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Breastfeeding project: perché allattare al seno non è una vergogna [Progetto Sorellanza]
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Breastfeeding project: perché allattare al seno non è una vergogna [Progetto Sorellanza]

Articolo di Fabiana Buffo

Mi chiamo Fabiana e sono un’ostetrica con la grande passione per la fotografia. Sono nata e cresciuta a Torino, ma il destino lavorativo mi ha portato a vivere al sud per almeno due anni e mi sono innamorata della Puglia. Un pomeriggio d’agosto dell’anno scorso, annoiata dalla calura e dalla routine di turni ospedalieri, mi viene un’idea: perché non mettere insieme gli aspetti più importanti della mia vita, fotografia, lavoro e l’amore per la Puglia? Ottimo! Ma come?

Desideravo un progetto particolare che non avesse il solo scopo di fare delle belle foto, ma che lanciasse anche un messaggio ed è così che è nato il mio “Breastfeeding project”.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia l’allattamento materno a richiesta fino ad almeno sei mesi, quando può avvenire l’introduzione di alimenti solid affiancati al latte materno; suggerisce inoltre di allattare finché mamma e bimbo ne sentano l’esigenza, non ponendo alcun limite di età. Ho pensato a ciò che l’OMS consiglia e alla realtà che ci circonda e ho sentito l’esigenza di contribuire in maniera positiva. Spesso alle mamme viene chiesto di coprirsi, allontanarsi o appartarsi mentre allattano i propri bimbi; proprio questi gesti discriminatori hanno fatto nascere in me il desiderio di agire. Consapevole di tutto ciò, ho cominciato tramite i social a cercare delle mamme disposte a scattare qualche foto mentre allattavano i propri bimbi e, con mia somma sorpresa, le adesioni ci sono state, e non poche!

Il progetto ha iniziato a prendere vita, ma non volevo scattare foto in studio: il progetto doveva esaltare l’importanza dell’allattamento e far cadere i tabù del farlo in pubblico. Perciò ho pensato di ambientare le mie foto nella splendida regione che mi circondava. Così siamo andati a scattare di fronte al mare con Valentina e Alessandro, i primi a partecipare al mio progetto, in uno dei miei posti preferiti, tra gli scogli al riparo da sole e vento. Con Marianna e Umberto, nato di corsa una notte tra le mie mani, siamo stati sulle dune accanto al mare che caratterizzano i paesaggi tarantini. Con Samantha e il vulcano Niccolò abbiamo camminato per Taranto vecchia, fino ad arrivare al chiostro di un ex convento e con Anna Caterina e la sua Maria Luciarita abbiamo attraversato il quartiere delle ceramiche di Grottaglie. Con Clara e Nicolò siamo stati sugli scogli di Torre Santa Sabina, con i piedi a mollo. Lorenzo invece era talmente attratto dal mare da volercisi tuffare, così con la sua mamma Ylenia ci siamo dovute spostare. E poi ancora Marianna e Vincenzo che mi hanno fatto scoprire le magnifiche vigne di Crispiano e l’arte del portare i bimbi in fascia; Federica e Simone con cui siamo stati in mezzo agli ulivi secolari al tramonto.

L’occasione di presentare il mio progetto è arrivata poco dopo, durante la Giornata dell’Allattamento a Ottobre, ma non è stata la conclusione di un percorso, anzi mi ha dato modo di entrare in contatto con altre mamme desiderose di partecipare. A dicembre sono tornata a Torino, la mia città natale, e con me ho portato il mio progetto: con Giulia e Giorgia abbiamo scattato lungo i viali alberati di Venaria Reale e con Deborah e il piccolo Leonardo all’interno del parco della Mandria. Altre mamme hanno partecipato, realizzando la fase natalizia del mio progetto, all’interno di un set corredato di alberi di Natale, regali e lucine.

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Crediamo, io e le famiglie che hanno partecipato al progetto, che sia importante abbattere i pregiudizi verso le donne che allattano, viste spesso come “sconce” e fuori luogo, costrette a coprirsi o spostarsi. Riteniamo che la società debba comprendere l’importanza dell’allattamento al seno, che comporta benefici a livello nutritivo, di salute generale e nello sviluppo fisico e psico-affettivo del bambino. Ciò che mi fa maggiormante pensare è il fatto che un seno nudo (o quasi) nell’ambito della pubblicità televisiva e cartacea non crei disagio quanto un seno che si intravede nell’atto di allattare. Proprio per combattere il pregiudizio nei confronti delle donne che allattano, il mio progetto si inserisce nelle campagne promosse dagli hashtag #stopcensoringbreastfeeding e #stopcensoringmotherhood.

Ritengo che il progetto non sia concluso, anzi rimarrà aperto a tutte le mamme che vogliano mettersi a disposizione per diffondere la giusta cultura dell’allattamento al seno; al tempo stesso mi piacerebbe includere tutte quelle mamme per cui non è così facile allattare, per mostrare che a volte è richiesta molta pazienza e un sacrificio personale grande per raggiungere l’obiettivo dell’allattamento al seno esclusivo. In conclusione sono ben accette tutte le mamme che hanno voglia di promuovere l’allattamento al seno, per cui forse in un futuro noi donne non saremo più costrette a chiuderci in un bagno mentre allattiamo invece che goderci la cena insieme agli amici (eh sì, le mamme allattano e mangiano allo stesso tempo!) o sentirci mal viste se allattiamo sedute su una panchina di un centro commerciale.

Se hai voglia di partecipare al progetto, mi trovi qui: Facebook , Instagram.

Immagini: Fabiana Buffo
View Comment (1)
  • Mi sembra un’ottima iniziativa 🙂
    Io non mi sono mai fatta problemi ad allattare in pubblico ma so di molte mamme che invece si vergognano purtroppo.
    D’altra parte non ho mai neppure avuto problemi, che fosse in mezzo ad un prato, un parco giochi, ristorante, biblioteca o corsie del supermercato.
    Non so se magari al sud la mentalità al momento è diversa (sono della provincia di Torino) o se non ho mai fatto caso a chi intorno, ma le uniche cose che ho notato sono stati sguardi o commenti inteneriti.
    Anche ora che ha un anno (quindi “grande” per la tetta rispetto alla mentalità in giro), continuo a non vedere crucci.
    Comunque ben venga l’iniziativa, per tutte quelle mamme che ancora si fanno problemi!

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