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“Adoro le mie figlie lesbiche”: una storia d’orgoglio lunga trent’anni
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“Adoro le mie figlie lesbiche”: una storia d’orgoglio lunga trent’anni

Redazione

Articolo di Andrea Patrizio

Le belle storie, si sa, fanno meno rumore di quelle cattive. Indossano tutte, di solito, quel raro volto della normalità che immediatamente le allontana dalle prime pagine dei quotidiani, dagli hashtag polemici in tendenza su Twitter o dai titoli acchiappa views del web.

Eppure, seppur spesso dimenticate e talvolta nemmeno raccontate, le belle storie esistono. Fuori dall’occhio del ciclone e dall’obiettivo di qualunque fotocamera, esse svolgono quasi sempre il ruolo dell’attore non protagonista. E l’Oscar, questa volta, l’ha vinto Frances Goldin. La sua storia risponde a un solo nome: orgoglio. Pride.

frances

Come riportato da Repubblica, in occasione del gay pride di New York, puntuale come un orologio, Frances si è recata ogni giugno degli ultimi trent’anni all’angolo nord tra la diciottesima e la quinta strada insieme al suo cartello alzato con fierezza, lo stesso ogni anno: “I adore my lesbian daughters”, “Adoro le mie figlie lesbiche”. Il solo cambiamento risale al 1993, quando, durante la marcia LGBT di Washington, sull’insegna della donna è apparsa una scritta in più, ancora dedicata a Reeni e Sally Goldin, le due figlie di Frances: “Keep them safe”, “Proteggetele”.

Ormai novantaduenne, sulla sedia a rotelle all’ultimo pride dello scorso giugno, Frances è una mamma orgogliosa e una fiera attivista per i diritti della comunità LGBT. Sono le sue stesse figlie, di settanta e sessantotto anni, a raccontare come molte persone, durante le diverse manifestazioni, si avvicinavano a Frances per chiederle di mettersi in contatto con i genitori che non accettavano i propri figli omosessuali. E indovinate un po’? Lei l’ha fatto. In un articolo del Washington Post del 1997, la donna ha dichiarato:

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“Ero presente fin dalla prima sfilata e ho agitato questo cartello rivolgendomi in particolar modo a quei genitori che non accettano i propri figli. La reazione della gente è sempre così grande che mi spinge ad andare avanti”.

Certo, probabilmente non leggeremo mai il nome di Frances Goldin sulle pagine di un libro di storia, ma la sua vicenda, oggi, ci ricorda un insegnamento che troppo spesso tendiamo a dimenticare. Ci ricorda che la storia siamo noi, come recita il titolo di un vecchio programma della Rai; che “la vita esiste, […] e che tu puoi contribuire con un verso”, scrive Walt Whitman. Un verso, quello di Frances, che, se anche non porta il nome delle grandi conquiste o dei più noti personaggi, è lungo trent’anni, e ci racconta la storia di un impegno tutto umano e di una perseveranza rara che, insieme, animano il mondo. E lo cambiano in meglio.

Fonte: La Repubblica

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