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13 Reasons Why: andare oltre le emozioni

Commenti (7)
  1. Avatar F. ha detto:

    CONTIENE SPOILER:
    Secondo me si spiega tutto meglio in “beyond the reasons”. Sì spiega che il suicidio non può essere vendetta, ma se commesso da una ragazza giovane può capitare che lei lo commetta con quella motivazione. Mi ricordo ancora il caso di qualche anno fa, con una ragazza che aveva lasciato un biglietto “adesso sarete contenti”. Inoltre anche Mr. Porter lo dice anche nell’ultimo episodio.

  2. Avatar Jerico ha detto:

    E secondo me sei stata ancora troppo buona con questa serie. Io da persona sotto terapia perchè severamnete depressa e con un suicidio non riuscito alle spalle, davvero mi sento irritato da Hannah e dalle sue scelte da drama queen. Ginger snaps diceva “suicide is the ultimate fuck you!” E non è vero. Non ti uccidi per vendetta, lo fai per smetterla di star male. La vendettina da drama queen, se fossi stato un destinatario delle cassette, mi ti avrebbe fatto odiare ancora di più Hannah, non mi sarei pentito. Perchè una tale minuzia per ricevere la commiserazione definitiva mi avrebbe fatto vomitare davvero.

  3. Avatar Irene ha detto:

    Io non sono per niente​ con questo tuo commento: e lo dico da lettrice e spettatrice della serie, ma anche da studentessa che in università affronta il lato tecnico delle serie tv. A parte la lunghezza non vedo altri punti negativi. Riguardo al messaggio della serie io non credo proprio che si tratti di vendetta o una forma di riscatto personale. Secondo me da un lato, Hannah fa capire di non essere individualisti e e di non guardare al proprio orticello, ma di badare sempre alle persone che ci stanno intorno, soprattutto se si trovano in una situazione del genere: nella serie l’indifferenza di tutti (eccetto Clay) è evidente. Dall’altro credo che invece che rappresentare un esempio pessimo come lo definisci tu per confrontarsi con certe tematiche, sia invece un modo per far dire a chi in quelle situazioni è coinvolto “ehi, non è solo nella tua testa, succede veramente e si può fare qualcosa”. Altra cosa su cui non sono d’accordo è l’atteggiamento dei genitori: a differenza del libro – nel quale non vengono quasi mai citati – gli interpreti dei genitori secondo me hanno rappresentato che in modo realistico cosa significa perdere un figlio. In questo caso il suicidio è affarre anche degli altri perché è legato al bullismo: non ci si prende in giro da soli o ci si autodefinisce “slut”. Su alcune cassette posso essere d’accordo che la motivazione sia un po’ stringata, ma su una persona debole un gesto o un comportamento che per altri è un nonnulla, per altri​ può essere devastante.

    Io non so quale serie tu abbia visto, sinceramente. E non lo dico perché voglio essere una fan accanita della serie: ma ho diversi metri di giudizio che mi fanno pensare l’opposto.

    1. Avatar Irene ha detto:

      *non sono d’accordo

  4. Avatar Irene ha detto:

    Non posso​ neanche lontanamente comprendere chi soffre di depressione e ha tentato l’estremo gesto. Ma nel libro e nella serie si parla anche di altre concause che hanno portato Hannah a fare quello che ha fatto: bullismo, cybebullismo, slut shaming e così via. In ragione delle cause, la storia di Hannah è molto simile a quella di Tiziana Cantone: ce la ricordiamo oppure se la sono dimenticati tutti? Tra le poche cose che cambiano c’è appunto l’invio di cassette: su alcune – come ho scritto precedentemente – non sono d’accordo. Ma su una persona fragile come quella rappresentata da Hannah, hanno avuto un effetto valanga. Ma Hannah non sta a rappresentare​ tutte le persone che soffrono di depressione. Hannah sta a rappresentare tutti quei casi che in America sono purtroppo all’ordine del giorno e che riguardano appunto le vittime di bullismo e di quei fenomeni che ho citato sopra. La serie e il libro – come ho già detto – vogliono essere come l’albatros che segnala la presenza di terraferma all’orizzonte: un segnale per dire che non si è soli quando si è vittime di bullismo, ma si può chiedere​ aiuto a chiunque. Purtroppo esistono casi – ci sono statistiche – che evidenziano l’aumento di casi di suicidio dovuti al cybebullismo o alle varie forme di shaming, che a lungo andare e in continuo accumulo, fanno soffrire la persona interessata. Ci sono individui che lasciano correre e altri no. Per questo è meno comprensibile il dolore che provano?
    Comunque più che vendetta io parlerei di presa di coscienza del senso di colpa: ci sono delle persone nella serie che sono le cause principali del gesto di Hannah e sono innegabili. Bryce e Justin ne sono la prova. Le altre persone sono appunto delle concause che su Hannah hanno avuto un egg

  5. Avatar Irene ha detto:

    * Le altre persone sono appunto delle concause che su Hannah hanno avuto un effetto​ valanga e l’hanno distrutta.
    Quello trattato nella serie è un caso specifico. Ma i concetti di base sono comuni a tutte le vittime di bullismo, cybebullismo e vari shaming. Perché è di questo che tratta PRINCIPALMENTE la serie.

  6. Avatar Federica ha detto:

    Non condivido a pieno il pensiero espresso nell’articolo ma sono piú in linea col pensiero di Irene scritto nei commenti. Ammetto, ovviemente, che la serie abbia delle lacune e non mostri a pieno ogni aspetto che può portare al suicidio e non che tratti in modo approfondito la depressione. Non penso, però, che la serie abbia la presunzione di considerarsi la rappresentazione di ogni suicidio. Penso che abbia più l’obbiettivo di parlare ai cuori delle persone per far comprendere che non si può sapere cosa stia passando la persona che abbiamo di fronte perciò bisogna fare attenzione a come ci comportiamo, vuole dimostrare che ogni piccola azione cattiva può essere una forma di bullismo e far soffrire gli altri. Personalmente la consiglio agli amici segnalando, però, che bisogna avere un certo tipo di umore per guardarla, soprattutto se, come me, la si vuole seguire tutta d’un fiato (l’ho completata in due giorni). Fa capire che molte persone sono estremamente fragili come Hannah e che la maggior parte delle persone che si comportano male non sono necessariamente malvagie (Bryce escluso). Il suicidio di Hannah non è, a parer mio, una vendetta ma penso piú che la ragazza sia arrivata ad un punto in cui non ha avuto la forza di andare avanti. Non so se avere Clay accanto avrebbe cambiato davvero qualcosa in lei ma forse l’avrebbe davvero aiutata o forse avrebbe potuto intuire qualcosa.
    Non sono sicura che serva una seconda stagione ma sono curiosa di vedere come verrà sviluppata perché penso che ci sia ancora molto da dire.

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