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AliC’è: il duo indie-pop che crede nella musica come linguaggio universale

AliC’è: il duo indie-pop che crede nella musica come linguaggio universale

AliC’è sono Rosita e Nicola, un duo indie pop di origini pugliesi che dal 2019 punta al cuore con semplicità e cura dei dettagli in termini di sonorità e testi proposti.

Nel 2021, il loro primo singolo “Radio Rivoluzione” è uscito in anteprima nazionale su L’Espresso, il secondo, “Fotografia”, è stato inserito nel bollettino di Rockit tra le migliori uscite della settimana, e il terzo, “Nella Testa”, ha attirato l’attenzione della Gazzetta del Mezzogiorno.

Finalisti del Premio “Contesto Indie”, AliC’è ha vinto il Premio ACEP/UNEMIA e il Premio Musa Factory all’edizione 2021 di Musica Contro le Mafie e ha ottenuto così una borsa di studio e la possibilità di esibirsi a Casa Sanremo durante i giorni del Festival.

Oggi presentiamo in anteprima il video del loro nuovo brano, Sigarette, una canzone che parla della differenza di età che spesso rende complicata una storia d’amore e soggetta ai pregiudizi della gente. Nel video, diretto da Alessandro Baldassarre con soggetto e concept di Luis Turetti, le diversità diventano ricchezza e ragione unica di incastro. Rosita e Nicola si fondono tra loro: ognuno contiene l’altro e loro stessi diventano uno specchio di immagini evocative, luoghi reali o immaginari.

Li abbiamo intercettati per parlare di musica, inclusione e futuro.

AliC’è: quali sono ə artistə con la cui musica siete cresciutə?

Siamo cresciutə ascoltando artistə del panorama del cantautorato italiano, da Lucio Dalla, De Gregori, Bersani, Rino Gaetano, Battiato.

Quando avete deciso di formare il duo? Dal 2019 a oggi sono passati tre anni e di mezzo una pandemia: come avete gestito il vostro percorso musicale?

Possiamo dire di essere natə proprio nel pieno della pandemia. Abbiamo sempre continuato a lavorare a distanza, scambiandoci idee, progetti e sogni. Non ci siamo abbattutə, siamo statə forti. Forse è stato il momento giusto per decidere veramente quello che volevamo essere e soprattutto quello che volevamo far arrivare di noi alla gente. Quando abbiamo avuto la possibilità di rivederci, ci siamo chiusə nel nostro piccolo studio per registrare tutto quello che avevamo in mente. Da lì, quei brani che avevamo sognato di realizzare sono diventati veri!

A chi vi rivolgete con la vostra musica? Per i vostri brani quali sono le fonti di ispirazione per i testi e gli arrangiamenti?

Quando scriviamo ci auguriamo sempre che i contenuti siano trasversali, vadano dal più piccolo al più grande. La musica è un linguaggio universale, senza limitazioni. I testi nascono dall’esigenza di raccontare qualcosa che viviamo in prima persona, ma allo stesso tempo qualcosa che viviamo indirettamente guardando le vite delle altre persone. Gli arrangiamenti nascono dalle sensazioni, dagli stati di umore, da quello che stiamo vivendo in quel momento, dall’atmosfera che vogliamo conferire alle parole. È tutta una questione di cuore e pancia.

“Sigarette” è un brano che parla di amore, di sentirsi grandi, delle distanze e di come annullarle: cosa significa “essere grandi”? Quando, secondo voi, si diventa grandi?

Non sappiamo se esiste davvero un momento in cui si diventa grandi. Non sappiamo nemmeno se questa gabbia anagrafica che ci siamo costruitə abbia davvero un senso per le cose più importanti: amare, creare, respirare ecc. Nel nostro nuovo singolo la sigaretta è uno status symbol che per anni ha rappresentato il simbolo allegorico di chi era grande ma anche realizzato, “figo” e forte. Oggi per fortuna non è più così e la sigaretta è diventata soltanto un oggetto obsoleto e negativo. Noi in realtà in “Sigarette” parliamo di rigenerazione; abbiamo dato al fumo della sigaretta il potere di dilatare il tempo quando abbiamo voglia di viverlo intensamente in ogni frame del suo passaggio, e abbiamo sottolineato quanto l’amore, senza limiti di alcun tipo e senza paletti imposti dal perbenismo costituito, sia capace di renderci eterni. Quando si ama non si diventa mai grandi e le distanze non esistono.

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A che punto siamo secondo voi nella riduzione delle distanze, non fisiche, tra le persone? Come il comparto musicale, ə artistə possono aiutare a sensibilizzare sull’inclusione?

Fino a due anni fa probabilmente ti avrei dato una risposta più carica di speranza dal punto di vista delle distanze. Abbiamo vissuto un periodo in cui la nostra mente ha registrato il concetto che la distanza ci salva la vita. Che chiunque avvicinandosi può essere una minaccia. Sì, mi rendo conto che era un qualcosa di contingentato e relativo a una emergenza. Ma queste sono cose che si stampano dentro ognuno di noi. Il nostro Paese non è tra i più moderni e aperti da questo punto di vista. A volte resto senza parole quando mi capita di ascoltare le parole di qualche politico che fa leva su odio razziale, odio di genere. Dal 1975 abbiamo una legge che punisce ogni forma di discriminazione razziale. Abbiamo avuto l’occasione di rafforzare e attualizzare tutto questo ma fino a quando chi prende le decisioni lo fa pensando al consenso, il nostro Paese non farà mai scelte responsabili e umane.

È un momento difficile della storia dell’umanità e la musica può essere un buon integratore culturale, può rimettere l’attenzione sull’ingrediente fondamentale che è la conoscenza. La conoscenza è l’unica arma che abbiamo per difenderci da tutto questo. La cultura (che comprende anche la musica) deve tornare, non solo, a far parte della normalità ma al centro delle politiche governative ed europee. Non c’è sviluppo senza diritti, la persona deve essere il centro di tutto.

Ci raccontate un aneddoto relativo al video che oggi presentiamo in anteprima?

Durante le riprese del video, il responsabile dello studio fotografico pensava stessimo girando un video di una cover di un big! Quando abbiamo confessato che “Sigarette” fosse stata scritta da noi, ne è rimasto colpito. Questo ci ha reso soddisfattə di tutto il lavoro fatto.

Con chi vi piacerebbe condividere il palco nel futuro?

Sono tantə ə artistə con cui ci piacerebbe condividere un palco. Ora come ora diremmo Gio Evan, scrittore, poeta e cantautore pugliese come noi. Ci affascina il suo modo di utilizzare il potente strumento della parola… i suoi giochi di parole, ma soprattutto il suo modo di vedere la vita. Ci affascina la sua visione dell’amore incondizionato verso tutto e tuttə, ma soprattutto ci ha conquistato il suo modo di dare la giusta importanza a tutto, senza dare nulla per scontato.

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