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“A Wonder Story”: i libri da leggere contro il bullismo
Dark Light

“A Wonder Story”: i libri da leggere contro il bullismo

Barbara Gargaglione

Il 7 febbraio è stata la Giornata Nazionale contro bullismo e cyberbullismo, mentre il 9 febbraio è stato il Safer Internet Day, cioè la giornata mondiale dedicata all’uso positivo del web: era inevitabile perciò che la lettura di questo mese fosse dedicata proprio a questi temi.

Il bullismo è un fenomeno molto diffuso e radicato, specialmente negli anni delle scuole medie e superiori, e vorrei poter dire che la pericolosità di questo fenomeno sia diminuita negli ultimi anni, complice l’attenzione e l’informazione sul tema, ma purtroppo non è così. Il bullismo si è evoluto e ha assunto nuove forme sui social network, piattaforme che amplificano la forza e la rapidità con cui le discriminazioni, gli insulti e l’odio possono raggiungere praticamente chiunque, ovunque e in qualsiasi momento.

ə bambinə non nascono prepotenti, ma vedono, ascoltano e assorbono come spugne tutto quello che succede nel mondo che li circonda. Se il contesto in cui vivono e crescono insegna loro che le insicurezze e le debolezze sono sbagliate, che ciò che è diverso da loro non va bene e che l’aggressività e la violenza rappresentano il modo più veloce per ottenere ciò che si desidera, non è matematico, ma ci sono buone probabilità che alcunə saranno destinati a diventare deə bullə e altrə a diventare delle vittime. E, come sempre, per quanto poi il fenomeno possa dipendere da altri fattori, i due “luoghi” in cui il fenomeno si può evitare o eventualmente sradicare sono la famiglia e la scuola.

Di bullismo si può iniziare a parlare con bambinə anche piccolissimə: le scuole dell’infanzia, infatti, sono già “ottime palestre” dove un bullo può iniziare a esercitarsi e dove le sue vittime imparano a tenersi tutto dentro per paura delle conseguenze. A genitori e insegnanti vorrei dire di non aspettare che il problema si presenti: parlatene prima. Anzi, ancora prima, ascoltate: dimostrarsi disponibili all’ascolto e interessati a quello che passa per la testa deə bambinə, li farà sentire a loro agio e potrà indurlə a parlarvi dei loro pensieri e dei loro sentimenti.

Di fatto, molti episodi di bullismo si verificano alle medie e alle superiori e se è vero che prevenire è meglio che curare, perché non provare con un libro? Dalla narrativa alla saggistica, dagli albi illustrati, alle letture per ragazzə, fino ai manuali per genitori ed educatori, le bibliografie sul bullismo sono d’altronde stracolme di titoli. In questo articolo, però, vorrei parlare di un solo libro che credo vada bene davvero per tuttə, persone adulte, giovani e bambinə, perché si modella sul vissuto di chiunque e a ciascunə lascia una chiave di lettura diversa, che colpisce esattamente dove serve.

Il libro di cui sto parlando è “Wonder”, romanzo d’esordio di Raquel Jaramillo, pubblicato nel 2012 sotto lo pseudonimo di R. J. Palacio.

Ve lo ricordate il primo giorno alle medie? Vi ricordate l’ansia di incontrare i nuovi compagni e di fare subito una buona impressione? Vi ricordate il tempo passato a scegliere cosa mettervi, come sistemare i capelli, che zaino e che diario comprare… Sì, perché tutto in quel primo giorno sarebbe potuto essere sotto esame e avrebbe potuto decretato il vostro successo o il vostro fallimento. Maledetto quel brufolo spuntato il giorno prima e che disagio l’apparecchio per i denti o gli occhiali da vista! Ecco, ora cambiate prospettiva, perché il vostro problema non sono più le scarpe con le luci o i peli sulle gambe. È il primo giorno di scuola media e voi siete nati con una deformazione facciale.

August (Auggie) adora Star Wars, la sua festa preferita è Halloween e da bambino andava sempre in giro con un casco da astronauta in testa. Fin qui nulla di strano, ma nel suo diario Auggie ci racconta molto di più…

“So di non essere un normale ragazzino di dieci anni. Sì, insomma, faccio cose normali, naturalmente. Mangio il gelato. Vado in bicicletta. Gioco a palla. Ho l’Xbox. E cose come queste fanno di me una persona normale. Suppongo. E io mi sento normale. Voglio dire dentro. Ma so anche che i ragazzini normali non fanno scappare via gli altri ragazzi normali fra urla e strepiti ai giardini. E so che la gente non li fissa a bocca aperta ovunque vadano.

Se trovassi una lampada magica e potessi esprimere un desiderio, vorrei avere una faccia così normale da passare inosservato. Vorrei camminare per strada senza che la gente, subito dopo avermi visto, si volti dall’altra parte. E sono arrivato a questa conclusione: l’unica ragione per cui non sono normale è perché nessuno mi considera normale”.

Auggie è nato con la sindrome di Treacher-Collins e ha subito più interventi di quanto una persona potrebbe sopportare in una vita intera. Dopo anni che ha trascorso protetto nel nido di famiglia, i suoi genitori – per quanto spaventati – decidono che la cosa migliore per lui è provare a fare qualcosa di normale, comune, come andare a scuola. Comincia così un’avventura fatta di alti e bassi, di grandi difficoltà, ma anche di determinazione e coraggio. Chi si siederà vicino a lui? Chi avrà il coraggio di guardarlo negli occhi e parlargli? Qualcuno diventerà suo amico nonostante il suo aspetto?

Il libro è strutturato come un diario, ma non troviamo solo le riflessioni e i pensieri di Auggie. Ad alternarsi nei vari capitoli, infatti, troviamo di volta in volta il punto di vista di persone che ruotano intorno al protagonista: possiamo leggere i pensieri dei suoi nuovi amici Jack e Summer, quelli di sua sorella Olivia che affronta le difficoltà del primo anno di liceo e di essere la sorella maggiore di un ragazzino spesso escluso e bullizzato, ma anche quelle di Justin e Miranda, il fidanzato e la migliore amica di Olivia. Forse è proprio questa struttura ad avermi emozionato tanto: credo sia impossibile leggere questo libro senza immedesimarsi in almeno uno dei personaggi che via via prendono parola, non commuoversi su certe pagine della vita di Auggie, non gioire delle sue vittorie e non arrabbiarsi quando viene bullizzato.

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“Wonder” è un libro che difficilmente lascia indifferenti, fa riflettere su molti livelli e affronta tanti temi importanti con un linguaggio così semplice, diretto e chiaro che a volte è come uno schiaffo in faccia.

Il romanzo ha ottenuto così tanto successo che sono stati pubblicati tre spin-off che costituiscono la serie “A Wonder Story”, e in cui troviamo le storie e i punti di vista di tre personaggi che compaiono in “Wonder”, ma che non hanno capitoli propri all’interno del libro. Il primo libro racconta il punto di vista di Julian, il bullo che è in classe con Auggie e che gli causerà non pochi problemi: vale la pena leggerlo, perché anche i bulli hanno la loro storia e, come dicevo all’inizio, non sono nati prepotenti, ma lo sono diventati per qualche motivo. Il secondo libro è invece dedicato a Christopher, il primo vero migliore amico di Auggie: in “Wonder” viene nominato un paio di volte e sappiamo poco di lui perché si è trasferito in un’altra città e questo lungo racconto gli rende finalmente un po’ di giustizia. Il terzo e ultimo libro della serie è dedicato a Charlotte, e qui viene mostrata la natura di una ragazza che vuole sempre eccellere in tutto, ma che allo stesso tempo non riesce a schierarsi dalla parte di nessunə perché ha paura di essere giudicata. Ho trovato molto bella e azzeccata l’idea di dedicare dei libri a parte a questi tre personaggi che nel primo romanzo classificheremmo banalmente come “il bullo”, “il migliore amico” e “la compagna di classe secchiona”: se è vero, infatti, che non è giusto giudicare un libro dalla copertina (o una persona dalla faccia), allora neanche noi lettorə dovremmo fermarci alla prima impressione che abbiamo di un personaggio.

“Wonder” non è certamente un libro privo di difetti: le avventure di Auggie contro il bullismo e sulla strada dell’autoaccettazione a volte possono sembrare un po’ edulcorate, soprattutto lette da un adulto che è stato vittima di bullismo. È difficile, forse raro, che un bambino così piccolo riesca a reagire in maniera matura e positiva davanti alla sopraffazione, mentre nella realtà sappiamo che – per quanto gli amici, la famiglia e una scuola inclusiva siano di enorme importanza – spesso è necessario ricorrere anche a un aiuto psicologico per affrontare certi traumi.

Eppure, la storia di Auggie dà speranza e ə ragazzə che leggono per la prima volta questo libro devono avere qualcosa in cui sperare, devono sentire che alla fine andrà tutto bene; i genitori hanno bisogno di leggere che il passaggio dalle elementari alle medie si può superare seppure tra mille difficoltà; ə insegnanti meritano di leggere che il loro lavoro e i loro sforzi affinché tuttə in classe si sentano accettatə, vengono alla fine ripagati.

Siamo tuttə Wonder, tuttə speriamo che le cose vadano meglio e tuttə ci meritiamo che accada. E, per dirla con le parole di Auggie, “ognuno dovrebbe ricevere una standing ovation almeno una volta nella vita, perché tutti ‘vinciamo il mondo’”.

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