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Bolsonaro e l’apologia dello sfruttamento sessuale delle donne brasiliane: ripudiato a livello nazionale

Bolsonaro e l’apologia dello sfruttamento sessuale delle donne brasiliane: ripudiato a livello nazionale

Le amministrazioni regionali e varie associazioni hanno criticato la dichiarazione del Presidente e hanno organizzato campagne istituzionali contro il cosiddetto “turismo sessuale”.

In una nuova dichiarazione polemica fatta la settimana scorsa, il Presidente brasiliano Jair Bolsonaro (Partito Social Liberale) ha sostenuto che il Brasile non potrà mai essere un Paese meta del “turismo gay” e ha aggiunto: “Chi vuole venire qua e far sesso con una donna, che venga pure”. Oltre a essere omofobo, il discorso del Presidente sarebbe stata un’apologia dello sfruttamento sessuale delle donne ed è stato criticato in tutto il Paese.

Come risposta, sei Stati brasiliani (Pernambuco, Rio Grande do Norte, Maranhão, Paraíba, Bahia e Espírito Santo) si sono dichiarati contrari a tale dichiarazione e hanno dato inizio a campagne di comunicazione istituzionale contro il turismo sessuale. “Lo Stato del Maranhão è a disposizione dei turisti. Le donne del Maranhão, invece, no!”, affermano le frasi dei cartelli pubblicitari, ciascuno accompagnato dal nome di ogni Stato sopracitato.

In più, diverse associazioni quali l’Ordine degli Avvocati del Brasile (OAB), il Pubblico Ministero del Lavoro – sezione Donne (MPT Mulheres), l’Associazione Nazionale dei Procuratori del Lavoro (ANPT), l’Associazione Brasiliana di Giuristi per la Democrazia (ABJD), la Rete Femminista di Giuriste (Defemde), il Collettivo delle Pubbliche Avvocate del Brasile e altri enti e collettivi hanno lanciato una petizione pubblica in cui hanno fortemente criticato la posizione presa da Bolsonaro.

“È stata una dichiarazione estremamente misogina”, spiega Renata Deiró, Presidente della Commissione per la Protezione dei Diritti delle Donne della OAB in Bahia (OAB-BA). “Lui offre [agli stranieri, NdT] le donne come merci, come se fossero un’attrazione turistica del Brasile. In realtà, lottiamo contro questo stereotipo da anni. È stata una dichiarazione molto fuori luogo; ancor di più, se pensiamo che è stata fatta da un amministratore pubblico, da una persona che dovrebbe preservare l’immagine del Brasile all’estero. Bolsonaro, invece, rafforza negli uomini stranieri l’idea stereotipata per cui il Brasile è un posto che offre sesso facile e in cui i corpi delle donne sono a loro disposizione”. Inoltre, la Deiró evidenzia che la posizione del Presidente fomenta la cultura dello stupro.

Deiró sottolinea anche che tale dichiarazione non solo minaccerebbe la storica lotta delle donne contro la violenza di genere, ma potrebbe istigare ancora di più gli abusi sulle donne nere, che sono costantemente mercificate e sessualizzate dagli stranieri, a causa del razzismo e del maschilismo strutturale. Proprio per questi motivi Deiró mette in discussione l’espressione “turismo sessuale”.

“È un’espressione fuorviante perché non esiste, di fatto, un turismo sessuale. Esiste, invece, lo sfruttamento sessuale di donne e bambine. Esiste, anche, la vendita continua di un’immagine del Brasile come uno spazio in cui si abusa dei corpi delle donne attraverso il turismo. Ne fanno uso le agenzie di viaggi, gli operatori turistici, ai fini di soddisfare un presunto bisogno sessuale da parte dei turisti stranieri. Durante i Mondiali di calcio del 2014, c’è addirittura stata una campagna di promozione per i turisti in Argentina che diceva: ‘Donne, ci siamo!’. Come se fossimo una preda, qualcosa da dover essere catturato”, esemplifica la rappresentante dell’OAB-BA.

I dati confermano la tesi di Deiró. Secondo un rapporto del Disque 100 [servizio telefonico federale, gratuito e anonimo, che permette la segnalazione di denunce di violazioni dei diritti umani, NdT], il Brasile ha registrato 175 mila denunce di sfruttamento sessuale minorile dal 2012 al 2016. Una media di quattro segnalazioni ogni ora, nel periodo di quattro anni.

Sono aumentati anche i numeri delle vittime di traffico internazionale di donne e bambine ai fini di sfruttamento sessuale. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (UNODC), loro rappresentano l’82% delle vittime del traffico di persone in tutto il mondo e il Brasile è il Paese sudamericano con il più alto tasso di vittime provenienti dalla tratta di esseri umani.

Per Cleone dos Santos, membro della Marcia Mondiale delle Donne e coordinatrice del gruppo “Mulheres da Luz”, associazione di donne che lavora per i diritti delle sex worker nel centro di San Paolo [nel quartiere Luz, NdT], Bolsonaro facendo tale dichiarazione, ha mancato di rispetto a tutte le donne brasiliane.

“La lotta contro il turismo sessuale è una battaglia che affrontiamo da anni. Oggi abbiamo un Presidente che sta, pian piano, distruggendo il grande lavoro svolto finora. Stiamo tornando indietro di anni e la mancanza di rispetto nei confronti delle donne è grande, lo dico sempre. La sua dichiarazione non è soltanto maschilista, ma anche omofoba”, ritiene Cleone.

Per 18 anni, l’attivista ha lavorato come sex worker e, anche grazie alla sua esperienza pregressa, si dichiara contraria all’incentivo del turismo sessuale. “C’è qualcuno che sostiene che così le donne guadagnerebbero più soldi. Io invece credo che sia una forma per sfruttare più facilmente le bambine. Ne vediamo tante sulle varie spiagge di Rio de Janeiro e di Fortaleza, ad esempio. D’ora in poi, però, è come se gli sfruttatori avessero il permesso ufficiale del Presidente per poter farlo”, conclude.

Nella valutazione di Renata Deiró, la reazione della popolazione e della società civile contro la dichiarazione di Bolsonaro mette in luce che i cittadini stanno iniziando a capire cosa rappresenti il suo governo.

“In questi pochi mesi, – conclude la Deiró – abbiamo capito che non possiamo sperare niente da questo governo riguardo i diritti delle donne, anzi, Bolsonaro ha addirittura soppresso la “Secretaria Especial de Políticas para Mulheres” [Assessorato alle politiche per le donne, NdT], accorpato al nuovo Ministero per la Famiglia. Sono tutti molto preoccupati delle questioni morali, cose superficiali come “i bambini si vestono di blu e le bambine di rosa” [dichiarazione della nuova Ministra per la Famiglia, NdT]. Questioni che non vanno al nocciolo dei problemi riguardanti le donne”.

Fonte
Magazine: Brasil de Fato
Articolo: Apologia de Bolsonaro à exploração sexual de brasileiras é repudiada nacionalmente
Autrici: Lu Sudré e Aline Carrijo
Data: 30 aprile 2019
Traduzione a cura di: Bruna A. Paroni

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