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#2511metticilafaccia: Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne
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#2511metticilafaccia: Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

Giulia Lanfredi

Nel 1999 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite istituiva il 25 Novembre la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
Oggi, 16 anni dopo, l’Istat ci illustra con una schiettezza quasi telegrafica qual è l’attuale situazione italiana. Cito testualmente:

La violenza contro le donne è un fenomeno ampio e diffuso. 6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni: il 20,2% ha subìto violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% forme più gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri.[…] I partner attuali o ex commettono le violenze più gravi. Il 62,7% degli stupri è commesso da un partner attuale o precedente. Gli autori di molestie sessuali sono invece degli sconosciuti nella maggior parte dei casi (76,8%).

Se questo è quello che succede nel nostro paese, continuare ad elencare tutto ciò che le donne devono subire nel resto del mondo sarebbe solo ancora più doloroso. Lo scopo di questa giornata, a detta dell’ONU, è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica a proposito di questo problema. Perché sì, è un problema, un problema grande, anche in Italia. Fare grandi discorsi a livello mondiale sarebbe un po’ pretenzioso, e forse anche po’ inutile. A volte utilizzare un obiettivo più corto è la soluzione più efficace, quella che ha più senso e che forse potrebbe dare un piccolo contributo per cambiare qualcosa.

Il fatto che la maggior parte delle violenze avvenga tra le mura domestiche è indice del fatto che la vittima di solito conosce il carnefice. Si potrebbe di primo impatto pensare che date queste circostanze denunciare le aggressioni sia più facile: si sa chi è il responsabile, non è uno sconosciuto incontrato per strada e al cui viso magari non si ha nemmeno prestato attenzione. In realtà forse ciò rende il tutto ancora più complicato. Non è raro che sia proprio la famiglia ad essere complice delle violenze, anche semplicemente facendo finta di non sapere, di non vedere, di non sentire. È risaputo, i panni sporchi si lavano in casa…

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A questo proposito vorrei condividere un piccolo aneddoto, un frammento di esperienza personale. Tre anni fa conobbi una persona, K, una delle principali ragioni per cui qualche mese fa ho deciso di prendere coraggio e iniziare a scrivere per Bossy. Avevamo entrambe 18 anni, tante cose in comune, e altrettante per (mia) fortuna no. Ci conoscemmo in una situazione di assoluta normalità, per puro caso, come si incontrano un sacco di persone nella vita. Già la prima volta che le parlai capii che la sua adolescenza non era libera e spensierata come la mia. Non voglio raccontare esplicitamente la sua storia perché non saprei come contattarla per chiedere il suo permesso, ma anche perché vorrei solo riportare le sue parole e lasciare che ognuno le riferisca ad una situazione che personalmente conosce. K da anni subiva violenza fisica e psicologica, e come lei tutte le donne della sua famiglia. Confidandosi con me, in ospedale, dopo che esausta per le battaglie che doveva combattere decise di fare ciò che non avrebbe dovuto fare, mi disse:

<<Io capisco mia madre, capisco che non faccia nulla per ribellarsi alla violenza. So che non vorrebbe che mi picchiassero, so che mi vuole bene, ma il suo cuore è debole come un uccellino. Il mio invece di cuore è forte, io non voglio fare finta di niente, perché so che non è giusto.>>

Con la sua semplicità K mi aprì gli occhi: non è giusto subire, accettare, tacere. Non è giusto. Punto.

Se c’è un’unica cosa che mi piacerebbe che i nostri lettori ricordassero, non solo il 25 Novembre ma anche tutti gli altri giorni è questa: non accettiamo ciò che non è giusto. Rompiamo il muro di omertà, sempre, ogni volta che possiamo. Alziamo la voce, parliamo, raccontiamo, denunciamo. Sia che ci troviamo dalla parte di chi la violenza la subisce, ma anche e soprattutto se ne siamo solo spettatori. I mezzi ci sono, servono la volontà, la forza ed il coraggio di agire. Se ci proviamo sono certa che ci scopriremo persone più forti di quanto crediamo, spesso quello che ci sembra essere solo un debole uccellino è in realtà un cuor di leone.

Come ci sta insegnando il progetto HeForShe, gli uomini sono una risorsa preziosa e degli alleati indispensabili. Certo, esistono donne che usano violenza su altre donne, ma le statistiche sono molto chiare.

Ecco perché oggi proponiamo a tutti i nostri lettori di farsi una foto e metterla sui social utilizzando l’hashtag #2511metticilafaccia (potete taggarci su Facebook, Twitter e Instagram).
Perché abbiamo bisogno di sapere che ci sono tanti uomini che credono che la questione della violenza sulle donne li riguardi.
Perché la loro parola e le loro azioni possono DAVVERO fare la differenza.
[In più, potete farlo oggi, così come tutto l’anno grazie all’associazione Noi No.
Ve ne abbiamo parlato qui (noino.org).]

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La violenza sulle donne non è solo una questione femminile.
Di’ di no.
Mettici la faccia.

FONTE: ISTAT

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