ritardo temporale di due anni dopo rispetto alla data storica -fine ottobre 1980- voluto dal regista. Fiorello voleva rendere emblematico come in un momento di festa quale quello del mondiale, si potesse assistere parallelamente ad un evento così drammatico e comunque inosservato agli occhi dei più. 

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🔸 Articolo di @mizzinins
È il 23 Febbraio 2023, esce in Italia il primo film come esordio alla regia di Giuseppe Fiorello. Dopo aver lavorato con grandi nomi del Cinema, Fiorello dà il La alla propria carriera da regista con un dramma italiano, che racconta la storia che contribuirà a dare il via al più grande movimento per la difesa e la lotta per i diritti civili LGBTQIA+ in Sicilia, con il titolo: “Stranizza d’amuri”.
Un salto nel tempo a 41 anni fa, in un piccolo paese in provincia di Catania, tra una partita del mondiale e una festa patronale nel meridione più profondo, “Stranizza d’amuri” racconta la storia di un amore che ha segnato profondamente la storia dell’Italia. Il film è ambientato nel 1982, ritardo temporale di due anni dopo rispetto alla data storica -fine ottobre 1980- voluto dal regista. Fiorello voleva rendere emblematico come in un momento di festa quale quello del mondiale, si potesse assistere parallelamente ad un evento così drammatico e comunque inosservato agli occhi dei più. 

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🔸 Articolo di @mizzinins
È il 23 Febbraio 2023, esce in Italia il primo film come esordio alla regia di Giuseppe Fiorello. Dopo aver lavorato con grandi nomi del Cinema, Fiorello dà il La alla propria carriera da regista con un dramma italiano, che racconta la storia che contribuirà a dare il via al più grande movimento per la difesa e la lotta per i diritti civili LGBTQIA+ in Sicilia, con il titolo: “Stranizza d’amuri”. Un salto nel tempo a 41 anni fa, in un piccolo paese in provincia di Catania, tra una partita del mondiale e una festa patronale nel meridione più profondo, “Stranizza d’amuri” racconta la storia di un amore che ha segnato profondamente la storia dell’Italia. Il film è ambientato nel 1982, ritardo temporale di due anni dopo rispetto alla data storica -fine ottobre 1980- voluto dal regista. Fiorello voleva rendere emblematico come in un momento di festa quale quello del mondiale, si potesse assistere parallelamente ad un evento così drammatico e comunque inosservato agli occhi dei più.  💛 Link all’articolo completo in bio 🔸 Articolo di @mizzinins
4 settimane ago
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6/9
Sin dalla nascita, acquisiamo consapevolezza del fatto che è attraverso uno spazio che abitiamo la realtà, e che occupare uno spazio ci permetta di plasmarla o di essere a nostra volta influenzatə dall’ambiente che ci circonda. Eppure, occupare uno spazio, non avviene così tanto spontaneamente: ci vogliono dei ‘prerequisiti’.
Se per esempio, non sei biancə, o ancora la tua classe di appartenenza non è quella media e, a seguire, il genere che ti è stato affibbiato alla nascita, non è quello maschile, lo spazio si restringe inesorabilmente; esistere e coesistere, allora, diventerebbe – in maniera diversificata – molto più complesso di quello che sembra.

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🔸 Articolo di @giadabsl
Sin dalla nascita, acquisiamo consapevolezza del fatto che è attraverso uno spazio che abitiamo la realtà, e che occupare uno spazio ci permetta di plasmarla o di essere a nostra volta influenzatə dall’ambiente che ci circonda. Eppure, occupare uno spazio, non avviene così tanto spontaneamente: ci vogliono dei ‘prerequisiti’.
Se per esempio, non sei biancə, o ancora la tua classe di appartenenza non è quella media e, a seguire, il genere che ti è stato affibbiato alla nascita, non è quello maschile, lo spazio si restringe inesorabilmente; esistere e coesistere, allora, diventerebbe – in maniera diversificata – molto più complesso di quello che sembra.

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Sin dalla nascita, acquisiamo consapevolezza del fatto che è attraverso uno spazio che abitiamo la realtà, e che occupare uno spazio ci permetta di plasmarla o di essere a nostra volta influenzatə dall’ambiente che ci circonda. Eppure, occupare uno spazio, non avviene così tanto spontaneamente: ci vogliono dei ‘prerequisiti’. Se per esempio, non sei biancə, o ancora la tua classe di appartenenza non è quella media e, a seguire, il genere che ti è stato affibbiato alla nascita, non è quello maschile, lo spazio si restringe inesorabilmente; esistere e coesistere, allora, diventerebbe – in maniera diversificata – molto più complesso di quello che sembra. 💛 Link all’articolo completo in bio 🔸 Articolo di @giadabsl
4 settimane ago
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7/9
Spesso l’endometriosi è asintomatica e viene scoperta molto tardi, magari quando si tenta di avere figl3, dopo un parto o facendo controlli per problematiche di cui non si riesce a rintracciare l’origine. Quando a 20 anni o prima si presenterà il dolore, difficilmente si sarà sentito parlare di questa patologia. Il dolore verrà minimizzato, d’altronde è così che ci si sente ad avere un utero, o, ancora meglio, “ad essere donne”. Perché nella visione di genere binaria il dolore è prettamente femminile, è una questione di genere: devi crescere con esso, conviverci e non lamentarti. Perché tutte stanno male e forse è così che deve essere, è la normalità. “La donna” (la persona con utero) dovrebbe abbracciare il dolore come se fosse un dono dal Cielo, facilmente si ricorrerà all’antico mantra del: “è naturale”.

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🔸 Articolo di @__chixxa__
Spesso l’endometriosi è asintomatica e viene scoperta molto tardi, magari quando si tenta di avere figl3, dopo un parto o facendo controlli per problematiche di cui non si riesce a rintracciare l’origine. Quando a 20 anni o prima si presenterà il dolore, difficilmente si sarà sentito parlare di questa patologia. Il dolore verrà minimizzato, d’altronde è così che ci si sente ad avere un utero, o, ancora meglio, “ad essere donne”. Perché nella visione di genere binaria il dolore è prettamente femminile, è una questione di genere: devi crescere con esso, conviverci e non lamentarti. Perché tutte stanno male e forse è così che deve essere, è la normalità. “La donna” (la persona con utero) dovrebbe abbracciare il dolore come se fosse un dono dal Cielo, facilmente si ricorrerà all’antico mantra del: “è naturale”.

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Spesso l’endometriosi è asintomatica e viene scoperta molto tardi, magari quando si tenta di avere figl3, dopo un parto o facendo controlli per problematiche di cui non si riesce a rintracciare l’origine. Quando a 20 anni o prima si presenterà il dolore, difficilmente si sarà sentito parlare di questa patologia. Il dolore verrà minimizzato, d’altronde è così che ci si sente ad avere un utero, o, ancora meglio, “ad essere donne”. Perché nella visione di genere binaria il dolore è prettamente femminile, è una questione di genere: devi crescere con esso, conviverci e non lamentarti. Perché tutte stanno male e forse è così che deve essere, è la normalità. “La donna” (la persona con utero) dovrebbe abbracciare il dolore come se fosse un dono dal Cielo, facilmente si ricorrerà all’antico mantra del: “è naturale”. 💛 Link all’articolo completo in bio 🔸 Articolo di @__chixxa__
1 mese ago
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8/9
Le operazioni di peacekeeping delle Nazioni Unite vengono spesso promosse come uno dei più importanti sistemi internazionali per il mantenimento della pace nelle società a rischio di conflitto, celebrate come un vero e proprio faro di speranza verso la pace globale. Tuttavia, dietro le azzurre e candide facciate istituzionali si nascondono verità terribili e troppo spesso nascoste. Una di queste è la persistente violenza di genere all’interno delle missioni, nonché lo sfruttamento sessuale di donne e bambine locali perpetuato da coloro che, invece, avrebbero la loro difesa e protezione come incarico prioritario: i peacekeepers internazionali. Basandosi sullo studio della professoressa, attivista e femminista Olivera Simić, i cui risultati sono stati riportati nel 2010 dal giornale International Peacekeeping, questo articolo spera di riuscire a portare almeno un po’ dell’attenzione pubblica sulla necessità di una riflessione critica urgente a proposito del problema della violenza di genere all’interno delle operazioni dell’ONU.

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🔸 Articolo di @b.meztli
Le operazioni di peacekeeping delle Nazioni Unite vengono spesso promosse come uno dei più importanti sistemi internazionali per il mantenimento della pace nelle società a rischio di conflitto, celebrate come un vero e proprio faro di speranza verso la pace globale. Tuttavia, dietro le azzurre e candide facciate istituzionali si nascondono verità terribili e troppo spesso nascoste. Una di queste è la persistente violenza di genere all’interno delle missioni, nonché lo sfruttamento sessuale di donne e bambine locali perpetuato da coloro che, invece, avrebbero la loro difesa e protezione come incarico prioritario: i peacekeepers internazionali. Basandosi sullo studio della professoressa, attivista e femminista Olivera Simić, i cui risultati sono stati riportati nel 2010 dal giornale International Peacekeeping, questo articolo spera di riuscire a portare almeno un po’ dell’attenzione pubblica sulla necessità di una riflessione critica urgente a proposito del problema della violenza di genere all’interno delle operazioni dell’ONU.

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Le operazioni di peacekeeping delle Nazioni Unite vengono spesso promosse come uno dei più importanti sistemi internazionali per il mantenimento della pace nelle società a rischio di conflitto, celebrate come un vero e proprio faro di speranza verso la pace globale. Tuttavia, dietro le azzurre e candide facciate istituzionali si nascondono verità terribili e troppo spesso nascoste. Una di queste è la persistente violenza di genere all’interno delle missioni, nonché lo sfruttamento sessuale di donne e bambine locali perpetuato da coloro che, invece, avrebbero la loro difesa e protezione come incarico prioritario: i peacekeepers internazionali. Basandosi sullo studio della professoressa, attivista e femminista Olivera Simić, i cui risultati sono stati riportati nel 2010 dal giornale International Peacekeeping, questo articolo spera di riuscire a portare almeno un po’ dell’attenzione pubblica sulla necessità di una riflessione critica urgente a proposito del problema della violenza di genere all’interno delle operazioni dell’ONU. 💛 Link all’articolo completo in bio 🔸 Articolo di @b.meztli
1 mese ago
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9/9

Intrattenimento

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