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Cento cose femministe di ogni giorno che hanno cambiato la mia vita

Cento cose femministe di ogni giorno che hanno cambiato la mia vita

Spesso scherzo con la gente sul fatto che diventare femminista sia stato come credere in una nuova religione che mi ha fatta rinascere. Dopo averla trovata e averla fatta entrare nella mia vita, la mia prospettiva è cambiata così tanto e così rapidamente da dare un senso a tutto, tanto che mi sento in dovere di diffondere il “verbo”.
Quando ho scoperto il femminismo, mi sono resa conto che tante delle cose brutte che sono successe nella mia vita – sia piccole che grandi – sono state causate da un sistema sociale superiore. E arrivare a capire che non era colpa mia o non riguardava me come individuo, mi ha dato la possibilità di avviare un processo di guarigione immenso.
E quando il femminismo intersezionale ha trovato il suo posto all’interno della mia vita, me ne sono innamorata ancora di più: non solo il femminismo spiegava cosa era andato storto nella mia vita e in quella delle altre donne, ma in sostanza spiegava ogni cosa terribile che esiste al mondo.
E, accidenti, se è una cosa potente.
Spesso, incontro persone che chiedono a me o agli altri quale sia il punto del femminismo, perché è così rilevante, perché è così importante. È abbastanza semplice nominare tutto ciò che le donne hanno ottenuto con questo movimento, come il diritto di voto, la possibilità di abortire, il modo in cui si riflette sulla mia vita, ma per quanto riguarda la vita di ogni giorno?
Perché il femminismo non è presente nella mia vita solo quando voto o quando mi faccio prescrivere la pillola.
Il femminismo ha colorato ogni singolo pensiero e azione che compio ogni giorno.
Il femminismo ha cambiato il modo in cui guardo me stessa e gli altri.
Il femminismo ha riavviato il mio essere.
Il femminismo è il mio sistema operativo.
E penso che anche questo conti.


Naturalmente, la mia esperienza col femminismo e i cambiamenti che ha operato nelle piccole cose della mia vita, è dovuta anche alla mia posizione sociale. Da donna bianca, queer, non disabile, neurotipica, della classe media, istruita e cisgender, il mio rapporto col femminismo è un rapporto quasi privilegiato, e quindi non posso che parlare per me.
Perciò ecco in 100 modi in cui il femminismo colpisce le piccole (apparentemente) cose della mia vita. E voi, cosa aggiungereste?
Autostima
1. Ho maggiore sicurezza.
2. Sono più a mio agio con chi sono – e con chi non sono – come persona.
3. Sto imparando lentamente, ma inesorabilmente, a dire di no.
4. Sto meglio quando rispondo semplicemente grazie a un complimento.
5. Sto imparando a non lasciare che il mio aspetto fisico sia la cosa più importante di me.


6. So che la mia vita è importante e che posso usarla per promuovere movimenti a favore della giustizia e della liberazione.
7. Sono più brava a riconoscere che ho una voce, a capire quando usarla e quando, invece, dovrei ascoltare di più.
8. Sono più brava a fronteggiare le forze distruttive del mio disturbo alimentare, e a chiedere aiuto quando ne ho bisogno.
9. I giorni in cui non mi piaceva l’immagine del mio corpo hanno trasformato il mio sentirmi una fallita nella realizzazione del fatto che era la società a farmi sentire tale.
10. So che merito cose positive nella vita…
11. … ma riconosco anche che la società mi ha ingiustamente avvantaggiata sotto alcuni aspetti.
12. Sono più brava a riconoscere i miei privilegi senza sentirmi in colpa per loro.
13. So riconoscere quando la mia opinione è preziosa (e quando non lo è).
14. Sono più brava a ignorare le parole al vetriolo da parte dei troll.
15. Ho imparato a considerare l’esercizio come mezzo di amore nei confronti di me stessa e non come autodistruzione.
16. Non mi faccio più ingannare dal fascino dei messaggi motivazionali per raggiungere una forma fisica invidiabile.
17. Non mi vesto più “secondo la tipologia del mio fisico”, ma solo per piacere a me stessa, cavolo.
18. Sono in pace con la mia scelta di truccarmi.
19. Mi piace fare i selfie, e mi sta bene.
20. Dedico più tempo a prendermi cura di me stessa.

Amore e sesso
21. Sono più a mio agio con l’idea che merito di essere amata in maniera più corroborante.
22. Sono piuttosto esigente con le persone che frequento e con cui vado a letto.
23. Sono più brava a riconoscere quando le mie relazioni romantiche o sessuali sono insoddisfacenti o tossiche.
24. Quando ho capito che non era colpa mia se il mio ex era una persona violenta, sono stata finalmente in grado di dare inizio al mio processo di guarigione.
25. Sto imparando a essere meno manipolativa e distruttiva nelle mie relazioni.
26. So che ho il diritto di essere arrabbiata se il mio partner mi fa pressioni che riguardano la sfera sessuale.
27. Mi aspetto che il mio partner mi tratti con rispetto e che mi parli da pari a pari.
28. E se non lo fa, non mi sento in colpa nel porre fine alla relazione.
29. Sono più a mio agio con la mia identità queer.
30. Sono più a mio agio con il fatto che la mia identità queer non rientri perfettamente in schemi prestabiliti.
31. E non mi curo delle persone che “non lo capiscono”.
32. So difendere la mia polisessualità e far capire ai partner che nessun genere è, è mai stato e mai sarà una “fase” per me.
33. Sono più preparata ad allontanare la bifobia.
34. Adesso mi rendo conto del perché i “Bravi Ragazzi™” mi abbiano sempre messa a disagio.
35. Adesso capisco il motivo (esplicito e non) per cui il fatto che la gente mi biasimasse per aver “friendzonato” qualcuno mi ha sempre fatta arrabbiare.
36. So che non devo a nessuno le mie attenzioni romantiche o sessuali.
37. So che non c’è niente di carino nello stalkerare qualcuno, e sono consapevole che il modo in cui ne parlano i media è dannoso.
38. Sto meglio con l’idea di stare da sola e so che essere single non mi rende una persona inutile.
39. So che va bene porre fine a una relazione che non sento appartenermi più, e di conseguenza mi sento meno colpevole.
40. Sono più brava nel riconoscere e comunicare i miei bisogni sessuali (anche se a volte è ancora difficile!).

Lavoro e scuola
41. Lentamente sto imparando il mio valore sul posto di lavoro e nel mondo accademico, riconoscendo che il mio talento è importante.
42. Sono più a mio agio quando espongo quali sono i miei bisogni, sia che si tratti di salario, di sostegno, o del dovuto tempo libero.
43. Mi mette meno vergogna il concetto di prendermi un giorno per la salute mentale, e di usare il giorno di malattia per farlo.
44. Mi sento meno a disagio a chiedere che vengano riconosciuti i miei risultati.
45. Trovo ancora molto strano chiedere di essere presa in considerazione per un aumento o una promozione, ma sto trovando più semplice riconoscere quando sono qualificata per riceverne uno.
46. Mi aspetto, a diritto, che tutti i generi, incluso il mio, vengano trattati allo stesso modo.
47. Sono più propensa a battermi contro le molestie sessuali.
48. Mi sento più a mio agio nel definirmi un’esperta nel mio campo.
49. Mi sto lentamente lasciando alle spalle la Sindrome dell’impostore.
50. Ho notato i modi in cui il patriarcato, la supremazia dei bianchi e il capitalismo dipingono il quadro del mondo accademico, e sto imparando a respingerli.
51. Sono più brava a riconoscere quando un’opportunità non è appropriata per me, considerando i miei privilegi, e a segnalarla a qualcuno di più adatto.
52. Sto imparando come usare il mio stipendio per aiutare gli altri, scegliendo dove donare una parte di questo.
53. Mi trovo più a mio agio nelle posizioni di leadership.
54. Mi aspetto che il mio lavoro e l’ambiente scolastico siano a conoscenza delle disuguaglianze e cerco di lavorare per creare un ambiente più sicuro per le persone di colore, queer, trans, di genere non conforme e altre ancora. Sono più preparata a fare richieste in tal senso.
55. Riesco a riconoscere le microaggressioni quando si verificano.
56. Mi aspetto che la leadership manageriale nell’ambiente di lavoro usi dei valori femministi.
57. Davanti a delle offerte di lavoro da freelance, sono più a mio agio a chiedere il compenso più adatto a me.
58. Non credo più all’idea che una persona possa rimettersi in sesto da sola.
59. Cerco di essere più gentile con le persone che lavorano nel settore dei servizi.
60. Sto iniziando a disimparare a giudicare le capacità di qualcuno in base ai suoi studi e ai risultati ottenuti al lavoro.

Famiglia e amici
61. Sono più brava a comunicare con la gente che mi circonda in modi non violenti.
62. Traccio confini chiari attorno alle persone con cui voglio trascorrere del tempo e attorno a quelle con cui non voglio farlo.
63. Sto imparando a farmi andare bene l’idea di porre fine ad alcune amicizie per ricercare rapporti più sani.
64. Sono più a mio agio nel riconoscere i modi in cui esterno l’oppressione, soprattutto nei confronti delle persone più vicine a me, così da iniziare a smettere.
65. Sono più solidale, e meno competitiva, con le altre donne attorno a me.

Vedi anche

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66. Sto a imparando a vivere secondo la shine theory.
67. Intrattengo delle conversazioni con più sfumature e più coinvolgenti con la gente.
68. Sono in grado di far notare alle persone quando mi hanno fatto del male a causa del modo in cui hanno interagito sotto oppressione.
69. E sono più aperta con gli altri quando io ho fatto la stessa cosa a loro.
70. Sono più brava a prendere come vera l’esperienza di una persona e a confermarla.
71. Ho costruito una comunità di amici attivisti di cui posso fidarmi, sia che si tratti di informazioni ottenute online sia che si tratti di sms di supporto quando ci si trova alle scomode cene di famiglia.
72. Sono diventata una persona più divertente con cui guardare un film o ascoltare della musica, perché che ora faccio notare ogni singola cosa sbagliata (occhiolino).
73. Ho un quadro più completo da cui partire per pianificare una famiglia mia.
74. Sono riuscita a farmi andare bene il fatto che io non voglia prendere il cognome del mio partner.
75. Riconosco che il mio sentirmi apatica circa l’idea di avere figli non significa che in me ci sia qualcosa che non va.
76. Sono più aperta all’idea di una famiglia che scelgo io.
77. Mi preoccupo di meno di assecondare la mia famiglia d’origine e di non rispondere alle loro dichiarazioni soffocanti.
78. Sono più brava a stare accanto agli altri.
79. Mi rendo conto che il modo in cui i media interpretano l’amicizia tra donne può essere problematico.
80. Apprezzo ancora di più la sorellanza.

Traumi e violenze
81. Mi sento meno imbarazzata quando per strada le persone fischiano nella mia direzione e sento di avere più potere quando decido come reagire a ciò.
82. Mi rendo meglio conto del fatto che i miei genitori non mi abbiano insegnato abbastanza circa il consenso e l’autonomia.
83. Riesco a capire meglio quando l’ansia che provo in una data situazione è collegata a qualcosa che è successo in passato.
84. So che le persone avrebbero dovuto dare più importanza a quando ho detto, o fatto intendere, no, e invece quelle persone non mi hanno ascoltata.
85. So distinguere più chiaramente il modo in cui la violenza si riflette sulle comunità in maniera diversa, e come le cose siano interconnesse.
86. Anche se non riesco a porre fine da sola alla cultura dello stupro, so almeno che esiste.


87. Sono più brava a riconoscere la violenza che ho sopportato da donna come parte di un sistema più grande e non come una coincidenza nella mia vita.
88. Adesso so come comportarmi quando qualcuno a cui voglio bene sta con una persona violenta.
89. Adesso so come comportarmi quando qualcuno a cui voglio bene è stato violentato sessualmente.
90. So che anche gli uomini che si autodefiniscono femministi possono essere violenti e manipolativi.
91. So che il modo in cui gli uomini cisgender vengono visti dalla società è, di per sé, violento.
92. Non mi ritengo più colpevole quando, invece, la vittima sono io.
93. Conosco meglio il concetto di consenso.
94. Ho imparato a non pensare che le persone che sono state vittime di oppressione stanno “facendo le vittime” se raccontano la propria esperienza.
95. Riconosco i tipi di violenza che difficilmente subirò grazie ai miei privilegi.
96. Sto capendo che anche qualcosa di piccolo come una microaggressione conta tanto nella cultura della violenza, dove posso causare un ulteriore dolore.
97. Sono più propensa a parlare di violenza che di altre esperienze.
98. Ho smesso di pensare che gli scherzi opprimenti siano divertenti.
99. Non penso più che sia un gesto innocente quando un uomo per strada mi dice di sorridere.
100. Ho imparato che non c’è un modo giusto o sbagliato di reagire a un trauma.

E molti altri ancora.
Poiché il femminismo ha cambiato tutto, ha rigenerato ogni cellula del mio corpo, io ora sono una persona completamente diversa da prima.
E per questo sono grata ogni singolo giorno.

Fonte: Everyday Feminism

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