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9 (+ 1) buoni motivi per cui TUTTI dovremmo partecipare ai Pride
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9 (+ 1) buoni motivi per cui TUTTI dovremmo partecipare ai Pride

Giulia Lanfredi

Sì, lo so, tutte queste cose già le sapete. Ma sono molto importanti. Così ho deciso di metterle per iscritto in modo (spero) chiaro ed ordinato cosicché questo breve elenco possa essere un punto di partenza o darvi qualche suggerimento quando vi troverete a dover rispondere su due piedi alla fatidica domandaPerché ti schieri dalla parte degli omosessuali se tu non lo sei?” e non avrete delle argomentazioni immediatamente pronte e ben formulate da dare in pasto ai vostri incalzanti interlocutori.

L’idea per questa lista mi è venuta pensando all’evento “Le nostre vite, la nostra libertà” che si terrà a Milano il prossimo 3 ottobre, quindi tra pochissimi giorni. Per chi di voi ancora non ne fosse a conoscenza vi lascio QUI il link ufficiale con la descrizione dettagliata dell’iniziativa: si tratta in sostanza di una manifestazione organizzata in difesa della laicità dello Stato e delle libertà dei cittadini di essere, di amare e di decidere. Pare quasi scontato sottolineare che noi di Bossy invitiamo tutti i nostri lettori e le nostre lettrici che ne avranno la possibilità a partecipare: anche se non si tratta propriamente di un Pride in senso stretto – il titolo è infatti puramente indicativo di una delle situazioni in cui è più probabile che ci si trovi a dover rispondere alla cosiddetta fatidica domanda – è un’ottima occasione per uscire di casa e sostenere una causa che ci riguarda tutti.

sentinelli

Non ne siete ancora convinti? Come promesso, ecco quelli che – a mio avviso – sono nove (più uno) buoni motivi per prendere parte all’evento:

1. Viviamo in un mondo in cui le persone “tollerano” e spesso e volentieri non battono ciglio di fronte alla violenza, ma in diverse circostanze (ahimé troppe) proprio non riescono ad accettare l’amore. Non vi sembra un paradosso? Il ribaltamento del flower power: invece di “Rispondiamo alla violenza con l’amore” oggi “Rispondiamo all’amore con violenza”.

2. Abitare in una società priva di discriminazioni e diseguaglianze è un diritto di tutti.

3. Agire affinché la società in cui abitiamo sia priva di discriminazioni e diseguaglianze è un dovere di tutti. Abbiamo la fortuna di vivere in un Paese in cui è possibile esprimere le proprie idee e manifestare pacificamente per sostenerle: se nella realtà che ci circonda c’è qualcosa che non va, scendere in piazza per comunicarlo al resto della nazione è lecito e consentito, anzi è auspicabile. La partecipazione attiva dei cittadini alla vita pubblica è ciò che rende forte una democrazia.

4. “Ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare”. Non lo dico io, lo dice l’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. L’Italia in quanto membro dell’Unione Europea la riconosce come valida ed autorevole nel proprio sistema legislativo. Non solo, la CEDU è un documento tanto importante che le sue disposizioni sono direttamente applicabili nel nostro ordinamento giuridico. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo ha condannato l’Italia poiché la mancanza di riconoscimento legale per le coppie omosessuali è lesiva di tale articolo (che, ripeto, saremmo invece tenuti a rispettare).

Sono gay. Sono lesbica. Sono bisessuale. Sono transgender. Sono come te. Sono uman*.
Sono gay. Sono lesbica. Sono bisessuale. Sono transgender. Sono come te. Sono uman*.

5. Riconoscere giuridicamente a chi ne è ancora privo i diritti citati al punto 4 non significa in alcun modo privarne chi già li possiede.

6. Lo status di “Famiglia” dovrebbe basarsi sul concetto di amore, non su quello di sesso.

7. Nessuno, in nessun caso, è così importante da potersi permettere di dire ad altri che il loro amore è sbagliato. (A meno che la relazione d’amore in questione implichi violenze o soprusi, ma in tal caso proprio per definizione non si tratta di amore. Fidatevi). Esiste una sfera personale d’azione in cui nessuno al di fuori del* dirett* interessat* ha voce in capitolo.

8. Vivere in uno stato laico non è sinonimo di iconoclastia, non significa distruggere, dimenticare o ostacolare le “tradizioni” della storia del nostro paese ma vuol semplicemente dire fare posto anche alle “tradizioni” altrui accanto alle nostre. Significa permettere ad ognuno di vivere democraticamente secondo le proprie credenze e le proprie convinzioni, secondo le proprie idee ed i propri sentimenti in modo libero e senza discriminazioni.
Questo discorso vale fin laddove la libertà di azione di una persona non è lesiva per gli altri e per la stessa persona, ma – e qui mi ricollego al punto 6 – per definizione l’amore non è lesivo né per chi si ama, né per chi vi sta attorno.

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9. “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
Articolo 3 della Costituzione Italiana.
67 (quasi 68!) anni dopo la sua entrata in vigore, non sarebbe forse il momento di far in modo che queste bellissime parole diventino la realtà?

(10. Gli arcobaleni sono bellissimi.)

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N.B. Il punto 10 è volutamente ironico. L’intento è quello di “strappare un sorriso” – anche solo metaforicamente – al lettore e sdrammatizzare la drammatica situazione che caratterizza l’Italia nel 2015 (no, non sto esagerando e sì, mi riferisco ai fatti di cronaca degli ultimi mesi uniti a tutte quelle discriminazioni che avvengono ogni giorno nel nostro paese ma che nessuna voce racconta).
Inoltre è vero che gli arcobaleni sono bellissimi.

Un ringraziamento speciale a Valeria per la consulenza tecnico-giuridica.

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