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Bent: ricordiamo la deportazione degli omosessuali
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Bent: ricordiamo la deportazione degli omosessuali

Barbara Gargaglione

Gli omosessuali furono vittime del regime nazista, ma non è noto in che numero (si stima almeno 50.000), in parte per via della distruzione degli archivi delle denunce che arrivavano alla Gestapo e in parte perché molti di loro furono perseguitati come altre categorie. A distinguerli nei campi di concentramento erano il triangolo rosa (per gli uomini) e il triangolo nero (per le donne) cuciti sulla divisa. Lo sterminio programmato e sistematico di queste persone fu riconosciuto solo negli anni ’80 e prese il nome di Omocausto.

È opinione diffusa che la cultura LGBT sia nata in Germania ed è storicamente accertato che i primi attivisti a favore dei diritti degli omosessuali condussero le proprie battaglie nella Berlino pre-nazista. Prima di parlare di Bent, credo che alcuni di questi personaggi meritino di essere ricordati tanto quanto le vittime dello sterminio:

Heinrich Hössli (1784-1864) considerato il primo vero “militante” del movimento di liberazione omosessuale, la cui nascita si fa simbolicamente risalire alla pubblicazione della sua opera Eros, in difesa dell’amore tra uomini
– A Karl Heinrich Ulrichs (1825-1895) dobbiamo i primi studi sul concetto di orientamento sessuale e sulla teoria del “terzo sesso” che implicava un’anima femminile racchiusa in un corpo maschile
Karl Maria Kertbeny (1824-1882), giornalista e amico di Ulrichs, è di fatto l’inventore del termine “omosessualità”
– Il dottor Magnus Hirschfeld (1868-1935 citato tra l’altro nel film) fu il fondatore del Wissenschaftlich-humanitäres Komitee – praticamente il primo movimento al mondo nato espressamente per difendere i diritti degli omosessuali – e aprì a Berlino l’Istituto per la Ricerca Sessuale, con tanto di biblioteca e museo, servizi educativi e consulti medici all’avanguardia. Per dirne un’altra coniò anche il termine “travestitismo“.

Per recensire questo film saranno opportuni e utili dei cenni storici e una premessa: non lo porrei come “vietato ai minori di” ma trattandosi di un film con scene molto forti ed esplicite ritenetevi avvisati.

Prima dell’ascesa di Hitler, Berlino era considerata una capitale liberale, con molti nightclub aperti a donne, uomini e trans. Questo nonostante il Paragraph 175 del codice penale tedesco condannasse i rapporti di tipo omosessuale con la detenzione da 5 a 10 anni.

In questa cornice il protagonista Max frequenta i locali con il suo compagno Rudy e al risveglio dopo una notte brava scoprono di avere portato un ospite in casa loro, un affascinante giovane soldato delle SA.
Quello che Max e Rudy non sanno è che quella stessa notte, che verrà poi ricordata col nome di “notte dei lunghi coltelli“, le SS ricevettero l’ordine di eliminare tutti gli oppositori del regime, nemici politici e personaggi scomodi tra cui Ernst Röhm, generale delle SA e gay dichiarato. Le SS irrompono nella casa e Max e Rudy si rifugiano nei boschi per non essere catturati. Max chiede aiuto a parenti e amici ma i soldi e il tempo non gli bastano a comprare documenti falsi e biglietti per lasciare la Germania; i due amanti vengono catturati dalla Gestapo e caricati su un treno, direzione Dachau. Durante il viaggio Rudy viene torturato dalle SS e per Max comincia la trasformazione; interrogato nega di conoscere il compagno, costretto lo picchia e infine osservato lo lascia morire. Tradita la sua identità di omosessuale viene messo alla prova per trovarne una nuova, commesso un ultimo atroce gesto arriva al campo come ebreo e, come si definisce lui stesso, marcio. Ma la sua nuova identità viene subito messa a repentaglio da Horst, un triangolo rosa con cui Max lavora e con cui nasce un amore proibito e segreto, consumato con l’immaginazione fino al tragico epilogo.

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La relazione con Horst è la chiave del film; Horst salva Max in tutti i sensi, con le parole, con i gesti, con le attenzioni, con la complicità e con l’orgoglio. È grazie alla presenza di Horst che Max impara la pazienza, il compromesso, la dolcezza, la dignità e l’importanza di essere sempre fieri di ciò che si è. Pur dopo tutte le orribili cose che è stato costretto a fare per salvarsi la vita, grazie ad Horst, Max torna ad essere umano.

Bent (1997)

Quella della persecuzione a danno degli omosessuali rimane di fatto una pagina ancora poco nota della storia, le vittime furono forse la minoranza più umiliata e torturata dei lager, non solo dai nazisti ma anche dagli altri prigionieri. Molti furono obbligati a rinnegare la propria natura, trattati come schiavi sessuali, castrati e sterilizzati, usati come cavie per gli esperimenti e quando i cancelli dei campi di concentramento furono spalancati, vennero ancora rifiutati dalla società e per questo preferirono tacere, rimanere invisibili, muti e isolati.

Pagine di storia come queste non dovrebbero nemmeno esistere ma dato che gli eventi non si possono cancellare, il Giorno della Memoria (27 gennaio) serve a ricordarle, a ricordare i molti che hanno pagato l’abominio voluto da pochi; perciò il mio consiglio è informatevi e non negate, siate consapevoli, leggete, guardate film e documentari, parlate con chi ne sa e ascoltate le persone che hanno da raccontare e che hanno bisogno di voi, di noi, di tutti per mantenere viva la conoscenza di ciò che è stato nel passato per evitare che gli errori si ripetano in futuro.

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