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ACCENTO: condividere la cultura insegna molto di più [Progetto Sorellanza]
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ACCENTO: condividere la cultura insegna molto di più [Progetto Sorellanza]

Redazione
Articolo di Kristal Trotter

Non credo di aver mai creato un progetto che non mi rispecchiasse in qualche modo. D’altronde, trattandosi di progetti personali, è inevitabile. Alle elementari per esempio, amavo i fumetti di Lupo Alberto, così ebbi l’idea di illustrare i personaggi su grandi fogli Fabriano (rigorosamente ruvidi) per poi venderli ai miei compagni di classe per 5000 Lire. Alle medie i miei compagni mi chiedevano di creare t-shirt personalizzate con i pennarelli e alle superiori cercai di creare un collettivo artistico con dei miei amici, per poi organizzare piccoli eventi in giro per la città con lo scopo di mettere in mostra le nostre capacità. Non capivo perché mi ostinassi a darmi dei progetti del genere: di certo queste iniziative non avevano basi solide per essere longeve, ma era più forte di me.

Adesso, alla soglia dei miei 30 anni, mi ritrovo ad aver creato un altro progetto, ma questa volta la sensazione è diversa, la base è più solida.

ACCENTO.WORLD è una piattaforma che vuole trattare di cultura italiana a 360 gradi e che ha un messaggio importante da condividere: cercare di capire quali siano le caratteristiche che rendono una persona “italiana” e quale sia l’idea che hanno gli altri dell’Italia. Come potete immaginare è un’idea molto ambiziosa.

Se un progetto personale ti rispecchia, riflette di pari passo la tua crescita personale; non avanza se tu sei fermo. Dato che la vita è sprovvista di una mappa che guidi ognuno di noi verso la crescita individuale, illustro il mio percorso che ha portato ad ACCENTO; una strada che è lontana dall’essere spianata, ma che è una buona scia da seguire.

Foto di Eliana Colzani

Me ne andai dal Bel Paese in cerca di opportunità lavorative negli Stati Uniti e mi ritrovai a ottenere molto di più di quanto potessi immaginare. A volte succede così: trovi quello di cui hai bisogno, ma che non cercavi, per puro caso. Molto probabilmente il primo passo era scontato o forse sbagliato: incominciai a paragonare tutto all’Italia – dal cibo alla moda, fino ai modi di fare delle persone del posto. Non è facile lasciare tutto quello che si conosce e pensare che la transizione in un altro Paese possa essere una passeggiata.

Ho incontrato italoamericani, mai stati in Italia e con un’idea di identità italiana che si è fermata agli anni ‘60 (nel migliore dei casi) ed ecco che mi ritrovai ufficialmente colpevole di una sensazione di maggiore autenticità che non riuscivo a scrollarmi di dosso: non riconoscevo l’Italia che loro sognavano, prevalentemente aggrappati alla descrizione ereditata dai loro predecessori che emigrarono dal nostro Paese per cercare fortuna. Ho conosciuto studenti che studiavano l’italiano al college e mi dicevano che imparavano i nostri usi e costumi guardando vecchi classici come “Ladri di biciclette” e ascoltando musica lirica. L’Italia che loro mitizzavano e mitizzano ancora oggi nel 2019 quindi è solo classica e in bianco e nero. Interessante. Quando faccio nuove conoscenze e dico che sono italiana, la continua sorpresa delle persone mi sconcerta a tal punto da dover fare delle considerazioni di cui non ne sentivo il bisogno prima.

Ecco che mi sono ritrovata a fare il secondo passo che spesso è nella giusta direzione: tutto incomincia con una domanda e, se si è fortunati, la risposta porta ad altre domande. L’America ha un modo molto diretto e sfrontato di farti affrontare il tema dell’identità; un tema che non puoi evitare considerando che viene incessantemente spolverato nella vita di tutti i giorni: se ne parla in televisione, si trova nei moduli che occasionalmente devi compilare, compare nei discorsi quotidiani. È arrivato il momento di rivelarvi che sono italoamericana e se ho ottenuto quello che volevo, a questo punto della storia, a voi non cambia nulla. È un dettaglio di poco conto se mangi, bevi e respiri Italia per tutti i tuoi anni formativi. Non importa dove vai nel mondo, la società in cui sei cresciuto è casa.

Arriviamo alla domanda che diede inizio a tutto: cos’è che determina l’italianità di una persona?
Siamo esseri umani e, in quanto tali, credo che siamo tutti colpevoli della presunzione di avere tutte le risposte che gravitano intorno alla nostra prospettiva. Questo ovviamente ha i suoi limiti; dei limiti che possono velare dettagli che per noi sono irrilevanti, come per esempio il fatto che sono anche afroamericana. Piccolo dettaglio a quanto pare solo per me. Un attimo: vi siete già dimenticati che leggevo Lupo Alberto alle elementari? Fumetto che tra l’altro compravo religiosamente con le Goleador alla Coca-Cola in edicola.

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Come ti identifichi? È una domanda che mi è stata posta spesso negli ultimi anni, ma la risposta non è diretta quanto la domanda suggerisce. Siamo tutti multidimensionali e non siamo solo una cosa. Non riconoscere questo fatto, comunque non ne nega la veridicità. Italoamericana, afroitaliana, italiana, afropean, quale devo scegliere? A volte doversi identificare serve affinché gli altri ti possano identificare; in un mondo perfetto ci basterebbe presentarci per nome senza dover dare troppe spiegazioni.

Adesso che guardo indietro, riconosco dov’era la mia presunzione; non nei modi, per fortuna, ma nel pensiero. Chi parla di autenticità non considera l’esperienza di vita degli altri e respinge realtà diverse dalle sue. In fondo però l’analisi della mia identità mi ha aiutato a riflettere e mi ha permesso di vedere tutta la mia multidimensionalità senza esclusioni. Per lo più, il fatto che un’italoamericana come me abbia avuto la sensazione di essere più autenticamente italiana di altri mi suggerisce che quello che rende una persona “italiana” è un’esperienza di vita che nessuno può toglierti, per quanto qualcuno possa essere confuso o disapprovare.

In tempi come questi, dove si è a caccia della meritocrazia estetica e sanguigna per poter stare in un Paese, trovo interessante la totale esclusione dell’aspetto culturale; un patrimonio così ricco che per essere esportato all’estero dipende totalmente dall’anima, dall’istruzione e dall’esperienza di persone frutto di quella cultura meravigliosa.

Ed ecco che ritorno ad ACCENTO. Il modo in cui comunichiamo, la passione con cui gesticoliamo e la continua ricerca della bellezza che contraddistingue il gusto italiano, sono dettagli che solo una persona che ha vissuto questa nazione può avere. Accettare l’amore che le persone hanno per il tuo Paese è solo un altro passo nella direzione giusta. Le domande giuste possono aprire le menti più chiuse e ACCENTO cerca di fare proprio questo.

Immagine di copertina: Eliana Colzani

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