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I 5 momenti più femministi dello speciale di Sherlock (che qualcuno è riuscito comunque a criticare)
Dark Light

I 5 momenti più femministi dello speciale di Sherlock (che qualcuno è riuscito comunque a criticare)

Rachele Agostini

Quando si parla di personaggi letterari che sono entrati a far parte della cultura popolare, il personaggio di Sherlock Holmes è uno dei primi nomi che si affacciano alla mente; insieme al compagno John Watson ed alla nemesi James Moriarty, egli ha infatti un ruolo di primo piano nell’immaginario collettivo più o meno dal 1901, quando il suo creatore Arthur Conan Doyle dovette “resuscitarlo” perché i lettori non vollero proprio saperne di accettare la sua decisione di non scriverne più.

Tra gli innumerevoli omaggi che sono stati fatti alle avventure del detective di Baker Street, quello che recentemente ha raccolto più consensi è senza dubbio Sherlock, l’adattamento televisivo ambientato nella Londra dei giorni nostri.
Dal 2010 ad oggi la serie prodotta dalla BBC ha acquistato un sempre maggiore numero di fan, accrescendo esponenzialmente anche la popolarità degli attori protagonisti (chi non conosce oggi, almeno per sentito dire, Benedict Cumberbatch e Martin Freeman?).
In questi sei anni, con grande rammarico dei sopracitati fan che “vorrebbero di più”, sono andati in onda nove episodi [tre stagioni da tre episodi ciascuna, ognuno della durata di quasi due ore] più uno speciale natalizio, in cui la narrazione torna eccezionalmente all’epoca vittoriana.

È proprio de L’Abominevole Sposa – in onda in Inghilterra lo scorso 1 gennaio ma nei cinema italiani solo oggi e domani, qui il trailer – che è importante parlare.
Già, perché sono molte le ragioni per innamorarsi di questa serie TV (Benedict Cumberbatch, i dialoghi brillanti, la fotografia mozzafiato, Benedict Cumberbatch, la cura di costumi e scenografia, Benedict Cumberbatch…), ma ce ne sono altrettante a rendere significativo per un sito come Bossy questo speciale in particolare:

[ATTENZIONE: Spoiler]

#1 Molly Hooper, che fa il suo lavoro meglio di qualunque uomo ma deve travestirsi da uno di essi per poterlo fare (e chi lo ha capito la apprezza ancora di più per questo)

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#2 Mycroft Holmes, che quando gli spettatori sono ancora all’oscuro di gran parte delle vicende, fa un riferimento alla battaglia per la parità con una battuta bellissima

Questa è una guerra che dobbiamo perdere, perché loro hanno ragione e noi abbiamo torto.
Questa è una guerra che dobbiamo perdere, perché loro hanno ragione e noi abbiamo torto.

#3 Questo scambio di battute fra John e Mary (che diciamolo, è la più tosta in ogni epoca)

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#4 Il riferimento alle suffragette (appunto: go, Mary!)

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#5 l’esistenza di una vera e propria società di donne a difesa delle donne
, legata alla soluzione del mistero

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Naturalmente, visto che a quanto pare non è più possibile evitare di sollevare polemiche per ogni singolo prodotto di intrattenimento che venga anche solo pensato, i creatori dello show Steven Moffat e Mark Gatiss [che in Sherlock dà anche il volto all’altro fratello Holmes] si sono visti da subito rivolgere accuse di antifemminismo proprio nei confronti delle donne che si nascondono dietro alla risoluzione del caso: secondo alcune persone, esse “subiscono un atto di mansplaining da parte di Sherlock, oltre ad un’evidente analogia con il Ku Klux Klan“.

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Quello che sembra difficile capire, è che non solo il personaggio di Sherlock Holmes è sempre presentato come qualcuno che ha un’altissima opinione della propria intelligenza ed ama metterla in mostra (declamare ad alta voce le proprie deduzioni non è forse il modo più logico per farlo?), ma per di più nel contesto dei mezzi audiovisivi la spiegazione ad alta voce diventa un espediente per rivolgersi al pubblico (dato che non è possibile tradurre in parole i pensieri e metterli nero su bianco). Per quanto riguarda invece il fatto che basti un cappuccio dalla forma appuntita per ispirare paragoni tra un movimento di rivoluzione ed uno di oppressione, non c’è proprio nulla da dire, perché in molti casi la malizia è solo negli occhi di chi guarda.

Insomma, non importa che lo abbiate guardato in lingua originale affidandovi allo streaming o che abbiate scelto di andare al cinema; non importa chi le proprie critiche le basa sull’ignoranza anziché sul gusto personale o chi per contrastarle esagera in senso opposto, arrivando a considerare il messaggio femminista la sola cosa da apprezzare; non importa che siate affezionati da anni alla serie o ne abbiate invece appena scoperto l’esistenza.
Quello che importa è che Sherlock resta un prodotto dalla qualità innegabile, che con modalità moderne e tematiche attuali, cerca di raccontare da anni la propria versione di una storia bellissima e senza tempo.

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