La cantante Carmen Consoli è tornata con due inediti: pregiudizi, intolleranza e patriarcato che restano tuttavia lontani dal femminismo.

Il 13 aprile è stato rilasciato Eco di Sirene, il nuovo album della cantautrice italiana Carmen Consoli. L’album, interamente registrato dal vivo al Forum Village di Roma, presenta 22 tracce tra cui 2 inediti: Uomini topo (qui il video) e TanoDue tracce “impegnate” che affrontano con ironia la società odierna e quella del passato, in una Sicilia in cui vigeva il patriarcato.

Uomini Topo, in apertura al progetto, è una fantastoria, così come la cantante di Catania l’ha descritta. Una canzone volutamente provocatoria che già dalla copertina, raffigurante una trappola per topi con dei dollari come esca, ci immerge in una realtà paradossale quanto realista. Consoli ironizza su una società in perenne corsa verso il profitto, dove ci si dimentica degli altri e perfino di se stessi. Una società dove tutto scorre veloce, alla disperata ricerca di slogan.

carmen consoli

Nell’immaginario della cantautrice, in tempi e modalità a noi sconosciute, gli scienziati avrebbero combinato il DNA del ratto a quello dell’uomo, così da rendere quest’ultimo più resistete e capace di adattarsi ad un pianeta sempre più ostile. “Una domanda sorge spontanea però, e il topo sapiens? Cosa ne sarà di lui?”

Il topo sapiens è, secondo la Consoli, un carattere recessivo, un essere con le sembianze umane e l’intelletto di un topo. Il brano diviene quindi una doppia denuncia: da un lato troviamo l’ambiente e l’incapacità di far fronte alle esigenze umane attraverso soluzioni ecosostenibili, dall’altro il rapporto tra gli esseri umani e la totale mancanza di empatia e tolleranza.

La prima strofa del brano è caratterizzato dal contrasto degli elementi, ciò che dovrebbe essere e ciò che invece rappresenta la realtà.

L’idea che gli altri hanno di noi
non è un dettaglio trascurabile
l’assenza d’opinione, un’acetosi endemica.
Signora, il suo pregiato cocker
sta pisciando sui sacchi della spesa,
i miei per precisione,
mi scuso se in qualche modo ho intralciato l’operazione.

Man mano che vi si immerge nel brano, i toni si fanno più psichedelici, la musica incalzante esplode nel ritornello con una richiesta che sembra quasi un’implorazione. Nel primo ritornello viene affrontato il tema del razzismo in modo sottile e geniale, con un chiaro riferimento a King Kong. Tuttavia la Consoli non punta il dito, il razzismo è una piaga e come tale va trattata e curata.

Questione d’educazione,
torna a casa scimmione,
proprio in questa città ci volevi
portare il terrore.
Abbia fede sono un dottore,
si faccia curare 
preso in tempo il razzismo non è mortale.

Le note del violino e del violoncello fanno da spartiacque alla seconda parte del brano.  Gli uomini topo si identificano con automobilisti impavidi e chiassosi viaggiatori. Interessante è il verso  sul vegetarianesimo“Mamma fattene una ragione, non mangio la carne”  a sottolineare la necessità di una mutazione “sana”, in alternativa agli esperimenti genetici.

Per favore,
è questione di educazione, apertura mentale
metta i suoi pregiudizi da un’altra parte.
Immorale, questo matto è omosessuale
ma un vaccino speciale
toglierà ai nostri figli il peccato originale.

In chiusura il messaggio appare chiaro: l’unica cura possibile alla sindrome da topo sapiens è l’educazione condita con una buona dose di apertura mentale. 

Tutto molto bello se non fosse che negli anni le posizioni sul femminismo di Carmen Consoli sono sempre state ambigue. Se da un lato cantava “La signora del quinto piano aveva un pitone antistupro ammaestrato”, dall’altro si è sempre dissociata fortemente dalle correnti femministe.

Sul femminismo ha dichiarato: “Se con questa parola intendiamo la lotta per ottenere la parità dei sessi, allora non sono femminista. Io voglio la supremazia delle donne, sostengo che le donne debbano avere più diritti degli uomini”.  Posizione che ha esplicato con l’esempio delle sue nonne che “comandavano” in casa gestendo lo stipendio dei mariti. Peccato però che mentre la stessa Consoli abbia girato il mondo portando la sua musica in lungo e largo, la nonna sia rimasta a casa aspettando i soldi di qualcun altro.

Posizione di stallo che tuttavia, critica nel brano Tano, il secondo inedito del progetto Eco di Sirene. In questa canzone, totalmente in Siciliano, la denuncia del patriarcato passa per la critica alla stessa donna. Tra camicie da stivare e tavole da apparecchiare, la donna di Tano resta al suo fianco pregando invano, che “Putissi un Principe arrivari cu na carizza mi facissi arruspigghiari” .

No more articles